PETER SINGER ED IL VECCHIO CHE RITORNA
Peter Singer è considerato dai suoi estimatori uno dei più significativi e innovatori pensatori contemporanei e seppure pochi sarebbero disposti ad ammettere una totale consonanza con le sue idee, è tuttavia innegabile la notevole corrispondenza tra le medesime e gli orientamenti etici e giuridici che si vanno affermando in gran parte d’Europa.
Appena una manciata di anni fa Singer sarebbe apparso come un eccentrico isolato per via delle sue posizioni di animalista radicale:
salutato quale “profeta della liberazione animale” dopo libri come DIRITTI ANIMALI E OBBLIGHI UMANI (1986) e LIBERAZIONE ANIMALE (1991), le sue intuizioni sembravano comunque destinate a restare confinate nel rassicurante recinto di uno scarso rilievo pubblico.
Non è più così. In Spagna la proposta della sinistra di riconoscere i “diritti umani” alle grandi scimmie (il “Projeto Gran Simios”) è stata votata dalla maggioranza dei parlamentari e ciò significa che persino quelle affermazioni che solo pochi anni fa sarebbero apparse francamente bizzarre hanno ora acquisito una piena legittimazione politica.
Ma la fortuna di Singer va ben oltre la questione dei diritti degli animali e si spiega piuttosto con le importanti ricadute del suo pensiero in ben altri e più decisivi campi dell’etica, come il rapporto tra l’uomo e l’ambiente o le questioni attualissime dell’eutanasia o dell’aborto. Qui Singer offre un contributo decisivo ad incrinare i fondamenti etici della civilizzazione occidentale così come l’abbiamo finora conosciuta, spodestando l’uomo da quel piedistallo sul quale tutta una tradizione culturale precedente, classica e cristiana e pure illuministica (se pensiamo a Kant…) l’aveva posto o perlomeno lasciato. Nel momento in cui non è più dato di riconoscere un confine definito tra l’essere umano e le altre specie viventi cadono fatalmente i riferimenti certi di tutte le nostre scelte. Non a caso Singer chiosa con un suo titolo: RIPENSARE LA VITA, LA VECCHIA MORALE NON CI SERVE PIU’ (1996).
Singer basa molte sue conclusioni sulle ambigue categorie concettuali di “qualità della vita” e di “sofferenza” che nel suo discorso vengono a prendere il posto dei tradizionali concetti di “bene” e di “male”.
Inoltre le suddette categorie si applicano indifferentemente a tutte le specie viventi, in quanto per lui “l’esclusione degli animali dalla sfera morale non è giustificabile razionalmente ed è frutto di un puro e semplice pregiudizio specista”.
Pertanto sarà un “male” trattenere un animale selvatico nella gabbia dello zoo perché questa limitazione del suo spazio vitale induce in lui una condizione di sofferenza, mentre sarà un “bene” uccidere il neonato disabile perché la sua condizione di malattia contraddice un concetto adeguato di qualità della vita. Singer pertanto non solo è favorevole all’aborto e all’eutanasia, ma è anche disponibile nei confronti dell’infanticidio...
Afferma infatti che il “provocare la morte di un bambino disabile non equivale moralmente a provocare la morte di una persona”, laddove egli circoscrive il concetto di persona unicamente ad “un essere capace di pensare il futuro, di avere bisogni e desideri”.
I bambini non manifesterebbero tali attitudini, soprattutto quelli appena nati, di conseguenza il valore della loro esistenza risulterebbe inferiore. Sarebbe poi frutto di una malfondata abitudine il credere che uccidere un uomo sia più grave che uccidere un essere appartenente ad una specie differente, la semplice differenza delle specie non legittima quelle che egli denuncia come forme di discriminazione operate dall’uomo nei confronti degli altri esseri viventi.
Le idee di Singer non sono rimaste confinate nel solo ambito delle speculazioni accademiche, ma sono entrate con forza dirompente nel dibattito politico dei nostri giorni e sono diventate, soprattutto in Europa, parte non irrilevante del bagaglio culturale di riferimento di movimenti politici di sinistra ambientalista, socialista o radicale.
Con il saggio: UNA SINISTRA DARWINIANA: POLITICA, EVOLUZIONE, COOPERAZIONE (2000), Singer ha voluto offrire il proprio contributo alla definizione di una nuova identità dei movimenti progressisti post-marxisti. La proposta di Singer per rifondare la sinistra consiste infatti nella completa adesione al cosiddetto “paradigma darwiniano”. Singer attribuisce a Marx il merito di aver riconosciuto il valore scientifico dell’opera di Darwin e di aver fatto propria la teoria dell’evoluzionismo, ma denuncia il carattere limitato ed in qualche modo strumentale di una tale opzione.
