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domenica, 29 giugno 2008

GRANDI CAUSE PER CUI LOTTARE

Povero Berlusconi, lui dovrebbe lasciar perdere la battaglia contro i giudici ed occuparsi dei problemi veri della gente quando invece a Zapatero si concede di dedicare le migliori energie alla fondamentale causa dei “diritti umani” delle scimmie!

In Spagna le previsioni per il prossimo anno parlano del ritorno della disoccupazione a livelli superiori all’11%  mentre la crescita dell’economia, dopo anni di impetuoso sviluppo, segna ormai il passo. Non ci si stupirà allora che la sinistra si mobiliti e decida di battersi per una nobile causa sociale, i sacrosanti diritti, da secoli e secoli conculcati, dei grandi primati: gli scimpanzé, i gorilla e gli orangutanghi.

Questa battaglia (anzi, questa “lotta”, come si sarebbe detto una volta), già parte qualificante della piattaforma politica di Izquierda Unida ed Esquerra republicana de Catalunva, è stata infine fatta propria anche dal grande Partito Socialista del premier Zapatero.

Evidentemente, la sinistra non sa più come distinguersi dalla destra, e purtroppo non trova più (neanche a pagarlo oro) alcun nuovo soggetto sociale da pompare e strumentalizzare a fini politici. Ed allora, esaurita la battaglia per i diritti dei Gay, ecco che devono aver pensato alle scimmie. Hanno con ciò raccolto il vessillo verde (color del veleno) inalberato dal grande profeta dell’uguaglianza tra i primati, Peter Singer, colui che ha detto:

è tempo di estendere la comunità morale oltre gli esseri umani, fino a includere scimpanzé, gorilla e oranghi”.

E’ il medesimo Singer che vorrebbe escludere dalla suddetta comunità morale i bambini, ma questa è un'altra storia…

I parlamentari spagnoli hanno discusso per ben due anni sul suddetto tema, i giornalisti e le star dello spettacolo hanno fatto le loro dichiarazioni ed hanno preso posizione, la gente si è divisa e si è poi ricomposta… insomma un grande dibattito ha attraversato le strade di tutto il paese, dalle severe piazze di Madrid, alle spiagge piene di vita di Majorca e Barcellona, dagli assolati altipiani della Meseta, alle ventose pendici della Cordigliera Cantambrica. Un grande confronto che è il segno inequivocabile della raggiunta maturità democratica di quel popolo e più ancora della lungimirante visione dei suoi leaders.

Pensate che l’inizio di questo dibattito risale addirittura al lontano 1993! Altro che perder tempo sul trattato di Lisbona come si è fatto in Irlanda, gli Spagnoli hanno discusso per 15 anni dei diritti umani delle scimmie. E’ la democrazia ragazzi!

Pertanto la camera bassa, ha approvato il disegno dal titolo “Projeto Gran Simios” ed il Governo ha ora a disposizione quattro mesi per accogliere questa storica decisione del Parlamento.

Non conosco il Castigliano ed ho quindi qualche difficoltà a capire se questo titolo significhi esattamente “Progetto Grandi Scimmie” o non piuttosto “Progetto Grandi Scemi”, ma che importa… ai grandi primati saranno ora riconosciuti i diritti umani e noi dobbiamo festeggiare, e c'è già chi dice che si dovrebbero istituire delle comunità apposite per loro. E’ il progresso ragazzi!
Ha detto il deputato socialista Joan Herrera, uno degli ideatori della proposta: “dobbiamo dare alle scimmie alcuni diritti che sono tipici degli esseri umani”.

Pensate dunque agli scenari che si aprono: le scimmie pagheranno le tasse, andranno in guerra in Afghanistan, sorveglieranno le frontiere del paese per assalire a colpi di noci di cocco gli immigrati che arrivano a frotte dal Marocco. E poi, dietro l’angolo, già si scorge l’ora in cui questa comunità, senza discriminazione alcuna, potrà finalmente esprimere la guida futura della nazione. Pensate… la scimmia premier!

Vedremo quel giorno? E’ l’uguaglianza ragazzi!

 

Stefano

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giovedì, 02 agosto 2007

DAL DNA ALLA FEDE

Il prof. Francis Collins è uno dei maggiori scienziati viventi, reputato tale per le sue fondamentali scoperte in tema di relazione tra malattia e geni, scoperte che gli sono valse, alcuni anni fa, la guida del Progetto Genoma Umano e la direzione del National Humam Genome Reserarch Institute (NHGRI).

Collins subentrava alla guida del NHGRI dopo James Watson, lo scienziato americano che, assieme a Francis Crick, aveva scoperto negli anni ’60 il DNA, mentre con il Progetto Genoma Umano assumeva il compito di guidare un team internazionale di scienziati nella grandiosa impresa di realizzare la mappatura completa del patrimonio genetico dell'uomo. Collins pertanto è una figura assolutamente autorevole, inoltre è un genetista, uno di quegli studiosi che dovrebbero definirsi materialisti per la natura stessa dei propri studi e del proprio campo di indagine.

