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mercoledì, 26 agosto 2009

IL MUSEO DEI VAMPIRI E L'ALCHIMIA SESSUALE

Ma quali Pupi siciliani, caro Stefano! Ma beato te che ti sei potuto immergere nella nostra grande tradizione italica e cristiana! Certo, è triste che si sia rimasti in quattro gatti ad assaporare queste cose, ma ti assicuro che è più triste ed angoscioso quel che ho visto io. A San Marino.

In vacanza con la famigliola dalle parti di Rimini, mi spingo fino al Monte Titano e salgo su fino alla rocca, alla cattedrale, alle tre torri. E in cosa m’imbatto? In un museo (sì, un museo) dedicato a vampiri e licantropi. C’è una vetrina con un manichino che dovrebbe rappresentare un inquisitore, con tanto di croce infuocata o rovesciata, ed un inquietante corridoio d’ingresso, con una buona dozzina di manichini incappucciati, facce pallide e palandrane rigorosamente nere.

Trattengo a fatica mio figlio (il quale comunque non rinuncia alla foto comica con il grande licantropo che fa bella mostra di sé sulla piazzetta esterna) distraendolo col vicino negozio di armi, armature et cetera. Mentre lui guarda con vorace attenzione una scimitarra, un pugnale, un pistolone di quelli che portava l’Innominato nel cinturone, un’accetta (tutte cose che ovviamente non gli compro) io sono attratto da una vetrina dove spiccano simboli e segni esoterici e satanici, fino al modellino di una donna, in tuta attillata completamente rossa, legata a braccia in su ad un palo.

Ovviamente non distolgo mio figlio dalle sue scimitarre: preferisco che sogni di fare il cavaliere, piuttosto che gettarsi su precoci fantasie erotiche e depravazioni sessuali di quel genere. Ogni tanto si sente parlare dell’efferato fatto di cronaca, della ragazza stuprata e violentata, magari da dei pazzi scatenati che inscenavano un rito satanico. L’opinione pubblica si scandalizza. E poi si ritrova il pupazzetto della povera vittima in atto sacrificale proprio dentro il negozio di souvenir.

Ma, al di là di tutto, cosa diavolo (è proprio il caso di dirlo) c’entrano i licantropi e i vampiri con San Marino? Cosa diavolo ci fa un museo di quel genere sulla rocca? Caro Stefano, tu lamenti il fatto che i pupari siciliani vanno scomparendo e che nessuno li sostiene, li aiuta economicamente. Per forza! Magari le amministrazioni comunali sono impegnate a finanziare le notti delle streghe o i musei dei vampiri, cose orride e di uno spaventoso cattivo gusto, ma frequentatissime: per esse il pubblico sbava, paga e gode. Poi entra nel negozio di souvenir e si compra la statuina rossa.

Non è finita. Poco più in là, a San Leo, cominciava la cinque giorni di Alchimia, il festival esoterico in onore di Cagliostro. Spettacoli, conferenze e “il più grande mercatino magico-esoterico del centro Italia”. Confesso di non esserci andato. Mi sono perso la kermesse. Sarebbe stato interessante, che so, ascoltare la conferenza di Roberto Laurenzi, presidente dell’EFOA (European Federation of Oriental Arts), su “Alchimia sessuale”. O magari quella del massone Morris Ghezzi, Grande Oriente d’Italia, sul “relativismo come nuovo umanesimo”. C’era anche uno spettacolo di burattini dal titolo eloquente, “Pulcinella e il diavolo”. No, non si trattava dei tuoi simpatici pupi siciliani...

Insomma una full immersion tra licantropi, vampiri, violenze sessuali a vergini, simboli satanici e osceni, creature della notte, demoni e diavoli, amuleti, teschi, animali sacri e pietre filosofali, perché questa è gente che sente la “necessità di risacralizzare il cosmo”, come recitava il titolo della conferenza di un certo Ervin Laszlo del Club di Budapest.

C’era anche un’altra conferenza dal titolo interessante, quella di Michele Scapino e Orango Riso, di Damanhur (una eco società che professa la religione dell'umanità): “Spiritualità laica: quando si preferisce una filosofia ad una religione”. E’ un fatto significativo che si ammetta l’esistenza di una spiritualità laica e che questa spiritualità trovi ospitalità tra tanto pattume irrazionale ed osceno. E’ forse lì che vanno a finire i nostri filosofi laicisti, edonisti, nichilisti, relativisti del “fa quello che vuoi”? Sembrerebbe proprio di sì.

Tutto in fondo si riduce a momenti di scatenamento degli istinti e di erotismo esoterico. I vampiri riempiono i musei, s’impongono nei gloriosi centri storici delle nostre belle città d’arte e tornano ad affollare i libri e il grande schermo. Meglio se sono vampiri che preferiscono le orge, le donne legate ai pali, il sesso spinto, insomma, l'alchimia sessuale.

E tu, Stefano, ancora mi tiri fuori i Pupi siciliani!