Marx, ovvero, avrebbe usato Darwin più che altro per dare spessore scientifico alla polemica contro la religione ed in seguito la sinistra avrebbe mantenuto questo medesimo limite, accogliendo in modo reticente una lezione della quale non sarebbero state riconosciute appieno tutte le implicazioni e le potenzialità.
Detto in altre parole: la sinistra non avrebbe avuto il coraggio di essere rivoluzionaria fino in fondo ed avrebbe rinunciato a rovesciare quelle categorie antropocentriche poste a salvaguardia di un mondo che aveva dichiarato di voler abbattere. La sinistra, chiarisce ancora Singer, si sarebbe lasciata frenare dal timore che il darwinismo avrebbe finito per offrire una legittimazione irresistibile all’idea della eliminazione dei più deboli…
Ma le cose evidentemente sono col tempo cambiate, le battaglie politiche sui cosiddetti “temi antropologici e bioetici”, che nel tempo presente vanno riscrivendo l’identità della sinistra in tutta Europa, sembrano indicare che oggi questo limite può dirsi definitivamente infranto. Espressioni come “promuovere la qualità della vita” o “porre termine alla sofferenza” sono ormai le parole d’ordine che accomunano le altrimenti sparpagliate forze della sinistra europea.
C’è tuttavia qualcosa di vecchio in questo nuovo che avanza e sarà il caso di denunciarlo a chiare parole: ritornano le solite accuse al Dio cristiano e non ci vuole molto per capire che, in Singer, Dio cristiano ed antropocentrismo fanno un tutt’uno e rappresentano, più o meno, la radice di tutti i mali che affliggono l’umanità: dal dissesto idro-geologico all’infelicità dell’uomo contemporaneo.
Non a caso Singer sembra esprimere una qualche preferenza per il Buddismo…
Colpisce soprattutto la radicale incapacità, da parte del direttore del Centre of Human Bioethics dell’Università di Melbourne, a cogliere il significato profondo della sofferenza umana, una difficoltà che lo costringe nel vicolo cieco di una disperata ossessione eutanasica. Eppure non manca un barlume di consapevolezza riguardo al tragico esito che tentativi, addirittura grandiosi, di rifondare l’Occidente affrancando l’umanità dal retaggio giudaico-cristiano, avevano sortito in un oscuro passato…
Siamo al déja vù ed immagino le repliche stizzite. Hitler (o Stalin) avrebbe dato forma concreta ad un delirio irrazionale ed egocentrico, Singer invece guarderebbe alla realtà senza infingimenti nell’intento di liberare l’umanità da sofferenze e brutture e salvare il pianeta dalla distruzione…
Si legga allora LA MIA BATTAGLIA di Adolf Hitler, laddove il giovane leader dei nazional-socialisti tedeschi confessa di essersi sentito interiormente “costretto” ad abbracciare una lotta, che sarebbe stata innanzitutto biologica e solo in seguito di tipo militare, per la salvezza del popolo tedesco...
Anche Hitler rigetta i tradizionali riferimenti morali (che reputa privi di solido fondamento scientifico) spinto dalla consapevolezza che le leggi darwiniane della lotta per la sopravvivenza non lascerebbero scampo a chi si mostrasse debole o compassionevole. Guarda caso, il suo programma “scientifico” fu sostenuto, oltre che da grandi scienziati della Germania di allora, anche da quei circoli esoterici che già da tempo vagheggiavano il superamento della religiosità giudaico-cristiana ed il rispetto per tutte le specie viventi…
Non mancava il sogno di un’umanità rigenerata, del ritorno ad un utopico stato di natura con la cancellazione del dolore e la rimozione del senso del peccato…
Sarebbero stati, di li a poco, proprio quelli che avevano espresso repulsione per la sofferenza e ed ammirazione per il rispetto coltivato in talune tradizioni orientali per tutte le forme di vita, a disporre i piani per lo sterminio dei disabili, dei malati inguaribili e dei malati mentali e poi anche di intere popolazioni ritenute biologicamente inferiori. Un paradosso che sarebbe bene non dimenticare…
Stefano
categoria: cultura, comunismo, diritti umani, attualitĂ , cattolicesimo, eugenetica, ideologia









"Occorre aiutare con le leggi la famiglia per facilitare la sua formazione e la sua opera educativa". Lo ha chiesto il Papa, nell'udienza ai rappresentanti del Movimento per la vita, ricevuti a 30 anni dalla approvazione della legge 194 sull'aborto. "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e famiglie, ma ha aperto una ulteriore ferita nella società".