Non a caso Collins, al pari dei suoi genitori, si era sempre proclamato un “non credente”, un uomo “solo nominalmente cristiano”, mentre i suoi compagni di studi lo ricordano tutt’ora come un ateo convinto.

 Eppure un uomo così, con la sua cultura scientifica, la sua mancanza di condizionamenti familiari, il suo curriculum di studioso scettico o comunque materialista, ha pubblicato nel Luglio scorso un libro sorprendente dal titolo: The Language of God: A Scientist Presents Evidence for Belief, nel quale prende posizione a favore di un’idea “teista” dell’evoluzione, vale a dire non casuale, ma innescata dall’intelligenza di Dio. 

Il suo percorso è analogo, a mio parere a quello di un altro esponente della cultura scientifica anglosassone, il prof. Anthony Flew. Acceso difensore della posizione anti-religiosa in tutti i dibattiti televisivi e sulle riviste scientifiche, più di recente, Flew si è sentito come sospinto a riconsiderare le ragioni della fede proprio a causa della constatazione dell’enorme complessità della vita.

Ha infatti scritto di come sia “difficile anche solo pensare ad una teoria naturalistica e casuale dell’evoluzione, a partire dal primo essere vivente” osservando come proprio le più recenti ricerche biologiche dimostrano “il necessario postulato di un’ intelligenza superiore” (in On Darwinism and Theology su Philosophy Now, Agosto/Settembre 2004). Per Flew, chi esclude l’ipotesi Dio è uno che non ha fatto bene i conti (da specialista) con il problema dell’estrema complessità del creato.

Ma torniamo a Collins. Collins, il quale crede nell’evoluzione e non è un creazionista, richiama nel suo libro la nostra attenzione su alcuni concetti fondamentali.

1) L’universo è scaturito dal nulla all’incirca 14 bilioni di anni fa.

2) A dispetto di un’enorme mole di probabilità in senso contrario, l’universo ha imboccato, qui sulla Terra, fin dall’inizio e con sorprendente determinazione, la strada che conduce allo sviluppo della vita e delle molteplici forme viventi.

3) Sebbene il preciso meccanismo dell’origine della vita resti del tutto sconosciuto, non appena la vita è sorta, un processo di tipo evoluzionistico ha consentito lo sviluppo di una maggiore diversità e complessità biologica.

4) La comparsa dell’uomo è in qualche modo parte del processo evoluzionistico e l’uomo condivide un qualche tipo di parentela genica con le grandi scimmie, e tuttavia gli esseri umani evidenziano caratteristiche del tutto uniche che sfuggono ad una spiegazione in base ai classici concetti di tipo materialistico e che suggeriscono spiegazioni incentrate sul concetto di “natura spirituale” dell’uomo.

5) Il concetto di natura spirituale dell’uomo include anche l’idea dell’esistenza di una “legge morale”, accanto alla constatazione della perenne ricerca di Dio che da sempre contraddistingue la specie umana...

Chi propone queste affermazioni non è un prete, ma proprio lo studioso che ha dedicato la propria esistenza alla decrittazione del “codice della vita”. Collins si riavvicina a Dio trascinato dagli interrogativi e dalle deduzioni che scaturiscono dal proprio lavoro di ricercatore. Molti rimasero colpiti quando nel Giugno del 2006, nel corso della presentazione ufficiale dei risultati del Progetto Genoma alla Casa Bianca, alla presenza del presidente Bill Clinton, aveva affermato: “Pensare che abbiamo potuto dare una prima fugace occhiata al nostro manuale di istruzioni, noto finora soltanto a Dio, mi ha fatto sentire umile. Provo un grande timore reverenziale”.

Collins naturalmente non intende oggi dimostrare l’esistenza di Dio, ma difendere la ragionevolezza e la consistenza di questa ipotesi. L’argomento che con maggior forza si affaccia nella sua riflessione è quello cosiddetto “antropico”, ovvero la constatazione della sorprendente convergenza delle costanti fisiche fondamentali dell'universo verso le condizioni che rendono possibile la vita sulla Terra.

 Gli scienziati che avversano il principio antropico parlano piuttosto di un “multiverso” e teorizzano che la nostra non sarebbe che una delle infinite possibilità del cosmo la quale, prima o poi, si sarebbe dovuta realizzare comunque.

