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martedì, 17 giugno 2008

QUEL PUNTINO UN PO’ SFRANGIATO

E’ uscito un piccolo libro che credo meriti qualche attenzione.

L’autrice è Gabriella Martino, giornalista RAI, l’editore è Armando, nella collana testimonianze.

Il titolo: Quel puntino un po’ sfrangiato. Dialogo d’amore tra una madre ed una figlia speciale, ed è dedicato a Giorgio Mauro Schirripa, medico neuropsichiatra noto  e stimato non solo nella nostra Viterbo, scomparso nel 2006.

 Vale la pena leggerlo perché credo si inserisca, con un approccio complementare a quello tecnico-scientifico, nel contesto di una attualissima questione discussa a livello internazionale: la nuova valenza che sta assumendo in medicina ed in bio-politica il concetto di diagnosi, in particolare nel periodo prenatale della vita, ma anche in tutte le fasi successive dell’esistenza.

Didier Sicard, presidente del Comitato francese di Bioetica, solo per citare uno dei più autorevoli protagonisti della discussione, ha denunciato che la diagnosi prenatale sta diventando un fattore di eugenetica perché tende alla soppressione e non alla cura, e che la Francia costruisce passo dopo passo una politica sanitaria che flirta ogni giorno di più con l’eugenetica.

 La diagnosi, sintesi conclusiva di un processo intellettuale più o meno complesso, intuitivo e tecnico, comunque eminentemente medico, da premessa e preludio della cura, sempre più spesso si sta trasformando in un criterio di giudizio sulla qualità della vita del paziente, e da questo giudizio dipende non di rado il riconoscimento del diritto alla vita del paziente stesso.

Una diagnosi prenatale di disabilità (pure di modesta entità) è, anche nella nostra Italia, di per sé una indicazione all’aborto, ma anche il solo rischio di disabilità lo è: abortire feti con disabilità è considerata una forma di altruismo.

La disabilità, per ora la “grave” disabilità, nei Paesi Bassi può avviare le procedure per giungere all’eutanasia degli adulti e, da poche settimane, anche dei minori.

 Il libro racconta  l’esperienza di una madre, di una famiglia, che ha sentito pronunciare una diagnosi di disabilità per la terza figlia. Quella diagnosi è stata prima subita, vissuta tragicamente, poi pian piano accettata ed infine apprezzata, grazie alla constatazione che la ragazza poteva essere felice, che era felice. E’ la storia di una figlia accolta come un dono misterioso, che ha stravolto e ribaltato  attese e progetti dei genitori. Tutti i genitori investono la vita dei figli delle loro speranze.

E’ il racconto sofferto di una vicenda difficile che la famiglia ha attraversato conservando una vita ricca di opportunità e anche di privilegi.

E’ il ringraziamento alla figlia che ha protetto la sua famiglia dalla fatuità.

Per noi sono le ragioni dell’esperienza che si aggiungono a quelle della scienza, e grazie a queste e a quelle possiamo confermare che l’accoglienza, la tutela, la cura di ogni persona prescinde da arbitrari giudizi su ipotetiche qualità.  

Andrea

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categoria: famiglia, aborto, attualità, eugenetica, embrione, ideologia
lunedì, 12 maggio 2008

Papa: "Aborto svilisce valore vita"

"Occorre aiutare con le leggi la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa". Lo ha chiesto il Papa, nell'udienza ai rappresentanti del Movimento per la vita, ricevuti a 30 anni dalla approvazione della legge 194 sull'aborto. "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e famiglie, ma ha aperto una ulteriore ferita nella società".

"Guardando ai passati tre decenni e considerando l'attuale situazione - ha osservato Benedetto XVI - non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa".

"Certamente - ha ricordato il Papa - molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l'aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell'esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall'altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna".

Ma, ha osservato ancora Benedetto XVI, "diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l'impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l'esigenza dell'amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro".

E qui ha inserito l'appello alle Istituzioni a porre "di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l'attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa". "Occorre - ha sottolineato - aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno".

da TgCom

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categoria: cultura, chiesa, famiglia, religione, papa, diritti umani, aborto, attualità, società, cattolicesimo, eugenetica, embrione, ideologia
sabato, 09 febbraio 2008

LA FRODE DI ULISSE

 Sono andato a vedere quel kolossal musicale che è l'opera di mons. Marco Frisina sulla Divina Commedia (www.ladivinacommediaopera.it), allestita in un apposito teatro tenda nella zona di Tor Vergata a Roma e prossima a migrare, dopo il mese di febbraio, in altre città d'Italia. Consiglio vivamente a chi ci legge di non perdere questo spettacolo: è imponente per le scene, le soluzioni registiche, le coreografie; è coinvolgente per la forza delle musiche; è commovente per come rende con efficacia le straordinarie potenzialità del testo di Dante.

La Divina Commedia è veramente un miracolo: dentro quelle terzine ci siamo tutti noi, con le nostre paure e le nostre disperazioni, con il nostro inestirpabile desiderio di amore e perdono, con i nostri abbattimenti, i nostri slanci, la nostra grandezza e piccolezza di uomini.

L'opera di mons. Frisina, inoltre, permette di comprendere meglio soprattutto le grandi figure dei dannati infernali. Il loro è un modo perverso e tragicamente errato di intendere e cercare l'amore: Paolo e Francesca, Pier delle Vigne, il conte Ugolino gridano all'amore, ma non conoscono l'amore autentico, perché l'hanno rifiutato. Ed è per questo che il loro grido è ancor più struggente.

Ma chiudo qui con l'opera di mons. Frisina, non senza prima averlo ringraziato per avermi fatto comprendere finalmente la figura dell'Ulisse dantesco. E' la musica di Frisina che mi ha illuminato, guidandomi a quella che ritengo l'interpretazione più logica del celeberrimo canto XXVI dell'Inferno.

Per me l'Ulisse della Commedia era un vero e proprio problema. Mi sembrava che Dante mancasse di consequenzialità. Ulisse è punito in quanto consigliere fraudolento. Ma, come tutti sapete, questo suo peccato non è che accennato di sfuggita. Nel colloquio con Dante, il grande eroe greco si mette invece a parlare della sua ultima folle avventura: quel suo viaggio al di là delle Colonne d'Ercole, conclusosi tragicamente con il naufragio definitivo.