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, filosofia, antropologia, esoterismo, laicismo, attualitĂ , societĂ 
domenica, 12 luglio 2009

IL NICHILISMO BANALIZZATO

Il mio intervento si pone, già nel titolo, in continuità rispetto al precedente, colto e profondo, di Gianluca. Tema che mi ero ripromesso di trattare, seppur in forma lievemente differente, e che evito di consegnare ad una replica che risulterebbe sproporzionata e illeggibile.

 

Occorre muovere da una constatazione: molte epoche sono state figlie di un’idea: religiosa, filosofica o politica che fosse… così il teocentrismo medievale -dalle esasperazioni del quale la Chiesa stessa dovette (ed ha dovuto in tempi recenti) guardarsi- la risposta che il Rinascimento consegnò alla nozione di dignitas hominis, e, di lì a poco a quella di novitas, il razionalismo settecentesco e l’esaltazione scientista dell’Ottocento… La lista sarebbe lunga e nulla aggiungerebbe a questa evidenza. Anche la storiografia ‘materialista’ condivide ormai un angolo visuale nel quale principi ideologici (le ‘sovrastrutture’ per intenderci) e necessità materiali (‘strutture’) siano debitamente evidenziati. Non v’è dubbio che la crisi dei grandi sistemi filosofici ottocenteschi e, poco più avanti, la crisi politica e morale di un’intera civiltà stretta nella morsa di due guerre mondiali e di immani tragedie e rivolgimenti epocali, abbia avuto come sua conseguenza immediata il diffondersi di quella ‘filosofia del sospetto’ -incarnata da maestri come Marx, o Nietzsche- che ha egemonizzato, in forme differenti (non ultima il ‘pensiero debole’ assai radicato nel nostro mondo accademico) il pensiero novecentesco. A questo si aggiunga che parallelamente il Novecento ha visto crescere, ed assumere un ruolo centrale, discipline nuove come l’antropologia, la sociologia, e, soprattutto, la psicologia, le quali hanno spesso insistito sui temi (dai reali fondamenti dei sistemi morali, alla storicità delle forme di convivenza e condivisione dei valori, alla componente emotiva dell’esperienza di fede) già fatti propri dalla filosofia ‘nichilista’. La fondazione storica dei valori, è portato concettuale contro il quale sarebbe vano e specioso argomentare, ed è una lezione che la Chiesa stessa ha appreso già all’inizio del Novecento, nei suoi figli più intelligenti come Jacques Maritain, il cui ‘umanesimo integrale’ costituisce già una prima risposta alla crisi dei valori che andrebbe forse riletta con attenzione.

Il Cristianesimo è una religione dell’uomo e della storia, termini imprescindibili per comprenderne la natura e l’evoluzione. L’irrompere dell’assoluto, che è certo prima della storia, ma che si fa uomo ‘dentro’ la storia degli uomini è, dal punto di vista filosofico, il nucleo più affascinante e problematico che il Cristianesimo abbia prodotto. E questo spiega probabilmente perché tutte le filosofie che hanno rivendicato il titolo di ‘cristiane’ siano state (come già aveva intuito Croce) declinazioni di un originale ‘umanesimo’.

 

La critica più corrosiva che il ‘nichilismo’ classico possa muovere al sistema dei valori cristiani, riguarda dunque la loro storicità, la pretesa di enunciare un fondamento universale… il che poi si traduce per il pensiero cristiano, nella presunta incapacità di trasporre nella storia umana quell’assoluto da cui la storia e l’uomo stesso traggono origine. Ed è una critica esiziale a ben vedere. Quali che siano le risposte che il Cristianesimo ha offerto a tali accuse -e che non è mia intenzione argomentare- c’è almeno un’evidenza, che in sede puramente filosofica (e logica) si può opporre a tale sintagma nichilista: se nulla è vero, anche tale asserto è destituito di certezza, e non può costituire un fondamento, in alcun ambito del pensiero umano. Ma che il nichilismo ‘attuale’ sia figlio di tale constatazione a me pare quantomeno dubbio. Si rilegga questo passo di Nietzsche, per rendersi conto che, come non si può ascrivere al suo nichilismo l’ascesa di Hitler, cosi anche non si può vedervi la radice del relativismo moderno: “non nascondere più la testa nella sabbia delle cose celesti, ma portala libera e scoperta, una testa terrena che crea un senso alla terra”.

 

Senza dubbio, il nichilismo costituisce un temibile banco di prova ancora per il Cristianesimo del ventunesimo secolo, ma finchè esso rimane nell’alveo del dibattito e del confronto, non può minare il dato di fede, né il sistema di valori che su quell’appartenenza riposa.

