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domenica, 03 gennaio 2010

NIENTE OROSCOPI! SIAMO CRISTIANI!

All’inizio dell’anno 2010, l’attuale Pontefice della Santa Romana Chiesa, ha rivolto a tutti gli uomini un monito di grande significato: il nostro futuro non è nelle mani dei maghi e dei loro oroscopi, né in quelle di certi altri “maghi” che sono gli esperti di economia. Il futuro appartiene a Dio, in Lui bisogna riporre la speranza, che non vuol dire rassegnarsi ad un fatalismo: “Il 2010 sarà più o meno buono nella misura in cui ciascuno , secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio".

Due elementi chiari e inequivocabili emergono da questo monito: l’invito alla speranza, alimentata dalla certezza della presenza di Dio nella storia umana, e la necessità della collaborazione dell’uomo, la necessità di assumersi ciascuno la propria responsabilità.

Si tratta di un messaggio quasi banale, nella sua semplicità, eppure profondamente rivoluzionario se tutti lo prendessero sul serio. Basta pensare all’ultima tragica crisi economica, che in fin dei conti è stato il prodotto di una specie di gioco amorale sui mercati finanziari. Basta pensare al terrorismo, alla mafia, all’odio dilagante: tutte realtà che chiamano in causa la responsabilità dei singoli. Se il futuro appartiene a Dio, diciamo che gli uomini possono dare un grossa mano a determinarlo in un modo o nell’altro.

Prendiamo la situazione politica italiana. Mentre c’è chi responsabilmente cerca di costruire un nuovo clima di collaborazione e di dialogo, c’è chi allo stesso tempo (da una parte all’altra dei due grandi schieramenti politici) getta benzina sul fuoco. “Il 2010 sarà più o meno buono...”.

Il cristiano non è un fatalista, ma un autentico estimatore della libertà umana. E’ un fatalista il pagano, moderno consultatore di oroscopi, che azzera la libertà sulla base del presunto influsso delle stelle.

In pieno Alto Medioevo, un altro grande Papa, Leone I (quello che salvò Roma dagli Unni di Attila), in uno dei suoi sermoni natalizi prese ugualmente di mira “quelli che bugiardamente pretendono di far dipendere dall’influsso delle stelle tutto il corso della vita umana e dicono che appartiene al fato inevitabile quello che invece si deve far risalire alla volontà di Dio oppure alla volontà nostra”; quindi aggiungeva senza mezzi termini: “non si devono venerare gli astri”.

E’ fin troppo facile rilevare come circa milleseicento anni dopo la situazione non è cambiata: gli uomini continuano a venerare gli astri, danno agli astri la responsabilità delle loro disgrazie e delle loro fortune, mentre un Papa richiama gli uomini all’unico vero Dio e alla loro responsabilità.

Ovviamente brani come quello citato vengono poco battuti nei libri scolastici. Ovviamente il luogo comune è quello di un Medioevo superstizioso. Eppure la storia ci dice che la magia e gli oroscopi tornano in voga, dopo l’epopea del paganesimo, nel secolo XV e XVI, quello dell’uomo rinascimentale che si libera dalle superstizioni medievali e “riscopre la propria autonomia”. Strane certe categorie ed interpretazioni storiche!

Forse vale la pena ricordare certi versi di un grande uomo e poeta medievale, Dante Alighieri, che nel canto XVI del Purgatorio, attraverso il personaggio di Marco Lombardo, esprimeva dei concetti fondamentali, sempre ripetuti dalla Chiesa cattolica:

Voi che vivete ogne cagion cercate

pur suso al cielo, pur come se tutto

movesse seco di necessitate.

Se così fosse, in voi fora distrutto

libero arbitrio, e non fora giustizia

per ben letizia e per male aver lutto.

Lo cielo i vostri movimenti inizia;

non dico tutti, ma, posto ch’i’ ‘l dica,

lume v’è dato a bene e a malizia

e libero voler....

Però, se ‘l mondo presente disvia,

in voi è la cagione, in voi si cheggia.

 

No, nessuna “necessitate” provocata dalle stelle o dal destino, o addirittura da un’idea distorta di Dio, ma quel “lume” (notare la parola chiave, quattro secoli prima degli illuministi!) che è la ragione e il “libero voler”. Se il mondo va male, cari uomini, conclude Dante, prendetevela con voi stessi!

