Le Olimpiadi di Pechino si sono appena concluse.
Nello stadio il presidente del CIO, Jacques Rogge, ha presenziato alla grandiosa cerimonia di chiusura al fianco di Hu Jintao, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese e del Primo Ministro Wen Jabao.
Tutt’attorno schierata l’intera nomenclatura del partito che assaporava proprio in quell’istante la sua vittoria più grande. A Liu Qi, Presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici, il compito di spiegare di quale vittoria si trattasse:
“L’Olimpiade di Pechino ha testimoniato che il mondo ha riposto fiducia nella Cina”. Ecco il grande obiettivo: vincere la sfiducia dell’Occidente; sdoganare la Cina così come è, disciplinata e potente al punto che è meglio farsela amica piuttosto che andare a sindacare su ciò che accade dietro le quinte del faraonico spettacolo offerto al mondo.
Per i dirigenti di Pechino, la Cina merita fiducia e si appresta a prendere il proprio posto nel mondo. Il posto che le spetta. Ma la Cina la merita davvero questa fiducia? La Cina è davvero cambiata? Cos’è oggi la Cina?
Nei giorni scorsi, l’agenzia AsiaNews (organo del Pontificio Istituto per le Missioni Estere) e la Cardinal Kung Foundation hanno diffuso per prime la notizia che, nel giorno stesso della chiusura dei giochi, mons. Julius Jia Zhiguo, stimato Vescovo di Zhengding (Hebei), veniva tratto in arresto e tradotto in un luogo di prigionia sconosciuto. Il presule cattolico era già da tempo agli arresti domiciliari, controllato 24 ore su 24.
Evidentemente, ciò non sarà sembrato sufficiente alle autorità di Pechino se, alle 10.00 del mattino, mentre celebrava la messa domenicale di fronte ad alcuni fedeli, un gruppo di poliziotti armati è andato a trascinarlo giù dall’altare senza che fosse data ad alcuno spiegazione di sorta. Come nel caso di tanti altri, scomparsi prima di lui, è possibile che passino molti anni prima che si possano avere altre notizie certe. Come nel caso di tanti altri, è anche possibile che muoia in stato di segregazione e che non se ne venga a sapere più nulla... Che tipo di paese è allora la Cina? Siamo davvero certi che non si tratti più di un regime totalitario o di un paese comunista, come da più parti si insiste a dire?
Lascio la parola ad un personaggio meglio informato e ben più autorevole del sottoscritto, il grande regista Zhang Yimou (quello di film come “Lanterne rosse”, “Hero” e “La foresta dei pugnali volanti”…), autore delle straordinarie coreografie che abbiamo ammirato nel corso delle cerimonie di apertura e di chiusura dei giochi. Ecco cosa ha dichiarato in una recente intervista:
“I diritti umani? Rendono l’Occidente inefficiente e non gli consentono di raggiungere quegli elevati standard organizzativi e artistici di cui sono capaci i Cinesi (…) gli interpreti occidentali lavorano solo quattro giorni e mezzo alla settimana, fanno due pause al giorno per il caffé, poi non sono nemmeno in grado di stare bene allineati (…), i Cinesi riescono a realizzare in una settimana quello che gli Europei fanno in un mese”.
Zhang Yimou ha pure confessato di non esser mai riuscito a realizzare grandi regie operistiche in Occidente a causa “delle rigide norme sul lavoro e di tutela sindacale”.
Come se non bastasse ha poi espresso la sua incondizionata ammirazione per le liturgie politico-culturali di massa organizzate dal regime nord-coreano (uno dei più abietti della storia) spiegando che: “questo tipo di uniformità produce una grande bellezza”, di cui “siamo capaci anche noi Cinesi”. Il regista ha infine commentato la scena, tanto ammirata della cerimonia di apertura, in cui tessere d’argento con i caratteri della scrittura cinese si sollevano e si abbassano ritmicamente, quale esempio di un livello di perfezione conseguibile solo se “gli esecutori obbediscono agli ordini come un computer” ed ha quindi concluso che è “questo lo spirito cinese”...
Ma Yimou pensa davvero queste cose o gliele hanno fatte dire i capi del partito? La domanda forse è oziosa, probabilmente le due possibilità sono la stessa cosa. Apriamo gli occhi!
Alle tradizionali misure repressive, proprio a causa dei giochi si sono aggiunte nuove leggi speciali che hanno imposto misure di “rieducazione attraverso il lavoro” per chiunque parlasse con gli stranieri, si sono poi moltiplicati gli arresti e le misure detentive senza giudizio e senza processo… E noi come reagiamo? Ricordo che quando furono assegnati i giochi a Pechino (nel 2001) i dirigenti del CIO garantivano tronfi la massima vigilanza ed assicuravano il mondo intero che, con le Olimpiadi a Pechino, la Cina avrebbe fatto grandi passi avanti sul tema dei diritti umani…
In caso contrario sarebbero stati assunti dal CIO severi provvedimenti...
Le cerimonie di certo sono state magnifiche, ma sotto la bella maschera (di tecnologia e seta) la Cina è rimasta quella di sempre e gli apprendisti stregoni che credevano di poter dominare il drago rosso hanno fatto la figura degli utili idioti. O dei complici prezzolati…
Avete sentito le più recenti amenità dei massimi dirigenti sportivi? Ha detto un ineffabile Jaques Rogge: “Sono stati giorni meravigliosi. Attraverso questi Giochi il mondo ha imparato qualcosa sulla Cina e la Cina ha imparato qualcosa sul mondo”. Sarà…
Un tempo, ricordo, si insegnava a scuola che il grado di civiltà di un paese (ed i suoi eventuali progressi) lo si apprende semmai dallo stato del suo sistema giudiziario, da una visita alle sue prigioni…
Stefano