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domenica, 11 ottobre 2009

GIOVANI E SLOGAN

Perdonate, ma questo è uno sfogo conseguente alla discussione con alcuni studenti sulla situazione politica italiana. E’ uno sfogo doloroso, perché da queste discussioni esco sempre affranto e anche molto preoccupato, perché mi rendo conto di come questi giovani ragionino per slogan e mostrino una supponenza e un pregiudizio sconfinati. Ultimamente, poi, sono sostenuti in questo atteggiamento dai loro nuovi maestri, che si chiamano Travaglio, Di Pietro, Grillo. E hanno una risposta su tutto, su tutto sono capaci di aggrapparsi ad un particolare che riduce la realtà delle cose (molto complessa e mai tutta bianca e tutta nera) ad una demenziale semplicità.

Il succo della questione è semplice: tutti i politici sono corrotti (ovviamente il Demonio Berlusconi su tutti, ma , se vai a scavare, nessuno si salva, né a destra né a sinistra); gli unici che si salvano sono i tre di cui sopra, che hanno il vantaggio di non essere dei veri e propri politici (per Di Pietro si fa un’eccezione, ma si aggiunge subito che l’IDV non nasce come partito, ma come movimento e che se sta in Parlamento è solo per raggiungere il proprio scopo di moralizzazione della vita politica, una volta realizzata la quale potrà pure scomparire). Per giungere a questa conclusione si muovono continuamente tra giornali, libri, opinioni di chi passa la vita a scovare gli scheletri nell’armadio dei vari politici. Sono dei moralisti assoluti, nel senso che la morale (non tutta, si badi, perché, per esempio, sono magari a favore dell’aborto e dell’eutanasia), quella nei confronti dello Stato, esaurisce tutto l’universo della loro riflessione. Il resto non conta. Se uno, anche una sola volta, ha sbagliato qualcosa, deve togliersi di mezzo, perché non potrà mai fare niente di buono.

Ma faccio qualche esempio, per chiarire. Se tenti di scendere al loro livello, provi a citare l’opera del Ministro Brunetta: la sua riforma, appena approvata, ha proprio l’intento di portare moralità nella pubblica amministrazione, colpendo i fannulloni e premiando chi fa bene il proprio lavoro, con vantaggio per tutti, Stato e cittadini. E’ innegabile, è un fatto indiscutibile, che certi suoi interventi hanno compiuto il “miracolo” di guarire immediatamente molti dipendenti pubblici malati, che sono rientrati prontamente al lavoro. Che ti rispondono? A parte le facili battute sul personaggio (facili, ma stupide, perché non servono a niente), ti vanno a spulciare la vita di brunetta e ti dicono che anche lui è stato un assenteista sul lavoro. Come lo sanno? Glielo ha detto Travaglio. Punto, fine della discussione e della riflessione. La riforma di Brunetta non gli interessa.

Stessa cosa con la Gelmini. Ripetono il ritornello che la scuola è piena di precari, con conseguente pietà per tutta quei poveri insegnanti che restano senza lavoro, e non si degnano di riflettere che la mala pianta del precariato si può risolvere solo mettendo mano decisamente al sistema scuola per riformarlo, perché se tutto resta com’è il precariato sarà solo destinato a diventare eterno. Lo stesso dicasi per l’efficacia dei percorsi di studio, oggi dispersa nei rivoli di decine e decine di sperimentazioni. Lo stesso dicasi per i risultati globali, scarsissimi in Italia rispetto agli investimenti dello Stato. Cosa ti rispondono? Anche la Gelmini è stata assenteista. Glielo ha detto Travaglio. Fine del discorso, nel merito della riforma non si entra. Da una che è stata assenteista non può giungere niente di buono.

Il Ministro Maroni si affanna a sciorinare dati confortanti. La lotta alla mafia va avanti con risultati brillanti; non si ferma, anzi aumenta, la lotta all’evasione fiscale; l’ingresso di clandestini in Italia diminuisce. Niente, tutto questo non esiste. Alla guida del governo c’è un premier pidduista e mafioso, che lavora tutto il giorno solo per pararsi il di dietro. Lo dice Di Pietro e Travaglio. Quei fatti, quei dati non esistono. Caso mai esiste solo un fatto: lo scudo fiscale, che in Inghilterra e negli Stati Uniti si fa molto meglio e più moralmente che da noi. E poi Maroni è un leghista, uno di quelli che bruciano la bandiera dell’Italia e, per questo, è stato tolto anche il reato di vilipendio alla bandiera... Fine del discorso.

Si consegnano in tempo di record le case ai terremotati? Per forza: i soldi ce li ha messi il Trentino! In RAI quasi tutti i programmi di approfondimento politico sono in mano a uomini di sinistra, che poi passano inevitabilmente (Santoro compreso) a fare gli uomini politici? In Italia non c’è libertà di stampa, lo dice la classifica mondiale. Berlusconi s’impegna per ridare presto una casa ai messinesi? Lo fa solo per farsi bello e comunque quando promette qualcosa di buono bisogna sempre diffidare: sotto sotto ha qualche convenienza. Lo ripete sempre Di Pietro. Si fa il G8 in Abruzzo, portando il mondo a solidarizzare con l’Italia? Poveretti quelli della Maddalena, che gli hanno scippato il G8! In quell’occasione l’Italia e il suo premier fanno un’ottima figura a livello internazionale? Niente da fare: Berlusconi è sempre quello delle clamorose gaffe. Il Presidente della Bce Trichet dice che la ripresa economica è in corso e che la guideranno Italia e Francia e che l’Italia uscirà più forte di prima dalla crisi (avallando così quello che il premier ha sempre sostenuto)? Tutte boiate. Da noi è tutto nero, nel resto del mondo si vive felici.