Dante ci ha lasciato dei versi immensi e immortali, quelli dell'orazion picciola che Ulisse fa al suo equipaggio, ai suoi amici, per motivarli ad affrontare il grande passo: "Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza" (Inf. XXVI, 118-120). Poche parole, che definiscono la grandezza dell'uomo, la consapevolezza di un grande destino, di una centralità nel Creato (è Dante uomo medievale a scrivere queste cose, e non si capisce perché dobbiamo continuare passivamente ad ingurgitare l'idea di un Medioevo che a tutto ciò era estraneo). Sono versi così veri e grandi, che hanno lasciato il segno nella storia della letteratura (basti pensare a come li cita Primo Levi in Se questo è un uomo).

Ma era appunto questo il mio rovello: se Ulisse è l'immagine dell'Uomo, se le sue parole le leggiamo come una glorificazione e un'esaltazione della grandezza dell'uomo, dove va a finire il peccato d'Ulisse? Dove va a finire la sua frode, l'inganno di cui si è macchiato?

Mi sembra che ci sia una sola spiegazione convincente, che unisce il racconto dell'ultimo viaggio di Ulisse alla pena che egli sconta. Ed è che quelle parole in realtà sono un atroce inganno. Sì, quella bellissima, quell'eccezionale, quella sublime orazion picciola è l'ultimo grande inganno di Ulisse. Egli usa tutta la sua arte, tutta la sua capacità di ingannare, tutto il suo carisma, per piegare la volontà recalcitrante del suo equipaggio, per spingerlo oltre i limiti fissati all'uomo. Il suo è un folle volo, e lui lo sa. Ma vuole farlo, ha deciso di farlo. E siccome non può farlo da solo, ha bisogno di portarsi dietro i suoi compagni.

Eccolo allora utilizzare dei nobilissimi argomenti e ingannare così i suoi uomini. Così tutto diventa coerente e Dante, attraverso questo episodio, ci presenta un Ulisse genio della frode, che non si arresta davanti a niente, neanche davanti alla propria possibile autodistruzione.

In tempi come i nostri l'Ulisse dantesco diventa allora estremamente attuale. Pensate a quanti scienziati ci sono oggi in giro pronti ad usare nobili argomenti, ad innalzare il genio dell'uomo che è sempre pronto a sfidare i limiti pur di giungere a violare l'inviolato. Immaginate, che so, un Veronesi motivare in questo modo i suoi giovani assistenti, in nome del progresso dell'Umanità e dei nuovi grandi scenari che si apriranno alle conquiste dell'uomo.

Quanto sangue è stato versato nella storia (soprattutto in quella più recente), a causa di uomini che sbandieravano ideali altissimi e intanto distruggevano gli altri e se stessi. Quanti dittatori abbiamo visto sorgere, capaci di infuocare gli animi con le loro orazioni e poi cadere vittime dei loro folli voli. In realtà erano solo degli ingannatori, dei fraudolenti.

Oggi si sta scherzando col fuoco, con l'embrione e col suo DNA, con quanto di più sacro l'umanità ha mai riconosciuto (le nostre "Colonne d'Ercole"!), ma molti vanno avanti proprio in nome del bene dell' umanità, forti di quel "fatti non foste a viver come bruti".

Sono parole convincenti, alte e sublimi, da premio Nobel, ma possono essere dette solo per mettere in atto un'autentica frode. Come quella di Ulisse.

Ed è come se Dante ci ammonisse ancora oggi: attenti, non date ascolto ai modermi ulissidi! Dietro le loro più belle intenzioni c'è solo un "folle volo"!

Gianluca Zappa

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categoria: musica, cultura, attualità, embrione
domenica, 09 dicembre 2007

BYE BYE DOLLY, gli embrioni non servono più

E' in corso la e-campagna " BYE BYE DOLLY, GLI EMBRIONI NON SERVONO PIU' ". Sostienila ANCHE TU

Da poche settimane è stata resa pubblica una scoperta “epocale” !
Il 17 novembre sul Daily Telegraph Ian Wilmut, il "padre" della pecora Dolly, ha annunciato al mondo di abbandonare la ricerca sulla clonazione degli embrioni umani, quella tecnica che lui stesso aveva lanciato proprio con la sua Dolly. Wilmut ha dichiarato che per la produzione di cellule staminali embrionali umane avrebbe seguito la tecnica utilizzata da un'equipe giapponese, più promettente e meno problematica.

La notizia ha fatto scalpore, e infatti dopo qualche giorno, su due diverse riviste scientifiche - Cell e Science - due differenti gruppi di scienziati hanno dichiarato di essere riusciti a ricavare cellule pluripotenti indotte (iPS, induced Pluripotent Stem Cell), cioè molto simili a quelle embrionali, facendo "ringiovanire" cellule della pelle, con una manipolazione genetica.

Viene quindi a mancare il motivo di creare embrioni umani clonati - copie di individui già nati - con la tecnica che ha fatto nascere Dolly, embrioni cioè che servivano per creare linee di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico di un individuo già nato. Sia chiaro: finora con quella tecnica non si è riusciti a creare neanche una cellula staminale embrionale umana, ma questo fatto è stato accuratamente censurato da tanti cosiddetti illustri scienziati, anche di casa nostra.

Non solo: non servono più neanche gli embrioni umani per la ricerca, in generale, anche con patrimonio genetico qualsiasi, grazie alla nuova tecnica. Quindi viene a cadere il problema dei cosiddetti "embrioni sovrannumerari", della "donazione" di qualsiasi embrione alla ricerca. Non servono più, perchè la nuova tecnica, anche se da mettere ancora a punto per un suo utilizzo routinario, è già sufficientemente sviluppata da far capire che potrà essere applicata.

Sarebbe saggio quindi sospendere la distruzione degli embrioni umani, per alcuni anni - una moratoria, insomma - in attesa del perfezionamento della nuova tecnica. Nel frattempo la ricerca sulle staminali embrionali umane - che comunque finora non ha prodotto nessun protocollo terapeutico sull'uomo, neppure a livello sperimentale - potrebbe continuare utilizzando le linee cellulari già esistenti.
E' quanto ha proposto Avvenire, con un editoriale di Eugenia Roccella.