Roba medievale? Il discorso odierno di Benedetto XVI, così profondamente attuale e impegnativo, sembra proprio testimoniare il contrario.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, chiesa, letteratura, antropologia, papa, attualitĂ , cattolicesimo, senso della vita
giovedì, 24 dicembre 2009

BUON NATALE A TUTTI!


"Egli, che è l'immenso,
ha voluto essere racchiuso nello spazio:
pur restando nella sua eternità,

ha incominciato a esistere nel tempo.
Il Signore dell'universo
ha assunto la natura di servo.
Dio, l'inviolabile,

non ha sdegnato di assoggettarsi al dolore;
l'immortale non ha rifiutato di sottomettersi
alla legge della morte".

(San Leone Magno - sec. V d.C.
secondo discorso 
nel Natale del Signore)

Nell'uomo vi è un'inestinguibile aspirazione nostalgica verso l'infinito.
nessuna delle risposte che si sono cercate è sufficiente; solo il Dio che si è reso finito,
per lacerare la nostra finitezza
e condurla nell'ampiezza della sua infinità,
è in grado di venire incontro
alle domande del nostro essere.
(Joseph Ratzinger)
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categoria: cattolicesimo, radici cristiane, santo padre
venerdì, 11 dicembre 2009

IL CUPO INCUBO NATALIZIO DI "A CHRISTMAS CAROL"

San Francesco, raccontano le biografie, inventò il primo presepio della storia per un’esigenza precisa: amava tanto il Signore e il suo Natale, da voler ricreare quel momento fondamentale della storia, quando il Verbo di Dio si fece carne. Sì, voleva vedere coi propri occhi (anche se solo attraverso una messinscena) quel Dio che entra nelle viscere di una donna e si rende visibile, incontrabile, accarezzabile. Quel Dio che cessa di essere un’idea, un pensiero, un sogno, e che viene tra gli uomini con tutta l’eccezionale, straordinaria, inimmaginabile e destabilizzante realtà di una presenza. Questo, e non altro, è l’autentico significato del Natale: una festa della carne, del visibile, dell’idea sottratta all’Iperuranio.

Ma chi andrà in questi giorni a vedere il bel film della Disney, A Christmas carol, ispirato alla celebre novella di Charles Dickens, si troverà di fronte un’altra cosa. Del resto era lo stesso autore a scrivere, nella prefazione al suo racconto, che il suo scopo era quello di “evocare lo spirito di un’idea”. Spirito, idea. Appunto. Niente carne, niente di concreto, niente di reale, di sterno alla psiche umana. Questo è il famoso “spirito del natale” di Dickens e di molti altri prodotti culturali che ci vengono ammanniti puntualmente durante le feste. Si tratta di un sentimento che porta con sé valori cristiani (allegria, bontà, gentilezza, indulgenza, carità), ma che non ha la carne di Betlemme, quella che San Francesco voleva contemplare.

Le eresie cristologiche hanno sempre voluto rimuovere lo “scandalo” della misteriosa ed inconcepibile unione di carne e spirito nella persona di Gesù. Fin dall’inizio la Chiesa cattolica ha dovuto combattere una dura guerra contro gli ariani, i priscillanisti, i nestoriani, gli eutichiani, i catari. Chi si è opposto alla tradizione cattolica ha sempre operato una spaccatura, una scelta: o la carne o lo spirito. Il cattolicesimo si è sforzato di tenere la barra al centro e un poeta cattolicissimo come Dante ha costruito il suo poema sull’unità inscindibile di anima e corpo.

Con il Protestantesimo (che infatti rigetta la Transustanzazione) l’unità si è di nuovo spaccata, e Dio è tornato nella sua siderale e spirituale onnipotenza. Com’è diverso il Dio di Lutero da quello tenero e sofferente di San Francesco!

