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mercoledì, 05 agosto 2009

LETTERA SEMISERIA SUL FIGLIO CHE ASPETTO

Adesso che l’ho visto posso dirvelo. Adesso che la sonda dell’ecografo lo ha cercato, lo ha trovato e me l’ha presentato (anche in modo tridimensionale) sullo screen del medico, posso confermare quello che mi sento dire da quasi sei mesi: aspetto un feto.

Ora ho le stampe e le misurazioni. Il referto dell’ecografista mi dice che trattasi di “un feto unico dotato di attività cardiaca i cui parametri biometrici risultano regolari per l’età gestazionale”, e poi continua elencando la situazione dei singoli organi ecograficamente evidenziabili. Dati di “anatomia fetale in generale”.

Ho preso il referto e me ne sono tornato a casa. Tra l’allegria inspiegabile di mia moglie e dei miei due figli. Che hanno da stare allegri? Si tratta di un feto, niente di più che un feto, un’appendice del corpo della madre, un “attributo”, un “coso” che non ha nessun diritto. Su di esso abbiamo un potere illimitato, di vita e di morte.

Questa storia dell’allegria mi perseguita da sei mesi. Da quando cioè mia moglie ha confessato di essere incinta per la quarta volta (la prima gravidanza finì drammaticamente in gestosi). Quando abbiamo dato l’annuncio alle rispettive famiglie, giù pianti e commozione e congratulazioni e strette di mano e abbracci e tutta quella roba lì, insomma. E di che sesso è, e come lo chiamate, e saranno contenti gli altri figli. Sapete tutti di cosa sto parlando.

Tanto entusiasmo, mi chiedo, per un feto?! Ma come si fa? Ma la scienza non ha ancora insegnato niente a tutta questa gentaglia? Ma cosa sono tutti questi sentimentalismi? Lo sappiamo tutti che un feto non è ancora una persona, che lo si può sopprimere senza tanti scrupoli di coscienza! E’ un grumo di cellule, un pacchetto di carne, niente più. Se non fosse così, chi abortisce o procura l’aborto cos’è, un assassino?! Non scherziamo per favore.

Non ho comunicato questi miei profondi pensieri a chi si congratulava con me stringendomi la mano, per non scandalizzarlo. Più che urtarmi, mi facevano compassione tutte le smancerie di costoro. Forse questo loro atteggiamento è una triste conseguenza dell’umanesimo cristiano, con tutte quelle storie sul feto che ha già l’anima. Bè, se vogliono illudersi facciano pure. Io preferisco restare lucido, distaccato, rigidamente scientifico. Sì, aspetto che la scienza mi dia l’ok, mi dica quando sarà il momento giusto per commuovermi anch’io e per dire “ho un figlio”. So, per sentito dire, che la trasformazione magica da feto a figlio avverrà quando entrerà in campo l’autocoscienza, ma non sono ancora bene informato sulla data e l’ora precisa.

Intanto mia moglie ha cominciato a comprare le scarpine e perfino qualche giochetto da attaccare ad un’eventuale culla. La guardo con indifferenza e con un certo distacco, mentre mi ripeto: “tutto questo per un feto?”.

Ma c’è dell’altro. Mia moglie e i miei figli hanno anche cominciato a pensare al nome. Altra cretinata! Da quando hanno saputo, proprio oggi, che il feto è dotato di pisellino, hanno snocciolato una serie di nomi possibili da attribuirgli. Stupidi e non aggiornati! Che senso ha dare il nome ad un feto, se poi quel che conta non è il suo sesso ma il suo genere? Non conoscono le teorie del gender. Dovrò informarli. Io aspetterei a stabilire un nome. Aspettiamo che lo faccia lui, una volta che avrà deciso il proprio orientamento sessuale e quindi il gender di appartenenza.

Eh sì, compatitemi, voi che capite. Sono costretto a vivere in mezzo a dei barbari. L’umanità tutta, o nella sua stragrande maggioranza mi sembra barbara. Noi pochi eletti, noi che sappiamo, noi che siamo liberali e illuminati, noi non ci piegheremo davanti a questi trogloditi dell’età della pietra.

Non glielo dico, perché non mi capirebbero, mentre guardo la foto del mio feto senza nome, dal sesso definito e il genere ancora da decidere. Per favore, non fatemi gli auguri!

Gianluca Zappa

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categoria: famiglia, antropologia, aborto, embrione
mercoledì, 24 giugno 2009

IMBARAZZI CATTOLICI

Lui si chiama Maria Josè Rico Llorca e vive ad Alicante, ridente località di villeggiatura sul Mediterraneo valenciano. E’ azionista di controllo della Rainbow Tourism (TurismoArcobaleno), un’agenzia “gay-friendly” che, grazie ad una joint-venture con l’Istituto Bernabeu, nota clinica di inseminazione, promette “sole, mare e fecondazione artificiale per coppie di lesbiche”. Insomma, la lesbica va, si gode la vacanza, e torna col pancione. Un business che guarda soprattutto al mercato italiano, dove le norme in materia sono molto più restrittive che in Spagna.

Lui, Maria Josè Rico Llorca, non è uno qualsiasi. E’ stato assessore al Turismo nelle file dei Popolari, il partito “cattolico” spagnolo. Oggi mercanteggia vendendo figli a coppie omosessuali.