Il nichilismo  davvero pericoloso, è quello che denuncia strumentalmente la fondatezza storica dei valori, per non sentirsi vincolato a quelli condivisi dalla società in cui nasce. Per egoismo, per inadeguatezza, per semplice incomprensione o mancanza di buona volontà. Il nichilismo iconoclasta di chi si oppone alla concretezza ed alla umiltà con cui ogni aspetto della vita va affrontato, in nome di fumose liberazioni e astratti idealismi. Di chi -per citare e, ahimè, scimmiottare Pasolini- contribuiva alla liberazione degli oppressi nel chiuso delle Aule o dei circoli intellettuali e prendeva a schiaffi un poliziotto che non arrivava alla fine del mese. Se il nichilismo smette di essere una corrente di pensiero e diviene il pretesto per dare la stura ad ogni arbitrio, ad ogni licenza del sentire e dell’agire, esso tradisce i suoi -discutibili quanto si vuole, cristiani o meno…- nobili ascendenti. È un pretesto, anzi meno, è un alibi. Ed una società, ed una religione stessa come il Cristianesimo, non hanno da temere nulla dalla critica onesta, hanno piuttosto da temere molto dalla banalità interessata.

 

Michel de Seingalt

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categoria: cultura, filosofia, attualitĂ 
martedì, 23 giugno 2009

IL GAIO, GELIDO VENTO DEL NULLA

La studente liceale (una quindicenne) mi chiede che differenza passa tra un ragazzo di estrema sinistra e un aderente a Forza Nuova. Domanda tipica di chi ha amici di entrambe le tendenze e vive le contraddizioni di un rapporto quotidiano. Abbiamo appena assistito allo spettacolo di fine anno del laboratorio teatrale della nostra scuola. Un pretestuoso e presuntuoso Gargantua, che, al termine di sberleffi e prese in giro a tutto il mondo (compreso, ovviamente e soprattutto, quello della religione), propone la morale finale del “fa quel che vuoi”, come ricetta per vivere bene e costruire un mondo nuovo.

Chi si è dilettato di esperienza teatrale sa benissimo  che c’è una contraddizione di fondo, perchè nessuno sulla scena “fa quel che vuole” e ogni spettacolo è frutto di una collaborazione, di una sottomissione, insomma, di una logica esattamente contraria. Evidentemente quei poveri ragazzi non l’hanno imparato ancora. E non hanno capito (perché hanno avuto dei cattivi maestri) che, come non si costruisce a teatro, così non si costruisce un bel niente nella vita con quella facile filosofia. Nemmeno se stessi.

Ma c’è dell’altro, c’è qualcosa di più tragico e nero come la pece. Ed è precisamente il nulla che è sotteso a quella filosofia. Il nulla che è anche la risposta alla domanda della mia studente, ciò che accomuna un ragazzo di estrema sinistra e un ragazzo di estrema destra, anzi, la maggior parte dei ragazzi e degli uomini di oggi.

Tra i Frammenti postumi a La volontà di potenza di Nietzsche si trovano queste righe sorprendenti: “Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l’avvento del nichilismo”. Dobbiamo dire che questa profezia del 1887 si è avverata. Il freddo vento del nulla soffia sul mondo. E’ la grande realtà che sta sgretolando la nostra Fantasia, per usare un’immagine di Ende. Nietzsche l’aveva previsto, lucidamente.

Ma l’aveva previsto un altro grande del secolo scorso, Albert Camus, il cui Caligola afferma che “tutto è uguale, tutto è indifferente” e conclude che “se nulla ha un senso, tutto è permesso”. Camus aveva fatto anche lui una profezia, individuando nel Mythe de Sisyphe due modelli ideali di vita per chi si trova a convivere con l’assurdo del nulla: il dongiovanni e l’attore.

Il primo passa da un amore all’altro, senza più la disperazione romantica di chi cerca invano il vero amore, quanto piuttosto con la lucida e cinica determinazione di chi punta sulla quantità sapendo di non poter essere appagato dalla qualità. Il secondo (come spiega meravigliosamente Charles Moeller nel saggio Letteratura moderna e cristianesimo) fa propria la sorte di infiniti personaggi, passa da un volto all’altro, da un’esperienza all’altra. “Oggi voglio essere Venere”, dice Caligola entrando in scena travestito da dea. E’ fin troppo facile pensare alla moda odierna del transessualismo o delle identità fittizie favorite da Internet.

E’ la “morale della quantità” che genera (cito Moeller) la “frenesia di godimenti rapidi, colti a un ritmo da incubo” che oggi assilla tutti i giovani; “questi uomini ricominciano continuamente un gioco che sanno esser vano perché destinato al medesimo fallimento senza fine”, ma continuano a giocare.

Profezie che si avverano. “Fai quel che vuoi”, godi il più possibile, nulla ha senso, quel che conta è volere, agire, stordirsi.

Fanno sinceramente tenerezza e un po’ di pena dei ragazzi che credono ingenuamente di aver trovato una rivoluzionaria filosofia di vita e che invece sono pienamente conformi ad un’ideologia  che ha almeno più di un secolo di vita.

Fanno un po’ pena, ma anche una certa impressione, uomini che affermano la loro libertà nel mentre incarnano atteggiamenti, modi d’essere e di pensare che sono stati già ampiamente previsti.

E fa un po’ paura questo nichilismo che tutto riduce a gioco allegro in superficie, tragico nel profondo, questo nichilismo che tutto distrugge, tutto divora, atrofizzando il cuore dell’uomo con i suoi veri, infiniti ed eterni desideri.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, filosofia, antropologia, giovani, attualitĂ , societĂ , senso della vita