 “Ma se le costanti che determinano le proprietà della materia e dell'energia nel nostro universo fossero anche solo lievemente differenti - ribatte Collins - non ci sarebbe stata alcuna chance per la vita”. Per questo, anche per lui, è difficile sfuggire alla conclusione cui era già pervenuto Freeman Dyson (fisico e matematico noto per i suoi studi di meccanica quantistica, ma anche per alcune opere divulgative sul rapporto tra scienza e fede) il quale aveva scritto, con una certa dose di British Humor, che “l'universo sembrava sapere che stavamo arrivando noi”.

L’universo, e la vita in primis, è il frutto impossibile di una successione infinita di scommesse, vinte di continuo e contro tutte le probabilità. Ciò è un dato di fatto dal punto di vista dell’osservazione scientifica della realtà, eppure questo è un concetto che, già di per se, sconfina nel campo della meta-fisica.

Stefano

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lunedì, 16 luglio 2007

IL TACCHINOSAURO CINESE

Forse perché figlio di quella Chiesa cattolica che non si "evolve", mi confesso ogni giorno di più scettico e miscredente rispetto ad ogni spiegazione evoluzionista. La parabola del tornado che, impazzando a caso in uno sfasciacarrozze, crea per magia un jet, mi sembra infinitamente più assurda e irrazionale dell'ammettere candidamente che il jet c'è perché qualcuno l'ha pensato, l'ha progettato, l'ha costruito.

E da scettico con la puzza sotto il naso, chiedo agli evoluzionisti di dimostrarmi con argomenti solidi le loro teorie sull'evoluzione della specie, magari presentandomi un indiscutibile anello di congiunzione tra una specie e l'altra. Finora non ci sono riusciti.

L'ultima notizia arriva dalla Cina. L'ho sentito in un programma scientifico di Radio Tre. Sembra che sia stato scoperto un esemplare di Gigantosauro. Un dinosauro carnivoro con tanto di becco, appartenente ad una famiglia che dovrebbe costituire appunto il tanto sospirato anello di congiunzione tra rettili e uccelli, secondo le più ortodosse teorie evoluzioniste. Pare che gli antenati del "cinese", oltre ad avere il becco, avessero anche le piume, e fossero di dimensioni ridotte, requisito essenziale per un dinosauro che vuole evolvere in un uccello, imparare a volare e sfidare la legge di gravità.

Ma c'è un problemino, anzi, un problemone. Il "cinese" (passatemi la licenza di chiamarlo così) va nella direzione opposta a quella dei suoi antenati. E già, perché dovete immaginarvi un grosso tacchino di cinque metri di altezza e di otto di lunghezza. E, considerato che si tratta dello scheletro di un giovane adulto, c'è da credere che avrebbe potuto crescere ancor di più. Niente piume, poi, come di regola avviene in giganti di quelle dimensioni.

Dunque, mentre i suoi progenitori, stando alle teorie degli evoluzionisti, ce la mettevano tutta a farsi crescere il becco, a provare dei goffi saltini per tentare un volo che nemmeno conoscevano, si ricoprivano di piume per assomigliare meglio ad uccelli di là da venire e facevano la dieta per sfidare la gravità, questo continuava ad ingrossare e, per farla breve, aveva solo il becco simile ad un uccello.

Insomma, nella famiglia deputata a costituire l'anello di congiunzione, ecco spuntare il "diverso" che non ci voleva. Ma il paleontologo evoluzionista, intervenuto in diretta su Radio Tre, si preoccupa dell'evidente guaio? Macchè! Ammette la strana circostanza, ma aggiunge, con una battuta, che la natura ci ha abituati a questa sua fantasia.

Stop! Ferrrmi tutti! "Fantasia" ha detto? La natura possiede la "fantasia"?! Ma stiamo parlando di quell'insieme di cose e processi, materia ed energia, rapporti e leggi,  forze e fenomeni? Cause ed effetti, semmai; caso e necessità della selezione naturale, oppure. Non di certo "fantasia". Cosa significa che la natura possiede la "fantasia"? Cosa c'entra? Cosa ci azzecca? Che razza di spiegazione è?

Ben altre conclusioni di dovrebbero trarre dal rinvenimento del tacchinone cinese. Tipo: okay, abbiamo sbagliato tutto, ricominciamo da capo. Una specie di "riprova, sarai più fortunato". Invece no: siccome il dogma evoluzionista ("dal rettile l'uccello") non si discute nemmeno, il tacchinone è solo un modo col quale la Natura si è divertita un po', visto che si stava annoiando, o ha sprigionato tutta la sua fantasia, che forse aveva lasciato nel cassetto per troppo tempo.