In Italia abbiamo il caso di Silvio Berlusconi: corruttore e corrotto, pedopornografo, pidduista, mafioso, favoreggiatore della prostituzione, in perenne conflitto d’interessi e chi più ne ha più ne metta. Sempre al centro di inchieste più o meno cialtrone. Personaggio da gossip. Non proviene dalla sagrestia, né dalle fila del cattolicesimo politico italiano. Non è nemmeno completamente in regola con le leggi di Santa Romana Chiesa. Ma c’è una differenza: se in Italia c’è una Legge 40 che limita il far west della fecondazione assistita e riconosce i diritti dell’embrione, è grazie a lui; se in Italia si sta facendo una legge che eviterà il ripetersi di uccisioni barbare come quella di Eluana Englaro, lo si deve a lui; se in Italia da qualche anno c’è una legge che consente di destinare il 5 per mille a chi s’impegna nel sociale è perché lui se l’è inventata; se oggi non è a tema una legge sul matrimonio gay (sulla quale la cattolicissima Bindi aveva annunciato significative aperture) è perché quest’uomo riesce a tenere duro.

Questo personaggio così scomodo, ingombrante, secondo alcuni impresentabile, è l’unico capo di Stato ad aver difeso Papa Benedetto XVI dall’immonda campagna di stampa montata estrapolando una frase a proposito di Aids e preservativi. Laddove cattolici rinomati italiani, tedeschi, inglesi e spagnoli, prendevano prudentemente le distanze.

Domanda: meglio il popolare Llosa o Silvio Berlusconi? Meglio la cattolica Bindi o Berlusconi? Meglio il cattolico adulto Prodi (che fu capace di ironizzare perfino sulle guardie svizzere) o il figliodiputtana Berlusconi?

La domanda andrebbe girata a don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e a tutti quei cattolici (ce ne sono molti) che continuano a votare a sinistra senza tanti problemi di coscienza. Ma loro la risposta ce l’hanno: quel che conta supremamente in un uomo politico è la sua “credibilità”. Se un uomo politico è “pulito”, è “moralmente ineccepibile”, è “virtuoso”, insomma, ha le “mani pulite”, può pure firmare o proporre o sostenere una legge anticristiana, cioè antiumana (perché è lo stesso). Nessuno gli chiederà conto della sua attività politica e della cultura che attraverso quell’attività contribuisce a diffondere. E’ la tragica eredità che ci ha lasciato l’intellighenzia cattolica (soprattutto di Azione Cattolica e Fuci) degli anni Settanta.

Il caso di Llosa mi pare emblematico. Fatico sinceramente a capire come quest’uomo abbia potuto fare l’assessore per conto del Partito Popolare spagnolo. Spero che ne sia stato radiato, ma non ne sono certo. Come non sono certo che certi cattolici italiani arrivino a percepire la contraddizione e l’orrore di un politico cattolico che diventa manager di un’impresa di turismo procreativo per coppie lesbiche.

E’ divertente, in questi giorni, leggere alcune lettere al quotidiano Avvenire. Vi si trova il parere di cattolici evidentemente imbarazzati, spiazzati da questo premier che oggettivamente appare molto amico della Chiesa. E non sono contenti, perché odiano Berlusconi, non ne possono nemmeno sentire il nome e non riescono ad ammettere che in pochi anni i governi presieduti da quest’uomo hanno fatto molto di più che quarant’anni di Democrazia Cristiana. Sminuiscono questo contributo, dicono, per esempio, che la Chiesa non è un’agenzia di bioetica. Hanno ragione, ma il problema è che loro vorrebbero che fosse un’agenzia etica. Il cane si morde la coda.

La storia è piena di uomini moralmente a posto, che hanno sterminato l’umanità. Berlusconi non sarà moralmente a posto, ha molti difetti e dovrebbe sicuramente migliorare certi aspetti della sua immagine e del suo comportamento pubblico, ma non condivide l'ideologia di uno Llosa. E non è poco.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, chiesa, papa, diritti umani, attualità, berlusconi, omosessualità, embrione, morale, eluana
venerdì, 29 maggio 2009

EMBRIONARIE? SCURDAMMOCE ‘O PASSATO…

Nel recente periodo sono stati ottenuti importanti progressi nel campo della ricerca sulle cellule staminali. Alcune cellule staminali pluripotenti (Induced Pluripotent Stem Cells) sono state infatti ottenute per riprogrammazione da una cellula adulta, e ciò grazie ad una nuova tecnica che non prevede alcun utilizzo di virus. Questo passo in avanti è il frutto di una ricerca condotta da due team, uno dell'Università di Edimburgo e l'altro dell'Università di Toronto ed i dettagli dello studio sono stati pubblicati su Nature, nel numero di Marzo 2009.

Chi aveva aperto questa prospettiva era stato, nel 2007, il giovane ricercatore giapponese Shinya Yamanaka, il quale aveva utilizzato un virus quale “vettore” per introdurre all’interno del nucleo della cellula i geni necessari ad indurre la riprogrammazione. Era stato tuttavia lo stesso Yamanaka a preannunciare il successivo sviluppo: infatti, a chi gli obiettava riguardo la potenziale pericolosità del virus nel caso di un impianto delle cellule nei tessuti, aveva precisato di aver seguito questa strada unicamente per ragioni di rapidità, ma di non dubitare affatto della possibilità di introdurre i medesimi geni anche per altra via. Ed ecco che, a distanza di soli 2 anni, Nature ci fornisce piena conferma dell’attendibilità di quelle affermazioni.

