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lunedì, 25 agosto 2008

NEOCOLONIALISMO EUROPEO IN SALSA GAY ED ANTINATALISTA

Qualche tempo fa la rivista irlandese ALIVE! aveva pubblicato un breve articolo che denunciava l’intento da parte di alcuni governi europei di subordinare lo stanziamento di fondi a favore dei paesi poveri all’accettazione da parte di questi ultimi di una cosiddetta “homosexual agenda”, elaborata, come noto, ai piani alti dei paesi ricchi dell’Unione Europea.

 I diplomatici olandesi, in particolare, avevano ricevuto lo speciale incarico di indagare e relazionare riguardo al grado di avanzamento dei cosiddetti “diritti di gender” in 36 paesi poveri destinatari di aiuti economici da parte del governo olandese e della UE.

I medesimi diplomatici dovevano nel contempo adoperarsi per esercitare pressioni finalizzate a promuovere presso le popolazioni ed i governi locali un orientamento favorevole al riconoscimento pubblico dei suddetti diritti (http://www.alive.ie/archives/Alive!%20Sept%2007.pdf).

Ma come è noto, molti paesi dell’Asia, dell’America latina e dell’Africa sono fortemente avversi a tali intromissioni che reputano una nuova subdola forma di disumano colonialismo. Di tale contrasto, che viene emergendo tra paesi ricchi e paesi poveri, si è avuta eco anche in occasione del recente sinodo delle chiese appartenenti alla Comunione Anglicana dove si è assistito, su questi medesimi temi, ad una marcata contrapposizione tra la “chiesa madre” con le sue diramazioni nei paesi ricchi (Stati Uniti ed Australia) e le chiese dei paesi di lingua e civilizzazione anglosassone del terzo mondo.

Ulteriore riprova del fatto che il carattere radicalmente trasgressivo della nostra cultura appare come una violenta provocazione, oltre che una manifestazione evidente di decadenza morale, agli occhi di coloro che vivono nei paesi più svantaggiati.

Ma questo tentativo di affamare i paesi meno sviluppati e subordinare quindi gli aiuti all’accettazione di idee astruse, elaborate a tavolino dalle elite spiritualmente esangui dei paesi europei, è solo un tassello di un disegno ben più ampio.

Le associazioni pro-life, da anni, denunciano pressioni analoghe anche per ciò che concerne i temi della difesa della vita e della maternità. Come è noto potenti organizzazioni internazionali come l’UNPFA ricevono notevoli finanziamenti da parte della UE al fine di promuovere la diffusione dell’aborto e della sterilizzazione nei paesi del terzo mondo, e ciò accade nonostante che sia più che provato che l’UNPFA ha collaborato attivamente con il governo cinese alla cosiddetta “politica del figlio unico” che ha comportato, e comporta, l’aborto forzato e la sterilizzazione coatta di milioni di giovani donne di quel paese (vedi in A. Morresi, L. Scaraffia, E. Roccella, CONTRO IL CRISTIANESIMO: l’ONU e L’UNIONE EUROPEA COME NUOVA IDEOLOGIA; Ed. Piemme).

Anche in questo caso l’Olanda si segnala come il primo nella lista dei peggiori. Solo due mesi fa ha esercitato la medesima arma del ricatto economico nei confronti del Nicaragua il cui ordinamento giuridico non prevede un “diritto all’aborto” e solo per questo rischia di perdere i vitali aiuti economici allo sviluppo promessi dalla UE. Anche nei confronti del Nicaragua si sono messe in atto quelle discrete pressioni e campagne d’opinione atte ad influenzare in modo favorevole all’ideologia anti-natalista i governanti e l’opinione pubblica…

Ma a rispondere per le rime questa volta non è stato un qualche vescovo coraggioso o la solita associazione pro-life, bensì il presidente Daniel Ortega, in passato leader del movimento rivoluzionario sandinista.

Negli ultimi anni il vecchio leader ha guidato il movimento sandinista verso una politica di pacificazione nazionale e di riconoscimento degli errori commessi dalla sua parte politica. Sotto la guida di Ortega i sandinisti sono diventati infine un movimento politico di sinistra moderata, che ha ristabilito buoni rapporti con i paesi vicini e con gli Stati Uniti, si sono tenuti lontani dalla demagogia marxista di un Chavez o di un Castro e sono tornati, premiati dal voto popolare, alla guida del paese centro-americano.

