LETTERA SEMISERIA SUL FIGLIO CHE ASPETTO
Adesso che l’ho visto posso dirvelo. Adesso che la sonda dell’ecografo lo ha cercato, lo ha trovato e me l’ha presentato (anche in modo tridimensionale) sullo screen del medico, posso confermare quello che mi sento dire da quasi sei mesi: aspetto un feto.
Ora ho le stampe e le misurazioni. Il referto dell’ecografista mi dice che trattasi di “un feto unico dotato di attività cardiaca i cui parametri biometrici risultano regolari per l’età gestazionale”, e poi continua elencando la situazione dei singoli organi ecograficamente evidenziabili. Dati di “anatomia fetale in generale”.
Ho preso il referto e me ne sono tornato a casa. Tra l’allegria inspiegabile di mia moglie e dei miei due figli. Che hanno da stare allegri? Si tratta di un feto, niente di più che un feto, un’appendice del corpo della madre, un “attributo”, un “coso” che non ha nessun diritto. Su di esso abbiamo un potere illimitato, di vita e di morte.
Questa storia dell’allegria mi perseguita da sei mesi. Da quando cioè mia moglie ha confessato di essere incinta per la quarta volta (la prima gravidanza finì drammaticamente in gestosi). Quando abbiamo dato l’annuncio alle rispettive famiglie, giù pianti e commozione e congratulazioni e strette di mano e abbracci e tutta quella roba lì, insomma. E di che sesso è, e come lo chiamate, e saranno contenti gli altri figli. Sapete tutti di cosa sto parlando.
Tanto entusiasmo, mi chiedo, per un feto?! Ma come si fa? Ma la scienza non ha ancora insegnato niente a tutta questa gentaglia? Ma cosa sono tutti questi sentimentalismi? Lo sappiamo tutti che un feto non è ancora una persona, che lo si può sopprimere senza tanti scrupoli di coscienza! E’ un grumo di cellule, un pacchetto di carne, niente più. Se non fosse così, chi abortisce o procura l’aborto cos’è, un assassino?! Non scherziamo per favore.
Non ho comunicato questi miei profondi pensieri a chi si congratulava con me stringendomi la mano, per non scandalizzarlo. Più che urtarmi, mi facevano compassione tutte le smancerie di costoro. Forse questo loro atteggiamento è una triste conseguenza dell’umanesimo cristiano, con tutte quelle storie sul feto che ha già l’anima. Bè, se vogliono illudersi facciano pure. Io preferisco restare lucido, distaccato, rigidamente scientifico. Sì, aspetto che la scienza mi dia l’ok, mi dica quando sarà il momento giusto per commuovermi anch’io e per dire “ho un figlio”. So, per sentito dire, che la trasformazione magica da feto a figlio avverrà quando entrerà in campo l’autocoscienza, ma non sono ancora bene informato sulla data e l’ora precisa.
Intanto mia moglie ha cominciato a comprare le scarpine e perfino qualche giochetto da attaccare ad un’eventuale culla. La guardo con indifferenza e con un certo distacco, mentre mi ripeto: “tutto questo per un feto?”.
Ma c’è dell’altro. Mia moglie e i miei figli hanno anche cominciato a pensare al nome. Altra cretinata! Da quando hanno saputo, proprio oggi, che il feto è dotato di pisellino, hanno snocciolato una serie di nomi possibili da attribuirgli. Stupidi e non aggiornati! Che senso ha dare il nome ad un feto, se poi quel che conta non è il suo sesso ma il suo genere? Non conoscono le teorie del gender. Dovrò informarli. Io aspetterei a stabilire un nome. Aspettiamo che lo faccia lui, una volta che avrà deciso il proprio orientamento sessuale e quindi il gender di appartenenza.
Eh sì, compatitemi, voi che capite. Sono costretto a vivere in mezzo a dei barbari. L’umanità tutta, o nella sua stragrande maggioranza mi sembra barbara. Noi pochi eletti, noi che sappiamo, noi che siamo liberali e illuminati, noi non ci piegheremo davanti a questi trogloditi dell’età della pietra.
Non glielo dico, perché non mi capirebbero, mentre guardo la foto del mio feto senza nome, dal sesso definito e il genere ancora da decidere. Per favore, non fatemi gli auguri!
Gianluca Zappa
categoria: famiglia, antropologia, aborto, embrione













"Occorre aiutare con le leggi la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa". Lo ha chiesto il Papa, nell'udienza ai rappresentanti del Movimento per la vita, ricevuti a 30 anni dalla approvazione della legge 194 sull'aborto. "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e famiglie, ma ha aperto una ulteriore ferita nella società".