Ma se torniamo ancora più indietro nel tempo, al 2005, troviamo che anche un altro pioniere della ricerca, il prof. Angelo Vescovi, aveva preannunciato i medesimi esiti.  Qualcuno ricorderà che Vescovi, un non-credente, aveva aderito a Scienza & Vita e si era speso in prima persona in difesa della Legge 40 col fine precipuo di scongiurare il rischio che i magri fondi per la ricerca fossero stornati a vantaggio dell’improduttiva carneficina degli embrioni. In quel medesimo periodo i laicisti nostrani (finti amici della scienza) davano invece credito alle ridicole promesse del veterinario coreano Hwang Woo Suk: il medesimo figuro che costringeva le giovani ricercatrici del suo team a “donare” centinaia di ovuli per la causa, il medesimo figuro uso a pubblicare risultati falsificati ad arte su riviste scientifiche compiacenti.

Ricordo bene come i radicali (in particolare Marco Cappato) e la stampa di sinistra celebrassero la discutibile figura di Woo Suk. Il sedicente scienziato coreano, mentore il noto ginecologo Carlo Flamigni, fu persino invitato in Italia e presentato all’opinione pubblica come il “padre della clonazione terapeutica”. In quel periodo non si esitò ad affermare che la linea di prudenza imboccata con la Legge 40 ci avrebbe privati, unico paese al mondo, delle miracolose cure prossime venture. Ma si superò il confine della decenza (e della faziosità ideologica) quando si sostenne che con la rinuncia a cannibalizzare gli embrioni ci si rendeva responsabili della morte del povero Luca Concioni! Qualche tempo dopo, tuttavia, apprendemmo che il “padre della clonazione terapeutica” era stato riconosciuto come uno spregiudicato truffatore ed era stato interdetto dall’insegnamento dalle autorità accademiche del suo paese ed arrestato.

Le cose sono andate come sono andate e le cellule embrionarie si sono dimostrate una strada impraticabile per prevedibili e concretissime ragioni: 1) la loro crescita incontrollata che porta al rapidissimo sviluppo di forme tumorali, oltretutto particolarmente aggressive; 2) il noto fenomeno del rigetto, dato che non si può sperare nella perfetta isto-compatibilità tra donatore (l’embrione suo malgrado) e ricevente.

Così, anche il maggiore esperto mondiale nel campo, Ian Wilmut, il “padre della pecora Dolly” abbandonava questa linea di ricerca ed anzi faceva appello al parlamento britannico perché si astenesse dal finanziare ulteriormente ricerche rivelatesi costose ed improduttive! I maggiori investitori privati cominciavano allora a dirottare le risorse nella direzione della cosiddetta “ricerca etica” (sulle staminali adulte e sulle cellule riprogrammate o “Ips”) e questo causava danni finanziari ingenti alle multinazionali del biotech che avevano puntato solo sugli embrioni. Ecco perché adesso, queste ultime, tentano di parare i danni spingendo per ottenere dai governi (in particolare da quello americano e da quelli della UE) quei fondi che non arrivano più dai privati. Denaro che serve loro soprattutto per non crollare in borsa. Denaro prelevato, naturalmente, dalle tasche dei contribuenti e sottratto ai filoni di ricerca dimostratisi più validi.

Questi sono i crudi fatti. Solo che il nostro è il paese della vecchia ed emblematica canzone napoletana che recita: “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato... scurdammoce ' o passato simm ' e Napule paisa!“, di conseguenza nessuno ammetterà mai l’errore di aver puntato con tale incredibile fervore ideologico sulla carta sbagliata, causando danni e ritardi alla ricerca ed alimentando attese miracolistiche nell’opinione pubblica e tra i familiari dei malati.

Dico questo perché mi è capitato di trovare notizie sui più recenti sviluppi delle Ips persino nei siti riconducibili alla galassia ateo-radicale. In una non tanto recente intervista a Yamanaka, ripresa sul sito di Radio Radicale, trovo un passaggio sorprendente. L’intervistatore chiede: “La scienza contemporanea ci ha a­bituati al suo desiderio caparbio di libertà assoluta, e pare (…) che la ricerca non possa a­vere limiti, tanto meno se etici. Ep­pure lei sta dimostrando il succes­so di una scienza attenta all’etica”. Ed il Dott. Shinya Yamanaka, che non è cattolico, risponde: “Io ho dimostrato ciò di cui sono sempre stato convinto, che i limiti (etici ndr) siano ostacoli che possono trasfor­marsi in risorse”.

Perché non meditano sulle interviste che loro stessi pubblicano? E dovrebbero avere almeno il coraggio intellettuale e morale di dirci che nel 2005 avevamo ragione!

Stefano

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categoria: referendum, eugenetica, embrione, legge 40, ideologia
venerdì, 22 maggio 2009

IL PIANO INCLINATO

Ogni volta che si discute di temi di particolare rilevanza etica, chi come noi si batte in difesa della vita non manca di segnalare alla parte avversa il pericolo del cosiddetto “piano inclinato”: il rischio ovvero che, ammesse alcune deroghe a grandi principi etici, la falla si allarghi al punto che quanto era stato inizialmente consentito solo a motivo di circostanze eccezionali, si trasformi infine in un’espressione di libertà che non ammette bilanciamenti di sorta. 

