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giovedì, 24 settembre 2009

LEGGE SUL FINE VITA: LA RIVINCITA DELL'ETICA

Chi nel mondo cattolico pensa che Berlusconi si stia comprando l’appoggio della gerarchia ecclesiastica con una certa politica sulle questioni etiche, o meglio, di bioetica, dimentica una cosa semplicissima, ma fondamentale: nell’ultima campagna elettorale Berlusconi non ha mai parlato di questo tipo di problemi, li ha completamente evitati, cosciente che nella società italiana (e le polemiche suscitate dal governo Prodi ne erano state la palese dimostrazione) su questi temi c’è una profonda divisione. Quindi, nessuna promessa, niente sbilanciamenti. Il futuro premier era apparso quasi cinico nel suo affermare che Forza Italia era un partito moralmente neutro.

Ma l’etica, messa fuori dalla porta, è rientrata fragorosamente dalla finestra. E in fondo è normale. Non si può evitare di chiedersi cosa è bene e cosa è male, specie quando la realtà stessa ti provoca ad un giudizio e a delle risposte, nonché a degli interventi. La vicenda di Eluana si è abbattuta come un ciclone su chi voleva svisare il discorso morale e ha spazzato via tutto quel tranquillo cinismo che voleva occuparsi solo di economia, rilancio, risanamento del sistema Italia.

Sì, l’etica tiene banco: il malessere di Fini, a mio modesto parere, aumenta di giorno in giorno non tanto perché il premier decide tutto lui o perché non c’è democrazia all’interno del PDL. Fini sa chi è Berlusconi e sono anni ed anni che ci convive. No. Il Presidente della Camera sta andando in fibrillazione perché è un laico con una visione della vita che con un eufemismo si potrebbe definire molto problematica e che si può riassumere con uno slogan: “l’unica certezza è che non c’è certezza”. Davanti alle gravi sfide che ci vengono dalla realtà (stati vegetativi, aborto e mentalità eugenetica sempre più diffusi, manipolazione degli embrioni e fecondazione artificiale, sfaldamento di ogni vincolo tra le persone), Fini risponde, come molti altri, che l’unica bussola non sono dei principi saldi (che non ha e che non riesce ad agganciare a nulla), ma quello che la gente riesce a fare. Non una condivisione sui principi, ma sulla pratica. Comanda la piazza. In pratica comandano le debolezze umane. E’ il solito ragionamento che fa la gente comune: “personalmente sono contro l’aborto, ma se una donna non ce la fa a garantire un futuro decente a suo figlio? E se il figlio nasce handicappato?”... Comanda la debolezza, comanda la paura.

Di Fini colpisce la continuità quasi ossessiva con cui interviene su questi argomenti. La sua definizione del DDL Calabrò sul fine vita come un testo “più da stato etico che da stato laico” è una condanna senza mezzi termini. L’ultima iniziativa è quella di chiedere che sia rispettata la libertà di coscienza al momento della prossima votazione, libertà che nessuno, per la verità, sembra mai aver messo in dubbio. Per inciso, anche il PD è alle prese con gli stessi problemi, ora che l’on. Dorina Bianchi ha votato a favore di una commissione d’inchiesta sulla pillola Ru486. Etica e ancora etica. Per essa si può essere espulsi da un partito o si può anche mettere in crisi una coalizione di governo.

L’ideale sarebbe non parlare di queste cose, evitare che la politica si metta a decidere e che tutto venga lasciato alla sfera intima e personale della gente. Ma dopo il caso Eluana abbiamo potuto renderci conto di come se non decide la politica decide qualcun altro. Chi ha utilizzato la vicenda della povera ragazza come un grimaldello per i propri scopi ideologici, ha fatto un grave errore di valutazione. La morte procurata di Eluana (non chiamiamola omicidio sennò qualcuno si offende, ma non si può evitare di constatare come la ragazza è sopravvissuta per anni alla sua malattia ed è invece rapidamente crollata quando è stata trasferita in una ormai famosa clinica), quella sentenza di morte decisa dai giudici, ha palesato lo spaventoso vuoto normativo su questa materia. E finalmente la politica si è data una mossa. Il caso di Eluana ha creato un punto di non ritorno.

Strana Italia! Prima tutti a rimproverare i politici di non avere mai legiferato in materia. Ora che si sta legiferando, ecco chi fa marcia indietro. Come i venti deputati che hanno scritto a Berlusconi chiedendogli di “cambiare strada, non fare una legge che costringa i parlamentari e gli italiani a scontrarsi su ciò che più li divide”. Un modo per lavarsi le mani ancora una volta, fin quando un nuovo caso Eluana non dividerà ancora gli italiani e i parlamentari come è già capitato. Si chiede, nella stessa lettera, il “riconoscimento dei limiti del legislatore e della sua incapacità di ordinare la complessità delle relazioni terapeutiche e di stabilire una disciplina più giusta”. Benissimo, ma il problema è che sono stati i giudici a non riconoscere i propri limiti e le proprie incapacità, nel momento in cui emettevano la loro sentenza di morte. E allora come la mettiamo?

Lino Duilio del PD ha detto che “Il ricorso alla legge quale strumento per disciplinare un momento così importante e così peculiare della vita qual è quello della sua fine, costituisce la spia di una pretesa velleitaria, frutto di razionalismo e illuminismo”. D’accordo. Ma il problema è: come evitare che questo razionalismo illuminista s’impossessi di un giudice?

Vorrebbero quella che definiscono una soft-law. Anch’io pensavo, un tempo, che la cosa migliore era non legiferare in materia o dare solo delle vaghe indicazioni. Poi sono arrivate le sentenze dei giudici e quella specie di condanna a morte. Ora non è più possibile. L’etica si è presa la sua rivincita.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, laicismo, attualitĂ , berlusconi, eutanasia, eugenetica, morale, eluana
martedì, 15 settembre 2009

INTIMID-AZIONE

Pubblichiamo questo pezzo del nostro amico Berlicche, che denuncia il gravissimo attacco alla libertà di opinione che si sta mettendo in atto in questi giorni.

Era stato annunciato sui giornali, ora sono arrivate. Sto parlando delle denunce promesse dal padre di Eluana Englaro, qualche mese fa, nei confronti degli audaci che avevano osato parlare della morte della ragazza come di un omicidio legalizzato. In effetti un uso assolutamente sbagliato e strumentale dei termini: non si può chiamare "legalizzato" ciò che legale non è stato mai, ma voluto pervicacemente come un unicum inteso a fare male, a dividere, a colpire, a spezzare.