Si potrebbe andare ancora avanti e avanti. Mi fermo qui. Volevo far capire cosa significa ragionare per slogan, ridurre la politica a tifoseria. Il livello generale è più o meno questo (con picchi più o meno alti di disinformazione). La realtà è complessa, difficile da capire, bisognosa di approfondimenti, di valutazioni attente e continue. Invece tutto è già capito e già deciso: abbiamo la peggiore classe politica della storia italiana. Non sanno quello che dicono. Ma sono pronti a sostenere con entusiasmo la dittatura di un nuovo grande utopista, un nuovo grande Robespierre.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, giovani, attualitĂ , berlusconi
giovedì, 10 settembre 2009

ADOLESCENTI DI CLASSE C

Ti porti i bimbi sotto l’ombrellone. Tu ti riposi, loro, dopo un po’, s’annoiano. Allora che fai? Gli compri un giornaletto, qualcosa per occupare il tempo. Vai all’edicola e, ingenuo, ti attira un opuscoletto intitolato “Comet – Puzzle & test”. Sì, può andar bene per tua figlia, che, dodicenne, comincia a divertirsi con le sue prime parole crociate, gli indovinelli e giochi del genere (non il sudoku, la matematica la mette in crisi). Dunque lo acquisti, tanto più che Comet è una specie di reginetta manga dai capelli rossi. E a tua figlia piacciono i fumetti manga.

Detto fatto. Eccola sulla sdraio a giocare col suo giornaletto. Il giorno dopo tua moglie te lo passa e t’invita a leggere i due test che ci sono all’interno. Il primo propone la domanda: “Chi è il tuo tipo stellare?”. Leggo la presentazione: si tratta di “un supertest per rendere anche l’autunno un periodo meraviglioso alla ricerca del tuo principe”. Tre i profili dei principi: fascino e mistero; il timidone; zucchero e miele.

E’ una robetta fatta apposta per ragazzine come mia figlia, che si avvicinano a quel momento delicatissimo (alcune, per la verità, ci sono già arrivate) in cui tutto il corpo si mette in movimento e anche la psiche ne risente. E che rabbia vedere come questi signori speculano sui pensieri più intimi di una adolescente, come giocano, come banalizzano i sentimenti. Soprattutto, che rabbia dover constatare come certi argomenti s’infiltrano in modo surrettizio dentro un innocuo giornaletto di quiz.

E veniamo al secondo test. “Quanto sei brillante?”. Qui l’argomento è anche più delicato, perché qui si tratta di autostima, di come ti vedi, di come ti senti, di come desideri essere. Tre le possibilità: brillante in equilibrio; tranquilla... forse troppo; vado al massimo! Per mettere insieme punti che la porteranno al terzo ritratto (quello ovviamente che garantisce il successo, quello ideale), la ragazzina dovrà scegliere risposte da superwoman. Dovrà essere sempre su di giri, sempre creativa, sempre pronta a risolvere le situazioni, sempre disposta a stare in compagnia, sempre disponibile... questo è il modello ideale di perfezione che viene messo dentro le povere menti delle bambine.

Il test propone domande che t’immettono in un mondo fatto di cotte scolastiche, feste di compleanno, pomeriggi al cinema o a fare shopping con le amiche, rivalità amorose. Che ti viene da gridare “Per favore, aprite la finestra! Ho bisogno d’aria!”. Ma c’è una domanda, l’ultima, che vale proprio la pena di riportare integralmente, con tanto di opzioni colorate. Eccola.

Sono giorni che vi guardate, ma lui non accenna a decidersi. Tu: A- cerchi qualche amico in comune che possa presentarvi. B- aspetti, prima o poi si deciderà. C- trovi una scusa e vai a parlarci, non ce la fai più ad aspettare!

Quando ancora ero ragazzo io, non moltissimo tempo fa, la ragazza normale era quella del ritratto B. Quella del ritratto C rischiava di beccarsi l’epiteto di “puttana”. Cominciava a diffondersi la via di mezzo, quella del ritratto A. Oggi la tipologia B è quella delle sfigate, mentre la C è quella delle “brillanti”. Del resto non è questo il messaggio che passa attraverso tutti quegli idioti telefilm che quotidianamente imbrattano il cervello degli adolescenti? Ricordo ancora quelli che fecero il lavaggio del cervello a noi. Fu la serie di Happy Days e, al cinema, Grease. Ci volle un po’ per liberarsene, per capire che erano stronzate.

E chissà quanto dovranno soffrire le ragazzine, quante volte dovranno sbattere i musetti, quanta “disponibilità” dovranno garantire ai loro principetti prima di capire che il maschio non lo sconvolgi e non lo vinci adeguandoti alla tipologia C, ma, al contrario, utilizzando proprio la tipologia B, quella dell’attesa, quella della dignità e della riservatezza femminile, che costringe il maschio a mettersi in movimento, a migliorarsi, a crescere anche lui di fronte ad una creatura che gli si palesa in modo superiore.

Una donna incontra il suo principe facendosi desiderare, non buttandoglisi tra le braccia. Non è questione di morale, di cultura, di convenzioni. E’ proprio l’essere umano che funziona così.

Prendo il giornaletto e cerco di spiegare tutto questo a mia figlia. Con la speranza che tutto ciò che ho seminato in questi anni riesca a reggere l’urto di una devastante operazione di lavaggio dei cervelli e di violenza alle coscienze.

Gianluca Zappa

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categoria: media, giovani, educazione, attualitĂ , morale
sabato, 05 settembre 2009

QUEI CIELLINI DEL MEETING

C’era l’altro giorno un bel fondo su Il Tempo, a firma del direttore Roberto Arditti, un laico, cresciuto in un’autentica avversione per il movimento di Comunione e Liberazione, che ha conosciuto fin dai tempi del liceo e sempre considerato come “una specie di mostro pronto ad inglobare anime e coscienze per plasmarle ed utilizzarle a fini vari”. Definizione con la quale, per inciso, i laici sono soliti rappresentare tutta la Chiesa cattolica.

