NIENTE OROSCOPI! SIAMO CRISTIANI!
All’inizio dell’anno 2010, l’attuale Pontefice della Santa Romana Chiesa, ha rivolto a tutti gli uomini un monito di grande significato: il nostro futuro non è nelle mani dei maghi e dei loro oroscopi, né in quelle di certi altri “maghi” che sono gli esperti di economia. Il futuro appartiene a Dio, in Lui bisogna riporre la speranza, che non vuol dire rassegnarsi ad un fatalismo: “Il 2010 sarà più o meno buono nella misura in cui ciascuno , secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio".
Due elementi chiari e inequivocabili emergono da questo monito: l’invito alla speranza, alimentata dalla certezza della presenza di Dio nella storia umana, e la necessità della collaborazione dell’uomo, la necessità di assumersi ciascuno la propria responsabilità.
Si tratta di un messaggio quasi banale, nella sua semplicità, eppure profondamente rivoluzionario se tutti lo prendessero sul serio. Basta pensare all’ultima tragica crisi economica, che in fin dei conti è stato il prodotto di una specie di gioco amorale sui mercati finanziari. Basta pensare al terrorismo, alla mafia, all’odio dilagante: tutte realtà che chiamano in causa la responsabilità dei singoli. Se il futuro appartiene a Dio, diciamo che gli uomini possono dare un grossa mano a determinarlo in un modo o nell’altro.
Prendiamo la situazione politica italiana. Mentre c’è chi responsabilmente cerca di costruire un nuovo clima di collaborazione e di dialogo, c’è chi allo stesso tempo (da una parte all’altra dei due grandi schieramenti politici) getta benzina sul fuoco. “Il 2010 sarà più o meno buono...”.
Il cristiano non è un fatalista, ma un autentico estimatore della libertà umana. E’ un fatalista il pagano, moderno consultatore di oroscopi, che azzera la libertà sulla base del presunto influsso delle stelle.
In pieno Alto Medioevo, un altro grande Papa, Leone I (quello che salvò Roma dagli Unni di Attila), in uno dei suoi sermoni natalizi prese ugualmente di mira “quelli che bugiardamente pretendono di far dipendere dall’influsso delle stelle tutto il corso della vita umana e dicono che appartiene al fato inevitabile quello che invece si deve far risalire alla volontà di Dio oppure alla volontà nostra”; quindi aggiungeva senza mezzi termini: “non si devono venerare gli astri”.
E’ fin troppo facile rilevare come circa milleseicento anni dopo la situazione non è cambiata: gli uomini continuano a venerare gli astri, danno agli astri la responsabilità delle loro disgrazie e delle loro fortune, mentre un Papa richiama gli uomini all’unico vero Dio e alla loro responsabilità.
Ovviamente brani come quello citato vengono poco battuti nei libri scolastici. Ovviamente il luogo comune è quello di un Medioevo superstizioso. Eppure la storia ci dice che la magia e gli oroscopi tornano in voga, dopo l’epopea del paganesimo, nel secolo XV e XVI, quello dell’uomo rinascimentale che si libera dalle superstizioni medievali e “riscopre la propria autonomia”. Strane certe categorie ed interpretazioni storiche!
Forse vale la pena ricordare certi versi di un grande uomo e poeta medievale, Dante Alighieri, che nel canto XVI del Purgatorio, attraverso il personaggio di Marco Lombardo, esprimeva dei concetti fondamentali, sempre ripetuti dalla Chiesa cattolica:
Voi che vivete ogne cagion cercate
pur suso al cielo, pur come se tutto
movesse seco di necessitate.
Se così fosse, in voi fora distrutto
libero arbitrio, e non fora giustizia
per ben letizia e per male aver lutto.
Lo cielo i vostri movimenti inizia;
non dico tutti, ma, posto ch’i’ ‘l dica,
lume v’è dato a bene e a malizia
e libero voler....
Però, se ‘l mondo presente disvia,
in voi è la cagione, in voi si cheggia.
No, nessuna “necessitate” provocata dalle stelle o dal destino, o addirittura da un’idea distorta di Dio, ma quel “lume” (notare la parola chiave, quattro secoli prima degli illuministi!) che è la ragione e il “libero voler”. Se il mondo va male, cari uomini, conclude Dante, prendetevela con voi stessi!
Roba medievale? Il discorso odierno di Benedetto XVI, così profondamente attuale e impegnativo, sembra proprio testimoniare il contrario.
Gianluca Zappa
categoria: cultura, chiesa, letteratura, antropologia, papa, attualitĂ , cattolicesimo, senso della vita
