Lasciamoli in pace questi dogmatici evoluzionisti con la loro quadratura del cerchio e concentriamoci su quella frase. La parola "fantasia" mi piace. E' appropriata di fronte allo spettacolo incredibile della natura. E' evidente che quello spettacolo è frutto di una eccezionale fantasia. Basterebbe fare una correzione: invece di parlare della fantasia della natura, si dovrebbe parlare della fantasia del Creatore. Ed ecco che tutto, d'incanto, andrebbe docilmente al suo posto: il dinosauro, il rettile, l'uccello, le evoluzioni, le trasformazioni…

Per dirla in breve: io non credo che il tacchinone cinese sia frutto della fantasia della natura, perché ho una visione piuttosto materialista della natura. E' l'evoluzionista che fa lo spirituale e che si commuove di fronte alle manifestazioni di una fantastica Madre Natura. E' il devoto della natura che mescola insieme il sacro e il profano. Io tengo distinti i due ambiti. Io credo che lo Spirito stia da un'altra parte e che sia intervenuto a plasmare, a modellare, a creare la natura. Lui sì che si è divertito, a creare il gattuccio dalla pelle ruvida e la serpe dalla pelle liscia; il ridicolo e un po' orrido iguana e l'eterea farfalla dalle ali variopinte; il mastodontico tirannosauro e il piccolo millepiedi.

Anche il tacchinosauro gigante, certo, con tutte le sue contraddizioni.

Anche quel povero cinese, che non fu, non voleva, né poteva diventare un uccello.

Gianluca Zappa

 

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giovedì, 21 settembre 2006

CONTRO LA DITTATURA CULTURALE

Leggo oggi su Il Giornale una cosa di cui non ero a conoscenza: all’Acquario di Genova c’è un bel pannello esplicativo che mostra un delfino che si trasforma in cane. E i bambini che ci vanno (ma anche gli adulti) si sorbiscono il loro bel catechismo darwinista. Le moderne “bibbie dei poveri” inoculano convincimenti “scientifici”che però non hanno il conforto di uno straccetto di prova. E quindi, forse, non sarebbe bene darli in pasto alla massa.

Allora è successo che un insegnante elementare di storia, tale Enrico Demme, si sia preso la briga di spiegare poi ai suoi ragazzini (rimasti evidentemente un po’ scossi dal delfino-cane) che le cose non stanno proprio come nell’illustrazione, che quella specie intermedia non è documentata dai fossili e che insomma l’evoluzione non è la sola ipotesi per spiegare quello che vediamo. Gli ha detto che la spiegazione evoluzionista è molto lacunosa e che l’ipotesi che sia stato invece un Essere intelligente a creare il cosmo (Dio) resta sempre in piedi. Apriti cielo! Tre mamme (tre!) hanno protestato e hanno chiesto la testa dell’insegnante. Il quale non solo è stato tranquillamente trasferito ad altre classi, ma ad insegnare inglese e non storia.

Ditemi se questa non è una dittatura culturale. Ditemi se questa non è una vicenda da regime totalitario.

La considerazione del Demme è più che mai lecita: “Leggo come non si possano allontanare dalle classi gli insegnanti riconosciuti pedofili, ma quelli cattolici sì”. Posso confermare la cosa. Una mia collega è presente con tanto di foto in un sito che invita alla pornografia. A scuola lo sanno tutti e più di una persona mi ha invitato a verificare. Io non l’ho fatto mai, ma non è escluso che prima o poi ci faccia un salto. Non dirò di più, per carità cristiana e per umana tutela della privacy. Ma come verrebbe presa l’opposizione di tre mamme che chiedessero per i loro figli un’insegnante diversa da quella? Io credo che scoppierebbe lo scandalo nazionale e le tre donne sarebbero dipinte come retrive e oscurantiste.

Eppure, a ben pensarci, fa molto più male a dei giovani una donna dalla dubbia moralità che un uomo che svela gli anelli deboli della catena darwinista. Dovrebbe essere così, invece non lo è. Perché il problema è che ciò che non deve essere reintrodotto nella coscienza comune è la realtà, o anche solo la possibilità, dell’esistenza di Dio. “Se Dio non esiste, tutto è permesso”, dice il Kirilliov di Dostoevskij, e a questa libertà non si può più rinunciare. Per cui il singor Demme è un paria, uno scandalo vivente.

Personalmente sono un agnostico in tema di evoluzione. Credo che l’evoluzione sia possibile, non credo che l’evoluzionismo abbia ragione. Così come credo in Dio Creatore, ma non mi convince affatto il Creazionismo, che prende alla lettera i primi capitoli della Genesi. Ritengo il creazionismo dannoso, e l’evoluzionismo ottocentesco padre di tutte le manipolazioni sull’uomo e perfino delle mostruosità dei totalitarismi del Novecento.

Ciò che però mi ripugna è proprio una vicenda come quella di Enrico Demme, è questo ostracismo, questa dittatura culturale presente e viva nella nostra povera scuola italiana. E’ questa nuova discriminazione, che crea una specie protetta di persone (l’omosessuale, il pedofilo, l’erotomane, il rivoluzionario comunista e perfino il kamikaze palestinese) e mette al bando i propri oppositori.