Il mio primo impeto alla notizia è stato di perplessità e rabbia. Come mai loro sì e io no? Ma ormai me ne sono fatta una ragione. Da qualche parte dovevano pur cominciare. Se la causa fosse vinta potrebbe diventare una specie di tassa sull'essere cristiano, sull'esempio della jizya, l'imposta pagata dai cristiani ai musulmani laddove vige la sharia. Oppure un po' come sacrificare all'Imperatore ai tempi dell'Impero Romano. Potevi astenerti dal farlo, ma sapevi come sarebbe andata a finire.

Un dubbio però mi sorge: come faranno i tanti sostenitori di papà Beppe a conciliare il sostegno datogli a suo tempo con quello elargito alla prossima manifestazione sulla libertà di stampa? A chi si rivolgeranno parlando di "regìa di intimidazione"? Mi aspetto doppi salti mortali verbali, se pure qualcuno oserà dir qualcosa. Magari del tipo che la vera stampa libera è solo quella con il bollino.

Staremo a vedere. I cattolici hanno una lunga esperienza sia ad essere perseguitati che ad abbracciare i loro persecutori. Perché ci è chiaro chi siamo: diffamatori, ed anche ladri, falsi, violenti, perversi ed assassini a nostra volta. Ma desiderosi di cambiare, perdonàti, e pure noi abbracciati, se solo lo vogliamo. Se solo lo vogliamo.

Berlicche  socio di  SamizdatOnLine

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categoria: diritti umani, attualitĂ , eutanasia, eluana, englaro
mercoledì, 24 giugno 2009

IMBARAZZI CATTOLICI

Lui si chiama Maria Josè Rico Llorca e vive ad Alicante, ridente località di villeggiatura sul Mediterraneo valenciano. E’ azionista di controllo della Rainbow Tourism (TurismoArcobaleno), un’agenzia “gay-friendly” che, grazie ad una joint-venture con l’Istituto Bernabeu, nota clinica di inseminazione, promette “sole, mare e fecondazione artificiale per coppie di lesbiche”. Insomma, la lesbica va, si gode la vacanza, e torna col pancione. Un business che guarda soprattutto al mercato italiano, dove le norme in materia sono molto più restrittive che in Spagna.

Lui, Maria Josè Rico Llorca, non è uno qualsiasi. E’ stato assessore al Turismo nelle file dei Popolari, il partito “cattolico” spagnolo. Oggi mercanteggia vendendo figli a coppie omosessuali.

In Italia abbiamo il caso di Silvio Berlusconi: corruttore e corrotto, pedopornografo, pidduista, mafioso, favoreggiatore della prostituzione, in perenne conflitto d’interessi e chi più ne ha più ne metta. Sempre al centro di inchieste più o meno cialtrone. Personaggio da gossip. Non proviene dalla sagrestia, né dalle fila del cattolicesimo politico italiano. Non è nemmeno completamente in regola con le leggi di Santa Romana Chiesa. Ma c’è una differenza: se in Italia c’è una Legge 40 che limita il far west della fecondazione assistita e riconosce i diritti dell’embrione, è grazie a lui; se in Italia si sta facendo una legge che eviterà il ripetersi di uccisioni barbare come quella di Eluana Englaro, lo si deve a lui; se in Italia da qualche anno c’è una legge che consente di destinare il 5 per mille a chi s’impegna nel sociale è perché lui se l’è inventata; se oggi non è a tema una legge sul matrimonio gay (sulla quale la cattolicissima Bindi aveva annunciato significative aperture) è perché quest’uomo riesce a tenere duro.

Questo personaggio così scomodo, ingombrante, secondo alcuni impresentabile, è l’unico capo di Stato ad aver difeso Papa Benedetto XVI dall’immonda campagna di stampa montata estrapolando una frase a proposito di Aids e preservativi. Laddove cattolici rinomati italiani, tedeschi, inglesi e spagnoli, prendevano prudentemente le distanze.

Domanda: meglio il popolare Llosa o Silvio Berlusconi? Meglio la cattolica Bindi o Berlusconi? Meglio il cattolico adulto Prodi (che fu capace di ironizzare perfino sulle guardie svizzere) o il figliodiputtana Berlusconi?

La domanda andrebbe girata a don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e a tutti quei cattolici (ce ne sono molti) che continuano a votare a sinistra senza tanti problemi di coscienza. Ma loro la risposta ce l’hanno: quel che conta supremamente in un uomo politico è la sua “credibilità”. Se un uomo politico è “pulito”, è “moralmente ineccepibile”, è “virtuoso”, insomma, ha le “mani pulite”, può pure firmare o proporre o sostenere una legge anticristiana, cioè antiumana (perché è lo stesso). Nessuno gli chiederà conto della sua attività politica e della cultura che attraverso quell’attività contribuisce a diffondere. E’ la tragica eredità che ci ha lasciato l’intellighenzia cattolica (soprattutto di Azione Cattolica e Fuci) degli anni Settanta.

Il caso di Llosa mi pare emblematico. Fatico sinceramente a capire come quest’uomo abbia potuto fare l’assessore per conto del Partito Popolare spagnolo. Spero che ne sia stato radiato, ma non ne sono certo. Come non sono certo che certi cattolici italiani arrivino a percepire la contraddizione e l’orrore di un politico cattolico che diventa manager di un’impresa di turismo procreativo per coppie lesbiche.

E’ divertente, in questi giorni, leggere alcune lettere al quotidiano Avvenire. Vi si trova il parere di cattolici evidentemente imbarazzati, spiazzati da questo premier che oggettivamente appare molto amico della Chiesa. E non sono contenti, perché odiano Berlusconi, non ne possono nemmeno sentire il nome e non riescono ad ammettere che in pochi anni i governi presieduti da quest’uomo hanno fatto molto di più che quarant’anni di Democrazia Cristiana. Sminuiscono questo contributo, dicono, per esempio, che la Chiesa non è un’agenzia di bioetica. Hanno ragione, ma il problema è che loro vorrebbero che fosse un’agenzia etica. Il cane si morde la coda.