Ebbene, a fronte delle pressioni neo-colonialiste olandesi ed europee Ortega è sbottato:

E’ una guerra di tipo mediatico (…) i cannoni e le bombe d’oggi sono rappresentati da alcuni personaggi dei media, specializzati nel fabbricare e ripetere bugie! (…) E’ del tutto falsa l’affermazione per la quale molte donne sarebbero sul punto di morire perché la legge del Nicaragua intende proteggere anche il bambino non nato”.

Ortega ha pure affermato: “se una donna arriva in un ospedale o in un ambulatorio per una gravidanza a rischio, il dovere del medico è cercare di salvare la vita di entrambi, madre e bambino”.

 

Stefano

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categoria: famiglia, attualitĂ , omosessualitĂ , ideologia, feste cristiane
martedì, 17 giugno 2008

QUEL PUNTINO UN PO’ SFRANGIATO

E’ uscito un piccolo libro che credo meriti qualche attenzione.

L’autrice è Gabriella Martino, giornalista RAI, l’editore è Armando, nella collana testimonianze.

Il titolo: Quel puntino un po’ sfrangiato. Dialogo d’amore tra una madre ed una figlia speciale, ed è dedicato a Giorgio Mauro Schirripa, medico neuropsichiatra noto  e stimato non solo nella nostra Viterbo, scomparso nel 2006.

 Vale la pena leggerlo perché credo si inserisca, con un approccio complementare a quello tecnico-scientifico, nel contesto di una attualissima questione discussa a livello internazionale: la nuova valenza che sta assumendo in medicina ed in bio-politica il concetto di diagnosi, in particolare nel periodo prenatale della vita, ma anche in tutte le fasi successive dell’esistenza.

Didier Sicard, presidente del Comitato francese di Bioetica, solo per citare uno dei più autorevoli protagonisti della discussione, ha denunciato che la diagnosi prenatale sta diventando un fattore di eugenetica perché tende alla soppressione e non alla cura, e che la Francia costruisce passo dopo passo una politica sanitaria che flirta ogni giorno di più con l’eugenetica.

 La diagnosi, sintesi conclusiva di un processo intellettuale più o meno complesso, intuitivo e tecnico, comunque eminentemente medico, da premessa e preludio della cura, sempre più spesso si sta trasformando in un criterio di giudizio sulla qualità della vita del paziente, e da questo giudizio dipende non di rado il riconoscimento del diritto alla vita del paziente stesso.

Una diagnosi prenatale di disabilità (pure di modesta entità) è, anche nella nostra Italia, di per sé una indicazione all’aborto, ma anche il solo rischio di disabilità lo è: abortire feti con disabilità è considerata una forma di altruismo.

La disabilità, per ora la “grave” disabilità, nei Paesi Bassi può avviare le procedure per giungere all’eutanasia degli adulti e, da poche settimane, anche dei minori.

 Il libro racconta  l’esperienza di una madre, di una famiglia, che ha sentito pronunciare una diagnosi di disabilità per la terza figlia. Quella diagnosi è stata prima subita, vissuta tragicamente, poi pian piano accettata ed infine apprezzata, grazie alla constatazione che la ragazza poteva essere felice, che era felice. E’ la storia di una figlia accolta come un dono misterioso, che ha stravolto e ribaltato  attese e progetti dei genitori. Tutti i genitori investono la vita dei figli delle loro speranze.

E’ il racconto sofferto di una vicenda difficile che la famiglia ha attraversato conservando una vita ricca di opportunità e anche di privilegi.

E’ il ringraziamento alla figlia che ha protetto la sua famiglia dalla fatuità.

Per noi sono le ragioni dell’esperienza che si aggiungono a quelle della scienza, e grazie a queste e a quelle possiamo confermare che l’accoglienza, la tutela, la cura di ogni persona prescinde da arbitrari giudizi su ipotetiche qualità.  

Andrea

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categoria: famiglia, aborto, attualitĂ , eugenetica, embrione, ideologia
sabato, 17 maggio 2008

RIPARTIRE DALLA FAMIGLIA

Il Forum delle Associazioni familiari ha depositato qualcosa come più di un milione di firme di cittadini che chiedono allo Stato italiano una politica più giusta per le famiglie. Noi abbiamo votato PDL perché in campagna elettorale il suo leader si è impegnato formalmente a dare una svolta alla politica italiana proprio in questo settore.