Questo, vi assicuro, lo si respira quotidianamente. E chi,come me, fa esperienza di un tale clima non può rassegnarsi a far spallucce come se niente fosse. C’è una dittatura dalla quale dobbiamo liberarci. Ci vuole pazienza e costanza, per liberare da nuovi pregiudizi le nuove generazioni. Sono solidale col prof. Demme.

Gianluca Zappa

 

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mercoledì, 26 aprile 2006

Grande Scimmia, quel 2% che è un abisso

SE ZAPATERO NON CI METTE LE MANI...

Joaquin Araujo, presidente spagnolo del Progetto internazionale Grande Scimmia, è promotore della proposta di legge che sarà discussa dal parlamento spagnolo il cui scopo è "includere gli antropoidi non umani in una comunità di eguali, concedendogli la protezione morale e legale di cui godono attualmente solo gli esseri umani". E obiettivo finale è quello di far approvare dall'Onu "una carta dei diritti fondamentali delle grandi scimmie". Insomma, siamo giunti all'epoca che Chesterton temeva, dove è necessario dare la vita per le cose ovvie, difendere con la spada le pietre della strada per il loro essere inevitabilmente sassose. L'eccesso di progressismo annebbia forse la vista agli uomini di governo spagnoli che non trovano nient'altro di interessante che distribuire diritti a destra e a manca come fossero caramelle. Se le grandi scimmie si vantano del loro 98% di geni simile al mio, credo di dover essere incommensurabilmente fiero di quel misero 2% che mi separa anni luce dal gorilla. Battersi per i diritti fondamentali delle scimmie e dimenticarsi quelli degli esseri umani appare come una mancanza inaccettabile e che trova l'unica motivazione nell'accecamento ideologico. Suppongo che le battaglie socialiste abbiano tradizioni diverse che non giustifichino la deriva zapaterista che sta avvenendo nello zoo spagnolo. Neanche tra gli animalisti c'è unanimità. Il professor Gary Francione, un'autorità mondiale sui diritti legali degli animali, ritiene che volerli concedere alle grandi scimmie perché "sono come noi" rischia di discriminare altri animali e creare nuove gerarchie invece di eliminarle del tutto. Insomma, c'è da fare un po' di chiarezza su che cosa volete fare, mentre in Cina le bambine non vengono fatte nascere; cattolici, buddisti lasciati marcire in campi di "rieducazione", nei Paesi islamici vengono calpestati i diritti delle donne e così di seguito. Se un governo vuole cambiare la realtà, vuole creare la realtà, plasmando diritti dall'argilla per poi soffiar loro sopra l'alito del proprio potere, travalicale sue funzioni. A colpi di maggioranza non si cambia la natura. Se passasse questa legge, un gorilla spagnolo avrebbe più diritti di un cattolico cinese. Una donna saudita guarderebbe con invidia lo scimpanzè castigliano per i suoi diritti civili e legali e un orangutan catalano potrebbe inorgoglirsi per la sua libertà, sbeffeggiando l'uomo appatenente alla più bassa casta induista. Il tempi del gorilla che chiede "Dino dammi un crodino" sono prossimi, e se Dino dovesse ridere di tale stravagante richiesta potrebbe beccarsi una bella denuncia.

