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domenica, 03 gennaio 2010

NIENTE OROSCOPI! SIAMO CRISTIANI!

All’inizio dell’anno 2010, l’attuale Pontefice della Santa Romana Chiesa, ha rivolto a tutti gli uomini un monito di grande significato: il nostro futuro non è nelle mani dei maghi e dei loro oroscopi, né in quelle di certi altri “maghi” che sono gli esperti di economia. Il futuro appartiene a Dio, in Lui bisogna riporre la speranza, che non vuol dire rassegnarsi ad un fatalismo: “Il 2010 sarà più o meno buono nella misura in cui ciascuno , secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio".

Due elementi chiari e inequivocabili emergono da questo monito: l’invito alla speranza, alimentata dalla certezza della presenza di Dio nella storia umana, e la necessità della collaborazione dell’uomo, la necessità di assumersi ciascuno la propria responsabilità.

Si tratta di un messaggio quasi banale, nella sua semplicità, eppure profondamente rivoluzionario se tutti lo prendessero sul serio. Basta pensare all’ultima tragica crisi economica, che in fin dei conti è stato il prodotto di una specie di gioco amorale sui mercati finanziari. Basta pensare al terrorismo, alla mafia, all’odio dilagante: tutte realtà che chiamano in causa la responsabilità dei singoli. Se il futuro appartiene a Dio, diciamo che gli uomini possono dare un grossa mano a determinarlo in un modo o nell’altro.

Prendiamo la situazione politica italiana. Mentre c’è chi responsabilmente cerca di costruire un nuovo clima di collaborazione e di dialogo, c’è chi allo stesso tempo (da una parte all’altra dei due grandi schieramenti politici) getta benzina sul fuoco. “Il 2010 sarà più o meno buono...”.

Il cristiano non è un fatalista, ma un autentico estimatore della libertà umana. E’ un fatalista il pagano, moderno consultatore di oroscopi, che azzera la libertà sulla base del presunto influsso delle stelle.

In pieno Alto Medioevo, un altro grande Papa, Leone I (quello che salvò Roma dagli Unni di Attila), in uno dei suoi sermoni natalizi prese ugualmente di mira “quelli che bugiardamente pretendono di far dipendere dall’influsso delle stelle tutto il corso della vita umana e dicono che appartiene al fato inevitabile quello che invece si deve far risalire alla volontà di Dio oppure alla volontà nostra”; quindi aggiungeva senza mezzi termini: “non si devono venerare gli astri”.

E’ fin troppo facile rilevare come circa milleseicento anni dopo la situazione non è cambiata: gli uomini continuano a venerare gli astri, danno agli astri la responsabilità delle loro disgrazie e delle loro fortune, mentre un Papa richiama gli uomini all’unico vero Dio e alla loro responsabilità.

Ovviamente brani come quello citato vengono poco battuti nei libri scolastici. Ovviamente il luogo comune è quello di un Medioevo superstizioso. Eppure la storia ci dice che la magia e gli oroscopi tornano in voga, dopo l’epopea del paganesimo, nel secolo XV e XVI, quello dell’uomo rinascimentale che si libera dalle superstizioni medievali e “riscopre la propria autonomia”. Strane certe categorie ed interpretazioni storiche!

Forse vale la pena ricordare certi versi di un grande uomo e poeta medievale, Dante Alighieri, che nel canto XVI del Purgatorio, attraverso il personaggio di Marco Lombardo, esprimeva dei concetti fondamentali, sempre ripetuti dalla Chiesa cattolica:

Voi che vivete ogne cagion cercate

pur suso al cielo, pur come se tutto

movesse seco di necessitate.

Se così fosse, in voi fora distrutto

libero arbitrio, e non fora giustizia

per ben letizia e per male aver lutto.

Lo cielo i vostri movimenti inizia;

non dico tutti, ma, posto ch’i’ ‘l dica,

lume v’è dato a bene e a malizia

e libero voler....

Però, se ‘l mondo presente disvia,

in voi è la cagione, in voi si cheggia.

 

No, nessuna “necessitate” provocata dalle stelle o dal destino, o addirittura da un’idea distorta di Dio, ma quel “lume” (notare la parola chiave, quattro secoli prima degli illuministi!) che è la ragione e il “libero voler”. Se il mondo va male, cari uomini, conclude Dante, prendetevela con voi stessi!

Roba medievale? Il discorso odierno di Benedetto XVI, così profondamente attuale e impegnativo, sembra proprio testimoniare il contrario.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, chiesa, letteratura, antropologia, papa, attualitĂ , cattolicesimo, senso della vita
sabato, 31 ottobre 2009

NOI CELEBRIAMO I SANTI

C'è chi stanotte evoca streghe, vampiri e demoni. Noi ci prepariamo a festeggiare i Santi.

C'è chi stanotte si traveste da zombie, da mostro, da morto vivente. Noi celebriamo uomini ancora oggi vivi per l'esempio e le opere che hanno lasciato nel loro breve ma intenso cammino su questa terra. e vorremmo essere rivestiti della stessa loro forza, del loro amore, del loro coraggio, della loro veste candida.