In parlamento è stata presentata una mozione per la moratoria sulla distruzione degli embrioni (sia al Senato che alla Camera).
Ma anche associazioni di base (a partire da Scienza & Vita: , e poi il Forum delle Famiglie e l'Officina 2007 di Savino Pezzotta ) e singoli cittadini si stanno mobilitando, raccogliendo firme ed adesioni di singoli, enti, associazioni, movimenti e gruppi alla moratoria della distruzione degli embrioni umani. Dobbiamo sostenere l'iniziativa dei parlamentari - sia della maggioranza che dell'opposizione - che intanto sta arrivando al Parlamento Europeo.

E' semplice: basta scrivere ad Avvenire: lettere@avvenire.it , dichiarando di aderire alla richiesta di moratoria per la distruzione degli embrioni umani. Si possono anche raccogliere firme e spedirle via fax alla redazione del quotidiano (06 68823209), o per posta: redazione Avvenire, P.zza Carbonari 3, 20125 Milano.

SamizdatOnLine

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mercoledì, 21 novembre 2007

LE RAGIONI DELLA SCIENZA E DELL’ETICA

Tornavo a casa in auto martedì 20 Novembre e mi sono sintonizzato sulle frequenze di Radio Radicale proprio al momento giusto per intercettare (alle 14,30) l’intervista ad un seccatissimo Prof. Demetrio Neri sul fatto più rilevante del giorno: la clamorosa retromarcia dello scienziato inglese Ian Wilmut (il padre della pecora Dolly) a proposito della clonazione e della sperimentazione sugli embrioni. Un vero choc.

Lo scienziato, docente all'Università di Edimburgo, in Scozia, non utilizzerà la licenza a clonare embrioni umani, concessagli dal governo britannico per la ricerca contro le malattie neuro-degenerative.

Si è detto infatti convinto, in un intervista al giornale The Daily Telegraph, ripresa da La Repubblica, che non sarà la clonazione, ma una diversa tecnica messa a punto in Giappone, dall'équipe del professor Shinya Yamanaka, ad offrire in un prossimo futuro reali prospettive di cura.

Si tratta di una tecnica per la quale le cellule staminali sono ricavate non dall’embrione, ma dal paziente stesso e ri-programmate al fine di dare origine a differenti linee perfettamente compatibili con l’ospite ed utili a curare un'ampia gamma di malattie.

Nel riportare la notizia, La Repubblica scrive: “La nuova tecnica (…) non prevede il ricorso agli embrioni umani”. La Repubblica ovvero presenta come “nuova” la soluzione cui lavora il team giapponese e tale sembrerà ai lettori del noto quotidiano romano, ma non certo a noi che già alcuni anni fa (in piena raccolta di firme per il Referendum contro la Legge 40) avevamo presentato e discusso analoghe prospettive.

 Anche nell'individuo adulto, infatti, si trovano cellule staminali in diversi distretti tessutali: nel midollo spinale, nell’epitelio seminifero della gonade, nella retina, negli epiteli, nel cervello…

Se le cellule staminali di questi distretti vengono isolate e opportunamente coltivate, è possibile aumentarne il numero e differenziarle nel tipo cellulare specifico del distretto tessutale da cui derivano, o anche trans-differenziarle ottenendo, ad esempio, cellule del sangue a partire dalle staminali del tessuto nervoso ed altro ancora...

Fantascienza? No, realistiche prospettive che potevano esser colte da chi si tenesse informato riguardo lo stato d’avanzamento delle ricerche.

Sapevamo infatti che il Prof. Angelo Vescovi aveva già ottenuto, per trans-differenziazione, cellule muscolari a partire da cellule neuronali. Una notizia tutt’altro che segreta, ma sostanzialmente censurata da una stampa faziosa e politicizzata.

Insomma, potevano arrivarci anche loro, quelli del Partito Radicale, quelli che la scienza “oh yes, oh yes”… ma non ci sono arrivati, perché davano retta solo ai Flamigni (che è ginecologo e di staminali non capisce molto) e ai guru del momento, come il coreano Hwang Woo Suk, arrestato in seguito alla pubblicazione di risultati falsi sull’esito delle sue ricerche.

Vescovi (pur non credente) di li a poco sarebbe divenuto il testimonial della campagna referendaria del comitato Scienza & Vita, mentre l’oncologo-tuttologo Veronesi e la poco informata soubrette Sabrina Ferilli lo sarebbero stati per il fronte opposto.

 Così, solo ora La Repubblica scopre che la nuova metodica: “apre nuovi scenari terapeutici” e che “patologie ora poco trattabili, quali l'Alzheimer, il Parkinson, l'infarto, il diabete e molte altre, potrebbero essere affrontate con maggior successo grazie alla sostituzione dei tessuti danneggiati”.

 Ma come, non ci avevano promesso, quattro anni fa, i medesimi risultati grazie alla clonazione terapeutica? Sentite come continua il quotidiano di Ezio Mauro: “La scelta di Wilmut (…) potrebbe segnare la fine della clonazione a scopi terapeutici, un campo di ricerca in cui negli ultimi anni sono state investite somme ingenti di denaro e che vede divisa, anche per le implicazioni etiche, la comunità scientifica”.

Ed ecco qui un altro scampolo di verità che affiora: a causa delle enormi risorse investite, senza esito alcuno, nella ricerca sulle staminali embrionali sono stati sottratti fondi a ricerche ben più promettenti.

Riporto due circostanze molto precise per chiarire il concetto.

 1) I due ricercatori Anthony Atala e Paolo De Coppi, che, primi al mondo, hanno trovato ed isolato cellule staminali embrionali dal liquido amniotico, hanno esplicitamente sottolineato il fatto di aver lavorato per sette anni tagliati fuori dai grossi flussi di finanziamento internazionale.

2) il Prof Angelo Vescovi che ha predisposto il primo protocollo per la cura della Sla (la malattia di cui è morto Luca Coscioni) si è dovuto fermare per la mancanza di fondi. Ha lanciato infatti un appello, nel corso di una trasmissione diretta da Maurizio Costanzo, per la raccolta di 200.000 euro da donatori privati. Pensate, solo 200.000 euro per far partire il primo protocollo terapeutico al mondo contro la Sla (impianto, con microaghi, di staminali cerebrali già in coltura a Terni…) e dal quale, già nei prossimi mesi, potrebbero trarre beneficio pazienti volontari con patologie in fase ormai avanzata o terminale!