L'Italia è in tremendo ritardo, non è un Paese serio (per dirla alla Travaglio su un argomento di cui a Travaglio non frega proprio un bel niente) e risulta in gravissimo ritardo rispetto, per esempio, a Germania e Francia. Nella prima, le tasse per una famiglia con due figli sono la metà rispetto alle nostre; nella seconda addirittura un ottavo. In Italia metter su famiglia e fare figli è un autentico lusso. Scandaloso. Ma, evidentemente, questo problema non rientra nelle priorità di certi predicatori di piazza che vanno per la maggiore.

Un milione di firme è un grido di popolo. Ma non se ne parla più di tanto La notizia non merita approfondimenti e talk-show televisivi o vaffanculi in piazza. Le famiglie con figli, con i loro gravissimi problemi quotidiani, non fanno scalpore come le associazioni gay che reclamano diritti per minoranze numericamente marginali. Questo è un dato allarmante, il segnale di un'informazione che distorce la realtà del Paese.

Le famiglie hanno lanciato il loro, forte, grido di dolore. Ed ora si aspettano che il Governo le ascolti. E noi ci aspettiamo proprio questo. Non abbiamo mandato al Governo il PDL solo perché colpisca l'immigrazione clandestina e criminale o perché tolga l'ICI sulla prima casa o risolva la questione dei rifiuti a Napoli o faccia il federalismo. Qui c'è un'emergenza vera ed immediata, ed è l'emergenza famiglia, di quella comunità educante che tutti chiamano in causa quando le cose non vanno, ma che nessuno aiuta. Che un single con 30mila euro di reddito sia un benestante e una famiglia con le stesse entrate e tre figli debba sopravvivere, è uno scandalo che non può più essere sopportato. Si deve cominciare dalle deduzioni del costo di mantenimento di ogni familiare a carico, per arrivare al quoziente familiare.

Bisogna ripartire dalla famiglia. Noi vogliamo che l'attuale Governo dia un chiaro segnale. E attenzione, non è tanto e solo un problema economico, ma di cultura. Bisogna far capire agli italiani che lo Stato tiene alla famiglia, valorizza la famiglia, sostiene la famiglia. Ora è possibile, perché le forze al governo del Paese hanno un background culturale che condivide questa impostazione, laddove invece il governo di centrosinistra era in ostaggio di forze che non avevano nessuna volontà di dare il giusto rilievo alla famiglia. Anzi, diciamocelo chiaramente, c'è una vera e propria cultura contro la famiglia tradizionale, come del resto dimostra il fatto che in questo caso i problemi reali della gente non trovano spazio sui mezzi d'informazione.

Noi ci auguriamo che la politica di sostegno alla famiglia ottenga una corsia preferenziale, rientri tra le reali priorità di questo Governo. Se così sarà, il centrodestra avrà fatto il bene del nostro Paese e potrà anche mantenere il consenso dell'elettorato. In caso contrario, sarà l'ennesima occasione buttata al vento, e una grande delusione per chi ha creduto in un progetto davvero innovativo e rivoluzionario.

Intanto ci sono lì quel milione e passa di firme col loro grido di dolore. Non ascoltarlo sarebbe un errore madronale.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, famiglia, attualitĂ 
lunedì, 12 maggio 2008

Papa: "Aborto svilisce valore vita"

"Occorre aiutare con le leggi la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa". Lo ha chiesto il Papa, nell'udienza ai rappresentanti del Movimento per la vita, ricevuti a 30 anni dalla approvazione della legge 194 sull'aborto. "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e famiglie, ma ha aperto una ulteriore ferita nella società".

"Guardando ai passati tre decenni e considerando l'attuale situazione - ha osservato Benedetto XVI - non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa".

"Certamente - ha ricordato il Papa - molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l'aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell'esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall'altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna".

Ma, ha osservato ancora Benedetto XVI, "diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l'impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l'esigenza dell'amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro".