Paolo Tassoni

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martedì, 28 marzo 2006

EUGENETICA ALL'OLANDESE

Micromega, rivista di riferimento per gli intellettuali vicini alla sinistra e ai DS in particolare, pubblica l’ormai famigerato Protocollo di Groningen, a firma del medico olandese Eduard Verhagen, già uscito un anno fa sulla rivista medica internazionale New England Journal of Medicine. La circostanza di questa pubblicazione contribuisce ad una maggiore chiarezza sui reali intenti di settori influenti della sinistra italiana a pochi giorni dal voto per il rinnovo del Parlamento. Il nichilismo che promuove l’eugenetica sembra ormai l’ultimo approdo degli orfani delle grandi promesse del socialismo. Anche in questo caso non mancano goffi tentativi di mistificazione. Sarà un caso, ma Micromega nasconde ai propri lettori il numero dei bambini “la cui morte è stata preceduta da decisioni di medici sull’interruzione della vita” come recita l’articolo. Notate intanto che astruso giro di parole per dire che i medici sopprimono i bambini affidati alle loro cure… E fate anche caso a quell’espressione: “interruzione della vita” che fa pensare ad una sorta di magico interruttore che se lo spingi ti toglie la vita, ma che se lo spingi di nuovo, oplà te la restituisce! E’ questo che diranno ai bambini? Ciò che Micromega nasconde lo si ricava dalla lettura dell’articolo originale di Verhagen sul New England Journal of Medicine: su 1000 bambini morti nel primo anno di vita ben 600 sono stati uccisi per decisione di un medico. Vale a dire che ben il 60% delle morti di neonati in Olanda ha una causa intenzionale! Come mai tutte queste patologie gravissime ed incurabili in un paese avanzato? Il paragone con l’eugenetica nazista è sembrato a qualcuno troppo forte, ma non è fuori luogo se si guarda alla sostanza delle cose. Non tutti sanno che il programma di eutanasia autorizzato da Adolf Hitler era inizialmente riservato ai soli tedeschi, solo più tardi sarebbero state incluse le diverse etnie in quanto ritenute “difettose” sotto il profilo razziale. Il programma nazista era finalizzato a bambini che fossero nati con malattie incurabili o con tare che, secondo il parere degli scienziati del tempo, ne minacciassero la felicità e l’integrità fisica. Pertanto, il primo caso di eutanasia, in Germania fu praticato proprio su un bambino affetto da labbro leporino. Ciò avvenne su richiesta dei genitori, i quali, suggestionati da una propaganda ammantata di scienza e temendo per una vita infelice del proprio figlio, si rivolsero ai medici che consigliarono l'eutanasia. Ora, se stiamo alla sostanza delle cose, qual è la differenza tra il programma tedesco e il protocollo olandese? Giovanardi non si inventa nulla e quel che ha detto turba la coscienza anche di molti cittadini e medici olandesi. Non è neppure un caso di quelli che non abbiano già sollevato proteste ed imbarazzi a livello internazionale se la commissione dell’ONU per i diritti umani, già nel 2001, denunciava il “caso olandese. Chi parla di testamento biologico, accanimento terapeutico, autonomia del paziente e porta l’Olanda a modello, bara e mescola le carte. L’eutanasia all’olandese, che ogni anno si concretizza in una statistica crescente di bambini eliminati, è vera eugenetica perché discrimina (=seleziona) i bambini con anomalie cromosomiche (come la trisomia 13) e consiglia la morte per i disabili. I genitori olandesi, che ormai non hanno più alcuna esperienza di cosa sia un bambino disabile, si sentono soli e disarmati di fronte alle pressioni che subiscono da parte degli uomini di scienza. Anche i bambini Down sono una specie ormai rara e, come dice Bert Dorenbos, leader dell’associazione Cry-For-Life, in Olanda “una coppia con una figlia Down è guardata come se fosse stupida”. Secondo il suddetto protocollo non compete alla medicina solo di curare o tenere in vita un bambino, ma anche di giudicare la qualità ed il valore di quell’esistenza e prendere le decisioni conseguenti al fine di “assicurare una qualità di vita accettabile”. Per i bambini con spina bifida questa frase si traduce in una letale inoculazione di fenolo o morfina nelle vene. Il caso olandese non riguarda pertanto solo neonati destinati a morte certa, ma anche handicappati più o meno gravi, ma non terminali. Il protocollo parla infatti non solo di bimbi senza chance di sopravvivenza, ma anche di neonati con lesioni cerebrali o danni agli organi vitali che tuttavia “possono sopravvivere ed essere curati, malgrado l’incertezza delle “aspettative circa le effettive condizioni future”. E’ pure previsto un ulteriore e più pericoloso caso, che il protocollo stesso ammette essere “più astratto e più difficile da definire”, quello relativo a bambini al momento non curabili la cui sopravvivenza “non dipende da trattamenti intensivi”, ma che a giudizio di genitori e medici potrebbero avere “una pessima qualità della vita”. E la soppressione dei bambini è possibile fino all’età di 12 anni...

Stefano

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sabato, 17 settembre 2005

L'armata dei "preminobel" ora difende Darwin

Ci risiamo. Riecco l'armata dei "preminobel" in difesa dell'umanità. Questa volta scendono in campo 38, e dico trentotto perché più sono e più c'hanno ragione, in difesa della teoria, e sottolineo teoria, di Darwin. Questa volta ce l'hanno con gli educatori del Kansas (USA), che hanno deciso di porre la teoria di Darwin in relativo,  mettendola in discussione insieme alle altre teorie. Eppure i trentotto preminobel non ci stanno, il darwinismo non si tocca, è il "fondamento indispensabile" della biologia, ad esso tutto è sacrificabile, non solo la verità ma anche i cervelli. I preminobel, guidati dal Nobel per la pace Elie Wiesel, che forse di scienza non se ne intende, ma l'importante è che è premionobel, si impegnano a combattere contro chi osa intaccare il dogma del darwinismo. Assistiamo forse ad una guerra di religione scientifica?
L'armata dei preminobel tanto ormai è sempre in campo, pronta a combattere le ingiustizie. Li abbiamo visti per il referendum sulla legge 40 così tanto osannati da fecondazionisti,  radical-embrionofobi e chi più ne ha più ne metta,  per poi scomparire nel nulla. Ma ecco pronto un ideale che possa riunire le loro infaticabili forze:  difendere la scienza da chi vede in una teoria, soltanto una teoria. Da teoria, quella del darwinismo, è divenuta verità rivelata, non si può mettere in discussione, anche se non ha trovato riscontri reali. Ma questo è un metodo scientifico? Una teoria non può essere messa in discussione? Evidentemente no, altrimenti ecco che scatta l'ira dei preminobel.
Paolo Tassoni
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lunedì, 29 agosto 2005