Bene. Arditti ha trascorso un’intera giornata al Meeting di Rimini e confessa di essere stato costretto a cambiare radicalmente idea. Perché? Perché ha potuto vedere “un’Italia bella e allegra, fatta di ragazze e ragazzi dalla faccia pulita, seria e curiosa”.

Potrei subito aggiungere che questa è appunto l’impressione che ebbi anche io quando, per la prima volta, incontrai i giovani di CL e fui come travolto dal loro fascino. Già: giovani cristiani affascinanti, belli, come dice Arditti, lontani mille miglia dagli stereotipi ideologici che vengono normalmente inculcati nelle menti. “Curiosi”, perfino, cioè dotati di quella qualità che l’esatto contrario della chiusura gretta e meschina. Gente così esiste ed è incontrabile.

Ma Arditti, dopo aver confessato di essere rimasto “impressionato”, continua con un’interessante riflessione, da laico: “Certo, la laicità è un grande valore... la libertà dell’individuo è bene primario e prioritario. Però mi chiedo: il mondo laico di fine XX secolo cosa ha lasciato ai più giovani? Quale forza utile abbiamo saputo costruire? Non trovo risposte convincenti a queste domande, mentre invece i ragazzi del Meeting sono liberi e forti (senza mitizzarli, per carità). Liberi di essere lì e non a s-ballarsi in discoteca, forti di un senso di comunità palpabile nell’aria”.

Bello e commovente, specie perché detto da un laico “distante” e prevenuto. C’è una libertà di essere e una libertà di non essere. I giovani di CL e molti altri giovani che vivono l’esperienza della fede, vivono una libertà che li fa essere qualcosa, che li fa faticare, donare se stessi, spendersi, costruire. Nel deserto del panorama giovanile odierno, nel bel mezzo di una crisi per cui tutti sembrano stanchi, afflosciati, annoiati, solo costoro danno ancora segni di vita. Ci sarà un motivo, no?

Il motivo è che la fede in Cristo, se vissuta autenticamente, mette addosso un’energia, un entusiasmo, una voglia di affrontare la vita quotidiana che non ha eguali. Il fondatore di CL, don Giussani, usava un paragone terra terra per spiegarlo: immaginatevi vincitori al Lotto mentre, il giorno successivo alla vincita, andate, come tutti i giorni, a scuola o al lavoro (magari per non farvi scoprire). Avreste dentro una gioia tale, che tutto diventerebbe bello e leggero. Oppure basta immaginarsi innamorati. Bene, la gioia di uno che ha incontrato Cristo è infinitamente superiore. Una roba che non si può spiegare a parole.

A Viterbo abbiamo appena festeggiato la nostra patrona, Santa Rosa. Muore a 18 anni e la gente la dichiara subito santa, a furor di popolo, tanto che il Papa dell’epoca, chiamato in causa, dà il suo benestare a che si cerchino testimonianze che permettano di verificare la sua santità. Cosa fece di speciale? Predicava per le vie cittadine, aiutava i poveri, predisse la morte di Federico II, l’imperatore che perseguitava i cristiani. L’impressione è che non contò tanto quel che fece ma quel che fu. La gioia, l’ardore, la compiuta umanità che si realizzava in lei, questo era speciale, e si vedeva chiaramente che in quella ragazzina Dio stesso operava cose grandi, superiori alle sue forze.

Arditti conclude il suo pezzo raccontando che alle undici di sera, lasciando il padiglione del Meeting, ha incontrato al parcheggio una ragazza. Una volontaria addetta, capirai che privilegio, ad accompagnare alla macchina gli ospiti. “Sta lì, contenta di quello che fa. E sorride a una persona che incontra per pochi secondi”. In quel sorriso c’è tutta la gioia di chi vive la quotidianità con una grande speranza. Il sorriso di una ragazza, oggi, come il sorriso di Rosa, sette secoli fa...

La conclusione: “La sera precedente ero a cena al Billionaire. Nessuno sorrideva come quella ragazza”. Arditti ha avuto la Grazia di un incontro che segna la vita.

Gianluca Zappa

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categoria: giovani, attualitĂ , cattolicesimo
martedì, 23 giugno 2009

IL GAIO, GELIDO VENTO DEL NULLA

La studente liceale (una quindicenne) mi chiede che differenza passa tra un ragazzo di estrema sinistra e un aderente a Forza Nuova. Domanda tipica di chi ha amici di entrambe le tendenze e vive le contraddizioni di un rapporto quotidiano. Abbiamo appena assistito allo spettacolo di fine anno del laboratorio teatrale della nostra scuola. Un pretestuoso e presuntuoso Gargantua, che, al termine di sberleffi e prese in giro a tutto il mondo (compreso, ovviamente e soprattutto, quello della religione), propone la morale finale del “fa quel che vuoi”, come ricetta per vivere bene e costruire un mondo nuovo.

Chi si è dilettato di esperienza teatrale sa benissimo  che c’è una contraddizione di fondo, perchè nessuno sulla scena “fa quel che vuole” e ogni spettacolo è frutto di una collaborazione, di una sottomissione, insomma, di una logica esattamente contraria. Evidentemente quei poveri ragazzi non l’hanno imparato ancora. E non hanno capito (perché hanno avuto dei cattivi maestri) che, come non si costruisce a teatro, così non si costruisce un bel niente nella vita con quella facile filosofia. Nemmeno se stessi.

Ma c’è dell’altro, c’è qualcosa di più tragico e nero come la pece. Ed è precisamente il nulla che è sotteso a quella filosofia. Il nulla che è anche la risposta alla domanda della mia studente, ciò che accomuna un ragazzo di estrema sinistra e un ragazzo di estrema destra, anzi, la maggior parte dei ragazzi e degli uomini di oggi.