Ora, è un fatto che in alcuni paesi d’Europa si stiano facendo i passi appropriati (senza che l’opinione pubblica ne abbia una reale percezione) per inquadrare la procedura abortiva in un contesto culturale e giuridico che appare ben differente da quello del passato: non più l’aborto come “male minore”, giustificato ovvero nel contesto di un sia pur presunto conflitto di interesse, e dove l’interesse dell’adulto, a certe condizioni, finisce per prevalere su quello del bambino… ma l’aborto come “diritto soggettivo” fondato unicamente sul principio di autodeterminazione dell’adulto e non sottoposto a condizioni o limiti di sorta.

La tendenza a forzare il quadro culturale e normativo tradizionale offre alla nostra attenzione vicende una volta neppure lontanamente pensabili: è di questi giorni la notizia che in Svezia le autorità hanno stabilito la piena legalità dell’aborto selettivo basato sul mero criterio del genere. Una donna, già madre di due figlie, si era infatti sottoposta ad amniocentesi al fine di verificare il sesso del nascituro. Appreso che si trattava di una bambina e non di un maschietto, chiedeva ai sanitari dell’Ospedale Mälaren di interrompere la gravidanza.

I sanitari si sono allora rivolti per un parere in merito alla Commissione nazionale per la salute ed il welfare che, pochi giorni fa, ha risposto in senso favorevole alla richiesta della donna. In breve, la Commissione nazionale ha affermato che la richiesta formulata dalla donna debba essere accolta dato che l’aborto (consentito in Svezia fino alla diciottesima settimana) è da reputarsi “un diritto inalienabile” anche quando fosse motivato solo sulla base di “una preferenza di genere” espresso dalla richiedente.

Varrà la pena ricordare che in Svezia l’aborto è una “conquista sociale” fin dal lontano 1938, quando il paese intratteneva ottimi rapporti con la Germania nazista e varava una legislazione di tipo eugenetico affine a quella tedesca. In questo paese gli abitanti godono oggi di un elevato tenore di vita, e tuttavia, oltre il 25% delle gravidanze si conclude con un aborto procurato (dati dello Johnston’s Archivi), percentuale che cresce di anno in anno e che ha registrato un impressionante balzo in avanti del 17% a seguito dell’introduzione della cosiddetta “pillola del giorno dopo”, il farmaco che a detta degli esperti avrebbe dovuto abbattere il numero dei costosi aborti chirurgici. Colpisce anche il fatto che in Svezia l'educazione sessuale faccia parte integrante dei programmi scolastici fin dal lontano 1956. Dal 1992, infine, l’Organizzazione svedese per l’educazione sessuale (RFSU) dava inizio ad un’attività che prevedeva addirittura la “consegna rapida”, su semplice richiesta telefonica, dei preservativi al domicilio degli interessati!

Si conferma pertanto il dato della sostanziale inefficacia delle strategie di prevenzione basate unicamente sulla massiccia diffusione di contraccettivi e sul facile accesso all’interruzione della gravidanza. E’ quanto si evidenzia, del resto, anche nella ben più popolosa Gran Bretagna dove, negli ultimi anni, sono state varate drastiche misure di segno analogo cui ha fatto seguito la moltiplicazione degli aborti chirurgici, particolarmente tra le giovanissime.

Tutto questo aiuta a capire che nessuna prevenzione dell’aborto è in realtà possibile se non si ha il coraggio di definire l’aborto per quello che è: non un inesistente diritto (potere?) di vita o di morte sul concepito, ma un dramma da evitare perché ferisce la donna che lo pratica ed uccide un essere umano indifeso ed innocente. Questa sconcertante sentenza avvicina purtroppo la Svezia alla Cina comunista dove, come è noto, l’aborto falcia legalmente o illegalmente la vita di molte bambine solo perché bambine! Ed in questo strano paradosso trova ulteriore conferma il monito di Giovanni Paolo II per il quale “una democrazia senza valori scivola ben presto, subdolamente o meno, verso forme esplicite o implicite di totalitarismo”.

Il piano inclinato esiste, non è evidentemente una nostra invenzione.

Stefano

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categoria: diritti umani, aborto, embrione, ideologia
sabato, 04 aprile 2009

UNA SENTENZA DESTABILIZZANTE

La sentenza della Corte Costituzionale, relativa alla Legge 40, a mio parere è molto grave. Per un semplicissimo motivo: perché è destabilizzante. Ancora una volta assistiamo ad un’invasione di campo che scippa non solo al Parlamento (il quale la legge l’ha fatta), ma anche all’intera Nazione (che ha boicottato il Referendum che intendeva abrogare quella legge) il proprio potere.

E’ una sentenza che fa il paio con quella dei giudici del caso Englaro. Solo che stavolta la legge c’è. Allora che si fa? La si mutila di alcuni punti qualificanti. E’ vero che i pilastri della legge non sono stati intaccati, ma è altrettanto vero che l’intervento della Consulta ha avuto la conseguenza di creare un impianto legislativo che ora è diventato contraddittorio. E che quindi presterà il fianco a conflitti d’ogni genere, ad abusi, ad interpretazioni “creative”.