E qui ha inserito l'appello alle Istituzioni a porre "di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l'attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa". "Occorre - ha sottolineato - aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno".

da TgCom

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categoria: cultura, chiesa, famiglia, religione, papa, diritti umani, aborto, attualitĂ , societĂ , cattolicesimo, eugenetica, embrione, ideologia
sabato, 05 aprile 2008

SOLIDARIETA' (ANCHE) ALLA BINETTI

"Tifo Obama perché è un negro coraggioso che dà speranza". Oddio! Quella vecchia teodem di Paola Binetti ha detto negro! Scandalo immane! Non importa che si sia pronunciata a favore di un uomo di colore, che anzi abbia esplicitamente detto di "tifare" per lui, no. "Negro" non si dice, non si può dire!

Solidarietà anche alla Binetti, contro lo schifoso fariseismo di chi si scandalizza per la parola "negro" e non si vergogna di definire un "grumo di cellule" l'essere umano che cresce nel ventre di una donna. O non si vergogna di ripetere che è bene sopprimere il "feto" malformato.

A me questa gente fa veramente, ma veramente schifo. Sono razzisti e vogliono fare la morale agli altri. Non gliel'hanno perdonata, alla Binetti. E sapete bene perché. Perché nel corso di un'intervista a Ecotv (che più che un'intervista era diventata una sorta di processo alle intenzioni e alle idee della senatrice del PD sulle coppie omosessuali), la Binetti ha preso le distanze da Paola Concia, portavoce per il PD del tavolo nazionale degli omosessuali. E' imperdonabile che qualcuno osi dire che l'unione omosessuale non può essere paragonata ad una famiglia.

Problemi del PD, non nostri. Se la vedano loro con i loro teodem, se ci riescono. Ma, intanto, e nonostante tutti gli sbagli gravissimi che sta compiendo, solidarietà anche a Paola Binetti.

Gianluca Zappa

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sabato, 16 febbraio 2008

LEGROTTAGLIE, KAKA' E LA CASTITA'

E improvvisamente scopri di essere un personaggio sensazionale. Senza saperlo.

Capita che con tua moglie stai guardando il telegiornale e t'imbatti nell'intervista allo juventino Nicola Legrottaglie, il quale fa delle dichiarazioni così strabilianti per l'uomo comune contemporaneo, da meritarsi un titolo d'apertura. 

Cosa ha detto di tanto straordinario? Sentiamo:  "Prima se non andavo con una donna ogni quattro o cinque giorni andavo nel panico, ora non mi importa più. Non faccio sesso  non perché non mi piacciano le donne, ma semplicemente perché aspetto quella giusta per fare una famiglia, una donna che condivida i miei stessi valori. Il consiglio di Dio è di non avere rapporti prematrimoniali e io non mi vergogno a dire che sono 24 mesi che non ne ho. Tanti mi sfottono, ma non mi interessa: il problema è di chi non riesce a stare senza sesso, finendo per diventarne schiavo. Quando Kakà ha rivelato che è arrivato vergine al matrimonio molti hanno riso ma io ho capito che era una cosa bellissima".

E sì, perchè già un campionissimo come Kakà ha rivelato, nell'imbarazzo generale, di non avere avuto rapporti prematrimoniali. Si tratta di campioni e professionisti seri, di gente che strabilia e fa sognare milioni di persone. Gente che sembra aiutata, più che castrata, dalla fede che professa. Credono in Dio e cercano, con i loro limiti umani, di vivere a quell'altezza. Hanno ben chiara una cosa: che il sesso va vissuto dentro una condivisione che non è solo del corpo, ma anche e soprattutto dell'anima. E che diversamente il sesso è una specie di droga e di schiavitù. Parole loro, non mie.

Io e mia moglie ci siamo guardati. Anche noi, per grazia di Dio, siamo arrivati al matrimonio come ci è arrivato Kakà e come vorrebbe, d'ora in poi, arrivarci Legrottaglie.

Ci siamo guardati e ci siamo detti: "Però! Siamo due personaggi da telegiornale!". Che buffo!

Gianluca Zappa

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mercoledì, 09 gennaio 2008

CENSURATO A SANREMO

 Gliel'hanno fatta pagare. Proprio così. Non gli hanno proprio perdonato quella volta al Family Day, quando salì sul palco più scomodo d'Italia e gridò che i diritti dei bambini vengono prima di quelli dei grandi. Giuseppe Povia, il vincitore del Festival di Sanremo 2006, l'autore di quella tenera canzone-tormentone “I bambini fanno ooh”, che è  una delle poche canzoni italiane da ricordare degli ultimi anni, non farà parte dei “big” che quest'anno calcheranno il palcoscenico dell'Ariston.