C'è chi stanotte getterà via ancora una volta il proprio tempo, in una distrazione che non dà alcun gusto duraturo, che non garantisce alcuna gioia vera. Noi ci prepariamo a celebrare uomini veri, che hanno saputo sperare perchè avevano nel cuore una gioia immensa. e hanno fatto del loro tempo una continua occasione per costruire.

C'è chi stanotte giocherà con la morte e con la vita. Noi celebriamo chi ha avuto in grande onore sia la vita che la morte.

La notte del 31 ottobre è la notte di un mondo vecchio, morto, funereo, che arriva ad eccitarsi con le tombe ed i cimiteri, Che si esalta nel buio. Noi celebriamo la luce di un mondo nuovo, di una nuova creazione. Noi celebriamo i testimoni di Cristo risorto, vincitore della morte e del peccato.

Il primo novembre, festa dei Santi, è la gioia del Paradiso che si spalanca su questa terra.

Gianluca Zappa
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categoria: chiesa, esoterismo, santi, attualitĂ , cattolicesimo, radici cristiane, feste cristiane
martedì, 20 ottobre 2009

CROCIFISSI DUE VOLTE

Pubblico questo editoriale di Cultura Cattolica, ripreso anche dal sito di SOL, per dare visibilità ad una tragica notizia, resa ancor più tragica dall'uso che se ne è fatto. E questo in un momento in cui ferve un'assurda discussione sull'ora di religione islamica, mentre il Papa mette in evidenza ancora una volta che la carta europea misconosce le nostre origini religiose.
G.Z.


Ho appreso la terribile notizia della crocifissione di sette cristiani sudanesi e ho trovato sul sito degli Atei, Agnostici, ecc… questo commento: «korova scrive: 17 Ottobre 2009 alle 9:08 “crocifissi sette cristiani”??? ERA ANCHE ORA!!!! have a anice (sic!) day!!!», ancora non ripreso da alcuno, e mi sembra gravissimo: i visitatori commentano ogni cosa, attaccano con parole volgari chi crede, si dicono difensori del libero pensiero, ma mi pare che qui la libertà sia solo quella del disprezzo, rivestito da uno sciocco e presuntuoso senso di superiorità.

[Per la cronaca, questa notizia è stata postata il 16 Ottobre 2009 alle 16:29, e l’ultimo commento, ora che scrivo, è del 17 Ottobre 2009 alle 10:49].
Ho sempre pensato alla laicità come vera umiltà, senso del proprio limite e di rispetto per gli altri. E questo l’ho imparato da mio papà, presidente diocesano di Azione Cattolica, che mi ha dato da leggere, già da piccolo, il «Dialogo sopra i massimi sistemi» di Galileo, che lui possedeva da quando aveva 26 anni. Brutti tempi questi in cui, per odio e livore ideologico, non si riesce a solidarizzare, a indignarsi, per chi è ingiustamente offeso, maltrattato, ucciso! Credo che se vogliamo che l’uomo viva nella libertà e nel rispetto, dentro un mondo dove tutti possano vivere e cercare ciò che rende bella la vita, sarebbe anche ora di guardare avanti, e di smettere di recriminare sul passato degli altri (perché sempre di questo si tratta, mai del proprio – noi per definizione siamo innocenti). Solo la Chiesa ha saputo, con il grande Giovanni Paolo II, chiedere perdono, e questo gesto è stato forse uno dei più grandi del suo grandissimo pontificato. Che cosa aspettiamo per imparare? Sempre in quel sito si diceva di non dimenticarsi della sfida che l’Islam rappresenta. Ma è una sfida che non va superata ripetendo le solite frasi sulla religione e sulle religioni come fonte di discriminazione, violenza, ecc. Gli scheletri negli armadi li hanno in tanti, anche se non si vuole vedere, si fa finta di niente, si accusa l’altro per allontanare lo sguardo da sé.

Credo sia giunto il momento di raccogliere l’invito ad un cammino che sia, per tutti, carico di verità e di amore: non sottovalutiamo l’enciclica che già nel titolo apre la prospettiva di straordinaria bellezza: «Caritas in veritate». La verità che tutti aspettiamo è quella sull’uomo, sulla sua dignità e sul suo destino, sulla sua libertà, che non può essere quella di negare la vita, propria o altrui. Per questo siamo grati a chi, per difendere la libertà e la dignità – propria e altrui –, ha saputo dare la vita. Sono semi di speranza!

Navigando in Internet, per capire quello che viene detto su questo fatto, mi sono imbattuto in testi, commenti, riflessioni che mi fanno pensare che siamo ben lontani da quella «civiltà della verità e dell’amore» tanto auspicata dalla Chiesa. Forse è giunto il momento di riprendere l’insegnamento della lettera a Diogneto: «A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. La carne odia l’anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. L’anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. L’anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l’anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare».