 Ricordo che Vescovi per la realizzazione della “banca delle staminali” a Terni, presso l’Ospedale Santa Maria, si è dovuto avvalere di finanziatori locali come il Comune e la Diocesi di Terni.

Tutto ciò sottolinea la fondatezza delle nostre ragioni di allora e di oggi. Non erano infatti solo le ragioni dell’etica, erano e sono, anche le ragioni della vera scienza.

 

Stefano

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lunedì, 24 settembre 2007

LA VERA RICERCA ED I SUOI NEMICI

Da qualche anno a questa parte la ricerca scientifica orientata verso la cura di gravi malattie è diventato un tema politicamente appetibile con discutibili risultati. Nel periodo referendario gli esponenti radicali (ed i maggiori giornali del paese) annunciavano con sospetta sicumera essere a portata di mano incredibili opzioni terapeutiche contro le più svariate patologie degenerative ed addebitavano alla Chiesa Cattolica la responsabilità di una presunta arretratezza della ricerca nel nostro paese. Da veri sciacalli, addebitavano alla medesima istituzione anche la responsabilità della morte di malati affetti dalle suddette patologie.

Arrivò poi la stagione delle smentite. Rimbalzò sui principali media internazionali la notizia dell’arresto per truffa del guru del momento, il professore Woo Suk Hwang dell’Università di Seoul, per la pubblicazione sulla rivista Science di dati falsificati sull’esito delle sue ricerche sulle staminali embrionarie. Di li a poco un editoriale pubblicato dalla prestigiosa rivista medica Lancet faceva il punto sulla situazione ed indicava in un “decennio, e forse più” il tempo necessario per pensare ad una qualche terapia da staminali embrionarie che fosse insieme sicura ed efficace… Ma di questi rovesci solo poche righe era dato di leggere sulla faziosa stampa italiana.

Quel che però è rimasto nell’aria è questa idea infantile che da una certa parte (la loro) vi sia il progresso della scienza e della medicina e dall’altra (la nostra) solo un’ottusa ed ignorante arretratezza. Così quando il ministro Mussi ha fatto cadere la “minoranza di blocco” con il conseguente storno dei (pochi) finanziamenti italiani verso le ricerche europee implicanti la distruzione di embrioni, i media si sono uniti acriticamente al coro dei laudatores di questo atto d’arbitrio.

Ma i medesimi media si stanno dando da fare, in questi giorni, per tener nascosto un crescente malcontento negli ambienti scientifici a causa del ritardo (di molti mesi) con il quale è stato pubblicato il bando per il finanziamento dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, il principale alimento della ricerca scientifica italiana. Grave il danno che si è arrecato alla causa della scienza, chi lavora nell’ambito universitario conosce bene i drammatici problemi che un ritardo di questo genere comporta.

Meno della metà dei (già scarsi) fondi che erano stati promessi e con mesi di ritardo... Fondi peraltro da spartire con gli stessi ricercatori degli enti di ricerca, il che rende ancor più esiguo il budget disponibile per singolo progetto! “Questi soldi sono un'elemosina”, ha dichiarato Patrizio Dimitri, docente di genetica e biologia molecolare all'università La Sapienza di Roma, “una ricerca seria non è certo finanziata così”.

Mai in precedenza si era prodotta una situazione simile. Ma come, non avevano presentato un programma in cui si parlava di aumento dei fondi destinati alla ricerca? Il governo non aveva avuto il voto della senatrice Montalcini in cambio di ulteriori garanzie in tal senso? E non sono parte dell’attuale maggioranza i famosi Radicali, quelli che la scienza… oh yes, oh yes?

La verità è un’altra. I fondi per la ricerca non sono infiniti e si devono fare delle scelte. Inoltre alcune decisioni potrebbero esser prese non in base a criteri di probabile utilità ed efficacia, ma per il condizionamento dell’ideologia scientista che impone scelte astratte e trasgressive perché mira non a curare, ma a creare un costume nuovo nel paese.

Gli spunti di riflessione in tal senso sono in verità molteplici e per riassumerli lascio la parola ad Assuntina Morresi, docente di chimica all’università di Perugia, che su l’Avvenire del 19/09/07 ha scritto: “ricordiamo la solerzia con cui lo stesso ministro, appena insediato, in nome della ricerca scientifica si affrettò a far ritirare all'Italia il suo decisivo veto in sede europea ai finanziamenti comunitari per le ricerche sulle cellule embrionali umane, ricerche che finora non hanno portato ad alcun esito terapeutico verificabile. Sempre in nome della scienza molti hanno esultato alla notizia che in Gran Bretagna si potranno creare ibridi uomo-mucca per poter un giorno curare mali terribili, stracciandosi le vesti perché in Italia, invece, la ricerca sarebbe ferma al palo per i limiti imposti dalla legge 40. I fatti dicono tutt'altro: la tecnica della clonazione per trasferimento nucleare, quella con cui è nata la pecora Dolly e alla quale si vuole ricorrere per creare gli ibridi, è un autentico fallimento. Semplicemente non funziona. E se non ci sono risultati mischiando il patrimonio genetico di esseri della stessa specie (nella clonazione animale il successo è inferiore al 2%, e da quella umana non sono mai state ricavate staminali embrionali) difficilmente ne potremo ottenere mescolando geni di specie differenti. Lo conferma persino una fonte insospettabile: “La strada da percorrere non è questa” si può leggere infatti sul bimestrale Darwin, co-diretto da Gilberto Corbellini e patrocinato, tra l'altro, da Umberto Veronesi, Giulio Cossu ed Edoardo Boncinelli, tutti sostenitori della ricerca sugli embrioni umani...”
Le conseguenze di questo stato di cose ce le rappresenta il prof. Angelo Vescovi, docente di biologia molecolare a Milano ed in Australia, direttore del Brain Repair Center di Terni, il quale in questi giorni ha lanciato un accorato appello per il reperimento di fondi sostitutivi, essenziali per far partire la sperimentazione del protocollo terapeutico per la cura della Sclerosi laterale amiotrofica e della Sclerosi multipla, due patologie neuro-degenerative ancor oggi inarrestabili e letali. Una sfida che vede l'Italia all'avanguardia mondiale assoluta e che si è tuttavia arenata per la mancanza di fondi. Duecentomila euro (non milioni di euro…) che mancano all’appello per far partire l'attività di una banca delle staminali d’avanguardia che ormai è completa.