Difficile non pensare ad una sorta di ritorsione ideologica dell'establishment politico nei suoi confronti. Il ragazzo pare avesse un bel pezzo (parola di un esperto come Mario Luzzatto Fegiz: “A noi sembra sbagliata l'esclusione della canzone di Povia, che abbiamo sentito”) e si è conquistato sul campo la notorietà di cui gode. E' un artista “nazionalpopolare”, dunque giusto per Sanremo, molto più di gente come Minghi o Mietta o Anna Tatangelo (della serie “a volte ritornano”). Il che non significa che sia banale, anzi. Di sicuro non è un clone, ha una sua personalità e originalità.

So di parlare di un argomento che molti giudicheranno quanto meno frivolo, ma la verità è che il “caso Povia” non è affatto da liquidare alla leggera. Del resto c'è in gioco la carriera e la visibilità di un cantautore. Non è cosa da poco, almeno per lui. La sua esclusione ha il sapore della vendetta. Lo sapeva bene Antonella Ruggiero che quel giorno in Piazza Santi Apostoli si rischiava la carriera. E infatti, dopo avere annunciato la propria adesione al Family Day, all'ultimo momento diede forfait. Intanto altri suoi colleghi erano a Piazza Navona, dove Pannella aveva allestito il suo misero circhetto.

La Ruggiero fece una pessima figura, ma salvò la reputazione davanti agli amichetti del quartierino. Povia invece si comportò da uomo, da persona onesta e coerente. Qualcuno lo avrà sconsigliato. Qualcuno gli avrà detto “Attento, che ti metti contro quelli che contano”, a cominciare dalla lobby del Gay Pride e dalla maggioranza di centrosinistra al potere. Ma Povia se ne è infischiato. Tanto di cappello.

Oggi purtroppo deve rendersi conto che il potere, il potere che controlla la cultura in Italia, è forte, è veramente forte e anche sfacciato, se si permette di buttare fuori uno come lui. Il potere che ha trovato il proprio corifeo, il proprio servo sciocco, nel bravoconduttore Pippo Baudo, il quale anche stavolta ci ammannisce la solita brodaglia di denunce sociali e buoni sentimenti (presente Cristicchi?), così da poter fare la faccia seria e pensosa all'occorrenza ed “educare” il popolo bue per mezzo del festival.

Educarlo a cosa? Ma al pensiero radicale di sinistra, quello politically correct, ovvio!

L'altr'anno, per esempio, oltre al deprimente Cristicchi c'era anche quell'altro (non ricordo più nemmeno il nome) con il brano sulla mafia. Ma c'era pure Mariella Nava con una canzone sull'eutanasia: un modo per sponsorizzare la battaglia dell'associazione Luca Coscioni. Di quella canzone penso che nessuno ricordi più né le parole né la melodia. Meglio così. Ma che ci sia stata è comunque indicativo di come il Festival di centrosinistra debba essere in qualche modo “organico”.

E quest'anno? Quest'anno toccherà invece alla riesumata Tatangelo (bellina, ma, insomma, è quello che è, niente più che un'interprete con una discreta presenza scenica), che si porta in dote un bel brano sul tema dei gay firmato dal marito Gigi D'Alessio. Fatti in casa.

Figuriamoci se poteva starci un Povia, uno che si è macchiato della colpa gravissima di portare la canzone di successo ad una festa di cattolici, e alternativa alla cultura gay, per giunta!

Censura, signori, questa è censura, bisogna chiamare le cose col loro nome.

Ed è proprio per questo che il “caso Povia” non è proprio una cosetta da niente.

Gianluca Zappa

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categoria: musica, cultura, famiglia, attualitĂ , ideologia, family day
venerdì, 28 dicembre 2007

ABOLIAMO IL MINISTERO DELLA FAMIGLIA...