Cultura Cattolica  socio di  SamizdatOnLine

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categoria: chiesa, storia, mondo, attualitĂ , cattolicesimo
martedì, 11 agosto 2009

DEMENZA LAICISTA

Ci risiamo. E’ lecito, certo, che accada, ma non riusciamo ad abituarci al suo accadere. Il pronunciamento da parte di organi d’informazione cattolici e di esponenti della gerarchia ecclesiastica contro la pillola Ru486 è stato accolto con livore da parte dei laicisti, tanto a sinistra che a destra. E i pulpiti da cui sono stati lanciati i soliti anatemi non sono stati solo i giornali storicamente schierati, come Repubblica o Il manifesto, ma anche testate quali Libero o Il giornale, lette comunemente dall’elettore di centro destra. Quando si tratta di laicismo si verifica un’interessante trasversalità.

Sul Manifesto hanno fatto gli spiritosi, intitolando Impasticcati un fondo contro papa e vescovi, i quali avrebbero travisato completamente il messaggio del Fondatore. “Non fu l’etica – spiegano questi nuovi teologi – la priorità del fondatore” e aggiungono che questioni “morali” sono la fame nel mondo e l’immigrazione. C’è uno strano corto circuito, nel ragionamento. Prima si dice che non conta l’etica, poi si indicano questioni morali prioritarie. Ma insomma, che cosa voleva veramente il Fondatore? Glielo spieghiamo semplicemente noi: che l’uomo non pretenda di sostituirsi a Dio, perché quando lo fa si rende subito responsabile di orridi delitti, che siano l’aborto, lo sfruttamento della povera gente e, insomma, tutti i mali che combiniamo sulla terra.

La Chiesa ricorda alle donne e ai medici che fanno ricorso alla pillola abortiva che anche in quel modo ci si attira addosso la scomunica? Ebbene, il Manifesto risponde: “Viviamo in uno stato democratico e la scomunica può essere reciproca”. Passando così da un provvedimento essenzialmente spirituale e interno alla Chiesa ad un minacciato intervento nella sfera pubblica, politica. L’hanno fatto i loro progenitori lo scorso secolo, lo rifaranno loro.

Su Libero, adesso, dove tal Giancarlo Lehner (che non so se sia un semplice giornalista, un elettore di centrodestra o magari anche un deputato) inizia il suo pezzo così: “Il 20 settembre Roma fu strappata allo Stato pontificio. E la Città eterna potè diventare capitale d’Italia. La breccia di Porta Pia segnò anche la fine del potere temporale dei Papi, ma non è bastato per affrancare il Vaticano dalle risorgenti tentazioni talebane”. Ora, di fronte ad un incipit di tale grandezza epica, di tale sincero entusiasmo per la Roma umbertina, di tanta storica capacità di giudizio, cosa si deve dire? Davanti alla garibaldina invocazione di una “nuova breccia di Porta Pia” per “rischiarare le idee ai nostalgici del Papa Re”, cosa aggiungere? Lehner cita un pezzettino delle dichiarazioni rilasciate da Mons. Fisichella, una battuta: “Non possiamo restare passivi” e ci scherza su con un umorismo da grande giornalista: “A che tanta muscolarità? Ci scatenerà contro le guardie svizzere?”. Me lo vedo mentre ride tronfio e imbecille.

Questi due esempi tanto per dire il livello della controffensiva laicista. Ovviamente non pretendete che gente dal cervello tanto ristretto riesca a confrontarsi seriamente con certi passaggi molto più serie e impegnativi che c’erano nell’articolata posizione di mons. Fisichella (che non è proprio l’ultimo arrivato), tipo il seguente: “L'assunzione della Ru486 non rende meno traumatico l'aborto, solo lo rinchiude ancora di più nella solitudine del privato della donna e lo prolunga nel tempo”; oppure: “L'aborto è un male in sé perché sopprime una vita umana; questa vita anche se visibile solo attraverso la macchina possiede la stessa dignità riservata a ogni persona. Il rispetto dovuto verso l'embrione non può essere da meno di quello riservato a ognuno che cammina per la strada e chiede di essere accolto per ciò che è:  una persona”; o anche il passaggio in cui si richiama l’urgenza educativa “perché i giovani comprendano l'importanza di fare propri dei valori che permangono come patrimonio di cultura e di identità personale”. Non sono proprio delle cretinate su cui sorvolare ridendo come un beota.

Infine, ieri leggo sul Giornale il pezzo di tal Filippo Facci che, riassumo, comincia così: la pillola Ru486 è stata inventata in Francia dove la usano da 22 anni; è in uso in quasi tutta l’Unione Europea; da dieci anni ce l’hanno anche gli USA; è stata oggetto di “infinite sperimentazioni”, ma l’Italia, per qualche ragione (poi si capirà che la ragione è la presenza del Vaticano) fa “storia a parte”. E’ un po’ come dire: c’è una nuova bomba che è stata inventata e che funziona benissimo, molti già ce l’hanno, perché non la adottiamo anche noi?