Chi ha promesso un contributo per ora è (udite, udite…) il Comune di Terni e la Conferenza Episcopale Italiana, altri aiuti sono venuti in questi anni da mons. Paglia, vescovo di Terni… Ma lasciamo la parola al prof. Vescovi:

Siamo pronti a mettere a punto un protocollo per l'impianto, attraverso microaghi, di cellule staminali cerebrali, già oggi in coltura, nella corteccia e nel midollo spinale di alcuni volontari, malati senza altra speranza di guarigione. In particolare, persone colpite da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Abbiamo fondati motivi, provenienti anche dalla ricerca su animali, per credere che l'innesto di cellule totipotenti sane potrebbe contribuire a fermare la degenerazione. Siamo ragionevolmente sicuri che tale intervento non sia comunque dannoso… Ma siamo in ritardo di anni. È uno dei frutti della drammatica situazione della ricerca scientifica in Italia. Il centro per le staminali cerebrali si poteva realizzare in tempi assai più stretti, mi sono però scontrato con miopia, gelosie e ostilità di accademici e istituzioni… All'inizio in pochi credevano nel progetto, qualcuno ha cercato di appropriarsene e altri l'hanno poi ostacolato per ragioni ideologiche, dato che io, in virtù di scelte etiche dalle quali non voglio prescindere, mi oppongo alla distruzione di embrioni umani… Domattina, sì proprio domattina, sarebbe possibile iniziare la procedura per la sperimentazione sulla Sclerosi laterale amiotrofica e la Sclerosi multipla …”.

Se non ricordo mala la Sla è stata la malattia di cui è morto il povero Luca Coscioni… Ebbene, dove sono andati i Radicali? Ad inseguire le chimere ad Howarts? Se davvero miravano alla cura dei malati, perché non si interessano di una ricerca che persegue la guarigione dalla malattia e non la distruzione dell’umano? Ma la domanda più importante ha un che di paradossale. Quand’è che in Italia avremo finalmente una ricerca autenticamente umanista e “laica”? Non gravata ovvero dai condizionamenti politico-ideologici del ministro Mussi e dai cascami nichilistico-trasgressivi della cultura radicale?

Attendiamo questo futuro, purtroppo ancora lontano da venire, ed intanto lanciamo anche qui un appello, ad aderire generosamente alla richiesta del prof. Vescovi. Le ricerche che non vogliono fare i politici ce le faremo da soli.

Il numero di conto corrente, intestato alla Onlus Neurothon per la ricerca sulle cellule staminali cerebrali, è il seguente:10146, Abi 05048, Cab 32620, Cin T.

 

Stefano

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venerdì, 14 settembre 2007

IL MISTERO DELL’ORIGINE DELLA VITA (parte 2)

La percezione di una difficoltà a spiegare l’origine della vita è andata crescendo negli ultimi anni mettendo in discussione la rassicurante chiarezza di schemi consolidati.

 In passato i ricercatori avevano creduto di avere in pugno la soluzione del problema dopo che Miller ed Urey, ed altri ancora, avevano ottenuto alcune molecole cosiddette “prebiotiche” in laboratorio, riproducendo condizioni ritenute confrontabili con quelle di una ipotetica atmosfera delle origini.

 Oggi quelle esperienze assomigliano più ad un vicolo cieco che ad un’autostrada: le molecole prodotte sono poche e limitate alle tipologie più semplici. E sebbene si sia gridato al miracolo, siamo in realtà lontanissimi da ogni possibile dimostrazione di sintesi spontanea di proteine ed acidi nucleici.

Non per nulla, dai medesimi ambienti che valutano trionfalmente le esperienze di Miller arrivano sospette aperture alle teorie del bombardamento del pianeta da parte di molecole organiche formatesi altrove. Scrive Piero Angela in proposito: “Sicuramente la Terra primordiale venne sottoposta a un intenso bombardamento, e le comete fecero la loro parte...”.

Non sono tuttavia solo le prospettive aperte dagli esperimenti di Miller ad esser poste in discussione, ma il concetto stesso di “brodo primordiale” quale chiave risolutiva del mistero delle origini. E’ evidente che imbattersi eventualmente in qualche mattone è ben diverso dall’aver costruito già le case.

 La vita non si definisce tanto dal numero o dalla tipologia delle molecole che vi concorrono quanto dal carattere “intelligente” dei meccanismi cui queste molecole danno luogo, rendendosi capaci di interagire per rispondere alle esigenze di auto-conservazione ed auto-replicazione di un organismo pur piccolo.

Parlando di aminoacidi, sebbene la sintesi proteica faccia ricorso a soli 20 tipi (i cosiddetti “proteici”) ne esistono in natura molti altri che non sono mai utilizzati a tale scopo (i cosiddetti “non proteici”).

Questi ultimi risultano anch’essi prodotti negli esperimenti e con rese non di rado superiori a quelle bassissime degli aminoacidi proteici. Come potrebbero meccanismi casuali “scegliere” senza errori da una miscela degli uni e degli altri? Ma c’è un ulteriore e sorprendente dettaglio: per ciascun aminoacido sono possibili due distinte modalità, differenti l’una dall’altra esattamente come sono differenti due immagini speculari, identificate come la forma L (levogira) e la forma D (destrogira).

Quando gli aminoacidi si costituissero spontaneamente entrambe le forme risulterebbero presenti in parti uguali nell’ipotetica miscela. Come mai invece, in natura, gli aminoacidi presentano lo stesso univoco verso? Tale uniformità stupisce perché appare “allo stesso tempo arbitraria e tuttavia completa” come osservava lucidamente Crick.

 Negli esseri viventi dovremmo poter trovare aminoacidi di entrambi i versi ed invece tutti quelli costitutivi tutte le proteine di tutti gli esseri viventi sono sempre e soltanto della forma L. Qual è il razionale di una simile circostanza?

Quali meccanismi, soprattutto, l’hanno resa possibile e conservata attraverso miliardi di anni? Arriviamo infine al problema della cellula, un microcosmo protetto, all’interno del quale proteine di tutte le forme e di tutte le funzioni (e tanti altri tipi di molecole) concorrono all’espletamento ordinato e continuo delle operazioni necessarie per tenere in vita la cellula medesima e consentirne la replicazione e la corretta trasmissione delle caratteristiche ereditarie.