In Canto di Natale (che nasce da un’ideologia umanitaria-socialista trapiantata in un mondo protestante) il Natale è un mostruoso incubo, un parto della psiche dell’avaro Scrooge, una creazione della sua angoscia interiore, forse il frutto di una cattiva digestione. Il Natale ha le facce inquietanti ed enigmatiche dei tre famosi spiriti. Nella novella di Dickens (e ancor più nella versione filmica della Disney) il vero protagonista del Natale, Gesù, è del tutto assente. Senza il suo volto, Dio torna ad essere il mistero numinoso del paganesimo. Del resto è proprio Fred, il nipote di Scrooge, a sostenere che si può anche “non tener conto” della “sacra origine” del Natale.

E proprio questo abbiamo nel film: un Natale privato della sua origine, perfettamente in linea con quello che vive l’uomo moderno. Ma allora, senza più Gesù, cosa resta? Valori, disincarnati. Un vago socialismo umanitario, il sentimentalismo del “per un giorno siamo tutti più buoni”. Per una volta all’anno, gli uomini, cito da Dickens, si ritrovano “disposti a pensare asi loro inferiori non come a creature di un’altra specie, destinate a un altro cammino, ma come a compagni di viaggio, del medesimo viaggio verso la morte”. Si noterà in questa definizione la totale assenza del divino (sostituito con l’Umanità) e la perdita del messaggio liberante della vita eterna.

Il film della Disney ha accentuato ulteriormente questo aspetto, eliminando anche quelle poche tracce di religiosità cristiana che erano presenti in Dickens. Ogni riferimento esplicito a Dio è stato rimosso. Il nome del Signore si sente solo nei canti (ma, ad esempio, il giovane Scrooge che canta l’Adeste fideles si ferma a venite ad oremus, non pronuncia la parola Dominum). Nella novella, Scrooge vede gente che il giorno di Natale entra in chiesa, e lui stesso, una volta convertito, ne varca la soglia. Nel film c’è solo l’esterno dell’edificio, solo una croce. L’impressione è quella che il film sia molto corretto. Non è corretto oggi parlare troppo di Dio!

E’ invece corretto mantenere la polemica contro gli ecclesiastici fatta dal secondo spirito: colpire una Chiesa presentandola come traditrice della religione è ormai un topos irrinunciabile. Invece, nel lavoro di “pulitura”, si è stranamente persa una battuta che non solo riportava potentemente Dio sulla scena, ma emetteva un giudizio evidentemente imbarazzante. Nella novella la pronuncia sempre il secondo spirito: “Puoi tu forse decidere quali uomini debbano morire e quali vivere?”. Ecco, questa battuta è stata cassata. Meglio non far venire troppi rimorsi di coscienza ad un pubblico che tutti i giorni decide chi deve vivere e chi no.

Comunque, la novella di Dickens e il film della Disney sono molto utili per un confronto, per capire le differenze e la bellezza del Natale cattolico. Quello di San Francesco, quello di Dante, quello di Manzoni, di Giotto, di Gherardo delle Notti, di Caravaggio... il Natale della carne, dell’incontro con un fatto che t’intenerisce, ti commuove, ti smuove, ti costringe a cambiar vita.

Gianluca Zappa

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categoria: letteratura, religione, cinema & tv, attualitĂ , tradizione, cattolicesimo, feste cristiane
martedì, 01 dicembre 2009

A PROPOSITO DI MORALITA'

Il sig. Di Pietro continua a blaterare di questione morale e chiama a raccolta la gente per una manifestazione contro il signor B. Tutta la sinistra e tutto il cattocomunismo italiano vivono ormai da anni di questo richiamo alla moralità (anche se ormai anche loro non hanno più nessun titolo per sentirsi quelli puri e duri di una volta) e non ci parlano altro che di politici corrotti, di mafia, di scandali, di processi. Le trasmissioni televisive della sinistra ideologica ed organizzata e tutta la stampa della stessa area politica e culturale sono ormai monotematiche.

Si sta poi lavorando nelle scuole, sempre sugli stessi temi. Ecco allora corsi, seminari, concorsi, pamphlet ed iniziative di ogni genere sul tema della legalità. C’è una vera e propria emergenza educativa, si direbbe, e si è mossa una gioiosa macchina da guerra per insegnare ai nostri ragazzi a rispettare la legge. Per alcuni giovani, tra quelli più entusiasti e disponibili all’impegno politico, un mondo nuovo dove si accampi la legalità sta diventando la nuova utopia. La rivoluzione si farà mandando in carcere i corrotti e facendo trionfare gli onesti.