L’accusa del Facci è che certi politici nostrani, succubi del Vaticano vogliono in realtà che “l’aborto resti una pratica il più possibile pubblica, ospedaliera e traumatica culturalmente e fisicamente”. Se ne deduce che lui vuole un aborto il più possibile privato (se la veda la donna col problema), casalingo e facile, culturalmente e fisicamente. Tanto l’aborto (chirurgico o chimico che sia) mica lo fa lui. Lui ci mette solo il pisellino. Il resto lo fa la donna.

Avrete notato che nessuno di costoro si pone il problema dell’aborto in sé e per sé. Tutti hanno rimosso la realtà dell’aborto, ciò che è, il male che è. Che lo si faccia bene, presto, da soli e senza troppi problemi morali. Così lo Stato sarà finalmente laico.

Se non è demenza questa...

Gianluca Zappa

 

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categoria: cultura, chiesa, aborto, attualitĂ , morale
mercoledì, 15 luglio 2009

IL PAPA E I 4 GATTI

“Domani il Papa va in vacanza e ci saranno anche due gatti... che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po’ di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole”.

Questo è quanto ha detto, in un suo servizio sul TG3, un tal Roberto Balducci. vaticanista. Da oggi non più vaticanista: è stato rimosso dall’incarico e addetto a qualcos’altro, nonostante Padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, avesse dichiarato chiuso l’incidente già la sera stessa del maldestro servizio giornalistico.

Sui siti e i blog vicini al Papa è tutto uno sperticarsi in lodi per il Balducci, che aveva in passato più volte espresso la sua professionalità, e un non capire il perché della sua rimozione dall’incarico. Si disapprova il gesto, ma li si può capire: un cattolico oggi deve incassare i cazzotti e starsene pure zitto, sennò si parla subito di ingerenza del Vaticano nella politica italiana, di ritorno dell’Inquisizione e via con cretinate del genere.

Noi, che siamo più liberi di dire quello che ci pare, non possiamo non approvare il provvedimento preso. Perché il commento del Balducci è una vera e propria porcata, una frase cattiva e piena di livore, più di una semplice “cazzata”, come l’ha definita Roberto Giachetti del PD. Altro che una battuta per dare un tocco leggero, un po’ frivolo, ad un servizio di “colore”. Qualcuno dice che, a risentire il nastro, il tono della voce fa capire di più quella che voleva essere una battuta, molto più che a rileggere il testo così come lo abbiamo trascritto. Sarà, ma una cosa è certa: non ricordiamo “battute” così pesanti e irriverenti nei confronti di un personaggio di tale livello in un tiggì nazionale (perché un conto è una trasmissione di Santoro, un conto un tiggì).

E sì che, volendo, i giornalisti italiani avrebbero potuto farne molte. Restando in tema di “quattro gatti”, per esempio, ogni volta che c’è un congresso o una manifestazione dei radicali il numero complessivo dei partecipanti sfiora davvero quel numero. Quando parla Pannella (che il look da vecchio pontefice ce l’ha pure) ad ascoltarlo ci sono davvero quattro gatti. Ma nei resoconti giornalisti non si fa lo straccio di una battuta. Telecamere rigorosamente strette, inquadrature sui particolari, obbiettivi che vanno a cercare il posticino un po’ più pieno della sala.

Dico, ve l’immaginate un giornalista del TG3 che faccia una battuta di questo genere: “Pannella va in vacanza col suo gatto, che gli ricorderà quei quattro gatti che gli stanno ancora appresso”? O magari una battuta del genere, sul congresso del PD: “Sono quattro gatti e per giunta si dividono”? Forse la troverete su Libero, ma di certo non su una rete nazionale. Ve l’immaginate un inviato al G8 di L’Aquila che avesse parlato dei quattro gatti no-global che hanno manifestato contro?

No, io non riesco davvero nemmeno a concepire delle battute del genere. Ma quando si è trattato del Papa, la battuta è stata fatta. Strano, veramente strano per un vaticanista competente. Forse è che a Roma, di questi tempi, il caldo si fa particolarmente sentire e il sole picchia. Ma nelle stanze del TG3 hanno l’aria condizionata.

Io non so se il Balducci volesse dire, in modo davvero maldestro (quindi poco consono ad un vaticanista esperto), che il Papa dovrebbe essere ascoltato di più. A me quelle parole (“coraggio e pazienza di ascoltare”) fanno immediatamente pensare ad un vecchietto un po’ rincoglionito che parla parla e la gente lo sta ad ascoltare per forza e con un po’ di sofferenza. Insomma, che a stare ad ascoltare quello che dice questo Papa ci vuole davvero “coraggio” e una buona dose di “pazienza”. E questo, beninteso, lo si può dire anche col sorriso sulla bocca. Se Balducci voleva dire altro, non è stato davvero capace. E del resto bastava aggiungere una frasetta conclusiva per rendere meno contorto il suo pensiero.

Detto questo, e approvato il provvedimento che destina il suddetto Balducci ad altro compito, va aggiunto che l’ex vaticanista deve essere ringraziato, perché prima di cambiare lavoro ci ha lasciato un compito ben preciso: avere la pazienza e il coraggio di ascoltare quello che dice Benedetto XVI. Ci vuole la pazienza per leggere la succosa ultima enciclica e il coraggio di lasciarsi interpellare e giudicare da certi passaggi (come quelli dei paragrafi 74-76) che aprono questioni fondamentali.