Le proteine non si costruiscono da sole per aggregazione spontanea di aminoacidi (quando pure tutti i 20 necessari fossero effettivamente reperibili, nelle giuste proporzioni e nella medesima soluzione), ma si costruiscono sulla base di un progetto rigoroso le cui informazioni risultano conservate sotto forma di un codice impresso nella struttura stessa delle molecole più complesse che siano mai state studiate, gli acidi nucleici (RNA e DNA).

Questi ultimi sono a loro volta composti di lunghe (e talora lunghissime) sequenze di nucleotidi, con segmenti di catena capaci di sintetizzare (con l’ausilio di altre componenti cellulari) esattamente per i tipi proteici necessari all’espletamento delle funzioni cellulari. Inutile ricordare che gli acidi nucleici sono a loro volta regolati nelle loro funzioni dalle proteine medesime attraverso molteplici passaggi intermedi.

 All’interno della cellula (in maggior misura nelle cellule eucariotiche) esistono poi strutture in grado di realizzare il controllo delle condizioni ottimali all’interno della cellula medesima, inglobando sostanze dall’esterno, eliminando o degradando le componenti tossiche, producendo energia ecc. Di conseguenza arrivare “per caso” fino alla prima cellula, quella capace poi di generare tutte le altre, è una sfida assolutamente ardua.

Le suddette difficoltà hanno portato negli ultimi anni alla moltiplicazione delle teorie: dai fenomeni vulcanici sottomarini, ai sub-strati argillosi, allo spazio profondo…

Poco invece in termini di esperienze concrete. Tra queste ultime tuttavia, meritano di essere ricordate quelle di Allen J. Bard, spesso citate, il quale ricavava una miscela di aminoacidi utilizzando come catalizzatore il biossido di titanio platinato. In questo modo egli aveva ovviato alle difficoltà poste dalle più recenti acquisizioni sulle reali caratteristiche della atmosfera delle origini (un’atmosfera debolmente ossidante e non più riducente).

Tuttavia il biossido di titanio platinato è un catalizzatore sintetico, non presente in natura e nessuna delle sostanze naturali proposte in alternativa ha consentito di ottenere analoghi risultati. Ancora una volta un’esperienza contraddittoria e non conclusiva. Ma qualunque teoria si voglia proporre sull’origine della vita questa viene oggi a cozzare contro il problema del tempo a disposizione.

 Di recente sono state trovate in Groenlandia prove fossili che retrodatano la comparsa sul pianeta dei primi organismi addirittura a 3.8 miliardi di anni fa. Il nostro pianeta, come è noto, esiste da 4.6 miliardi di anni, avrebbe tuttavia mantenuto condizioni fortemente avverse allo sviluppo della vita (elevatissime temperature e consistenza fluida della crosta terrestre) per meno di 1 miliardo di anni.

Le prime rocce datano verosimilmente a 4,1 miliardi di anni fa. Tutte queste scoperte cancellano o riducono ad un soffio, forse neppure duecento milioni di anni, il tempo disponibile per arrivare dalla materia inorganica alla prima cellula. Solo un’esigua frazione del tempo su cui gli studiosi credevano di poter fare affidamento alcuni anni fa…

 L’ostacolo più severo alla teoria di una genesi casuale della vita mi sembra pertanto, in ultima analisi, di natura statistico-matematica: le poche centinaia di milioni di anni che separano la formazione della terra dalla comparsa delle alghe azzurre non sono sufficienti per ottenere neppure la sequenza corrispondente ad una sola proteina funzionale di medie dimensioni.

 La possibilità di ottenere, attraverso tentativi casuali, la tipica sequenza di aminoacidi di un singolo enzima di 200 aminoacidi è stata stimata da F. Prattico in 10^120, mentre per una singola cellula procariotica (il tipo più semplice) occorrerebbero addirittura 10^40.000 tentativi casuali...

Non sarebbe sufficiente l'intera storia dell'universo (13 miliardi di anni). Solo un caso particolarmente fortunato, un evento praticamente unico, potrebbe aver fatto apparire sul nostro pianeta la prima molecola capace di riprodursi.

 Anche Crick condivideva questo punto di vista. “Un uomo onesto, munito di tutte le conoscenze attuali, può solo affermare che per ora, in un certo senso, l'origine della vita appare quasi un miracolo tante sono le condizioni che debbono essere soddisfatte perché il meccanismo si metta in moto”.

Ma è chiaro che quando la scienza stessa arriva a parlare di un evento praticamente unico o di un quasi miracolo è la scienza stessa che finisce per suggerire, consapevolmente o no, di non escludere qualcosa che va oltre il puro ambito di ciò che può essere dimostrato e riprodotto in laboratorio.

(fine della II parte)

 

Stefano

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lunedì, 10 settembre 2007

CHIMERE-EMBRIONI

LE S-RAGIONI DI UN LAICO

Il titolo era promettente: "Il fondamentalismo spietato dei cosiddetti diritti umani". Il personaggio pure: Ugo Ruffolo, Ordinario di Diritto Civile nell'Università di Bologna. Mica una persona qualsiasi. L'argomento scottante: gli embrioni-chimera. Il giornale che ospitava l'articolo era "Libero", il cui direttore Vittorio Feltri si è schierato apertamente "a favore della scienza", contro le remore di coloro che temono la creazione di mostri.

Sta a vedere - ho pensato - che stavolta trovo finalmente il laico capace di convincermi,di darmi delle ragioni sensate, quanto meno di farmi capire il motivo per cui io mi debba vergognare di essere un "fondamentalista" quando si tratta di diritti dell'embrione.

Nel mio ultimo post avevo sostenuto che il pensiero laico non è affatto in grado di dirci quali criteri adottare per avere anche noi una bussola; noi moderni, intendo, che non possiamo o non dobbiamo più utilizzare bussole tradizionali, di tipo religioso. Ora, chi meglio di un Ordinario di Diritto Civile della prestigiosa Università di Bologna potrebbe toglierci dal guado?

Ed è con sommo interesse che sono andato a leggere quelle quattro colonne.