Spieghiamoci meglio. Dopo l’intervento della Corte la legge 40 è cambiata pochissimo. Restano in piedi, come spiegava ieri Avvenire, i suoi principi fondamentali:

-         la tutela degli interessi del concepito in posizione non subordinata rispetto a tutti gli altri soggetti coinvolti;

-         il divieto di procreazione assistita a carico di donne sole o dopo la morte del partner;

-         la proibizione di pratiche eterologhe;

-         il divieto di qualsiasi sperimentazione sugli embrioni;

-         il divieto di distruggere, clonare, selezionare a fini eugenetici, congelare e selezionare quanto al loro sesso gli embrioni;

-         la proibizione di riduzione embronaria di gravidanze plurime:

Tutto ciò resta in vigore e vuol dire che: il concepito è un soggetto di diritti fin da quando è allo stadio embrionale; non esistono solo i diritti della coppia che lo vuole, né vengono prima di ogni altra cosa; con l’embrione la tecnoscienza non può permettersi abusi e sperimentazioni selvagge, ma deve agire nel pieno rispetto e con tutta l’accortezza possibile.

Non è una legge confessionale e religiosa. I cattolici non la considerano un bene, quanto piuttosto un male minore. Quindi ogni accusa di dogmatismo religioso appare infondata. E’ piuttosto una legge fatta e approvata da rappresentanti del popolo che hanno agito secondo la propria coscienza e con un senso sacro, laicamente sacro, della vita umana. E’ ovvio che molti di quei parlamentari si siano ispirati, e lo facciano tutt’oggi, ai principi della morale cristiana. Ma è lecito avere delle proprie convinzioni morali o bisogna essere tutti appiattiti sul pensiero unico radical-laicista?

Detto questo, capiamo cosa ha combinato la sentenza della Consulta. Ha giudicato incostituzionale il comma 3 dell’art. 14, accusandolo di non prevedere la subordinazione del trasferimento degli embrioni in utero a una rigorosa tutela della salute della donna; inoltre ha rimosso la conclusione del comma 2 del medesimo articolo, che impediva la formazione in vitro di più di tre embrioni e prevedeva il dovere del medico di procedere “ad un unico contemporaneo impianto”.

E qui scattano tutte le contraddizioni di questa strampalata e grave sentenza. Perché se, in teoria, un medico potrebbe avvalersi della nuova possibilità di creare degli embrioni soprannumerari (più dei tre originariamente previsti), resta però il divieto di crioconservarli o sopprimerli o procedere alla selezione eugenetica.

Ma allora cosa cambia? “Un medico che domani crea tre embrioni – si chiede Assuntina Morresi (consulente del Ministero al Welfare) - che farà, visto che non può sopprimere o congelare nessuno? Li dovrà trasferire tutti e tre, esattamente come prima”.

Già, ma intanto la legge è stata stravolta, e mi sento di condividere il disorientamento  della ginecologa Eleonora Porcu, responsabile del Centro sterilità dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna: “Se si produce un numero di embrioni superiori al necessario, si avranno di nuovo embrioni soprannumerari. Che destino avranno? E noi operatori come dobbiamo comportarci tra due ingiunzioni contraddittorie?”.

Ecco perché questa sentenza è una vera e propria porcata. Non si demolisce la legge (apparentemente), ma la si erode dall’interno. Si apre un varco, rimuovendo quei mattoni che si potevano rimuovere. Aspettiamoci ora una stagione di conflitti, con medici che producono più embrioni e tornano a sopprimere i soprannumerari, senza che lo Stato (lento, impacciato, povero di risorse) riesca a fare i dovuti controlli. Aspettiamoci nuove pratiche invasive sulle donne e un nuovo commercio di ovociti, “donati” da delle povere disgraziate (soprattutto dell’Est europeo), che per una manciata di euro si fanno riempire di ormoni.

E questa sarebbe, secondo Fini, una sentenza che “rende giustizia alle donne”!

C’è da augurarsi che la politica faccia presto la sua parte per eliminare ogni possibile ambiguità e operare una radicale limitazione dei danni causati da questa sentenza.

Gianluca Zappa

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categoria: scienza, diritti umani, attualità, embrione, legge 40
lunedì, 09 marzo 2009

OBAMA PAGA IL CONTO ALLA LOBBY DELLA BIOTECNOLOGIA

L’idea che ci eravamo fatti di George Bush era quella di un triste oscurantista che voleva bloccare il progresso scientifico, in particolar modo la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Era l’immagine divulgata, tra gli altri, dallo stesso Obama, che accusava l’ex presidente di “rallentare le speranze di milioni di americani”, speranze evidentemente attaccate al chiodo dei prodigi promessi da quelle cellule.

A questa idea se ne aggiungeva un’altra: l’efferato George Bush aveva promulgato delle leggi ideologiche (così sono state presentate anche dai mezzi di disinformazione italiani), cioè fondate su una visione fondamentalista e religiosa, più che su un’obiettiva valutazione dei fattori in campo.

Ma adesso che Obama si appresta a firmare (dovrebbe farlo oggi) un ordine esecutivo per modificare la legislazione di Bush, il quadro generale della vicenda, così apparentemente netto e definito, comincia a fare acqua da tutte le parti. E chi ci fa una brutta, bruttissima figura, non è quel mostro di Bush, ma il nuovo presidente americano, bello, simpatico e abbronzato.

Per vari motivi che qui di seguito vado ad elencare.