Quanti lo faranno tra i cattolici? E quanti tra gli agnostici, atei, non credenti che magari si gasano coi libri di Odifreddi? Saranno davvero solo quattro gatti a leggere le parole del Papa? Vi confesso di avere le stesse sensazioni del giornalista rimosso.

Gianluca Zappa

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categoria: chiesa, papa, attualitĂ 
mercoledì, 01 luglio 2009

QUANDO LA FEDE E' DAVVERO ADULTA

Nel 1925 Gilbert Keith Chesterton, analizzando con la consueta acutezza la storia della fede cattolica nel suo saggio L’uomo eterno, rilevava come almeno cinque volte quella fede fosse sopravvissuta alla sua presunta morte: dopo gli ariani, i catari, gli scettici umanisti, i Voltaire e i Darwin, la Chiesa, data ogni volta per spacciata, conobbe sempre un nuovo slancio, una generazione di giovani che avevano una fede più forte e viva dei loro padri.

Le culture, le varie interpretazioni del mondo, le filosofie, i poteri umani che tutto sembrava dovessero schiacciare sotto i loro piedi, sono poi passati. Le parole di Cristo no.

In certi momenti c’è stata la sensazione che un nuovo fiume fosse destinato a travolgere ogni cosa, e l’unica questione su cui si poteva discutere era quanto tempo sarebbe occorso. Ma ogni volta il mondo ha dovuto scoprire che c’era una cosa che andava contro il fiume. Una cosa viva, perché, al contrario, le cose morte vanno nella stessa direzione del fiume: “Una barca di carta può cavalcare sul gonfiante diluvio con tutta l’aerea arroganza di una nave fatata; ma se la nave fatata naviga controcorrente essa è realmente condotta dalle fate”.

Quella nave fatata era ed è la Chiesa cattolica, nata dal sangue di Cristo e dal sacrificio e dalla predicazione degli Apostoli, primi fra tutti Pietro e Paolo.

Se cito Chesterton è perché le sue riflessioni sono quanto mai attuali e ne trovo un’eco nella fondamentale omelia tenuta da Benedetto XVI qualche giorno fa, ai vespri della vigilia della festa dei santi Pietro e Paolo. Un testo fondamentale, pur nella sua brevità, da incorniciare. La peculiarità di questo grande Papa è proprio, secondo me, nella chiarezza con cui si esprime e con cui traccia la rotta per i fedeli. Quello che dice merita perciò di essere continuamente ascoltato, letto e meditato, ed è proprio per questo che è importante diffondere le sue parole:

“Nel quarto capitolo della lettera agli Efesini l’apostolo Paolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, un’umanità matura. Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede “responsabile”, una “fede adulta”.

La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo.

È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una “fede adulta”. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo.

Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo.

La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo.

Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande “sì”. Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella carità” (cfr. Efesini 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo.

Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri”.

Per riprendere la metafora di Chesterton, il cristiano non deve essere una nave di carta che naviga tronfia ed orgogliosa sfruttando la corrente delle mode del momento, ma una nave fatata che, guardando continuamente al volto di Gesù Cristo, cioè alla verità, se necessario si oppone ai venti della moda.

Un giudizio chiaro, di cui siamo grati al nostro grande Papa; un giudizio che ci permette di capire cosa vuol dire avere una fede adulta, e a diffidare delle sgangherate e comode contraffazioni.

Gianluca Zappa

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categoria: chiesa, storia, papa, attualitĂ , cattolicesimo
mercoledì, 24 giugno 2009

IMBARAZZI CATTOLICI

Lui si chiama Maria Josè Rico Llorca e vive ad Alicante, ridente località di villeggiatura sul Mediterraneo valenciano. E’ azionista di controllo della Rainbow Tourism (TurismoArcobaleno), un’agenzia “gay-friendly” che, grazie ad una joint-venture con l’Istituto Bernabeu, nota clinica di inseminazione, promette “sole, mare e fecondazione artificiale per coppie di lesbiche”. Insomma, la lesbica va, si gode la vacanza, e torna col pancione. Un business che guarda soprattutto al mercato italiano, dove le norme in materia sono molto più restrittive che in Spagna.

Lui, Maria Josè Rico Llorca, non è uno qualsiasi. E’ stato assessore al Turismo nelle file dei Popolari, il partito “cattolico” spagnolo. Oggi mercanteggia vendendo figli a coppie omosessuali.

