LEGGE SUL FINE VITA: LA RIVINCITA DELL'ETICA
Chi nel mondo cattolico pensa che Berlusconi si stia comprando l’appoggio della gerarchia ecclesiastica con una certa politica sulle questioni etiche, o meglio, di bioetica, dimentica una cosa semplicissima, ma fondamentale: nell’ultima campagna elettorale Berlusconi non ha mai parlato di questo tipo di problemi, li ha completamente evitati, cosciente che nella società italiana (e le polemiche suscitate dal governo Prodi ne erano state la palese dimostrazione) su questi temi c’è una profonda divisione. Quindi, nessuna promessa, niente sbilanciamenti. Il futuro premier era apparso quasi cinico nel suo affermare che Forza Italia era un partito moralmente neutro.
Ma l’etica, messa fuori dalla porta, è rientrata fragorosamente dalla finestra. E in fondo è normale. Non si può evitare di chiedersi cosa è bene e cosa è male, specie quando la realtà stessa ti provoca ad un giudizio e a delle risposte, nonché a degli interventi. La vicenda di Eluana si è abbattuta come un ciclone su chi voleva svisare il discorso morale e ha spazzato via tutto quel tranquillo cinismo che voleva occuparsi solo di economia, rilancio, risanamento del sistema Italia.
Sì, l’etica tiene banco: il malessere di Fini, a mio modesto parere, aumenta di giorno in giorno non tanto perché il premier decide tutto lui o perché non c’è democrazia all’interno del PDL. Fini sa chi è Berlusconi e sono anni ed anni che ci convive. No. Il Presidente della Camera sta andando in fibrillazione perché è un laico con una visione della vita che con un eufemismo si potrebbe definire molto problematica e che si può riassumere con uno slogan: “l’unica certezza è che non c’è certezza”. Davanti alle gravi sfide che ci vengono dalla realtà (stati vegetativi, aborto e mentalità eugenetica sempre più diffusi, manipolazione degli embrioni e fecondazione artificiale, sfaldamento di ogni vincolo tra le persone), Fini risponde, come molti altri, che l’unica bussola non sono dei principi saldi (che non ha e che non riesce ad agganciare a nulla), ma quello che la gente riesce a fare. Non una condivisione sui principi, ma sulla pratica. Comanda la piazza. In pratica comandano le debolezze umane. E’ il solito ragionamento che fa la gente comune: “personalmente sono contro l’aborto, ma se una donna non ce la fa a garantire un futuro decente a suo figlio? E se il figlio nasce handicappato?”... Comanda la debolezza, comanda la paura.
Di Fini colpisce la continuità quasi ossessiva con cui interviene su questi argomenti. La sua definizione del DDL Calabrò sul fine vita come un testo “più da stato etico che da stato laico” è una condanna senza mezzi termini. L’ultima iniziativa è quella di chiedere che sia rispettata la libertà di coscienza al momento della prossima votazione, libertà che nessuno, per la verità, sembra mai aver messo in dubbio. Per inciso, anche il PD è alle prese con gli stessi problemi, ora che l’on. Dorina Bianchi ha votato a favore di una commissione d’inchiesta sulla pillola Ru486. Etica e ancora etica. Per essa si può essere espulsi da un partito o si può anche mettere in crisi una coalizione di governo.
L’ideale sarebbe non parlare di queste cose, evitare che la politica si metta a decidere e che tutto venga lasciato alla sfera intima e personale della gente. Ma dopo il caso Eluana abbiamo potuto renderci conto di come se non decide la politica decide qualcun altro. Chi ha utilizzato la vicenda della povera ragazza come un grimaldello per i propri scopi ideologici, ha fatto un grave errore di valutazione. La morte procurata di Eluana (non chiamiamola omicidio sennò qualcuno si offende, ma non si può evitare di constatare come la ragazza è sopravvissuta per anni alla sua malattia ed è invece rapidamente crollata quando è stata trasferita in una ormai famosa clinica), quella sentenza di morte decisa dai giudici, ha palesato lo spaventoso vuoto normativo su questa materia. E finalmente la politica si è data una mossa. Il caso di Eluana ha creato un punto di non ritorno.
Strana Italia! Prima tutti a rimproverare i politici di non avere mai legiferato in materia. Ora che si sta legiferando, ecco chi fa marcia indietro. Come i venti deputati che hanno scritto a Berlusconi chiedendogli di “cambiare strada, non fare una legge che costringa i parlamentari e gli italiani a scontrarsi su ciò che più li divide”. Un modo per lavarsi le mani ancora una volta, fin quando un nuovo caso Eluana non dividerà ancora gli italiani e i parlamentari come è già capitato. Si chiede, nella stessa lettera, il “riconoscimento dei limiti del legislatore e della sua incapacità di ordinare la complessità delle relazioni terapeutiche e di stabilire una disciplina più giusta”. Benissimo, ma il problema è che sono stati i giudici a non riconoscere i propri limiti e le proprie incapacità, nel momento in cui emettevano la loro sentenza di morte. E allora come la mettiamo?
Lino Duilio del PD ha detto che “Il ricorso alla legge quale strumento per disciplinare un momento così importante e così peculiare della vita qual è quello della sua fine, costituisce la spia di una pretesa velleitaria, frutto di razionalismo e illuminismo”. D’accordo. Ma il problema è: come evitare che questo razionalismo illuminista s’impossessi di un giudice?
Vorrebbero quella che definiscono una soft-law. Anch’io pensavo, un tempo, che la cosa migliore era non legiferare in materia o dare solo delle vaghe indicazioni. Poi sono arrivate le sentenze dei giudici e quella specie di condanna a morte. Ora non è più possibile. L’etica si è presa la sua rivincita.
Gianluca Zappa
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