Tra i Frammenti postumi a La volontà di potenza di Nietzsche si trovano queste righe sorprendenti: “Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l’avvento del nichilismo”. Dobbiamo dire che questa profezia del 1887 si è avverata. Il freddo vento del nulla soffia sul mondo. E’ la grande realtà che sta sgretolando la nostra Fantasia, per usare un’immagine di Ende. Nietzsche l’aveva previsto, lucidamente.

Ma l’aveva previsto un altro grande del secolo scorso, Albert Camus, il cui Caligola afferma che “tutto è uguale, tutto è indifferente” e conclude che “se nulla ha un senso, tutto è permesso”. Camus aveva fatto anche lui una profezia, individuando nel Mythe de Sisyphe due modelli ideali di vita per chi si trova a convivere con l’assurdo del nulla: il dongiovanni e l’attore.

Il primo passa da un amore all’altro, senza più la disperazione romantica di chi cerca invano il vero amore, quanto piuttosto con la lucida e cinica determinazione di chi punta sulla quantità sapendo di non poter essere appagato dalla qualità. Il secondo (come spiega meravigliosamente Charles Moeller nel saggio Letteratura moderna e cristianesimo) fa propria la sorte di infiniti personaggi, passa da un volto all’altro, da un’esperienza all’altra. “Oggi voglio essere Venere”, dice Caligola entrando in scena travestito da dea. E’ fin troppo facile pensare alla moda odierna del transessualismo o delle identità fittizie favorite da Internet.

E’ la “morale della quantità” che genera (cito Moeller) la “frenesia di godimenti rapidi, colti a un ritmo da incubo” che oggi assilla tutti i giovani; “questi uomini ricominciano continuamente un gioco che sanno esser vano perché destinato al medesimo fallimento senza fine”, ma continuano a giocare.

Profezie che si avverano. “Fai quel che vuoi”, godi il più possibile, nulla ha senso, quel che conta è volere, agire, stordirsi.

Fanno sinceramente tenerezza e un po’ di pena dei ragazzi che credono ingenuamente di aver trovato una rivoluzionaria filosofia di vita e che invece sono pienamente conformi ad un’ideologia  che ha almeno più di un secolo di vita.

Fanno un po’ pena, ma anche una certa impressione, uomini che affermano la loro libertà nel mentre incarnano atteggiamenti, modi d’essere e di pensare che sono stati già ampiamente previsti.

E fa un po’ paura questo nichilismo che tutto riduce a gioco allegro in superficie, tragico nel profondo, questo nichilismo che tutto distrugge, tutto divora, atrofizzando il cuore dell’uomo con i suoi veri, infiniti ed eterni desideri.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, filosofia, antropologia, giovani, attualitĂ , societĂ , senso della vita
giovedì, 14 maggio 2009

TERRA SANTA: QUELLO CHE IL PAPA HA DETTO

 “È giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l’opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinché l’umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità. Sfortunatamente, l’antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo”.

(Benedetto XVI, dal discorso all'areoporto di Tel Aviv)

“Non permettete che le perdite di vite e le distruzioni, delle quali siete stati testimoni suscitino amarezze o risentimento nei vostri cuori. Abbiate il coraggio di resistere ad ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo. Al contrario, fate in modo che quanto avete sperimentato rinnovi la vostra determinazione a costruire la pace. Siate un ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità pratica.

Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura!”.

(Benedetto XVI ai giovani, Betlemme)

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categoria: chiesa, religione, storia, giovani, razzismo, attualitĂ , santo padre
mercoledì, 07 gennaio 2009

STRAGE DI GIOVANI...

Parlavo giorni fa con Giorgio, un mio caro amico di Civitavecchia, della vicenda dei giovani finiti sotto un cavalcavia e morti sul colpo nell’incidente stradale della notte di Capodanno.

Chi di noi non ha ne ha sentito parlare? Chi non ha visto in TV le immagini dei funerali? Fatti come questo, purtroppo, non sono casi isolati: fanno parte di un tragico, interminabile elenco.

Ma Giorgio mi ha rivelato un particolare che non conoscevo. I genitori delle vittime, venuti a conoscenza dell’incidente e non avendo notizie dei figli, si sono recati subito alla caserma della polizia per sapere qualcosa. E hanno trovato una folla di genitori che stavano lì, come loro, per lo stesso motivo; alcuni avevano in mano le foto dei propri figli.

“Come quando si andava a chiedere notizie del figlio che era al fronte!”, commentava Giorgio. Già, proprio come quando c’erano le vittime di guerra. Solo che allora la guerra era evidente. Oggi c’è ancora, ma non ce ne rendiamo conto.

Non se ne rendono conto per primi gli adulti, i genitori, gli educatori.

Io penso che non dovremmo mai rinunciare ad interrogarci. Potremmo cominciare a porci alcune domande: ma è normale che una folla di genitori si accalchi alle prime luci dell’alba in una caserma della polizia per avere notizie dei propri figli? E’ normale che un figlio (anche sedicenne, come una delle vittime) faccia questo tipo di vita? E’ normale che si debbano tenere in piedi dei luoghi chiamati discoteche, all’interno delle quali ci si rincoglionisce in modo tale che poi non si riesce nemmeno a stare in piedi? E’ normale che un ragazzo identifichi il divertimento con lo stare un’intera nottata a spararsi decibel nel cervello, a sballarsi di pillole, a rimbecillirsi di alcolici? E’ normale (e spesso lo chiedo anche ai miei studenti) che in quei luoghi si sia fatta l’abitudine a vedere giovani che vagano come zombie o che vomitano sui divanetti e dentro i bagni? E’ normale che le ragazzine (anche dodicenni, se non più giovani) comincino a frequentarli (spesso di nascosto dai genitori) travestendosi da prostitute?

Spiace doverlo dire, ma la principale responsabilità della morte di tanti giovani è dei loro genitori. Perché si sono arresi a questa anormalità divenuta normale.

Certo, mi rendo conto che nella crisi totale del pensiero contemporaneo, in questa società malata, in crisi di raziocinio, non si è nemmeno più d’accordo sul concetto di normalità.