In Italia abbiamo il caso di Silvio Berlusconi: corruttore e corrotto, pedopornografo, pidduista, mafioso, favoreggiatore della prostituzione, in perenne conflitto d’interessi e chi più ne ha più ne metta. Sempre al centro di inchieste più o meno cialtrone. Personaggio da gossip. Non proviene dalla sagrestia, né dalle fila del cattolicesimo politico italiano. Non è nemmeno completamente in regola con le leggi di Santa Romana Chiesa. Ma c’è una differenza: se in Italia c’è una Legge 40 che limita il far west della fecondazione assistita e riconosce i diritti dell’embrione, è grazie a lui; se in Italia si sta facendo una legge che eviterà il ripetersi di uccisioni barbare come quella di Eluana Englaro, lo si deve a lui; se in Italia da qualche anno c’è una legge che consente di destinare il 5 per mille a chi s’impegna nel sociale è perché lui se l’è inventata; se oggi non è a tema una legge sul matrimonio gay (sulla quale la cattolicissima Bindi aveva annunciato significative aperture) è perché quest’uomo riesce a tenere duro.

Questo personaggio così scomodo, ingombrante, secondo alcuni impresentabile, è l’unico capo di Stato ad aver difeso Papa Benedetto XVI dall’immonda campagna di stampa montata estrapolando una frase a proposito di Aids e preservativi. Laddove cattolici rinomati italiani, tedeschi, inglesi e spagnoli, prendevano prudentemente le distanze.

Domanda: meglio il popolare Llosa o Silvio Berlusconi? Meglio la cattolica Bindi o Berlusconi? Meglio il cattolico adulto Prodi (che fu capace di ironizzare perfino sulle guardie svizzere) o il figliodiputtana Berlusconi?

La domanda andrebbe girata a don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e a tutti quei cattolici (ce ne sono molti) che continuano a votare a sinistra senza tanti problemi di coscienza. Ma loro la risposta ce l’hanno: quel che conta supremamente in un uomo politico è la sua “credibilità”. Se un uomo politico è “pulito”, è “moralmente ineccepibile”, è “virtuoso”, insomma, ha le “mani pulite”, può pure firmare o proporre o sostenere una legge anticristiana, cioè antiumana (perché è lo stesso). Nessuno gli chiederà conto della sua attività politica e della cultura che attraverso quell’attività contribuisce a diffondere. E’ la tragica eredità che ci ha lasciato l’intellighenzia cattolica (soprattutto di Azione Cattolica e Fuci) degli anni Settanta.

Il caso di Llosa mi pare emblematico. Fatico sinceramente a capire come quest’uomo abbia potuto fare l’assessore per conto del Partito Popolare spagnolo. Spero che ne sia stato radiato, ma non ne sono certo. Come non sono certo che certi cattolici italiani arrivino a percepire la contraddizione e l’orrore di un politico cattolico che diventa manager di un’impresa di turismo procreativo per coppie lesbiche.

E’ divertente, in questi giorni, leggere alcune lettere al quotidiano Avvenire. Vi si trova il parere di cattolici evidentemente imbarazzati, spiazzati da questo premier che oggettivamente appare molto amico della Chiesa. E non sono contenti, perché odiano Berlusconi, non ne possono nemmeno sentire il nome e non riescono ad ammettere che in pochi anni i governi presieduti da quest’uomo hanno fatto molto di più che quarant’anni di Democrazia Cristiana. Sminuiscono questo contributo, dicono, per esempio, che la Chiesa non è un’agenzia di bioetica. Hanno ragione, ma il problema è che loro vorrebbero che fosse un’agenzia etica. Il cane si morde la coda.

La storia è piena di uomini moralmente a posto, che hanno sterminato l’umanità. Berlusconi non sarà moralmente a posto, ha molti difetti e dovrebbe sicuramente migliorare certi aspetti della sua immagine e del suo comportamento pubblico, ma non condivide l'ideologia di uno Llosa. E non è poco.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, chiesa, papa, diritti umani, attualitĂ , berlusconi, omosessualitĂ , embrione, morale, eluana
giovedì, 14 maggio 2009

TERRA SANTA: QUELLO CHE IL PAPA HA DETTO

 “È giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l’opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinché l’umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità. Sfortunatamente, l’antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l’antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo”.

(Benedetto XVI, dal discorso all'areoporto di Tel Aviv)

“Non permettete che le perdite di vite e le distruzioni, delle quali siete stati testimoni suscitino amarezze o risentimento nei vostri cuori. Abbiate il coraggio di resistere ad ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo. Al contrario, fate in modo che quanto avete sperimentato rinnovi la vostra determinazione a costruire la pace. Siate un ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità pratica.

Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura!”.

(Benedetto XVI ai giovani, Betlemme)

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lunedì, 04 maggio 2009

IL VOLONTARIATO SECONDO COMIX

Vi racconto questa. Qualche giorno fa assegno agli studenti un tema di quelli usciti alla maturità. Vi si parla dei giovani che s’impegnano in azioni di solidarietà, in forma cooperativa od associata, e si chiede di ricercare le motivazioni che sono alla base di tali comportamenti.

Durante lo svolgimento, a qualcuno viene in mente che “sul diario” c’è la lista della associazioni di volontariato. Il diario è Comix, il più diffuso tra i ragazzi, un must, evidentemente, per lo studente medio perfettamente, anche se inconsapevolmente, integrato nel sistema. Mi faccio consegnare un diario e vado a consultare la lista. Mi va subito il sangue al cervello.