La priorità sarebbe “sostenere le famiglie”.
 Incredibile, ma vero: fatevi un giro sui siti del Governo e del Ministero per la Famiglia e sarete presi da un moto di commozione a leggere di così nobili e fermi intenti.
 Ma la realtà è che il governo si è rimangiato tutte le promesse, ha dissipato risorse per ogni dove e alla famiglia non ha lasciato nulla. Qualcuno ricorderà la Conferenza Nazionale per la Famiglia, fortemente voluta dal ministro Bindi, e qualcuno ricorderà le parole del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, il quale solennemente promise i 2/3 del “tesoretto” per finanziare nuove e più efficaci politiche familiari.
Il tesoretto ammontava allora a 11 miliardi di euro, ne sarebbero dovuti arrivare almeno 7 per le politiche familiari… Arrivano invece 70 milioni per la costruzione di asili nido, oltre che modesti interventi sull’ICI che non tengono in alcun conto il numero dei figli.
Il risicato intervento finanziario a vantaggio dei nuclei con più di 4 figli è comunque del tutto annullato dai rincari delle tariffe e delle bollette. Sparito persino il riconoscimento della pensione di reversibilità dei genitori ai disabili, in particolare ai portatori della sindrome di Down, una misura attesa da tempo e per la quale si erano a lungo battute le associazioni impegnate nel settore.
La famiglia, come tale, è addirittura scomparsa dalla finanziaria 2008. Nessuna risposta “seria” o “strutturale” al disagio grave in cui versa da tempo. Nessun cambio di rotta.
Gli esperti (anche quelli vicini al Governo) non hanno dato giudizi lusinghieri: Chiara Saraceno, professore ordinario di Sociologia della famiglia a Torino, sulle pagine de La Stampa ha commentato:
Le politiche per le famiglie e di sostegno alle responsabilità famigliari sono le grandi assenti (…). Le politiche per la famiglia continuano a mantenere nell’agenda politica italiana una posizione marginale ed estemporanea, anche se più di altre potrebbero essere considerate vere e proprie politiche di investimento. Assenti del tutto dall’accordo con le parti sociali, che pure assorbe gran parte delle risorse, le politiche per la famiglia sono largamente assenti dalla proposta di legge finanziaria”. Per Luca Antonini, docente di Diritto costituzionale a Padova, “la Finanziaria poteva almeno sanare uno dei danni prodotti lo scorso anno con il passaggio dalle deduzioni alle detrazioni per carichi di famiglia: l'aumento della base imponibile, che ha determinato un esborso maggiore per le famiglie. Le addizionali regionali e comunali, infatti, sono calcolate in percentuale su redditi lordi non più abbattuti dalle deduzioni e quindi maggiori. L'ennesima palese ingiustizia perché sottopone alla medesima imposizione fiscale redditi disponibili che sono assai diversi a seconda del numero dei componenti la famiglia. Una violazione del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione”. Ancor più tranchant i giudizi che si raccolgono negli ambienti dell’associazionismo: Sara De Carli ha parlato di una “debacle della famiglia” ed ha protestato per il fatto che “nessuna delle misure chieste dal Forum” è stata accolta.
Il colmo è che si sarebbe detto insoddisfatto persino il ministro Bindi: “Io stessa avevo altre attese e altre proposte”.
Il colmo della spudoratezza. Per la verità noi avevamo visto, e continuiamo a vedere, la Bindi fittamente impegnata nella battaglia politica interna al Partito Democratico, al punto da chiederci se questa militanza sfrenata sia compatibile con l’adempimento dei suoi impegni nel governo. La Bindi finora si è distinta solo per la pasticciata proposta sugli omosessuali, per i caustici giudizi sulle famiglie italiane convenute a Roma per il Family Day e per una inconcludente conferenza-vetrina a Firenze.
Durissimo sul suo operato il commento di Paola Soave (Forum delle Associazioni Familiari) che questa volta non glie le manda a dire: “Il ministero per la famiglia è un muro che blocca il dialogo con gli altri ministeri (…). È la prima volta che viviamo una tale mancanza di dialogo”.
 Legittima è la suggestione che se si abolisse il suo ministero le famiglie ne trarrebbero un maggior giovamento...
Si è chiesto il professor Luigi Campiglio, docente di Economia politica a Milano:
 “Dov'è finito l'allargamento degli assegni familiari ai lavoratori autonomi, di cui si era parlato? Dov'è finita la dote di 2.500 euro l'anno per ogni figlio inserita anche nel Dpef e che doveva rispondere innanzitutto proprio alle difficoltà delle famiglie incapienti?”.
 E si deve considerare che questi interventi avrebbero eventualmente rappresentato solo una risposta minima, comunque lontana da quel cambio di rotta sulle politiche familiari che da molti ambienti viene sollecitato: l’ introduzione del ‘quoziente familiare; la revisione dell’intero sistema di accesso ai servizi per la famiglia; l’introduzione di una diversa modulazione delle tariffe (gas, acqua, luce, rifiuti…);
l’avvio di un ‘baby bond’, quale forma di risparmio privilegiato alimentato dallo stato e dalle famiglie al fine di costituire una dote riscattabile alla maggiore età...
La replica è sempre la solita: non si è potuto fare di più perché non c’erano i soldi… Ma come, il ministro Padoa Schioppa aveva inizialmente annunciato una finanziaria “leggera” di soli 10 miliardi di Euro ed i miliardi sono poi lievitati a 16!
Ciò nonostante per la famiglia non è stato previsto alcunché… Sono saltati fuori invece 6 miliardi in più per gli idrovolanti, i velodromi, il cinema, la conversione delle ferrovie in piste ciclabili e la fatturazione dei tartufi (ne parla Gian Antonio Stella sul Corriere…) ma nessun investimento è stato fatto nelle politiche familiari.
Ma se davvero si deve risparmiare, perché non abolire il Ministero per la Famiglia e restituire almeno i soldi che ci costa alle famiglie? Oppure, come alternativa, perché il ministro Bindi non si dimette e non lascia il posto a qualcuno più motivato e capace?
Stefano
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sabato, 17 novembre 2007