La storia è piena di uomini moralmente a posto, che hanno sterminato l’umanità. Berlusconi non sarà moralmente a posto, ha molti difetti e dovrebbe sicuramente migliorare certi aspetti della sua immagine e del suo comportamento pubblico, ma non condivide l'ideologia di uno Llosa. E non è poco.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, chiesa, papa, diritti umani, attualitĂ , berlusconi, omosessualitĂ , embrione, morale, eluana
mercoledì, 25 marzo 2009

PERCHE' E' RAGIONEVOLE LA LEGGE CALABRO'

La dottoressa Rita Formisano è primario dell’Unità post-coma della Fondazione Irccs Santa Lucia di Roma. Da 25 anni si occupa della riabilitazione di pazienti in coma e in stato vegetativo. E’ evidentemente una delle persone che, nell’attuale dibattito concernente la legge sul fine vita, ha tutti i titoli per intervenire con competenza. I suoi rilievi vanno ascoltati e considerati con grande attenzione, se si vuole ragionare con obiettività.

In un intervento riportato dalla newsletter piùvoce.net, la dottoressa Formisano spiega cosa avviene quotidianamente a migliaia di pazienti in coma. Innanzitutto vengono rianimati e, se necessario, aiutati a respirare con un ventilatore meccanico; vengono idratati ed alimentati prima con delle flebo, quindi con l’alimentazione entrale attraverso un sondino naso gastrico. Questa è corretta assistenza, non “accanimento terapeutico”, come da certe parti si continua a sostenere. Ed è proprio in forza di tale corretta assistenza che la stragrande maggioranza di quei pazienti va incontro ad un ottimo recupero e si risveglia dopo pochi giorni o settimane. Le casistiche dicono che pazienti che restano in coma o in stato vegetativo fino anche a 3 mesi di durata (alimentati e idratati artificialmente), hanno 90 probabilità su 100 di ottenere un buon recupero o una disabilità moderata come esito finale. Solo l’1%, o anche meno, cadono in uno stato vegetativo cronico.

Questi i dati. Questa la vera e nuda realtà. Che evidentemente ha dimensioni molto diverse da quelle che sono percepite dalla mentalità comune, spaventata dal caso di Eluana.

Di fronte a questa realtà, ecco le gravi preoccupazioni della dottoressa Formisano. Il sondino naso gastrico, che, come abbiamo visto, è la vera ancora di salvezza per tutti quelli che finiscono in uno stato di coma o vegetativo, è fatto passare per una specie di strumento di tortura; chi, suggestionato dai media e nell’ignoranza più assoluta, rilascerebbe una dichiarazione a favore del trattamento di alimentazione forzata? “E cosa dovrebbero fare i nostri rianimatori – si chiede la dottoressa – di fronte ad un testamento biologico con rifiuto dell’alimentazione enterale anche in casi in cui ci sono ancora tutte le possibilità aperte di un buon recupero?”.

Ricordiamo che le domande e le perplessità provengono da una professionista che da un quarto di secolo si occupa di casi di questo genere, che sono, come dire, il suo pane quotidiano. La dottoressa parla a nome anche dei suoi colleghi, impegnati ogni giorno a salvare vite e non a praticare un “accanimento terapeutico”.

Si capisce, a questo punto, come sia del tutto fuorviante l’impostazione che è stata data al dibattito sul ddl Calabrò, proprio sul punto più controverso (sul quale il PD ha chiesto il voto segreto): l’obbligatorietà dell’alimentazione enterale. Ad un’analisi oggettiva dei fatti, risulta un assurdo fare appello all’autodeterminazione del singolo contro l’intervento dei medici, che salva e recupera alla vita più di 99 pazienti su cento. Sarebbe un andare contro il principio cardine riportato nell’art. 36 del Codice di deontologia medica: “il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti diretti a provocarne la morte”.

Né si può tacciare di incostituzionalità il ddl Calabrò (come ha fatto il sig. Englaro, il quale continua a perdere tutte le buone occasioni di starsene in silenzio): se la legge Calabrò fosse contraria alla Costituzione, lo dovrebbero essere anche il Codice deontologico e il comportamento quotidiano di migliaia di medici come la dottoressa Formisano.

Qui non è in gioco la libertà di rifiutare le cure, già tutelata e ampiamente garantita anche dal ddl Calabrò. Chi sostiene questo fa solo demagogia ed utilizza degli slogan per impressionare l’opinione pubblica ed ha un altro obiettivo, più radicale e dirompente: ribaltare i valori di fondo del nostro sistema giuridico-costituzionale. Come spiegava Alberto Gambino su Avvenire, “è possibile rifiutare una cura pur quando ne va della propria salute, ma non esiste un correlativo diritto a coinvolgere il medico per porre fine alla propria esistenza”.

Il sondino naso gastrico salva la gente ed è uno strumento indispensabile per tenere in vita delle persone che poi recuperano completamente. Che un “testamento biologico”, vergato magari senza nemmeno avere una precisa coscienza di causa, debba legare le mani a medici come la dottoressa Formisano, costringendoli ad assistere impotenti alla morte di una vita che potrebbe essere salvata, non è solo un’assurdità, ma un autentico regresso, un passo indietro per l’umanità.

L'autodeterminazione non deve diventare sinonimo di autodistruzione.

Ecco perché ci auguriamo che il ddl Calabrò venga approvato presto, con un testo preserva il diritto e la cultura della vita.

Gianluca Zappa

 

 

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categoria: politica, attualitĂ , eutanasia, testamento biologico, eluana, legge fine vita
giovedì, 26 febbraio 2009

L’EUTANASIA NON E’ LAICA…

Nel 1924, Adolf Hitler scrive nel Mein Kampf (La mia battaglia): “Se non c’è più forza per combattere per la propria salute, il diritto a vivere viene meno”. Nel 1931, nelle conversazioni condotte con Hermann Rauschning, presidente del Senato di Danzica, il leader dei nazional-socialisti afferma che “la pietà conosce una sola azione: lasciar morire i malati incurabili”. Quando nel 1933 Hitler sale finalmente al potere, il suo governo mette in atto una formidabile campagna propagandistica, con la diffusione di una gran quantità di opuscoli a carattere “scientifico”, volta ad ottenere il sostegno dell’opinione pubblica alle idee eutanasiche. Si sottolinea l’opportunità di porre fine ad esistenze ormai compromesse o non più pienamente umane, sia nell’interesse dei singoli (ponendo termine alle sofferenze dei malati e dei loro familiari), sia nell’interesse superiore dello stato e della scienza (abbattendo i costi sociali della disabilità per investire ogni risorsa disponibile a favore del “vero progresso del popolo tedesco”).