C’è di tutto: dall’Admo all’Aido, all’Ail, all’Avis, alla Lega antitumori, al telefono verde AIDS (versante medico); c’è l’Unicef e il Telefono azzurro e il telefono giovani (versante giovani); ci sono i Medici senza frontiere, Amnesty International, La Fondazione africana per la medicina e la ricerca, il Commercio equo e solidale, Emergency (versante terzo mondo e diritti umani); ci sono Greenpeace, Legambiente, Enpa, Lav, Lipu e WWF (versante ambientalismo).

C’è veramente tutto? No! Mancano i riferimenti alle innumerevoli associazioni di volontariato che sono espressione del mondo cattolico. Non si fa il minimo accenno alla Caritas, alle associazioni e alle comunità terapeutiche per il recupero dei tossicodipendenti e degli alcolizzati, alle associazioni di assistenza ai carcerati, alle Misericordie, ad una fondamentale forma di volontariato che sono i Centri di aiuto alla vita, sparsi su tutto il territorio italiano.

Lo studente medio perfettamente integrato nel sistema, deve restare all’oscuro, non deve conoscere tutta questa immensa realtà, viva ed operante intorno a lui, molto più, che so, dell’Unicef o dei Medici senza frontiere. E’ in questo modo che si fa breccia nel mondo giovanile. Si accendono i riflettori su associazioni che spesso non sono niente più che una sigla. Si spengono quando si tratta di Chiesa e laici cattolici impegnati. Non solo. La lista è significativa, perché esprime i valori, la cultura di riferimento, le priorità che stanno a cuore ai redattori di Comix.

Mi spiego. Si dà risalto alle associazioni che difendono la foca monaca o la lince ispanica, che girano i litorali con i sacchi dell’immondizia a raccogliere i rifiuti, che, insomma, proteggono “madre natura”. Si tace completamente sulle associazioni che proteggono dallo sterminio l’essere umano. Il Movimento per la Vita, per esempio, che di fronte alla prospettiva dell’aborto aiuta le donne che hanno problemi e condivide i loro disagi, affinchè la vita nascente venga salvata ed accolta.

Si parla di prevenzione dell’Aids, ma si tace su quanti aiutano le vittime del virus, che spesso sono i tossicodipendenti. Il recupero del drogato non è evidentemente importante, né degno di stare in lista. Si pubblicizza Amnesty International o i Medici senza frontiere, e non si trova una riga per trascrivere l’indirizzo di qualche agenzia missionaria presente nel terzo Mondo (peccato: si sarebbe aperta una finestra su attività che, contemporaneamente, educano, offrono assistenza materiale e medica, combattono per la promozione umana e per le quali il giovane può effettivamente svolgere un’attività di volontariato).

Qual è il motivo di questa esclusione? Vorrei una risposta dai miei lettori. Qualcuno (temerario) potrà arrivare a dire che si sono pubblicizzate solo le organizzazioni laiche, non legate al Vaticano (il famoso Vaticano che, secondo qualche cretino – si può dire? - dovrebbe essere confinato in Groenlandia). Obiezione inaccettabile. Ma anche fosse: il Movimento per la Vita è un’associazione di laici che non è un’emanazione del Vaticano. Passi la Caritas. Ma perché non citare, che so, il Banco Alimentare, che si occupa di raccogliere fondi e viveri per i poveri in Italia? O le Misericordie (così attive anche in occasione dell’ultimo terremoto)? O l’AVSI, promotrice di progetti di solidarietà nel Terzo Mondo, dall’Uganda, al Brasile, al Sudan, all’Iraq?

Ripeto: qual è il motivo? Io ne trovo uno solo: oscurare l’imponente attività di solidarietà della Chiesa e dei suoi fedeli. Anche a prezzo di rappresentare una realtà tronca, mutila, e, diciamolo, pure poco significativa.

Chi ama la verità e l’obiettività non ha che una soluzione: prendere Comix, buttarlo nel cassonetto, cambiare diario e spiegare a tutti quelli che conosce la propria scelta rivoluzionaria. Quindi, se vuole anche fare del volontariato, rivolgersi a qualche struttura legata, direttamente o indirettamente, alla Chiesa cattolica.

Gianluca Zappa

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mercoledì, 29 aprile 2009

LA CHIESA CHE AIUTA E SOSTIENE I POVERI

Giorni fa un lettore scriveva una breve lettera al Corriere della Sera. Eccola: “Di solito sono molto critico sulle prese di posizione del Vaticano su gay, aids, stato delle donne, eccetera. Ma dimentico che la Chiesa non è solo a Roma ma è fatta di preti che svolgono in silenzio e con molta semplicità il loro servizio. Questo sta accadendo quotidianamente nelle zone terremotate. Grazie”.

Una lettera molto significativa ed ottima come spunto di riflessione. Vale la pena di chiosarla.