LA STORIA DI HINA

Vi propongo questa riflessione della mia amica Nerella Buggio, che si può ascoltare al seguente indirizzo:
 
 
Trent'anni di reclusione per il padre di Hina Saleem e per i due cognati della ragazza pakistana. Due anni e 8 mesi allo zio. Questa la sentenza pronunciata per l'uccisione della giovane sgozzata in famiglia lo scorso anno. Alla lettura della sentenza la madre di Hina ha dato in escandescenze in aula, gridando 'me lo ammazzano' 

Hina Saleem  uccisa l’11 agosto 2006, aveva 21 anni, era pakistana e viveva da tempo In Italia a Sarezzo in provincia di Brescia.  Il suo corpo, segnato da diverse coltellate e avvolto in sacchetti di plastica, era stato trovato sepolto nel giardino della casa dei suoi genitori. Il padre e lo zio l’avevano fatta a pezzi, perché le ragazza si ribellava ai costumi della sharia e voleva vivere come una qualunque ragazza italiana, con il un ragazzo italiano che la amava, voleva lavorare e non sottostare all’autorità dei maschi della sua famiglia, “né musulmana, né cristiana, solo italiana” diceva Hina.

La coraggiosa Hina, ancora minorenne, aveva denunciato il padre per violenza, ma poi aveva ritirato la denuncia, subendo così, lei stessa, l’accusa per calunnia. Alla sua morte  il procedimento era ancora aperto e su richiesta della difesa, si è proceduto sino alla assoluzione  dall’accusa di calunnia (avvenuta il 25 ottobre 2006), per difendere la sua onorabilità.  

Il padre non ha mai dimostrato pentimento, appena arrestato ha detto parole terribile nei confronti della figlia rea di fumare, lavorare, non rispettare le regole della comunità pakistana.

Ma ancora di più mi ha colpito il comportamento della madre. 

La  mamma di Hina, perché ha scelto di essere prima moglie che madre.

Probabilmente sapeva cosa si stava tramando ai danni di sua figlia, ma non l’ha allontanata, non l’ha messa in guardia, e ora che hanno condannato il marito, si dispera, come un cane  che seppure bastonato,  non conosce altro padrone a cui riservare  la sua dedizione.

Qualche commentatore diceva:  “la cultura è stata più forte della voce del sangue”, vero,  questa madre ha seguito la tradizione ripudiando la figlia, privandola prima di tutto del suo amore e del suo sostegno, non ha solidarizzato con le donne musulmane che si sono costituite parte civile, non ha avuto cedimenti, chi sbaglia paga e anche per lei a sbagliare è stata HINA. 

Si fa una gran parlare di MULTICULTURALISMO, di integrazione, di diritti delle donne, eppure basterebbe condividere due punti fondamentali.