CONTRO IL DARWINISMO:

 

Quando si parla di evoluzionismo, ho notato che i cattolici sono spesso sulla difensiva e, quasi impauriti dall'aggressione della mentalità dominante, si affrettano subito a dire che "anche la Chiesa approva l'evoluzione". Il che in parte è vero, a patto che si sia molto chiari.

Se torno su questa questione che mi sta molto a cuore, è perché di recente il cardinale di Vienna Christoph Schönborn è intervenuto in merito sul New York Times proprio con la necessaria chiarezza.

Dall'articolo si evince che la Chiesa non approva per niente l'evoluzione in senso neo-darwiniano, intesa cioè come un processo di variazione casuale e selezione naturale, senza una guida e senza un piano. C'è evidentemente un progetto nella natura, o, se vogliamo usare la terminologia di alcuni giovani scienziati americani, un intelligent design. "Un sistema di pensiero che neghi o tenti di confutare la palmare evidenza di un disegno biologico - afferma Schönborn - è ideologia, non è scienza".

Il cardinale di Vienna cita a sostegno alcuni pronunciamenti ufficiali, come quello di Giovanni Paolo II all'udienza generale del 1985:

"Tutte le osservazioni concernenti lo sviluppo della vita conducono a un'analoga conclusione. L'evoluzione degli esseri viventi, di cui la scienza cerca di determinare le tappe e discernere il meccanismo, presenta un interno finalismo che suscita l'ammirazione. Questa finalità che orienta gli esseri in una direzione,di cui non sono padroni né responsabili, obbligaa supporre uno Spirito che ne è l'inventore, il creatore".

Finalismo, dunque. Che le cose si siano evolute in un certo modo è ammissibile, ma solo perchè Qualcuno l'ha voluto, non perché la natura è andata avanti a caso. Insomma, la Chiesa crede ragionevolmente che un Inventore abbia creato i meccanismi perfetti e complessi che ammiriamo in natura (perfino nei piccoli esseri monocellulari); non ci obbliga a credere (come fanno i neo-darwinisti) nella favoletta del tornado che infuriando in uno sfasciacarrozze mette insieme un Boeing (è l'efficace metafora di Fred Hoyle, un fisico tra i più liberi ed originali critici del darwinismo).

"Parlare di caso - continuava Giovanni Paolo II - per un universo che presenta una così complessa organizzazione  negli elementi e un così meraviglioso finalismo nella vita, significa rinunciare alla ricerca diuna spiegazione del mondo come ci appare. In realtà, ciò equivale a voler ammettere degli effetti senza causa. Si tratta di una abdicazione dell'intelligenza umana, che rinuncerebbe così a pensare, a cercare una soluzione ai suoi problemi".

Più esplicito di così!

Del resto anche il Catechismo della Chiesa cattolica, al numero 295, recita: " Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso."

E per rincarare la dose, il cardinal Schönborn cita anche Benedetto XVI, che recentemente ha dichiarato: "Non siamo il prodotto casuale e senza senso dell'evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario."

Insomma, quello che la Chiesa mette in discussione è proprio il dogma del neo-darwinismo, e cioè che l'evoluzione è frutto di una combinazione tra caso e selezione naturale, perché, come ha recentemente dichiarato sulla rivista Focus il genetista Edorardo Boncinelli, "non c'è un progetto organico alle spalle, tutto avviene per tentativi".

Questa è pura ideologia, dice la Chiesa, non è scienza; e in questa sua accusa fa la parte dell'eretica rispetto al pensiero dominante del neo-darwinismo, con le sue cattedre e i suoi centri di potere. Anche a Galileo toccò la parte dell'eretico a suo tempo, ma aveva ragione lui.

Corsi e ricorsi storici. A parti invertite.

Gianluca Zappa

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mercoledì, 03 agosto 2005

CONTORSIONI EVOLUZIONISTE

Per mia deformazione professionale, quando mi capita tra le mani un nuovo libro di storia per il biennio delle superiori, vado subito a leggere le pagine relative all'ominazione, che poi sono le prime. E' in queste pagine che viene inevitabilmente riproposta l'ipotesi evoluzionista, secondo la quale l'uomo attuale (homo sapiens-sapiens) deriva, per graduali cambiamenti durati milioni o miliardi di anni, da antichissimi esseri scimmieschi. E, inevitabilmente, l'apparato iconografico ci propina l'immaginetta con la scimmia un po' curva e pelosa che poi diventa uomo eretto.

