1) Il Family Day non è stata la paventata manifestazione dei cattolici contro i laici (o, come pretendeva Prodi da Stoccarda, dei guelfi contro i ghibellini) perché la parte migliore del mondo laico era, o col cuore o con i piedi, proprio lì a Piazza S. Giovanni (e spero di ritornare su questo aspetto in un prossimo post).
La manifestazione cosiddetta “cattolica” ha infatti ricevuto adesioni che solo fino a pochi anni fa sarebbero state assolutamente impensabili. Inoltre il contraltare di Piazza Navona è stato, a rigor di termini, un contraltare non laico e liberale, ma comunista e radicale. Militanti di partito che applaudivano attempati dirigenti politici.
Attorno a Pannella e Bonino erano i più numerosi quelli della falce e del martello, gli stessi che amano Cuba e apprezzano la Cina (paesi in cui ancor oggi gli omosessuali finiscono al muro o in prigioni speciali con la complicità del loro silenzio, ma non del nostro), gli stessi che hanno messo a rischio la sopravvivenza del governo di centrosinistra sulla politica estera. E’ strano (oppure è normale) che il vecchio Scalfari abbia deciso di trovar qui i suoi referenti. Ma non può pretendere che noi si creda davvero che i laici ed i liberali siano lorsignori. Liberale non è sinonimo di comunista, liberale non è la stessa cosa che radicale.
Non a caso i mussulmani liberali erano, con Souad Sbai, a Piazza S. Giovanni. E ciò in aperta rottura con i fondamentalisti di Hamza Piccardo e dell’UCOI, che applaudono ai DICO perchè utili al futuro riconoscimento della poligamia! Ma a Piazza S. Giovanni si è anche ricompattata la comunità ebraica.
Giorgio Israel ed il Rabbino di Roma Di Segni hanno espresso le medesime valutazioni e le medesime preoccupazioni per il futuro della famiglia. Quale piazza è stata mai tanto rappresentativa del pluralismo religioso e culturale presente nel paese?
2) Roccella e Pezzotta si ritrovano ora portavoce (loro malgrado) non solo di una manifestazione conclusa, ma di un popolo che si è messo in movimento. Qualcuno farebbe bene, anziché ad inveire, a chiedersi dove ha sbagliato...
Il PD, ad esempio, sta cercando i suoi nuovi leader in una logica da partitocrazia della vecchia repubblica. Non avessero perso questo treno (e lo hanno perso), Savino Pezzotta (che aveva riavvicinato la CISL al centrosinistra) avrebbe forse potuto essere, per il nuovo soggetto politico, un grande leader, popolare e con una storia rispettata alle spalle. Ed il suo, a Piazza S. Giovanni, è stato un grande discorso, concreto ed appassionato. Ebbene, lo hanno definito “clericale”, gli hanno preferito Grillini…
Eugenia Roccella invece segna il trapasso di un epoca. Il padre Franco era stato co-fondatore del Partito Radicale, ma ne era stato allontanato da Pannella, quando, eletto in Parlamento, aveva rifiutato di dimettersi e seguire il “guru” di sempre nella svolta antiparlamentare di allora.
Ora la figlia, esponente neo-femminista, lascia una lunga militanza in quel partito per guidare un popolo che non ha ancora trovato dei chiari referenti politici, ma che inizia a prendere coscienza di essere quotidianamente irriso dagli opinionisti e dagli show-men della sinistra per ciò che ha di più caro.
3) Quanti erano in piazza? I numeri sono sempre parte della battaglia politica. Ma i principali quotidiani (Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero…) hanno contato un milione di persone. Così, se non vogliono credere a Pezzotta (il quale comunicava, alle 17.30, la cifra di un milione e mezzo di presenze) che almeno credano ai grandi giornali laici di questo paese. Questo equivoco sui numeri non si capisce se non si era in piazza.
Non era il solito raduno di militanti politici o sindacalisti, fermi ad ascoltare il discorso del leader, ma era un via-vai continuo di uomini, donne, ragazzi e bambini che arrivavano e partivano, dalle 9.00 del mattino alle 19,00 della sera. Pochi sono rimasti fermi per tutta la giornata. Quando sono arrivato a Re di Roma (alle 15,45) c’era una fila ininterrotta di gente che ancora si avviava verso Piazza S. Giovanni, ma c’era anche la fila di quelli che già se ne andavano… Una cosa sono le persone ferme in un certo punto, alla stessa ora, altra cosa le persone convenute a Roma per il Family Day lungo tutto l’arco della giornata.
Il sottoscritto, varcate con fatica le Mura Aureliane, è rimasto confinato per ore presso piazza Santa Croce, potendo avvicinarsi a S. Giovanni solo verso la conclusione della manifestazione. In quel viale, ed in tutte le strade laterali, c’erano tantissime famiglie “accampate” sotto gli alberi, anche per poter tenere lontani i piccoli dallo scoppio del sole.
Famiglie giunte da ogni parte d’Italia, molte dalla Sicilia, in viaggio fin dalla notte precedente per essere al mattino a Roma. Chissà perché al TG di Riotta o al Manifesto queste cose sono sfuggite… Chissà perché tanti non li hanno voluti vedere… Ma alla fine, il problema è politico. Dire che erano solo 73.000 o 230.000 equivale a non volersi fare carico delle attese, degli ideali, delle speranze di tutti quelli che si è deciso, per partito preso, di non voler vedere. Non credo esista comportamento più miope ed auto-lesionista di questo.
Una volta la sinistra avrebbe avuto ben altra attenzione per le grandi mobilitazioni popolari. Riflettano su quel 23% di consenso scarso accreditato dai sondaggi al PD e decidano di quale popolo italiano vogliono essere rappresentativi.
4) Un ultima nota. La manifestazione ha ricompattato il mondo cattolico, vincendo di slancio anche le prudenze di parte della gerarchia ed il disincanto di non pochi preti. A me è dispiaciuto, ma quasi non c’erano preti a Piazza S. Giovanni. Nella mia città ci siamo organizzati da soli su tutto e ci siamo pagati da noi quel che c’era da pagare (altro che 8 per mille!), solo due parroci hanno organizzato per propria iniziativa un pulman nelle loro parrocchie.
Viene da pensare ad un esercito con pochi comandanti o meglio senza i quadri intermedi, e questo, credo, è il grande problema del cattolicesimo italiano di questi anni. Anni che tuttavia ci stiamo lasciando finalmente alle spalle.
Eccezionalmente elevata era infatti la proporzione di giovani e, rispetto a ciò, quella di Piazza Navona mi ha fatto pensare ad una piazza di vecchioni, con il patetico “storico” abbraccio tra Pannella e Bonino.
Ha scritto in proposito Massimo Franco, sul Corriere della Sera: “Lo schema delle ‘due piazze’ si è rivelato forzato, inadeguato. Sarà brutale dirlo così, ma ieri se n’è vista soltanto una reale: quella di san Giovanni, gremita di circa un milione di persone per il ‘Family Day’. L’altra, intestata maldestramente al ‘Coraggio laico’ di piazza Navona, è risultata troppo piccola e prigioniera degli amarcord per rappresentare il mondo che pretendeva di incarnare”.
Abbiamo dato un bel segnale e si sono prodotte crepe persino sul fronte degli elitari esponenti della Lega dei Cattolici Democratici. Pochi lo sanno, ma era presente in piazza anche l’autorevole Prof. Giorgio Campanili, in piena sintonia con gli obiettivi della manifestazione ed in cortese dissenso con qualche suo collega. Forse persino gli intellettuali alla fine si sveglieranno.
Stefano