 

Il regime non trova particolari ostacoli ai “piani alti” della costruzione sociale, avendo già dalla sua buona parte della scienza dell’epoca (l’eugenetica aveva molto seguito negli ambienti scientifici degli anni ’30, non solo in Germania, ma anche in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America), ma si devono vincere le resistenze che si annidano ai “piani bassi”  legate per lo più al tradizionale retaggio cristiano del popolo tedesco. Si cerca pertanto di minare innanzitutto la credibilità dei leader religiosi presso il popolo (ed oltre 7.000 preti saranno portati davanti ai tribunali, per lo più con false accuse di omosessualità e pedofilia). Si tenta quindi di dare vita ad un programma propagandistico capace di toccare le corde profonde del sentimento popolare. Ecco perché ad un certo punto (dal 1935 in poi) si ricorre a quella che già Benito Mussolini, in Italia, aveva già definito “l’arma più forte”, ovvero al cinema. Saranno soprattutto i film propagandistici (cortometraggi e lungometraggi) a preparare l’opinione pubblica tedesca alla bontà morale e alla necessità sociale della cosiddetta “eutanasia”. Non saranno lesinati mezzi, e colpisce il sofisticato livello artistico di alcune di queste produzioni e l’incredibile attualità dei contenuti.

 

“Ich Klage an” (Io accuso) di Wolfgang Liebeneiner può essere considerato ancor oggi un film impressionante, girato indubbiamente con notevole maestria. Ispirato al romanzo “Sendung und Gewissen” (Missione e Coscienza) dello scrittore e medico Helmut Hunger, il film venne prodotto quando il programma mirato all’eliminazione dei disabili gravi era già stato avviato. Il fine era infatti quello di giustificare le misure già assunte e di mettere a tacere le critiche che (soprattutto in ambienti cattolici) si levavano ancora numerose. Il film narra la drammatica vicenda di una coppia, lui brillante medico e lei affermata pianista, legata da un profondo legame d’affetto. Dopo qualche anno felice, la donna manifesta i primi sintomi di una grave malattia progressiva, la sclerosi multipla. Le immagini sottolineano lo sconforto della giovane quando, a dispetto della notevole forza di volontà che la spinge comunque a suonare, si rende conto che le sue dita non sono più in grado di ricavare melodie dai tasti del pianoforte. Col tempo prende coscienza che non c’è modo di opporsi a questo procedere inesorabile della malattia e supplica il marito di porre fine “per amore” alla sua vita, risparmiandole così ineludibili sofferenze. Si tratta di una scelta molto difficile e l’uomo è combattuto interiormente, consapevole di violare (nel caso di un assenso alla richiesta della moglie) sia il proprio giuramento che la legge del proprio paese. Il medico sceglie di compiere quello che oggi molti definirebbero “un atto di disobbedienza civile”, assumendosi il rischio di esser chiamato a giustificare il proprio operato di fronte ad un tribunale. Processato per omicidio, verrà assolto dalla giuria che si interroga sulla domanda posta ai giudici dallo stesso accusato: “Vorreste voi, se invalidi, continuare a vegetare per sempre?”. Il film avrebbe avuto un’enorme successo, proiettato in tutte le sale cinematografiche del Reich, sarebbe stato visto da quasi 20 milioni di tedeschi.

 

In un clima culturale di questo tipo, abilmente orientato dai media e dagli scienziati di regime, il sentimento dell’opinione pubblica pian piano muta e cominciano ad arrivare all’attenzione delle massime autorità dello stato richieste che corrispondono in tutto e per tutto, per contenuto e formulazione, all’orientamento pro-eutanasico sostenuto dalla propaganda. Nel 1938, la Cancelleria del Führer riceve una richiesta di eutanasia, da parte dei familiari di un bambino di nome Knauer affetto da grave disabilità (la terminologia del tempo lo etichetta come “idiota”). Ciò che si chiede è che il Capo dello Stato conceda un assenso all’ “uccisione pietosa” del piccolo malato. Hitler, da sempre convinto assertore dell’eutanasia, vuole tuttavia essere prudente ed invia il suo medico di fiducia Karl Brandt presso la clinica dell'università di Lipsia per verificare, con i medici che già hanno in cura il bambino, se realmente si trovi in condizioni tali da giustificare il provvedimento richiesto. L’indagine ha esito positivo e la soppressione del disabile viene autorizzata.

 

Il 18 agosto 1939, esce un primo Decreto Ministeriale che stabilisce l’obbligo di denuncia “strettamente confidenziale” di eventuali neonati deformi. Con questo decreto si ordina a medici ed ostetrici di segnalare tutti i bambini sotto ai 3 anni affetti da specifiche condizioni patologiche ritenute invalidanti. Qualche tempo dopo, con lettera firmata di suo pugno il 1 settembre del 1939, Hitler autorizza Il Reichsleiter Philip Bouhler (il Capo della Cancelleria di Stato) ed il Dottor Karl Brandt “a conferire a singoli medici i poteri necessari affinchè ai pazienti giudicati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile fosse concessa una morte pietosa”. A supporto di questo programma viene creato un apposito ente statale dalla denominazione innocua: “Comitato per la registrazione scientifica di gravi disturbi ereditari”, cui non sono estranee finalità di ricerca scientifica sulle cause dei disturbi medesimi. La pretesa ragione “scientifica” dell’istituto sarà importante per vincere le resistenze interiori di molti medici a collaborare con il programma.

 

Come si vede, la soppressione dei disabili si impone in Germania a piccoli passi, e da pratica inizialmente “incoraggiata” dalla medicina di regime diventa infine una sorta di dovere civico preteso dallo stato. Il caso Knauer avrebbe fatto da apripista alla legge tedesca sull’eutanasia che, negli anni successivi, avrebbe consentito la soppressione di moltissimi bambini affetti da gravi disturbi fisici o mentali.

 

Chi dimentica la propria  storia è condannato a riviverla

 

Stefano

venerdì, 20 febbraio 2009

E ADESSO IL SIG. ENGLARO CI INSEGNA COS'E' LA BARBARIE

Aveva detto che aveva bisogno di silenzio e che si sarebbe chiuso nel silenzio. Invece, a poco più di una settimana dalla morte di sua figlia, eccolo già in prima linea a combattere la battaglia per l’eutanasia. Beppino Englaro, questa è la notizia, interverrà telefonicamente alla manifestazione indetta da Micromega contro la legge sul testamento biologico che sta per essere varata dal Governo. Parlerà, insomma, e pubblicamente, in modo pesante, spendendo la sua popolarità.