Primo: come ha spiegato bene su Avvenire di ieri la nostra amica Assuntina Morresi, non è vero che Bush abbia impedito la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Non c’è mai stato alcun divieto in questo settore, in quanto i ricercatori americani potevano continuare ad utilizzare, per la loro libera ricerca, le linee cellulari prodotte fino all’agosto 2001, insomma, quelle già esistenti. Bush ha impedito, questo sì, di utilizzare i fondi federali per continuare a distruggere embrioni umani. Divieto che il buon Obama, invece, si affretta a modificare (e nel frattempo ha già rassegnato in finanziamenti pubblici alle Ong che favoriscono anche la diffusione dell’aborto).

Secondo: il buon Obama, l’I can della democrazia mondiale, oggi firmerà utilizzando la propria autorità di presidente, scavalcando completamente il Congresso, che invece solo qualche settimana fa aveva detto di voler consultare sull’argomento staminali. Una radicale inversione di rotta, che tanto democratica non pare.

Terzo: il buon Obama, che a ogni piè sospinto chiede agli americani di stare uniti per fronteggiare insieme la difficile battaglia della crisi economica, su questo tema specifico, dell’unità se ne frega altamente. La sua decisione creerà grosse spaccature, perché, com’è noto, la manipolazione e la distruzione di embrioni umani, anche se fatta per fini nobili (?) di ricerca scientifica, genera in moltissimi dei problemi morali. Sintetizzati in una nota dei vescovi americani: “una volta oltrepassata la fondamentale linea morale che ci impedisce di trattare gli esseri umani come meri oggetti di ricerca, non ci sarà più un punto di arresto”.

Quarto: last but non least, è proprio la scelta di Obama, non quella di Bush, ad apparire gravemente ideologica, perché, oltre ad essere immorale, non è giustificata dalle ultime scoperte di quella libera ricerca scientifica che dice di voler difendere. In campagna elettorale aveva promesso di utilizzare “le meraviglie della tecnologia per migliorare le cure sanitarie”. Com’è noto, Obama piace perché è tutto cuore e amore per le persone che soffrono. Peccato che non è con le cellule staminali embrionali che la gente guarisce. Quella su queste cellule è una “ricerca che non trova”. La linea vincente è invece quella del ricercatore giapponese Shynia Yamanaka, che è riuscito a far “tornare indietro” le cellule adulte, fino ad uno stadio simile a quello delle embrionali. Con il vantaggio di azzerare i problemi etici. Ne abbiamo sentito parlare proprio la scorsa settimana. In pratica, in un futuro che è già presente, le cellule staminali dell’embrione umano non serviranno proprio e la ricerca su di esse sarà del tutto superflua. Lo è già.

Ma allora perché Obama s’intestardisce a finanziare questa ricerca?

Quinto: non è nemmeno un problema di visione ideologica (che avrebbe una sua qualche dignità), ma, pare, di più bassa e squallida cucina. La lobby internazionale che vuole produrre staminali è passata all’incasso, dopo essere stata tra i principali supporters di Obama. La firma del presidente simpatico farà arrivare molti milioncini di dollari nelle casse di alcune aziende biotecnologiche californiane e della principale Università di quello Stato (finanziatrici della sua campagna elettorale).

Se è così, qui non si tratta più della libertà di ricerca scientifica e della volontà di dare realtà alle speranze di milioni di americani. Si tratta di ben altro. Ed è per questo che il buon Obama (che qualcuno già bolla col nomignolo di “presidente aborto”) non esce affatto bene da tutta questa imbarazzante vicenda.

Gianluca Zappa

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categoria: diritti umani, attualità, eugenetica, embrione, obama
sabato, 24 gennaio 2009

OBAMA, L'ALTRA FACCIA DEL MITO

La ragazza ha una maglietta viola (va di moda) con su la scritta bianca Obama. Anche lui va di moda, mi spiega, è un mito, un'icona. Tutto l'estabishment mediatico è con lui. Su di lui si riversano le speranze degli americani. Speranze vere, sogni, entusiasmi straordinari. Che sia davvero l'uomo della provvidenza?

Uno dei suoi primi atti è stata la chiusura della prigione di Guantanamo. Lì dentro c'erano personaggi molto pericolosi, come dimostra la vicenda di Abu Sayyaf, uscito dal carcere alla fine del 2007 e messosi subito ad organizzare attentati terroristici. Ma si sa, anche Guantanamo è diventata una specie di simbolo, e andava chiusa, in nome della tutela della dignità della persomna. Gran bel gesto, che alimenta le speranze.

Ma ecco la doccia fredda (da noi, del resto, già prevista). In un'America a corto di ossigeno, che richiede interventi immediati di fronte alle difficoltà effettive della società, ecco un'altra mossa che non è più solo simbolica, ma davvero impegnativa. Obama elimina la Mexico City Policy, che chiudeva il rubinetto dei finanziamenti federali  alle organizzazioni internazionali per la pianificazione familiare (che significa promozione della contraccezione e, soprattutto, dell'aborto all'estero). Un flusso di dollaroni arriveranno a queste lobby.

Insomma, l'America nega ai propri cittadini risorse economiche, per aiutare le donne africane ad abortire. In sintesi sta accadendo proprio questo.

Non solo. Si impegneranno altre consistenti risorse economiche per la sperimentazione che fa uso di cellule embrionali. Una ricerca che, com'è noto, oltre a porre gravissimi problemi etici, non va da nessuna parte: meglio le staminali adulte che quelle embrionali, se si vuole davvero risolvere il problema delle malattie genetiche.