Bene, evviva, battiamo le mani! Ma, messo da parte l’entusiasmo un po’ retorico, guardiamoci in faccia e diciamoci chiaramente che ancora una volta la montagna partorirà il topolino e cerchiamo di ragionare un po’ più a fondo sul problema.

La domanda è: perché essere morali? Perché rispettare le leggi? Perché un giovane, per esempio, non dovrebbe accettare un posto di lavoro in una qualche municipalizzata, offertogli dall’amico politico? Perché sennò toglie il lavoro a qualcun altro? Perché sennò Napolitano gli fa il fervorino? Perché sennò fa uno sgarbo ai sacri principi della nostra immarcescibile Costituzione? Perché sennò Di Pietro s’incazza e gli fa una delle sue solite scenate alla Merola?

Quando la società italiana era in maggioranza cattolica, quando era molto meno secolarizzata, c’erano delle risposte più serie a queste domande e quelle risposte fornivano un deterrente. Si rubava anche allora, certo, ma il biasimo sociale era molto più forte, perché accanto al delitto in sé e per sé, il reo infrangeva l’ordine divino. Non c’era bisogno di fare corsi sulla legalità o sulla solidarietà, perché l’universo cristiano è un universo solidale di per sé e perché “non rubare” è un comandamento divino. Insomma, c’era un’educazione continua che veniva dal vissuto, non dalle conferenze. Era una società forse più bigotta, più bacchettona, più tutto quello che di brutto riuscite a pensare. Così ce l’hanno presentata, a noi che non l’abbiamo conosciuta. Però, abbattuta allegramente quella, niente di seriamente alternativo è stato costruito.

Ne è uscita la nostra attuale società liberal-democratica, consumistica, allegramente nichilista, secolarizzata, senza centro, ideologicamente laica, che non riesce più a produrre quei valori di cui avrebbe pur bisogno per sussistere e che si consuma nella sua corruzione. Questa società, questa cultura, può mettere in piedi tutte le leggi che vuole, tutte le iniziative che crede, tutti i corsi di formazione alla legalità. Non riuscirà a convincere la gente che vale la pena comportarsi secondo la legge. Potrà farlo solo aumentando la coercizione e la forza e la repressione.

Allora ci salverà mister Di Pietro? No, non fatevi illusioni. Di Pietro sta combattendo un Nemico in carne ed ossa. Quando gli avrà tagliato la testa, avrà concluso la sua missione (sempre che, esaltato dalla vittoria, non vada in cerca di altre teste da tagliare, il che sarebbe un vero incubo). Non ci salveranno nemmeno i cervellotici catechismi laici e i discorsi del Presidente della Repubblica e i seminari di studio sulla Costituzione. Tutte queste cose non sono in grado di generare quello di cui un uomo ha veramente bisogno per comportarsi bene: una religione.

Ai richiami morali che si fanno oggi manca infatti una prospettiva grande, manca una sacra paura, una gioia, uno stupore. Non sarà un qualunque mutamento nelle abitudini o nella routine sociale a salvarci. Chi fa della legalità il suo slogan e il suo cavallo di battaglia è peggio di un don Chisciotte ed è per giunta triste e deprimente. Date invece una grande prospettiva all’uomo, dategli una grande fede e tornerà a desiderare la propria conversione.

In conclusione, penso che molto difficilmente possa esistere un uomo che si comporti legalmente per venerare la Costituzione o un’idea di umanità fraterna e solidale. E’ molto più facile (è la storia dell’umanità che lo dimostra) che ne esista uno che lo faccia per amore di Dio e del suo Paradiso, o per paura dell’eterna prigione infernale. Tra l’altro costui sarà un saggio cultore della virtù dell’umiltà e non creerà utopie pericolose, né andrà incontro a fallimenti epocali.