Interverrà a dire che questa legge è una “barbarie”. Chiederà, nel caso che venisse approvata, di ricorrere ai giudici della Corte Costituzionale (lui di giudici se ne intende) e, in seconda battuta, di ricorrere al popolo italiano con un referendum.

Faccia pure. Ci troverà schierati contro la sua voglia di morte, in nome di sua figlia Eluana, martire del partito dell’eutanasia.

Perché, adesso che il pathos della vicenda è evaporato, e adesso che il silenzio sulla vicenda è stato proprio violato da chi l’aveva tanto invocato, è ora di spiegarlo alla gente, all’opinione pubblica, chi sono gli amici di Englaro, quelli che in qualche modo hanno gestito la regia di questa battaglia durata anni e conquistatasi gli onori delle cronache.

E’ ora di svelare che molti dei suoi compagni di viaggio sono membri della Consulta di Bioetica, un’associazione nata nel 1989 e impegnatasi subito a sostenere la “liceità morale dell’eutanasia” quando si sia di fronte “a una persona che ne fa richiesta ripetutamente e senza incertezze, per evitare un’infermità inguaribile e una situazione degradante per la propria dignità”, come si legge in un documento risalente al 1993. Già tre anni prima la Consulta si presentava con la propria iniziativa della Carta di Autodeterminazione, in base alla quale ventilazione assistita, rianimazione cardiopolmonare, trasfusioni e alimentazione artificiale venivano equiparati tra loro e catalogati come “provvedimenti di sostegno vitale” da potersi rifiutare.

Questi sono gli “amici” che Englaro ha incontrato (sfortunatamente per sua figlia) nel 1995 e che l’hanno sostenuto, consigliato, indirizzato fino alla soppressione di Eluana. E’ lui stesso a citarli, nel libro Eluana, la libertà, la vita edito da Rizzoli. C’è Carlo Alberto Defanti, il neurologo che seguiva la ragazza, a quel tempo (ma guarda un po’!) presidente della Consulta; c’è l’avvocato Maria Cristina Morelli, quella che ha portato la “luce”, suggerendo ad Englaro il modo per vincere il contenzioso, che era quello di diventare il tutore della figlia; c’è il magistrato Amedeo Santosuosso, consigliere (arimaguarda un po’!) presso quella  Corte d’appello di Milano che ha emesso il decreto decisivo del luglio 2008; e Carlo Augusto Viano, un filosofo, che scrive saggi dai titoli eloquenti, come “Elogio dell’ateismo” (pubblicato nel 2006 su Micromega, proprio la rivista che ha organizzato la manifestazione durante la quale parlerà l’Englaro); c’è Maurizio Mori, attuale presidente della Consulta, impegnato contro “i fantasmi del vitalismo ippocratico e della sacralità della vita”, per la “libertà dall’oppressione della medicina”. Del direttivo della Consulta fa parte un personaggio significativo, Mario Riccio, l’anestesista che ha aiutato Welby a staccare il respiratore. E così il cerchio si chiude.

Questo è il bell’ambientino frequentato dal sig. Englaro; questo è il circoletto che si è stretto intorno alla povera Eluana. Tutta brava gente dalle idee molto chiare, per la quale l’unica “uscita” possibile era quella dell’eutanasia.

Insomma, va completamente rivista la figura di Beppino Englaro, apparso ai più come un poveraccio, solo e inerme col suo problema, in lotta contro lo Stato cattivo e disumano. Va inserita all’interno di un gruppo d’opinione determinato a raggiungere degli scopi dichiarati, con degli obiettivi sostenuti da una precisa filosofia, atea, agnostica e razionalista. Che lui ha condiviso.

Tutto questo va ribadito e messo in evidenza, perché la vicenda di Eluana sia giudicabile con una maggiore cognizione di causa. A partire da tali presupposti, allora, non fa specie che Englaro si giochi la faccia in una battaglia politica. Non fa specie che rompa il silenzio proprio lui, che invece negli ultimi giorni di sua figlia appariva affranto e desideroso di nascondersi al mondo.

Fa specie, invece, che proprio lui si permetta di utilizzare la parola “barbarie” dopo la barbara esecuzione di sua figlia. Perché mettiamoci bene in testa una cosa: se Eluana non fosse morta così velocemente (e ancora aspettiamo di sapere per quale motivo il suo quadro clinico si sia tanto rapidamente deteriorato, contro ogni previsione dello stesso Defanti che l’aveva in cura) avremmo assistito alla barbara agonia di un essere umano per fame e sete. Uno spettacolo orribile, rievocato giorni fa dal padre di Terry Schiavo, il quale ha assistito impotente al calvario di sua figlia. Ha visto quella donna raggrinzirsi, accartocciarsi, strabuzzare gli occhi, digrignare la bocca.

Tutto questo ci è stato risparmiato, per fortuna nostra, ma soprattutto dello stesso Englaro e dei suoi amici. Seguire per 15 giorni l’agonia di Eluana sarebbe stato un boomerang per coloro che sostengono che l’idratazione e la nutrizione si possono negare, se il soggetto lo vuole.

Negare il sondino a una persona significa condannarla ad una prolungata, terribile agonia. Non prendiamoci in giro: significa favorire pratiche eutanasiche, perché non si può stare lì inermi a veder morire una persona in quel modo.

Adesso Englaro rompe il silenzio ed entra nell’agone. Avrebbe fatto meglio a mantenere la promessa. A starsene zitto, in silenzio, da una parte.

Ma forse è meglio così. Se non altro, adesso tutto è più chiaro.

Gianluca Zappa

 

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categoria: diritti umani, attualitĂ , eutanasia, testamento biologico, eluana
sabato, 14 febbraio 2009

INDISPONIBILITA' DELLA VITA E PENSIERO LIBERALE

L'indisponibilità della vita, anche della propria, è un concetto che risale a Immanuel Kant ed è una conseguenza diretta dell'idea della speciale dignità della vita umana, un principio che pure l’illuminismo ha esaltato. E' in base a questo concetto che Kant condanna, ad esempio, il suicidio, l'aborto o la prostituzione... Così, solo per fare un esempio di attualità, a nessuno sarebbe concesso (in un sistema autenticamente liberale) di poter vendere un organo del proprio corpo, anche se questa decisione fosse il frutto di una sua personale convizione! Riguardo poi al caso attualissimo della rinuncia all’esistenza, per ragioni cosiddette d’amore o di pietà, Kant sosterrà il carattere contraddittorio di una tale scelta per la ragione che la vita è la condizione imprescindibile della possibilità di questo amore.