Bene, questo è il rovescio della medaglia, l'altro aspetto inquietante del mito. Queste sono scelte ideologiche ed economiche: Obama paga i debiti alla sinistra radicale che l'ha eletto e fa gli interessi dei potentati economici.

Appresa ieri la notizia, pensavo stamani a questa contraddizione. Non riuscivo a mettere insieme questo battersi per i diritti umani, per la dignità umana, e il sostegno all'aborto e alle ricerche sull'embrione. C'è qualcosa che non va. Anche perchè se, a rigor di logica, a Guantanamo ci sono dei terroristi pericolosi, il bambino abortito non ha fatto male a nessuno.

Ci pensavo, poi ho letto l'intervista al Corriere di mons. Fisichella, il quale dice cose che sottoscrivo in pieno, che danno voce ai miei pensieri: "Quando ci si erge giustamente a paladini della dignità della persona, ci si aspetta che tale diritto sia esteso a tutti, senza discriminazioni nè contraddizioni profonde". Invece Obama ha apposto una firma a un decreto "che di fatto è un'ulteriore apertura all'aborto e quindi alla distruzione di esseri umani".

E' una contraddizione insanabile, una macchia sulla raggiante figura del personaggio. Un giorno annunciato da un mattino per niente bello. Non si può combattere il diritto di scelta di un individuo che vuole torturare un terrorista che ha ammazzato decine di persone e, allo stesso tempo, favorire (con sostanziosi e cospicui finanziamenti) il diritto di scelta di una madre ad eliminare il proprio figlio. Diritto di scelta, poi, molto relativo, perchè le povere donne africane non hanno diritto di scelta.

Questa è la politica della polvere di stelle, come la definisce mons. Fisichella, che si verifica quando ci sono in giro problemi veramente urgenti. "Allora si vanno a prendere altre cose che luccicano e soddisfano forse chi vive di ideologia. Solo che in concreto non portano ad alcun risultato, se non a nascondere i problemi veri".

Gianluca Zappa

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categoria: diritti umani, aborto, attualità, società, embrione
lunedì, 10 novembre 2008

SIMPATICO, BELLO E ABBRONZATO, MA...

Il nuovo presidente degli USA, Barak Obama, sarà pure simpatico, bello e abbronzato, secondo la ormai nota e carina definizione di Berlusconi; sarà pure quella specie di messia dipinto dalla sinistra italiana (che rosica molto per non essere al governo ora che c'è lui).

Per noi è un potenziale nemico dell'umanità. Potenziale, perché ancora non si sa bene cosa intenda fare in materia di questioni essenziali e non negoziabili, come aborto e manipolazione degli embrioni umani, quindi non è nemmeno giusto, almeno al momento, affibbiargli etichette affrettate e definitive. Però già circolano voci nel suo entourage che il neo presidente degli Stati Uniti rivedrà (e forse abolirà) le leggi di Bush che limitavano e osteggiavano le politiche di controllo delle nascite e di sperimentazione sugli embrioni.

Obama è stato molto accorto e abbottonato, durante la campagna elettorale, su questi temi. E' stato anche fortunato, perché la crisi economica gli ha dato la possibilità di non parlarne, dato che gli americani hanno ben altro a cui pensare di questi tempi. Ma questo non vuol dire che, in linea del resto con la storia dei democratici, non abbia delle idee ben precise in merito.

Vale la pena infatti di ricordare che l'amministrazione Bush è quella che a partire dal 2002 ha deciso di sospendere i finanziamenti all'UNFPA, l'agenzia per le questioni demografiche creata nel 1969 dalle Nazioni Unite, che nella sua storia ha la gravissima colpa, tra le altre, di aver coperto e non aver mai denunciato (anzi, di aver perfino sostenuto economicamente) la politica antinatalista cinese, la famigerata politica del "figlio unico", un gigantesca violazione dei diritti umani, e specialmente di quelli delle donne, cominciata nel lontano 1979.

Colin Powell, a nome dell'amministrazione Bush, denunciò l'UNPFA come complice di un appoggio internazionale alla Cina, che le ha consentito di procedere tranquillamente sulla strada degli aborti forzati. Bush ha quindi chiuso il rubinetto tanto all'UNFPA che all'IPPF, altra organizzazione non governativa, che ha attivamente sostenuto programmi coercitivi di controllo delle nascite in Corea, Nepal, Bangladesh, India, Sri Lanka, sostenendo il "diritto" alla sterilizzazione e all'aborto (!).

Se l'America di Clinton era solita dare a queste organizzazioni qualcosa come più di 30 milioni di euro da spendere per i loro programmi, l'America di Bush glieli toglieva (ma veniva prontamente rimpiazzata dalla nostra beneamata Unione Europea, che ne stanziava altrettanti).

Adesso che alla Casa Bianca andrà un amico di Clinton, è più che lecito ritenere che la lobby abortista, quella che propone l'aborto come controllo delle nascite, spacciandolo per un diritto, e l'eugenetica, riceverà nuova linfa. Se così sarà, Obama si candiderà ad essere un nemico dell'umanità, il finanziatore di una guerra ben più tragica e tremenda di quelle condotte da Bush (anche perché si tratta di due tipi di guerre che non sono nemmeno lontanamente paragonabili, che non sono qualitativamente paragonabili).