Innanzi tutto si tratta di un riconoscimento onesto di quanto la Chiesa ha fatto in questi giorni per i terremotati dell’Abruzzo. Sono stati mandati milioni di euro (non so quantificarli, perché a quelli inviati direttamente dalla CEI si aggiungono i proventi delle collette spontanee messe in piedi in tutte le parrocchie italiane e di quelle organizzate ufficialmente). E’ immediatamente scattata la rete di solidarietà tipica della Chiesa italiana, presente sul territorio e vicina ai bisogni della gente.

A questa catena di carità fraterna, si è aggiunta l’opera eroica dei preti abruzzesi, che l’estensore della lettera (evidentemente coinvolto direttamente nella sciagura) sente il bisogno di ringraziare. Si potrebbe aggiungere l’opera delle organizzazioni cattoliche, come gli scout o le Misericordie, per citarne un paio, da sempre mobilitate nelle situazioni di emergenza ad integrare gli interventi statali.

Questo è il volto della Chiesa che piace, quello che tutti capiscono, quello per cui tutti sono disponibili a spendere delle buone parole. Qualche giorno dopo, sempre sul Corriere, è intervenuto con un suo fondo, dal titolo “La missione di carità”, Michele Salvati, il quale si è lanciato in lodi sperticate alla Chiesa e al presidente della CEI cardinal Bagnasco per le iniziative messe in atto a favore dei terremotati.

Ma ecco che, insieme alle lodi, arrivano subito le critiche e i distinguo, come nella lettera in questione. E un’artificiale contrapposizione pretichefannoinsilenzioilpropriodovere - Vaticano. I primi sono, naturalmente, il volto buono della Chiesa; il secondo è la Chiesa-istituzione, la Chiesa-stato, la Chiesa-soggetto politico, che sta proprio sulle scatole. E’ la solita storiella, contrabbandata con molta abilità e risonanza anche da quell’imbecille di Giovanotti.

Quello che non si vuole accettare, quello che non si vuole ammettere, quello che si cerca affannosamente di esorcizzare è un fatto semplice semplice: e cioè che la Chiesa o la prendi in blocco così com’è, oppure stai parlando di qualcosa che non esiste realmente, che è solo nella tua zucca. Non si può distinguere tra il Vaticano, la CEI e l’opera di un prete abruzzese che si dà da fare tra le macerie delle case distrutte. E’ comodo farlo, certo, ma è una menzogna.

La Chiesa che manda milioni di euro in Abruzzo (a proposito, non sarà anche questa una inammissibile interferenza nella vita di un altro Stato?) è la stessa, esattamente la stessa che tuona contro la manipolazione dell’embrione, contro l’equiparazione della convivenza tra gay al matrimonio, contro l’aborto, contro il divorzio facile, contro l’assoggettamento del Terzo Mondo alla lobby capitalistica della pianificazione delle nascite.

Prendere o lasciare, baby. In blocco, non solo quello che piace o fa comodo.

Si è vista all’opera la carità ecclesiale? Si è vista all’opera la solidarietà viva e spontanea degli uomini di Chiesa? Si vede all’opera tutti i giorni, nelle mense della Caritas, nelle parrocchie, nelle comunità terapeutiche, nelle case famiglia, nelle associazioni laicali che sono presenti in tutti i campi? Certo che tutto questo lo si vede! E lo si apprezza anche! Ma perché poi non si fa il passo successivo? Perché non ci si chiede: ma se questa gente è così pronta, dedita ed efficace nell’aiutare gli altri, non sarà che sta aiutando l’umanità anche quando la critica, quando porta avanti le sue dure battaglie? Non sarà che lo stesso amore per i poveri spinge la Chiesa a mettere in piedi una mensa per i barboni e, contemporaneamente, a pronunciarsi contro l’aborto?

Questo passaggio onesto non lo si fa. Non si ha il coraggio di mettersi in discussione, di approfondire onestamente il ragionamento. Tant’è che il citato Michele Salvati, nel citato articolo, ha avanzato una “modesta proposta”, direttamente alla Chiesa: “perché non accentua questa sua missione di carità più di quanto, o almeno quanto, essa sottolinea la sua intransigenza in materie di procreazione assistita o di testamento biologico?”.

Come si vede, è una proposta veramente modesta. La proposta di uno che non riesce a mettere insieme le cose (perché è lui che non ci arriva) e vorrebbe che gli altri si regolassero sulla base della propria mediocrità.

La Chiesa ha fatto molto e continuerà a fare molto per l’Abruzzo. La visita di ieri di Papa Benedetto XVI è stata un grandissimo momento di solidarietà e di vicinanza all’uomo sofferente. La Chiesa “ufficiale” (quella che sta a Roma) si è mossa. Chissà se l’estensore della lettera si è commosso nel vedere il “Capo del Vaticano” dalle sue parti.

Oggi la Chiesa guadagna posizioni nei sondaggi d’opinione. Domani, quando griderà nuovamente sulla sacralità della vita umana, contro ogni manipolazione e violenza dell’uomo sull’uomo, magari scenderà di nuovo nella classifica.

La Chiesa è così. Prendere o lasciare. O, magari, sforzarsi di cominciare a comprendere.

Gianluca Zappa

 

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