Potremmo provare a sostituire a normale la parola bene, e riproporre le stesse domande di prima.

Magari aggiungendone delle altre.

E’ bene che i ragazzini si nutrano di televisione? E’ bene che presto si droghino di Grandi Fratelli, Isole dei famosi, amichetti della De Filippi, tronisti e veline? E’ bene che siano lasciati soli a navigare su internet, avendo a disposizione tutto ciò che di porco è immaginabile? E’ bene che si rimbecilliscano già in tenera età di videogiochi? E’ bene che siano esposti senza filtri al tambureggiamento pubblicitario? E’ bene che i genitori non si curino di controllare cosa leggono, specie le ragazzine, e che non si preoccupino di giudicare certi prodotti editoriali (provate a leggervi una roba come Cioè)?

Andiamo avanti? Forse ne vale la pena.

E’ opportuno che i genitori mettano al mondo dei figli e poi non siano disposti a prendersi le responsabilità che questo comporta? E’ opportuno che nella vita degli adulti ci sia poco tempo a disposizione per i figli? E’ opportuno che si sia solo capaci di dire di sì e non si abbia la forza di dire dei sacrosanti no? E’ opportuno cedere alla logica del “Che ci vuoi fare? tanto lo fanno tutti”? E’ opportuno continuare ad offrire pessimi esempi ai figli? E’ opportuno difenderli a spada tratta anche quando sono indifendibili, solo per non ammettere il proprio totale fallimento? E’ opportuno assorbire e praticare lo stile di vita del ragazzino, quando invece il ruolo dell’adulto sarebbe ben altro?

Fermiamoci qui, anche se le domande potrebbero essere ancora molte. E’ chiaro che il crollo del mondo giovanile è conseguenza del crollo degli adulti. Dal secondo dopoguerra in poi i punti di riferimento si sono fatti sempre più sbiaditi. Il Sessantotto ha lavorato a stroncare ogni autorità e con la sua mitologia della ribellione ha creato solo delle nuove dipendenze e delle nuove schiavitù. La situazione si è aggravata con l’avvento della televisione, a partire specialmente dagli anni Ottanta. Oggi è un disastro mondiale.

Mentre sulla strada c’era ancora il sangue di quei ragazzi, mentre ancora a Civitavecchia si piangeva, i TG mandavano in onda acriticamente l’euforia delle feste di capodanno celebrate nelle varie capitali del mondo. Musica, balli, ragazzi che apparentemente sembrano divertirsi da matti, baci sotto le stelle, look da dive… Tutto quello per cui questi poveracci vanno a schiantarsi,

E’ normale? E’ bene? E’ opportuno?

Gianluca Zappa

 

 

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categoria: famiglia, giovani, attualitĂ 
giovedì, 30 ottobre 2008

I BAMBINI STRUMENTALIZZATI E LA RECITA DI BRACCIANO

Ecco il testo integrale della recita che alcune maestre della scuola elementare “Tittoni” di Bracciano hanno fatto fare ai loro alunni della classe V^ B.

Non commento perché si commenta da solo.

taspaolo

 

 

Personaggi: M. E. (Ministro dell'Economia Giulio Tremonti), M. P. I. (Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini), Presidente (Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), due Collaboratori

M.E. – (rivolgendosi al M.P.I.) Allora, ha pensato a come attuare i tagli di classe che le avevo chiesto?
M.P.I.- Certamente! Ho appunto portato dei modelli che ora i miei collaboratori vi presenteranno.
(entra il 1° collaboratore con il 1° modello)
1° COLLABORATORE - modello futur economy, in plastica nera con tasche cestino numerate, così i bambini non si sbagliano! Servono sia per mettere le merende che la spazzatura della classe. Così potremmo eliminare la brutta vista dei cestini ricolmi agli angoli della classe e una volta usciti dalla scuola i piccoli studenti potranno buttarla dove gli pare. Oddio, volendo, anche nei cassonetti. Inutile sottolineare che la divisa una volta a casa si può pulire con spugna umida e 1 pacco da 10 divise busta può durare per tutto il mese!
(escono ed entra il 2° collaboratore con il secondo modello)
2° COLLABORATORE - Modello classic school. Busta grembiule in tessuto-non tessuto. Ragazzi qui è tutto un bluff! Di color muffa che bene s’intona al nuovo tipo di scuola.
(escono. Entra il 3° collaboratore col modello)
3° COLLABORATORE - Eccovi infine il modello yuppie per le scuole più trendy, in tuta gommata e accessoriata di calcolatrice, di telefonino con collegamento Internet e collana lettore Mp3 con cuffie. A che serve ascoltare una maestra e unica poi! C’è la TV ed Internet che offrono una risposta in modo più divertente.
M.E. - Ma cos’è? Uno scherzo? Accidenti cosa aveva capito! Qui bisogna risparmiare.
M.P.I.- Ma sicuro. Non ho detto che per decreto le famiglie provvederanno ai costi delle divise come di tutto il resto poi…
PRESIDENTE – Mi consenta, cara ragazza, lei è giovane, creativa, si vede che vuole rinnovare! Ma i tagli di classe che vuole il ministro non sono proprio quelli che ha pensato lei. Anche se l’idea delle divise mi piace. Ottimo affare per il settore moda. Noi italiani con le nostre imprese siamo sempre leader’s! Dunque, cara ragazza, lei deve tagliare posti di lavoro, eliminare classi, scuole. Il precariato è una piaga da sconfiggere. Basta vivere nell’incertezza, via tutti!
M.P.I. - Oh, bastava dirlo più chiaramente. E che ci vuole? Si fa in un attimo con una bella Divisione. Dunque diciamo 40 ore di lezione settimanali : 2 = 20 ore. Be’ facciamo 24 così sembriamo anche elastici e generosi. Poi 2 insegnati ovviamente : 2 = 1 maestro unico. Inglese… Ma insomma quello lo sanno tutti oggi, usando i computers! E religione …quello è affare del vaticano no…non si tocca.
M.E. - Bene, bene, ora ci capiamo.
M.P.I. - Ho un’altra idea. Dato che ci siamo, perché non tagliare proprio a metà le stesse scuole? Si possono dimezzare le aule necessarie facendo fare banchi a castello, così si mettono più bambini nello stesso locale. Dunque in questo caso, però, debbo fare la moltiplicazione 25 alunni x 2 perché ogni posto a sedere si raddoppia = ecco 50 bambini sistemati in una sola aula
M.E. - Uhm, interessante. Le aule rimaste vuote poi le potremmo vendere. E’ patrimonio dello Stato, dei comuni. Tanto con una sola maestra a che servirebbero?
PRESIDENTE – L’avevo detto sempre io che la scuola è il motore dell’economia, è il nostro futuro. Pensate che affare solo l’appalto x far fare tutti i banchi. Questo si chiama lavorare per i Cittadini e riformare il Paese.