Staremo a vedere, saremo molto attenti alle mosse di Obama. Il neo presidente USA finora ha saputo nascondersi abbastanza bene su certi argomenti, ma credo che molto presto saremo in grado di verificare da quale parte sta, a quale programma politico ed ideologico fa riferimento.

Presto capiremo, insomma, se questo quarantenne simpatico, bello e abbronzato, simpatico e moderno, è davvero una brava persona o l'ennesimo strumento nelle mani di coloro che promuovono una sordida, bieca e terribile violazione dei diritti fondamentali dell'uomo.

Gianluca Zappa

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categoria: diritti umani, attualità, eugenetica, embrione
martedì, 17 giugno 2008

QUEL PUNTINO UN PO’ SFRANGIATO

E’ uscito un piccolo libro che credo meriti qualche attenzione.

L’autrice è Gabriella Martino, giornalista RAI, l’editore è Armando, nella collana testimonianze.

Il titolo: Quel puntino un po’ sfrangiato. Dialogo d’amore tra una madre ed una figlia speciale, ed è dedicato a Giorgio Mauro Schirripa, medico neuropsichiatra noto  e stimato non solo nella nostra Viterbo, scomparso nel 2006.

 Vale la pena leggerlo perché credo si inserisca, con un approccio complementare a quello tecnico-scientifico, nel contesto di una attualissima questione discussa a livello internazionale: la nuova valenza che sta assumendo in medicina ed in bio-politica il concetto di diagnosi, in particolare nel periodo prenatale della vita, ma anche in tutte le fasi successive dell’esistenza.

Didier Sicard, presidente del Comitato francese di Bioetica, solo per citare uno dei più autorevoli protagonisti della discussione, ha denunciato che la diagnosi prenatale sta diventando un fattore di eugenetica perché tende alla soppressione e non alla cura, e che la Francia costruisce passo dopo passo una politica sanitaria che flirta ogni giorno di più con l’eugenetica.

 La diagnosi, sintesi conclusiva di un processo intellettuale più o meno complesso, intuitivo e tecnico, comunque eminentemente medico, da premessa e preludio della cura, sempre più spesso si sta trasformando in un criterio di giudizio sulla qualità della vita del paziente, e da questo giudizio dipende non di rado il riconoscimento del diritto alla vita del paziente stesso.

Una diagnosi prenatale di disabilità (pure di modesta entità) è, anche nella nostra Italia, di per sé una indicazione all’aborto, ma anche il solo rischio di disabilità lo è: abortire feti con disabilità è considerata una forma di altruismo.

La disabilità, per ora la “grave” disabilità, nei Paesi Bassi può avviare le procedure per giungere all’eutanasia degli adulti e, da poche settimane, anche dei minori.

 Il libro racconta  l’esperienza di una madre, di una famiglia, che ha sentito pronunciare una diagnosi di disabilità per la terza figlia. Quella diagnosi è stata prima subita, vissuta tragicamente, poi pian piano accettata ed infine apprezzata, grazie alla constatazione che la ragazza poteva essere felice, che era felice. E’ la storia di una figlia accolta come un dono misterioso, che ha stravolto e ribaltato  attese e progetti dei genitori. Tutti i genitori investono la vita dei figli delle loro speranze.

E’ il racconto sofferto di una vicenda difficile che la famiglia ha attraversato conservando una vita ricca di opportunità e anche di privilegi.

E’ il ringraziamento alla figlia che ha protetto la sua famiglia dalla fatuità.

Per noi sono le ragioni dell’esperienza che si aggiungono a quelle della scienza, e grazie a queste e a quelle possiamo confermare che l’accoglienza, la tutela, la cura di ogni persona prescinde da arbitrari giudizi su ipotetiche qualità.  

Andrea

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categoria: famiglia, aborto, attualità, eugenetica, embrione, ideologia
lunedì, 12 maggio 2008

Papa: "Aborto svilisce valore vita"

"Occorre aiutare con le leggi la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa". Lo ha chiesto il Papa, nell'udienza ai rappresentanti del Movimento per la vita, ricevuti a 30 anni dalla approvazione della legge 194 sull'aborto. "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e famiglie, ma ha aperto una ulteriore ferita nella società".

"Guardando ai passati tre decenni e considerando l'attuale situazione - ha osservato Benedetto XVI - non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa".

"Certamente - ha ricordato il Papa - molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l'aborto. Se da una parte la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, non si stanca di ribadire che il valore sacro dell'esistenza di ogni uomo affonda le sue radici nel disegno del Creatore, dall'altra stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all'accoglienza della vita, e alla tutela dell'istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna".

Ma, ha osservato ancora Benedetto XVI, "diversi problemi continuano ad attanagliare la società odierna, impedendo di dare spazio al desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia per le condizioni sfavorevoli in cui vivono. La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l'impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli, sono alcuni degli impedimenti che sembrano soffocare l'esigenza dell'amore fecondo, mentre aprono le porte a un crescente senso di sfiducia nel futuro".

E qui ha inserito l'appello alle Istituzioni a porre "di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l'attenzione prioritaria alla famiglia, nel cui alveo la vita nasce e si sviluppa". "Occorre - ha sottolineato - aiutare con ogni strumento legislativo la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno".

da TgCom

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categoria: cultura, chiesa, famiglia, religione, papa, diritti umani, aborto, attualità, società, cattolicesimo, eugenetica, embrione, ideologia