 

Come è pur noto, il padre dell’illuminismo non si farà mai sostenitore del concetto di autonomia assoluta dell’individuo, credendo invece dovere del singolo di conformare la propria volontà ad una “legge” offerta all’uomo dalla “ragion pratica”. Nella seconda formula dell’imperativo categorico Kant dirà: “agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona che in quella di ogni altro, sempre come fine e mai semplicemente come mezzo”. Pertanto, che una scelta non sia buona per il solo fatto che è libera è, in realtà, un concetto ben presente nei padri del pensiero liberale (Kant, Locke, Jefferson, Toqueville…) ed è, anzi, uno dei grandi principi a fondamento di un modello liberale di società (nell'accezione più ampia del termine). La Chiesa lo sosterrà, riconoscendolo conforme anche al proprio insegnamento.

 

E' vero tuttavia che con la "deriva dei liberalismi" alcuni principi andranno ad indebolirsi, perlomeno da Mill in poi… ma anche in tali sviluppi non verrà del tutto meno (come invece oggi accade) il principio della responsabilità nei confronti degli altri. Ad esempio, Mill, pur facendo da apripista all’affermazione di una concezione più utilitaristica di libertà, rigetterà il divorzio perché, a suo dire “il matrimonio ha posto dei terzi (i figli) in una posizione particolare, o li ha addirittura fatti esistere”. E’ quel principio di responsabilità, verso se e verso gli altri, che alcuni sedicenti “liberali” hanno oggi del tutto abbandonato. Per capire come questo sia potuto accadere basterà dare un’occhiata ai vistosi precedenti comunisti o fascisti di tante storie personali (Eugenio Scalfari ad esempio fu entrambe le cose…). In realtà dietro il loro concetto, sempre più riduttivo ed utilitaristico (quasi commerciale) di libertà, si cela ormai la spinta forsennata verso la completa reificazione dell'uomo.

 

Di questa battaglia i radicali, ed i loro amici dei salotti che contano (gruppo Espresso-Repubblica in primis), sono i sostenitori più spinti. Il caso Eluana si spiega all’interno di una strategia ben pianificata per far passare qualcosa nella giurisprudenza e nella cultura del paese che altrimenti avrebbe destato l’orrore ed il rigetto da parte della gente comune. Chi non ci volesse credere, vada a riascoltarsi il sorprendete intervento di Marco Pannella di domenica pomeriggio (08/02/09) a Radio Radicale, quando scopertamente calcolava le probabilità di successo e dettava la linea ai suoi! All'ideologia individualistico-radicale la sinistra (che un tempo era anch'essa una cultura di tipo solidarista...) ha purtroppo ceduto di schianto. E questo (secondo me) è uno dei problemi della nostra epoca. Forse perchè non è stata capace di rimpiazzare per tempo il Marxismo con qualche cosa di meglio, forse perché non era possibile far crescere su quel terreno un’autentica cultura liberale, o forse perché (bisognosa di una nuova legittimazione) ha dato eccessivo ascolto alle sirene dei salotti alto-borghesi che promettevano attenzione mediatica in cambio della disponibilità a sostenere le “storiche battaglie”.

 

I corto-circuiti sono ormai numerosi. Ricordate il caso del delegato FIOM-CGIL che sconfessava le posizioni di Liberazione sui Gay e su Luxuria? E avete visto come l'Unità, in questi giorni, sta plaudendo alla caduta del concetto di sacralità della vita? Maurizio Mori (L’Unità, 10/02/09) non nasconde il suo entusiasmo per il fatto che con Eluana, finalmente, “si sia rotto l`incantesimo della sacralità della vita”. Immagino che Stalin applaudirebbe, ma probabilmente Berlinguer si rivolterebbe nella tomba… Eppure questo concetto della “sacralità della vita”, che va ben oltre il recinto di una particolare confessione religiosa, era proprio ciò che i popoli europei avevano opposto, dopo la catastrofe della II guerra mondiale, quale diga contro il darwinismo sociale nazista (ed il materialismo comunista), niente di meno che il fondamento culturale di una società che riconosce il primato della persona (cosa peraltro ben diversa dal primato dell'autosufficienza o dell’arbitrio dell’individuo). 

 

E non si trattava solo di un grande principio, ma anche di un grande punto di convergenza (pur da presupposti diversi) per laici e credenti, capace di dare “solidità” e slancio alla rinascita dell’Europa negli anni del dopoguerra. Questo principio ora (se leggete l’Unità…) non è più ritenuto necessario! Ed allora, per favore, non ci si meravigli più del fatto che branchi di ragazzini rapiscano e stuprino le loro coetanee e risparmiateci i lamenti sulla nostra società sempre più divisa (il conflitto istituzionale…) e non vi lamentate di questa logorante guerra civile permanente sui temi della vita e della morte, e, infine, non ci si stupisca se anche in Occidente l’Islam comincia ad apparire come una possibilità, come una via d’uscita da un degrado umano inarrestabile, ancorché negato.

 

Ma non è la libertà che ha fallito, è stata la licenza…

 

Stefano

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categoria: diritti umani, attualitĂ , eutanasia, eluana
giovedì, 12 febbraio 2009

 

da Avvenire 12 Febbraio 2009

 

IL CASO

Surreale cena per ringraziare i giornalisti

 

Un ricco catering nella sua villa seicentesca, quella dove nonni, genitori e poi i figli hanno studiato da avvocati, camerieri in guanti bianchi, i migliori vini friulani: Eluana attendeva ancora sepoltura, ieri sera, quando nelle campagne fuori Udine l’avvocato Campeis – il legale udinese della famiglia Englaro – ha imbandito la sua tavola per i giornalisti.«So già che mi mancherete molto; con questa cena vi voglio ringraziare per la vicinanza e la collaborazione che ci avete dato…». C’erano quasi tutti i colleghi della carta stampata, accolti con raffinatezza nel lusso di Villa Campeis. C’era finalmente Daniele Renzulli, figura storica del socialismo friulano, dicono il protagonista occulto dell’intera vicenda, e anche lui come gli altri ha alzato il calice: impresa giunta a buon fine.

