NEOCOLONIALISMO EUROPEO IN SALSA GAY ED ANTINATALISTA
Qualche tempo fa la rivista irlandese ALIVE! aveva pubblicato un breve articolo che denunciava l’intento da parte di alcuni governi europei di subordinare lo stanziamento di fondi a favore dei paesi poveri all’accettazione da parte di questi ultimi di una cosiddetta “homosexual agenda”, elaborata, come noto, ai piani alti dei paesi ricchi dell’Unione Europea.
I diplomatici olandesi, in particolare, avevano ricevuto lo speciale incarico di indagare e relazionare riguardo al grado di avanzamento dei cosiddetti “diritti di gender” in 36 paesi poveri destinatari di aiuti economici da parte del governo olandese e della UE.
I medesimi diplomatici dovevano nel contempo adoperarsi per esercitare pressioni finalizzate a promuovere presso le popolazioni ed i governi locali un orientamento favorevole al riconoscimento pubblico dei suddetti diritti (http://www.alive.ie/archives/Alive!%20Sept%2007.pdf).
Ma come è noto, molti paesi dell’Asia, dell’America latina e dell’Africa sono fortemente avversi a tali intromissioni che reputano una nuova subdola forma di disumano colonialismo. Di tale contrasto, che viene emergendo tra paesi ricchi e paesi poveri, si è avuta eco anche in occasione del recente sinodo delle chiese appartenenti alla Comunione Anglicana dove si è assistito, su questi medesimi temi, ad una marcata contrapposizione tra la “chiesa madre” con le sue diramazioni nei paesi ricchi (Stati Uniti ed Australia) e le chiese dei paesi di lingua e civilizzazione anglosassone del terzo mondo.
Ulteriore riprova del fatto che il carattere radicalmente trasgressivo della nostra cultura appare come una violenta provocazione, oltre che una manifestazione evidente di decadenza morale, agli occhi di coloro che vivono nei paesi più svantaggiati.
Ma questo tentativo di affamare i paesi meno sviluppati e subordinare quindi gli aiuti all’accettazione di idee astruse, elaborate a tavolino dalle elite spiritualmente esangui dei paesi europei, è solo un tassello di un disegno ben più ampio.
Le associazioni pro-life, da anni, denunciano pressioni analoghe anche per ciò che concerne i temi della difesa della vita e della maternità. Come è noto potenti organizzazioni internazionali come l’UNPFA ricevono notevoli finanziamenti da parte della UE al fine di promuovere la diffusione dell’aborto e della sterilizzazione nei paesi del terzo mondo, e ciò accade nonostante che sia più che provato che l’UNPFA ha collaborato attivamente con il governo cinese alla cosiddetta “politica del figlio unico” che ha comportato, e comporta, l’aborto forzato e la sterilizzazione coatta di milioni di giovani donne di quel paese (vedi in A. Morresi, L. Scaraffia, E. Roccella, CONTRO IL CRISTIANESIMO: l’ONU e L’UNIONE EUROPEA COME NUOVA IDEOLOGIA; Ed. Piemme).
Anche in questo caso l’Olanda si segnala come il primo nella lista dei peggiori. Solo due mesi fa ha esercitato la medesima arma del ricatto economico nei confronti del Nicaragua il cui ordinamento giuridico non prevede un “diritto all’aborto” e solo per questo rischia di perdere i vitali aiuti economici allo sviluppo promessi dalla UE. Anche nei confronti del Nicaragua si sono messe in atto quelle discrete pressioni e campagne d’opinione atte ad influenzare in modo favorevole all’ideologia anti-natalista i governanti e l’opinione pubblica…
Ma a rispondere per le rime questa volta non è stato un qualche vescovo coraggioso o la solita associazione pro-life, bensì il presidente Daniel Ortega, in passato leader del movimento rivoluzionario sandinista.
Negli ultimi anni il vecchio leader ha guidato il movimento sandinista verso una politica di pacificazione nazionale e di riconoscimento degli errori commessi dalla sua parte politica. Sotto la guida di Ortega i sandinisti sono diventati infine un movimento politico di sinistra moderata, che ha ristabilito buoni rapporti con i paesi vicini e con gli Stati Uniti, si sono tenuti lontani dalla demagogia marxista di un Chavez o di un Castro e sono tornati, premiati dal voto popolare, alla guida del paese centro-americano.
Ebbene, a fronte delle pressioni neo-colonialiste olandesi ed europee Ortega è sbottato:
“E’ una guerra di tipo mediatico (…) i cannoni e le bombe d’oggi sono rappresentati da alcuni personaggi dei media, specializzati nel fabbricare e ripetere bugie! (…) E’ del tutto falsa l’affermazione per la quale molte donne sarebbero sul punto di morire perché la legge del Nicaragua intende proteggere anche il bambino non nato”.
Ortega ha pure affermato: “se una donna arriva in un ospedale o in un ambulatorio per una gravidanza a rischio, il dovere del medico è cercare di salvare la vita di entrambi, madre e bambino”.
Stefano
categoria: famiglia, attualitĂ , omosessualitĂ , ideologia, feste cristiane








"Occorre aiutare con le leggi la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa". Lo ha chiesto il Papa, nell'udienza ai rappresentanti del Movimento per la vita, ricevuti a 30 anni dalla approvazione della legge 194 sull'aborto. "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e famiglie, ma ha aperto una ulteriore ferita nella società".
La priorità sarebbe “sostenere le famiglie”.