L'inizio era incoraggiante: "Se vogliamo rifiutare gli altrui fondamentalismi, non dobbiamo trascurare i nostri… Chiediamoci allora se e perché stanno tornando i processi di stregoneria contro le nuove frontiere della medicina, ora sempre più proiettata sull'uso terapeutico delle cellule staminali". Roba forte! Si tira fuori lo scheletro dall'armadio: inquisitori, stregoneria, caccia alle streghe…

Sì, ma ancora siamo all'introduzione. Andiamo avanti.

"Siamo sicuri che non sia l'apoteosi dei "diritti umani" (o meglio, un particolare modo di concepirli) il cavallo di Troia per alimentare o introdurre vecchi e nuovi fondamentalismi, soprattutto in bioetica?". La domanda sottintende questo ragionamento: attenti laici e gente tutta, quel furbo di Benedetto, col suo gruppo di scherani, vi fa credere che si sta battendo per i diritti della persona, financo quando è un embrione. In realtà è sempre il solito fondamentalista che tenta di imporre, con la sua morale religiosa, le manette alla scienza. Tuttavia qui siamo ancora a livello di critica del (supposto) pensiero altrui. Non è ancora quello che cerco.

Prima una sviolinatina alla cultura cristiano-giudaica e alla Chiesa cattolica, che secondo Ruffolo ha tra i suoi massimi meriti quello di essere all'origine dello Stato laico (però, che bravo, ci è arrivato!) e dunque della non coincidenza fra morale confessionale e Legge. Ma non c'è da star tranquilli: "Da tempo una nuova guerra santa viene combattuta in nome dell'Embrione e della Vita, per far rientrare l'uno fra gli esseri "umani" portatore dei corrispondenti "diritti", ed elevare l'altra a mostro sacro al quale sacrificare i Welby come i malati di Alzheimer guaribili dalle staminali-chimera".

Il mandante della nuova "guerra santa" suppongo che ovviamente sia sempre lui, l'attuale Capo della Chiesa cattolica, che vuole a tutti i costi imporre le ragioni della "Vita", e imporre la sacralità dell'embrione. Qui siamo alla denuncia, ma aspetto che il Ruffolo mi dica finalmente le sue ragioni. Sento che il momento è giunto, sento che il discorso è maturo. E infatti ecco il passo illuminante, che vi trascrivo quasi per intero, riservandomi solo la licenza delle sottolineature. Seguite con attenzione:

"Ma torniamo agli embrioni-chimera. Chi li studia e li utilizza si chiama Frankenstein o Galileo? E' immorale ciò che è "mostruoso". Ma tale secondo la (il nostro concetto di) natura o la (nostra) cultura? Già oggi il 61% degli inglesi approva come non innaturali le staminali-chimera terapeutiche. E d'altro canto sono ora cosa ovvia pratiche che sarebbero sembrate empie e innaturali un tempo, quali il trapianto da cadavere o le contaminazioni uomo-bestia nella produzione di insulina come nei trapianti sperimentali di cellule umane in cervelli e corpi di topo, che hanno consentito progressi… Non è dunque in questione la sovranità della scienza ma la ineluttabilità del progresso nelle conoscenze, e dunque di evoluzione della stessa "natura"Ci deve allora spaventare non preconcettamente il peccato, ma prammaticamente l'analisi costi-benefici… la norma deve allora scendere dal sacrée al civile: non demonizzare ma disciplinare l'uso delle tecniche e le precauzioni da imporrre…"

Mi scuso per la lunga citazione, ma ne valeva la pena. Cerchiamo di capire. Si inizia col puro relativismo (tutto è convenzione culturale, non c'è niente di sacro e di permanente, quello che non va bene oggi, domani diventa accettabile - il boomerang della pedofilia è sempre in agguato). Si passa a considerare determinante il risultato di un sondaggio (il famoso 61% degli inglesi… lo dicevamo, no? Non c'è più Dio, l'opinione pubblica detta legge); si divinizza la scienza, si idolatra "l'ineluttabilità del progresso nelle conoscenze"; la morale è ridotta ad una valutazione di "costi-benefici"; si può fare tutto, purchè sia regolato (veramente una regola presuppone sempre un criterio, del quale però non ci si dice niente).

Sono deluso. Non ho trovato una ragione valida. Ho trovato solo un inquietante relativismo e la cinica riduzione dell'uomo a merce. Sulla base di questi presupposti, nessun esperimento sull'uomo potrebbe essere a priori vietato. Regolamentato magari, ma vietato no.

E c'è poi una vera menzogna su cui si basa tutto questo s-ragionare: Ruffolo parla di cellule "staminali-chimera terapeutiche", ma questa è una vera chimera. Un sogno. Si sa che la ricerca sulle staminali embrionali è fallimentare. E invece si spacciano quelle staminali come "terapeutiche". Bugie allo stato puro. E poi forse avrete notato come in modo disinvolto si parla di "cellule umane in cervelli di topo", mettendole sullo stesso piano di un embrione, che non è una cellula, ma ben altro. Un'inaccettabile riduzione, che ricorda molto la "neolingua" di Orwell.

Ruffolo farebbe bene a lasciare in pace Galileo: la grande fede in Dio di quel grande scienziato cattolico non lo autorizza a credere che oggi si sarebbe messo a giocare con la vita dell'uomo, fosse anche con un bilancio in attivo di costi-benefici. Un conto è l'astronomia, un conto è l'essere umano. Galileo avrebbe provato un sacro orrore. Quello che Ruffolo cerca in tutti i modi di farci dimenticare.

Gianluca Zappa


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venerdì, 07 settembre 2007

CIO' CHE UN LAICO FANATICO NON VI DIRA' MAI

Bene, dall’Inghilterra abbiamo ricevuto la notizia che la manipolazione genetica procede a gonfie vele. Siamo arrivati alle chimere, a mettere insieme il patrimonio genetico dell’uomo e quello dell’animale. Tranquilli: queste nuove entità (come definirle? Esseri “prevalentemente” umani?), ci si dice, saranno soppresse entro 14 giorni dalla loro creazione e non saranno mai impiantate nell’utero di una donna.

Ci dovrebbero spiegare perché imporsi questo limite. Cioè, perché non andare fino in fondo, non andare più in là, non “coltivare” e far crescere questi esseri subumani e non impiantarli in utero per farne degli esseri ibridi di serie B, da utilizzare come riserva di organi. Già, perché autolimitarsi, se magari questi Beta (ci si consenta una citazione da Huxley), una volta nati, potrebbero servire a curare qualche grave malattia genetica?