La festa è andata avanti fin quasi all’alba, poi tutti a letto, sazi, ma qualcuno anche turbato: «Ci siamo andati – racconta il collega di un grande quotidiano milanese –: effettivamente era qualcosa di surreale». Al mattino, viso stanco e occhiaie per tutti: bisogna correre a Paluzza, oggi si seppellisce Eluana.

 

Lucia Bellaspiga

p.s.: Al ricco catering non sono ovviamente stati invitati i giornalisti di Avvenire e Sat2000. I quali comunque – va da sé – non avrebbero partecipato. Ma è chiaro che non è questa la notizia.

(Notizia presa dal sito www.stranocristiano.it)

 

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categoria: attualitĂ , eugenetica, eluana, englaro
mercoledì, 11 febbraio 2009

LA SOCIETA' IMPAURITA CHE HA BISOGNO DEL BOIA

Finchè Eluana era viva, abbiamo fatto ogni sforzo per spiegare, con motivazioni razionali, perchè era ingiusto che venisse fatta morire. Le riassumiamo.

La scienza non sapeva darci alcuna certezza circa il suo stato di coscienza, ma con certezza ci diceva che quella donna era viva (chi ripeteva “è morta 17 anni fa” dava solo un'interpretazione soggettiva ed emozionale, che non c'entra nulla con la ricerca scientifica); non avevamo alcuna certezza circa la sua reale volontà (l'unico teste era il padre, che ripeteva le frasi dette dalla figlia allora diciottenne); di conseguenza era fasulla, o quanto meno molto discutibile, la sentenza dei giudici (e infatti per ben sette anni la magistratura aveva sempre respinto le richieste del padre), perchè basata su dei pallidi indizi e sulle descrizioni fatte sempre dal sig. Englaro; mentre si stava per approvare una legge sul testamento biologico (che prevede appunto un documento da cui risulti con chiarezza la volontà del paziente) Eluana diventava il primo e l'ultimo caso di una persona fatta morire solo sulla base di parole o pensieri ricostruiti da qualcun altro (una cosa assurda. Ammettiamo che un'amica di Eluana salti fuori adesso a dire che una volta Eluana, in un trasporto di amore ed amicizia, le abbia detto che la lascia erede della propria eredità.. chi le darebbe credito?); un sondino naso-gastrico non è un polmone artificiale, non è una macchina, e il trattamento fatto ad Eluana non è accanimento terapeutico; per ammissione del suo stesso medico curante (fiduciario della famiglia Englaro) la donna godeva di ottima salute (e, col senno di poi, o costui era un autentico incompetente, oppure si è fatto qualcosa perchè quella salute peggiorasse velocemente).

Ma ormai tutto ciò serve solo a scrivere una legge sul testamento biologico con maggiore consapevolezza ed attenzione. Vorrei fare altre considerazioni su questo caso, delle riflessioni più profonde, antropologiche e sociologiche, direi.

Ha ragione chi sostiene che si sono scontrate due culture, quella della vita e quella della morte. Ma non è tutto. Si è scontrata la cultura della speranza e quella della disperazione; la cultura del coraggio e quella della paura; la cultura dell'accoglienza e quella della rimozione.

Mi restano in mente le immagini di due stanze, molto diverse. Quella dove Eluana è stata accolta e custodita per 15 anni dalle suore di Lecco e quella dove è stata segregata per sette giorni nella clinica di Udine. Finchè è rimasta nella prima delle due stanze, Eluana è stata trattata come un essere umano vivo, con normalità: pulita, massaggiata, nutrita ed idratata, ossigenata, portata (quando possibile) all'aperto, in giardino, su una carrozzella. Quando è entrata nell'altra stanza è diventata un corpo senza vita, in attesa di cessare le proprie funzioni vitali. Sola, circondata unicamente da medici ed infermieri decisi ad applicare le procedure del protocollo di morte.

Chi è entrato nella prima stanza ci parlava di una donna addormentata, tranquilla, dalla pelle vellutata; chi è entrato nella seconda, di un mezzo cadavere inquietante (sarà un caso che il padre abbia invitato Napolitano e Berlusconi a visitarla solo in questa seconda fase?).

In realtà Eluana era quello che era: una persona in stato vegetativo. La differenza era tutta nello sguardo, nell'approccio delle persone e, quindi, nella diversa dedizione al suo caso. Di “buona morte” ha sempre parlato la pietà cristiana, ma le Confraternite della buona morte avevano il compito di stare vicino al malato e di dargli coraggio e assistenza negli ultimi istanti di vita; e del resto una grande santa dei nostri giorni, Teresa di Calcutta, faceva qualcosa di eroico: prendeva dalla strada i moribondi e li portava in un luogo dignitoso a morire, assicurando loro la sua presenza, il suo caldo sostegno umano. Questo avveniva nella clinica di Lecco. Questo non avveniva ad Udine, dove “buona morte”, eutanasia, significava “procurare la morte”, nel modo più indolore possibile.

Quale delle due stanze hanno riempito l'immaginario comune? Purtroppo la seconda. Purtroppo ha vinto la disperazione del sig. Englaro. Purtroppo ha vinto l'immagine tremenda, paurosa, di un essere umano prigioniero della vita, che deve essere “liberato”. E' solo un'interpretazione, uno scenario, molto differente da quelli (che sono la maggioranza, ma di cui non si parla spesso) dove parenti ed amici custodiscono e curano delle persone (bambini, giovani, vecchi) che si trovano nella stessa situazione di Eluana.

Oggi siamo tutti impauriti. Coinvolti nell'ossessione del sig. Englaro, nella sua tragica interpretazione dell'esistenza di sua figlia, abbiamo paura della scienza, dei medici, delle “macchine”, dei sondini naso-gastrici che macchine non sono... Dite la verità: non vi sentite terrorizzati? E che cos'è questo famoso testamento biologico se non un rimedio per esorcizzare la paura fondamentale che ci ossessiona: se ci fossi io in quelle condizioni? Il testamento sembra la risposta ad ogni paura, ma è un palliativo, non una risposta, perchè ci rimane la paura fondamentale: e se io, in quelle condizioni, non volessi più che si faccia quello che ho scritto di mio pugno, ma fossi impossibilitato a dirlo?

Nella grande confusione tra accanimento terapeutico e nutrizione d alimentazione che ci hanno messo in testa, crediamo che ovunque, in Italia, ci siano casi di prigionieri dei loro corpi. E non è così, non succede. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di normare il testamento.