Un, due, tre, stella,
anzi – meglio - Maria Stella
e se questo è un bel gioco
questo suo ci piace poco
col Brunetta ed il Tremonti
si saranno fatti i conti
poi d’estate in gran segreto
t’han sfornato ‘sto decreto
ma a noialtri della scuola
non ci piace questa sola!
giù le mani dalla scuola!!!

 

 

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categoria: cultura, scuola, giovani, attualitĂ , societĂ 
sabato, 25 ottobre 2008

STUDENTI STRUMENTI

Per chi suona la campana? Per gli studenti italiani, naturalmente. Una campana sola, quella dell'Unione degli Studenti (UDS), organizzazione della sinistra; quella della sinistra estrema, che fa picchetti nelle Università e che manipola anche le scuole superiori. Le manifestazioni di piazza, scoppiate improvvisamente e magicamente in tutta Italia, pubblicizzate dalla grancassa dei media, supportate dalla macchina organizzativa dei sindacati, hanno una precisa regia.

Non so se fanno ridere o fanno piangere quegli studenti che dichiarano di non volere "cappelli politici". Sicuramente fanno molta rabbia quei politici che si riempiono la bocca di frasi come "grande mobilitazione degli studenti italiani" o "grande prova di maturità", grande consapevolezza, grande partecipazione… Tutto grande per costoro. Io credo che non siano cretini. Io credo che sappiano bene come stanno le cose, ma ciurlano nel manico.

Volete sapere come stanno le cose? Così. E' accaduto al mio liceo. Gli studenti non pensano nemmeno lontanamente ad una manifestazione. Sono apatici, poco informati, per nulla interessati a tutte queste storie di riforme e di grande politica scolastica. Nel nulla della situazione, colpo di mano di uno o due che hanno la missione di mettere in piedi l'Unione degli Studenti anche nella mia città. C'è un disegno politico ben preciso. Questi uno o due s'impongono e organizzano (si fa per dire, perché non informano nemmeno la Questura) lo sciopero.

La magica parola "sciopero" suona alle orecchie di tutti come "che bello, non si va a scuola".

Qualche giorno dopo, gli uno o due si portano dentro la scuola, all'insaputa di tutti, preside in testa, gli "amichetti" dell'Università, gli ideologi, quelli con le palle, quelli che "sanno le cose come stanno". Demagogia, falsità, informazione di parte (la loro) sul decreto Gelmini e sulle sue conseguenze. Risultato: un altro sciopero, con tanto di volantino a nome di tutti gli studenti del liceo. I quali, naturalmente, poco informati, poco partecipi, pronti a seguire ogni vento, nemmeno si pongono il problema di quello che sta accadendo, di come sta accadendo. Ripetono quelle quattro cose che hanno sentito, come se fosse la verità.

Questa mattina ho assistito ad un'assemblea d'Istituto che definirei bulgara. Si discuteva sul come manifestare. Il perchè era del tutto scontato. Niente contraddittorio. Solo uno studente universitario a far valere le sue ragioni (di parte) intorno alle quali mobilitare gli studenti.

Notare la grande furbata: l'UDS non compare, ma la regia è tutta sua. Complimenti, è così che si manipola la gente! E questi poveri ragazzi andranno a manifestare contro la Gelmini e Berlusconi, contro la "dittatura", senza nemmeno rendersi conto di essere dei manipolati.

Moltiplicate questo caso per tutte le scuole del Paese e avrete una chiara idea di quello che accade. Avrete anche un chiaro giudizio su quei politici di cui si diceva.

Ma torniamo agli studenti. Qualcuno che vuole capire di più c'è. Magari segue qualche trasmissione televisiva (ma le fanno troppo tardi). Una studentessa mi dice che adesso che ha partecipato all'assemblea in università ha le idee chiare. Non le passa minimamente in testa il pensiero che non c'è contraddittorio, che se la cantano e se la suonano come gli pare, che non si sente nessun'altra campana.

Anche quelli che dicono di essere informati, dunque, in realtà non lo sono. Ed il loro approccio alla questione è ideologico: la Gelmini ha torto a prescindere.

Non c'è nessuno che dica "proviamo a capire il perché di questo benedetto decreto".

Come docente, confesso che questo sfascio, questo pecorume, questo squallore collettivo mi ha sempre fatto una gran pena, ci fosse Berlinguer, la Moratti, Fioroni o la Gelmini al Ministero. Mi fanno pena questi ragazzi che vanno a protestare senza coscienza, senza informazione, senza riflessione. Mi fa pena questa voglia di barricate tanto per farle, e il conseguente convincimento che "tanto non cambierà niente". Ma cosa dovrebbe cambiare? E come? Se glielo chiedi non te lo sanno nemmeno dire.

Vivono la scuola come una galera, molti non sanno nemmeno perché ci vanno, a scuola, ma scendono in piazza a reclamare più professori, più lezioni, più tempo scolastico.