Vorremmo una risposta chiara, per favore. La chiediamo a coloro che finora ci hanno solo saputo ripetere all’infinito una cosa: non è possibile adottare la morale tradizionale, quella religiosa, ed imporla a tutti, perfino alla scienza. Va bene, questo l’abbiamo capito. Ma non abbiamo ancor capito fin dove possiamo spingerci per costoro, o fin dove non lo possiamo, e perché mai. Cioè, non abbiamo capito quale bussola adottare, una volta che la vecchia bussola abbiamo deciso di buttarla alle ortiche.

La risposta, per ora, sembra essere una sola: ci si spinge fin dove l’opinione pubblica, la maggioranza, ritiene che sia lecito. E’ quanto accaduto in Inghilterra, dove la Hfea, una volta dato l’annuncio della nuova frontiera aperta alla ricerca scientifica, ha subito aggiunto che sulla base di un sondaggio il 60% degli inglesi si è dichiarato favorevole.

Cioè, noi valichiamo un limite sacro (in senso laico, sacro, in senso laicissimo), perché il sessantapercentodeglinglesi lo vuole. Capite? Siamo alla follia. Siamo alla pazzia pura, perché è evidente che il 60% della popolazione un domani potrebbe volere la legalizzazione della soppressione di un handicappato, o magari quella della pedofilia, o dell’incesto, o di qualsiasi turpe altra cosa che riuscite ad immaginare.

L’opinione pubblica, capite? Come se l’opinione pubblica nascesse spontaneamente, limpida e immacolata, e non fosse piuttosto indotta, inculcata, creata ad arte da chi ne ha il potere.

Ne parlavo con un amico schierato a destra, ma laico, e deciso sostenitore della propria laicità. Di fronte alla china pericolosa che è stata imboccata dalla nostra società (e che solo un cieco non riesce a vedere) gli chiedevo di darci una mano. E’ la preghiera che rivolgo ai laici: dateci un criterio, un punto di riferimento, una norma, una misura perché questa nostra umanità non ricada nella barbarie. Nessuna risposta chiara, come al solito. Il solito ritornello (sentito e risentito): lo stato non deve essere etico, cioè non deve sposare una morale religiosa. Va bene, ma allora? Allora, con una certa bella dose di cinismo, oggi si fa quello che l’opinione pubblica capisce e niente vieta che domani tutto cambi.

Per cui oggi in Inghilterra ci si affretta a dire che quegli embrioni ibridi saranno presto soppressi e giammai impiantati in utero, ma solo perché l’opinione pubblica non capirebbe e non gradirebbe. Un domani, però… perché no? Se l’opinione pubblica gradisce…

“Nulla è più vero, tutto è permesso”, aveva profetizzato il grande Nietzsche. La libertà di tutto come di nulla sarebbe il vantaggio del nostro tempo. Lo spiega benissimo il prof. Andrea Padovani, nel suo eloquente “La laicità al bivio”, contenuto in un’agile libretto pubblicato di recente da Il Cerchio, “Linfa antica per la nuova Europa”, e conclude che l’esito previsto da Nietzsche era proprio quello del crollo della morale, al cui posto rimane solo l’io voglio (la gente vuole, l’opinione pubblica vuole, la maggioranza vuole).

Non aspettatevi dunque da un laico fanatico che vi dia un criterio. E’ tempo sprecato. Saprà solo dirvi ciò che “non vuole”. La sua identità si definisce in negativo, non in positivo. Non può affermare, perché ha una paura tremenda, quella che faceva rilevare don Francesco Ventorino al Meeting di Rimini, citando Gianni Vattimo: è la paura che “se c’è una natura vera delle cose, c’è anche sempre un’autorità – il papa, il comitato centrale, lo scienziato oggettivo, ecc. – che la conosce meglio di me e che può impormela anche contro la mia volontà”.

Rispettiamo questa paura. Ci teniamo stretti gli embrioni chimera, e restiamo in attesa di più interessanti e stimolanti sviluppi.

Gianluca Zappa

 

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venerdì, 25 maggio 2007

ATTUALITA' DI HEMINGWAY

All'incirca un anno fa, una polemica singolare animò il mondo della cultura.  La pubblicazione in Germania di alcune lettere autografe, metteva sul banco degli imputati niente meno che Ernest Hemingway. Il quale, in quelle lettere, confessa candidamente di avere ucciso, durante la guerra civile spagnola, la bella cifra di 122 prigionieri tedeschi. Li chiama sprezzantemente "crauti" e si vanta di averli eliminati, quando erano inermi e disarmati, con colpi di pistola allo stomaco e alla testa, o con una fucilata alle spalle.

Una specie di divertente tiro al bersaglio, organizzato, però, non da un bieco criminale qualunque, ma da un prestigioso intellettuale, da una gloria della letteratura, da una bandiera della lotta contro la barbarie nazista. Da qui l'imbarazzo, lo scandalo, la polemica nel mondo della cultura.

Alla barbarie Hemingway aveva risposto con altrettanta sadica barbarie. Possibile?

Emanuele Severino, sul Corriere della Sera, spiegò che Hemingway credeva "che i valori supremi della tradizione occidentale fossero morti" e che uccidere gli uomini non violasse quindi alcuna legge inviolabile.

"Si tratta della persuasione - aggiungeva il filosofo - che gli esseri possano esser non essere, cioè nulla". Nichilismo puro, la religione del nulla, del nada. Che del resto è la posizione umana di Hemingway, come testimonia questo suo famoso rifacimento del Padre nostro: "Nostro nada che sei nel nada, nada sia il tuo nome, il tuo regno nada, tuo sia il nada nel nada come è nel nada. Dacci oggi il nostro nada come noi nada i nostri nada e non nada noi nel nada, ma liberaci dal nada, pues nada".

Se tutto è nulla, perché allora non giocare con dei "crauti" a tiro a segno?

Ma sarebbe farisaico prendercela troppo con Hemingway, noi che abbiamo fatto il callo a convivere con una cultura dominante che è nichilista. Noi che assistiamo inerti all'alleanza tra il relativismo etico e il nichilism