Con gradazioni diverse (da quelli sfacciatamente evoluzionisti a quelli più corretti) questi testi ci danno l'ipotesi evoluzionista come l'unica scientificamente possibile. Le obiezioni sono sbrigativamente ignorate, o, nel migliore dei casi, relegate nei box a pié di pagina.

Non fa eccezione l'ultimo testo da me consultato, Chronos, di G.Solfardi Camillocci e C.Grazioli, edito dalla SEI, che comunque collocherei nella lista di quelli che tentano un minimo di obiettività. La sensazione che si ha nel leggerlo, è che ci sia una certa paura nel dire quello che bisognerebbe dire: l'ipotesi evoluzionista è appunto solo un'ipotesi che non spiega ancora niente dopo più di centocinquanta anni e che tra l'altro non è nemmeno dimostrata, mancando di quegli "anelli di congiunzione" che non sono stati mai trovati (e per onestà bisognerebbe informare i giovani circa i patetici tentativi di creare degli anelli falsi, come il teschio di Piltdown, o il Pitecantropo di Giava o l'uomo di Pechino… anche questa è storia!).

L'imbarazzo degli autori del testo li porta a fare affermazioni che subito dopo si contraddicono. Comunque si va avanti con l'ipotesi evoluzionista, data come l'unica possibile. Cosicchè le contraddizioni di cui sopra (ricavabili del resto solo ad una lettura attenta), lasciano il posto all'impressione che lo schemino evoluzionista spieghi tutto.

Vorrei fare degli esempi, per capirci meglio.

A p. 6 c'è la definizione di Ominidi: "Per le scienze naturali sono il gruppo dei primati al quale appartengono gli uomini e i loro più lontani progenitori. Solitamente, però, con questo termine si indicano quelle specie, ora estinte, che per dimensioni del cervello e per varie caratteristiche sono considerate intermedie tra le scimmie antropomorfe e l'uomo". La prima parte è quella evoluzionista, l'interpretazione delle "scienze naturali" (con la catena ferrea: dagli ominidi l'uomo). La seconda parte ("solitamente") non si capisce bene quale interpretazione sia, ma sembra più distante dalla catena evolutiva.

A p.5 si ammette che circa il quando e il come sia emersa una chiara distinzione tra l'uomo e le scimmie si brancola nel buio ("rispondere a queste domande si è rivelato molto difficile per i paleoantropologi…molte questioni sono tuttora aperte"), ma poi si va avanti tranquillamente con tutto il repertorio evoluzionista. E così apprendiamo, per esempio, che Homo erectus costituisce un grande balzo evolutivo rispetto a Homo habilis e questo in ragione del suo cervello, le cui dimensioni erano maggiori. Allora, siccome il cervello è un elemento "costoso" sul piano energetico, questo ominide, che prima raccoglieva vegetali come il suo predecessore, "gradualmente imparò a cacciare animali vivi, sempre più grandi" (p.12). Cioè, siccome aveva un testone incredibile (ma come mai ce l'aveva? E' un po' la storia dell'uovo e della gallina), il signor erectus imparò a cacciare e a mangiare la carne che, rispetto ai vegetali, è più nutriente.

Scusate, davanti a spiegazioni di tal fatta (tautologie, più che spiegazioni) io rimango esterrefatto e sono spinto a rileggermi la favola di Cappuccetto rosso che mi pare più logica.

Ma poi il testo in oggetto ridiventa obiettivo e in un box a p. 9 (la cui lettura è ovviamente facoltativa) confessa che la teoria evoluzionista "lascia molte domande irrisolte sull'origine della vita. Secondo questa teoria, infatti, sarebbe il caso a spiegare la comparsa della vita. Ma le forme viventi, anche quelle più elementari, sono di una complessità tale da far ritenere quanto meno sorprendente che siano uscite da combinazioni casuali". Insomma, nel box, in una parte secondaria del libro, un accento di verità lo si coglie.

La sensazione generale è quella del contorcimento dialettico, del salto mortale, del colpo al cerchio e alla botte (che gli autori siano discepoli di Prodi?).

In generale, come dicevo, si coglie la paura di mettersi contro l'ipotesi evoluzionista, di dire a chiare lettere che "il re è nudo" e che (come scrive Maurizio Blondet nel suo bellissimo "L'uccellosauro ed altri animali") "il darwinismo si trova ormai vicino al collasso in cui si trovò, dopo Copernico e Galileo, la teoria eliocentrica. La teoria della "sopravvivenza del più adatto" si sta rivelando "inadatta alla vita" nel nuovo ambiente scientifico".

Ma certi dogmi, si sa, sono duri a morire. Poveri contorsionisti! E poveri studenti.

Gianluca Zappa

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categoria: attualitĂ , ideologia, darwinismo