Angelo Panebianco, sul Magazine del Corriere della Sera, ha scritto di recente un pezzo illuminante. Le posizioni degli studenti sono quelle dei sindacati, perché la visione sindacale della scuola è divenuta, per tanti, senso comune: "Il cuore della visione sindacale consiste nell'idea che i problemi della scuola siano problemi di quantità, non di qualità. Conta solo salvaguardare i 'livelli occupazionali' e, quando si può, 'avere più risorse'. Più risorse significa più insegnanti (necessariamente mal pagati). Per decenni questa è stata la vera politica dell'istruzione in Italia: assumere più gente possibile. Il fatto poi che tutta questa gente fosse malpagata non importava. Importava poter disporre di un'ampia 'massa di manovra'. E naturalmente nulla doveva essere fatto per accrescerne, o premiarne, la professionalità (un professionista ben pagato e sicuro del proprio status è poco manovrabile) né per esercitare controlli e valutazioni sul loro operato. Nulla importava che alla crescita dei numeri (degli insegnanti) corrispondesse, come era inevitabile, un declino della qualità dell'istruzione".

Bene, nelle piazze oggi si protesta per perpetuare questa logica, che sta distruggendo la scuola statale.

La scuola che vogliono davvero questi ragazzi non è quella dei sindacati. Se solo facessero una seria riflessione, si troverebbero ad appoggiare, invece che a contrastare, l'opera coraggiosa della Gelmini.

Il che, a ben vedere, è paradossale e anche un po' tragicomico.

Gianluca Zappa

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giovedì, 23 ottobre 2008

CLASSI PONTE: MA QUALE RAZZISMO!

Siamo ormai al parossismo. "Dilaga la protesta nelle scuole", recita a memoria la giornalista del Tiggì Tre. Quanto poi questa protesta sia veramente consapevole, o quanto sia strumentalizzata (fidatevi, vedo quello che accade dalle mie parti), in fondo è poco importante per un giornalista.

Come accade di solito, in questi casi la vera assente è la scuola. Cioè, la gente va in piazza, fa casino, occupa, ma gratta gratta il problema vero non è la scuola, ma la conservazione dei posti di lavoro. Perché poi, se vai a parlare magari con i ragazzi che aderiscono agli scioperi, anche quelli più consapevoli (o meno indifferenti di altri) concordano sul voto in condotta (evidentemente c'è un'esigenza generale che la Gelmini ha intercettato), oppure sul fatto che nel corpo docente deve cominciare ad esserci qualità, più che quantità (che è appunto quello che dice la Gelmini).

Quelli che difendono il sistema delle tre maestre s'incartano da soli. Dicono che il segmento delle elementari è quello che, storicamente, in Italia funziona meglio. E allora non si capisce perché nel 1990 lo stravolsero loro, imponendo (unici in Europa) le tre maestre. In fin dei conti la Gelmini rimette in piedi il sistema che, storicamente, ci ha dato grossi risultati. Mentre dagli anni Novanta in poi abbiamo perso molte posizioni. Ma di questo abbiamo già parlato.

Oggi si parla dell'altra questione spinosa e "scandalosa": la proposta delle "classi ponte". In pratica è questo: gli studenti stranieri, che si rivolgono al nostro sistema scolastico, e che non conoscono una parola una d'italiano, prima di essere immessi in una classe devono fare un percorso personalizzato. Devono imparare a comprendere, parlare e scrivere l'italiano, per poi continuare il regolare percorso di studi. Per chi conosce la scuola, per chi lavora nella scuola, e non cammina coi paraocchi dell'ideologia, si tratta di una proposta intelligente, efficace, utilissima. L'unico vero problema è che ha un marchio "infamante" d'origine: è stata avanzata da quei "razzisti" della Lega.

Dunque, anche in questo caso l'efficacia scolastica passa in secondo piano. In primo piano c'è la polemica politica, la strumentalizzazione politica, lo sciopero contro la Gelmini, la manifestazione di piazza di Veltroni contro il governo.

Tant'è che anche l'intellettuale di sinistra serio e riflessivo, se prova ad uscire da questo infernale tifo politico, confessa amaramente che il "problema stranieri" nella scuola esiste. Giorni fa in un'intervista del Corriere della Sera, lo scrittore Sandro Veronesi (quello di "Caos calmo") confessava candidamente che "la classi separate ci sono già, solo che non sono gli stranieri ad essere mandati via".

Già, proprio così. Sono gli italiani ad andarsene, per non essere abbandonati in una classe a maggioranza straniera, che ha altri problemi, altri ritmi, altre esigenze. Ma voi ce lo mettereste vostro figlio ad aspettare tutto l'anno che il bimbo cinese impari a parlare quella lingua che lui sa già? Veronesi abita a Prato, e lì la gente ha a che fare con i cinesi. I genitori prendono i propri figli e li portano altrove, "perché in effetti quel caso crea problemi: le prime classi dell'obbligo sono fondamentali, si rischia di restare indietro". Detto da un intellettuale di sinistra, uno che non è razzista per definizione.

Allora, come la mettiamo? Che senso ha montare su un gran casino solo perché qualcuno dice: la scuola italiana offrirà ai bimbi stranieri che non conoscono l'italiano una classe dedicata a colmare le lacune linguistiche? Una classe-ponte dove magari troveranno dei docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano agli stranieri (perché questo tipo d'insegnamento non s'improvvisa e non lo si può pretendere da tutti) e magari (aggiungo io) potrebbero anche essere avviati ad una comprensione degli usi, dei costumi, della tradizione, della cultura di un paese così diverso dal loro?

La realtà ce l'ho avuta sotto gli occhi. Il ragazzo che non conosce l'italiano è un emarginato, un isolato. Per forza di cose. L'insegnante (che ha già tanti problemi con gli italiani) non riesce a seguirlo come meriterebbe. E il ragazzo tende a fare ghetto con i suoi connazionali. Questa è la realtà. Non è ideologia, né propaganda politica.