Le conseguenze sono gravi. Una società impaurita si blocca, non genera, non costruisce. Non posso progettare una casa con la paura che crolli da un momento all'altro. E siccome la vita, in fondo, è tutta un rischio, la paura è il nostro vero nemico. Non siamo più in grado di concepire un legame matrimoniale stabile, che sfidi il destino; i genitori hanno paura di mettere al mondo un figlio malato; oppure hanno paura dei sacrifici che comporta un figlio (in termini economici e di perdita della propria libertà); all'inverso, abbiamo paura di non riuscire a procreare; abbiamo paura della morte e della malattia; in sostanza, abbiamo paura della vita.

Una società impaurita ha sempre fatto delle grosse sciocchezze. Una società impaurita ha bisogno del boia. Del giudice che mette la sua firma su un atto che decreta l'eutanasia o su quello che decreta la morte di un matrmonio; del medico e dell'infermiere che si incaricano dell'aborto; dello scienziato che manipola l'embrione umano, per fugare le nostre paure; del medico che fa l'iniezione letale, per mettere fine, pietosamente, ad una vita.

Forse ci potrebbe salvare un tipo diverso di paura: il vecchio, tradizionale “timor di Dio”. Quel timore di toccare e sporcare ciò che è sacro, che sembra del tutto sparito dalle coscienza degli adulti e dei giovani di oggi. Quel timore è produttivo, non blocca, non paralizza, mette in movimento, fa cercare soluzioni alternative a quelle disumane e barbare. E non richiede l'intervento dei boia. Chiede, semmai, degli uomini forti, coraggiosi, pieni di speranza. Dei santi, forse.

Io penso che ci aiuterebbero queste domande: preferisco essere un boia o un santo? Ho più timore di essere Eluana o di essere il medico che deve farle la puntura mortale, o quello che deve procurare l'aborto, o il politico o il giudice che con la propria firma ha il potere di decidere della vita di un essere umano? Pensiamoci: un giorno i boia potremmo essere noi!

Gianluca Zappa

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categoria: antropologia, diritti umani, attualitĂ , eutanasia, senso della vita, eluana
martedì, 10 febbraio 2009

CON UN BACIO

 Chi salva una vita, salva il mondo intero (Talmud)

Carissimi amici, grazie innanzitutto, e di cuore, per tutto quello che avete fatto in questi giorni, diffondendo informazioni, scrivendo alle massime cariche istituzionali, contattando la clinica di Udine, contattando le istituzioni nazionali e locali…

Grazie soprattutto per aver accolto la proposta di digiunare e pregare, affinchè questa ragazza (sequestrata nella notte alle suore misericordie di Lecco e terminata, in fretta e furia, ad Udine) non fosse sola nella sofferenza, non fosse sola nelle mani dei “volontari” del partito radicale che ritenevano intollerabile il semplice fatto che lei potesse ancora esistere.

I nostri orari, la nostra quotidianità, i nostri impegni, i nostri pensieri, tutto è stato come sconvolto in questi giorni. Eluana, la ragazza che in tanti avevano fretta di seppellire (e non vi nascondo l’impressione, come medico, che l’abbiano uccisa con una dose ben caricata di sedativi…) è stata per noi la presenza più importante. Per lei la prima preghiera del mattino, per lei l’ultima preghiera della notte.

Una follia? Abbiamo sentito dire anche questo nei giorni scorsi: “ma come, con tutti i problemi che ci sono, gli immigrati, la crisi economica, il cambiamento climatico, perché dedicare tutta l’attenzione ad una persona sola?”. Beh, voglio allora sperare che sia stato a causa di tutti questi importantissimi impegni se qualche volta ci si è trovati in pochi a pregare… Adesso invece, a quel che si vede, le Chiese si vanno riempiendo e questa sera più di mille persone affluivano spontaneamente alla Cattedrale di Udine. Neanche fosse la notte di Natale!

E’ strano, ma adesso che Eluana è morta quei “grandi-temi-da-cui-dipende-la-vita-di-milioni-di-persone” non sembrano più così importanti, ed il pensiero di tutti stasera è solo per lei. I rabbiosi custodi della laicità e gli alfieri delle sentenze-dei-giudici-da-rispettare pare abbiano lasciato le piazze in mano a timide famigliole commosse coi rosari…

E poi, ecco un’altra novità, Eluana è morta e nessuno più ci intima, col viso compunto ed il dito alzato, di far silenzio. C’è invece un gran bisogno di dire, di parlare, di piangere, di sfogarsi, di abbracciarsi. C’è probabilmente un grande bisogno di ritrovarsi, anche come popolo, anche come nazione…

Fino a ieri Eluana la descrivevano come già morta da 16 anni, adesso invece tutti parlano di lei come se fosse viva e, forse per la prima volta (ho seguito i TG della serata…), si afferma prepotente nei media l’immagine di Eluana come una persona viva, come una persona vera! Il paese che non ha voluto varare per tempo il decreto che solo poteva garantirle l’acqua ed il pane, fa adesso i conti con una assenza, elabora il suo lutto…

E quanto appare ridicola, adesso, quella manifestazione indetta per domani in difesa della costituzione! Una costituzione che sarebbe stata addirittura minacciata dalla sopravvivenza di questa povera ragazza disabile! Sembra incredibile, eppure ieri sera erano ancora in tanti per le strade a manifestare “democraticamente” perché fosse eseguita la sentenza (di morte) e salvata in tal modo la costituzione. In quanti saranno domani? Quanti ci crederanno ancora domani?

Noi ieri eravamo in Chiesa, a S. Andrea, davanti a Gesù. Ci poteva essere un modo migliore per essere vicini ad Eluana? No, non c’era. E perché l’abbiamo fatto?

Provo a rispondere: perché per noi Eluana non era come gli altri o come le altre, assolutamente no. Eluana era diversa, Eluana era bellissima, Eluana era speciale… Perché un amico è sempre una persona unica e speciale, e tutto il mondo a confronto non vale altrettanto!

 Un bacio ad Eluana.

 Stefano

 PS

Sempre ai TG ho rivisto le immagini di quel trasporto di Eluana ad Udine. Davanti c’era l’ambulanza, dietro seguiva una grossa auto con al volante Beppino Englaro, Beppino guidava la propria auto ed era solo, solo come un cane, neppure un parente o un amico in auto… preghiamo ancora per lui, perché questa nuova “storica battaglia” ha fatto in realtà due vittime e non una sola.


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