Il rispetto per la vita umana, di tutti gli esseri umani.

Il rispetto dei diritti civili.

La condivisione di questi due punti è la vera arma contro l’integralismo, con queste due premesse fondamentali, condivise da tutti, si potrebbe parlare non soltanto di rispetto per la donna ma di reale convivenza delle civiltà.

 “ quello stesso fondamentalismo che uccide e perseguita i cristiani nelle terre arabe e, una volta importato in occidente, si rivolta contro i suoi figli”.

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categoria: famiglia, giovani, islam, attualitĂ 
giovedì, 25 ottobre 2007

FAMIGLIA? COSI' NON VA!

Le 51 Associazioni cattoliche e le 21 Sezioni regionali che fanno parte del Forum delle Famiglie (www.forumfamiglie.org) hanno iniziato una raccolta di firme a livello nazionale per dedurre le tasse che gravano sui nuclei familiari.

Il Forum, promotore del Family Day del 12 maggio scorso, non chiede rimborsi, ma deduzioni proporzionali al numero dei componenti del nucleo familiare.

Nel manifesto “Una firma per un fisco a misura di famiglia” è scritto che “è la Costituzione che indica il diritto-dovere delle famiglia di mantenere ed educare i propri figli”.

I rappresentanti del Forum sostengono che il sistema di tassazione delle famiglie è ingiusto perché l’aliquota viene calcolata solo in base al reddito, così che una famiglia composta da quattro o più persone a carico paga le stesse tasse di un single.

“In Italia – ha affermato Paola Soave, vicepresidente del Forum – con un reddito di 25 .000 euro e quattro componenti della famiglia padre, madre e due figli, abbiamo un'aliquota che si aggira introno al 6,9% per un importo di 1.725 Euro. Con un reddito di 50.000 euro l’aliquota è del 26%, equivalente a 13.217 Euro”.

“In Francia – ha continuato – con 25.000 euro di reddito l’aliquota è dello 0,2%. Noi paghiamo 1.725 euro di tasse e loro pagano 52 Euro. Con 50.000 Euro di reddito in Francia hanno un'aliquota del 5% e pagano 2.518 Euro. In Germania l’aliquota è del 3% su 25.000 Euro e 16% su 50.000 Euro”.

La Vicepresidente del Forum ha ricordato che la Costituzione prevede che la famiglia debba provvedere al mantenimento dei proprio figli e riconosce, all’articolo 30, la promozione della famiglia come soggetto sociale importante.

La ragione di questa attenzione sta nel fatto che “curare, alimentare, assistere i bambini non è una questione privata ma è una funzione di interesse sociale, per questo le istituzioni devono riconoscere questo bene e il riconoscimento di questa spesa”.

“Insomma – ha sostenuto la Soave – noi chiediamo che a parità di reddito, ai familiari con bambini si debba riconoscere una deduzione pari al minimo vitale del mantenimento di ogni bambino o bambina della famiglia”.

Giuseppe Giacobbe, Presidente del Forum, ha precisato che “la sensibilizzazione e la raccolta delle firme durerà circa tre o quattro mesi, in modo da far crescere e maturare la consapevolezza, nelle famiglie italiane, di potersi autogestire in materia fiscale”.

Secondo Giacobbe, “la famiglia deve avere un margine di autonomia che la ponga al di fuori di eventuali interventi coercitivi da parte dello Stato", soprattutto per quanto riguarda “la scelta del progetto educativo e i mezzi per realizzarlo”.

“Far nascere ed educare i figli è un valore per la società, che deve assumersi l'onere anche economico affinché questo obiettivo possa realizzarsi”, ha concluso.

Nel comunicato che illustra l’iniziativa, il Forum ha scritto che “quella che il governo ha presentato è per la famiglia la finanziaria delle promesse mancate”.

In particolare, si legge ancora, “non possono essere considerati una provvidenza per la famiglia gli sgravi sull’Ici indifferenziati nella loro applicazione e calcolati sui metri quadrati invece che sul numero di persone che su quei metri quadrati vivono”.

La delega fiscale, inoltre, “trasforma le detrazioni per i figli a carico in deduzioni, ma le limita ad alcune soglie di reddito”, con “una grave forma di penalizzazione nei confronti delle famiglie monoreddito e numerose”.

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categoria: politica, famiglia, attualitĂ