Non capisco dove sia il vantaggio di questo sistema. Non capisco dove sia lo scandalo di proporre qualcosa di nuovo. E poi, scusate, ma cosa diavolo c'entra il razzismo? Qui si sta parlando di "dedicare" delle classi e degli insegnamenti personalizzati a degli studenti stranieri, a spese del sistema pubblico d'istruzione, per poi immetterli nelle classi degli italiani una volta che abbiano acquisito il possesso sicuro della lingua, principio di ogni integrazione.

Non sarà certo il fatto che la proposta sia targata Lega e che venga poi firmata Gelmini, non sarà l'isterico richiamo al razzismo (che non c'entra niente) a farci portare il cervello all'ammasso, e a non riconoscere che la proposta è buona e sensata.

Gianluca Zappa

 

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venerdì, 17 ottobre 2008

SCUOLA: UNA PROTESTA PER MANTENERE LO SFASCIO

Ragazzini che, utilizzati dai loro genitori, passano notti in bianco a fianco alle loro maestre; quattro gatti all'università che gridano "occupazione occupazione" e che "okkupano" le aule; studenti delle medie superiori in piazza perché bigiare la scuola e gridare qualche slogan è figo e varia un po' il tran tran quotidiano (ma mica sanno davvero quello che fanno)…

Potremmo continuare con l'elenco, ma è meglio fermarsi qui (per un minimo di decenza).

Tutta questa gente, che se ne renda conto o no, sta difendendo lo sfascio, la rovina della scuola italiana.

Facciamo subito un esempio? Eccolo. Mia moglie ha una supplenza in una scuola media. E' una cosa da non augurare nemmeno al peggior nemico. A volte si entra in classe e si è ostaggio di una banda di maleducati, strafottenti, sfrontati teppisti, bulli, cretini, davanti ai quali il docente è impotente. Il preside della scuola in cui insegna mia moglie è stato chiaro: non mettete le note sul registro, sennò violate la privacy e rischiate una denuncia anche per aver destabilizzato psicologicamente il povero ragazzino.

E questi scendono in piazza contro il ritorno del voto in condotta, capite?

Ma come, con tutto il bullismo che c'è in giro, con tutta la microcriminalità, con lo sfascio giovanile che è sotto gli occhi di tutti, dobbiamo continuare a buttare nelle classi dei poveri docenti che non hanno più nemmeno gli strumenti per sanzionare un comportamento sbagliato e negativo? E dove va a finire il loro ruolo, la loro autorità?

Ma lo sanno, questi idioti che protestano, che esistono ragazzini che subiscono quotidianamente violenze e vessazioni (soprattutto nella scuola media) e pagano dolorosissime conseguenze (in termini di depressione, di fobie, di somatizzazioni), senza che nessuno li difenda?

Veniamo al secondo problema: il famigerato maestro unico. Non ci crederete, ma la proposta del Ministro ritorna ad allineare la nostra scuola con l'Europa. Perché in Europa il maestro unico è la regola, mentre le nostre tre maestre sono l'eccezione. Una pessima eccezione, introdotta nel 1990 per immettere più gente dentro quel grande ammortizzatore sociale che è la scuola italiana. In barba ad ogni vera esigenza educativa, di cui oggi tanto ci si riempie la bocca.

E se in questi ultimi vent'anni siamo caduti ancora più in basso nelle classifiche Ocse, forse c'entra qualcosa anche il sistema che abbiamo creato. Abbiamo tolto dei sicuri punti di riferimento ai nostri bambini, a vantaggio dell'ingresso di un "team" di insegnanti "specializzate".

Una roba moderna, direte. Altrove (in Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Ungheria) vige invece il maestro unico o il maestro prevalente. Una figura di riferimento, attorno alla quale ruotano gli insegnanti di materie specialistiche (lingua, educazione fisica, musica, arte, religione…). Saranno più antichi, ma sono tutti più avanti di noi nelle classifiche.

I nostri partner europei hanno capito che è più che sufficiente un docente preparato, professionista, e sostenuto da un certo prestigio sociale, per assicurare ai bambini ciò di cui hanno bisogno a quell'età: saper leggere, scrivere, far di calcolo, relazionarsi correttamente con gli altri.

E questi vanno in piazza per difendere un sistema cervellotico, introdotto solo per moltiplicare i posti di lavoro. Posso capire che molti genitori abbiano una paura tremenda che si riduca il tempi pieno, perché c'è l'effettivo bisogno di parcheggiare i bambini da qualche parte se padre e madre (come purtroppo è sempre più necessario) lavorano e arrivano tardi a casa. Ma allora lo si dica chiaro e tondo che serve un'assistenza sociale. E si eviti di entrare in considerazioni di tipo educativo, perché questo problema non ha niente a che vedere con il maestro unico.

Poi ci sono gli universitari nostalgici di quel Sessantotto di cui gli hanno imbottito la testa, che difendono un'università squalificata, ingolfata da corsi e corsetti di laurea sulle materie più astruse, dove si inventano posti di lavoro per docenti e assistenti amici degli amici, quando non parenti dei vari baroni.

Poi ci sono anche quelli che protestano contro i "fondi alle non statali" (argomento ideologico che non guasta mai), cioè contro un sistema di scuole che ogni anno fa risparmiare allo Stato qualcosa come sei miliardi di euro. A spese di quei contribuenti che pagano due volte per l'istruzione dei figli.

Tutti costoro parlano di futuro, mentre difendono ostinatamente un presente fallimentare, un'immensa montagna che ogni giorno partorisce topolini. Un'immensa Alitalia.

Tra l'altro nel bel mezzo di una crisi gravissima. Farebbero pena, se non fosse che fanno rabbia.

Gianluca Zappa

 

 

 

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