Il problema della mancanza di moralità e di legalità è il problema del grande vuoto che vive l’uomo moderno, privo di vivide immagini di purezza e di trionfo spirituale.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, politica, scuola, giovani, educazione, laicismo, attualitĂ , cattolicesimo, morale
sabato, 28 novembre 2009

ZAPATERO, IL RAZZISMO, I RISARCIMENTI

Volevo scrivere sulla Spagna socialista e zapateriana, la nuova frontiera delle libertà, il nuovo faro della civiltà europea, la terra della tolleranza e della sperimentazione di nuove forme di convivenza sociale e... finiamola qui, risparmiamoci l’elenco della retorica politicamente corretta di marca progressista. C’è infatti una notizia degna di rilievo, che traggo dal Corriere di qualche giorno fa ed era appunto di quella che volevo parlare. Ma poi ne è arrivata un’altra, più fresca e sensazionale. Vale la pena di partire da questa.

Si tratta d’immigrazione e delle nuove, più restrittive misure che sono state appena adottate dal governo Zapatero, tali da mandare in brodo di giuggiole i leghisti più assatanati. Tutto diventa più difficile per gli extracomunitari che vogliono entrare nel sacro suolo iberico. La logica è quella che entra solo chi può essere integrato nel sistema Spagna, che può trovare un lavoro, che non va ad ingrossare il mercato della clandestinità. Praticamente la stessa logica sostenuta in Italia dal governo Berlusconi. Dobbiamo dire che Zapatero si allinea o che, addirittura, ci copia? Sembra proprio di sì.

Ora, qui il problema si fa spinoso. Dovremo tacciare di razzismo anche i socialisti spagnoli? Dovremo tradurre in spagnolo il nuovo libro dell’illuminato Gian Antonio Stella, dal titolo “Negri, froci, giudei & co.”? Chissà se lo Stella, quello della casta, sarebbe disposto ad aggiornarlo, facendo riferimenti espliciti a Zapatero & co.? Un quesito interessante, non trovate?

La Spagna socialista chiude i confini. D’ora in poi dovremo accostare il sacro e il profano, Zapatero e Borghezio. Non si scappa. Ci vuole coerenza.

Quella coerenza che non sembra esistere nel mondo socialista, il più schizofrenico dell’orbe terrestre, come più volte abbiamo sostenuto. E veniamo così alla seconda notizia. Pare che un tale Josè Antonio Pérez Tapias, deputato socialista di Granada, si sia fatto estensore di una mozione, presentata dal gruppo parlamentare del Psoe, che sollecita il governo spagnolo a trovare una forma di compensazione per i discendenti, ovunque essi siano, dei mori cacciati dalla Spagna di Filippo III nel 1609.

Quindi, lo stesso Zapatero che chiude le porte agli attuali extracomunitari islamici che clandestinamente entrano in Spagna, mettendo ulteriormente in crisi un’economia che non naviga già di suo in buone acque, è lo stesso che, secondo il Tapias, dovrebbe mandare dei propri emissari in giro per il mondo (in Algeria, in Marocco, in Tunisia, in Libia, in Mauritania, in Mali) per donare un po’ di dinero agli ormai inconsapevoli discendenti di quei moriscos spagnoli di 400 anni fa! Quale la motivazione del deputato socialista di Granada (il quale forse, viene da sospettare, potrebbe anche lui vantare delle discendenze islamiche)? Eccola: “Occorre fare il possibile per rafforzare i vincoli economici, sociali e culturali con la gente del Maghreb e dei paesi sud sahariani”.

Gli si potrebbe fare un’obiezione facile facile: volete farveli amici? Accoglieteli tutti sul sacro suolo iberico, invece di ricacciarli a casa loro! Ma no, questa è una soluzione che non interessa al Tapias; lui vuole proprio un risarcimento a pioggia. Qualcuno (qualcuno che in Spagna ha ancora la testa per pensare) gli ha ribattuto che, a proposito di ingiustizie storiche, i primi a cominciare furono proprio loro, gli arabi, quando nel 711 invasero la Spagna devastando vite e terre. Qualcun altro gli ha fatto rilevare che, di questo passo, la Spagna potrebbe fare anche causa all’Italia per i danni compiuti dai legionari romani...

Niente. Il Tapias non ci sente. Di mestiere fa il docente di filosofia all’Università di Granada. Socialista e per giunta filosofo. Questo spiega molte cose. Ma le spiega soprattutto la sua stessa mozione, che dopo la storiella edificante del rafforzamento dei vincoli economici con le popolazione sudafricane, arriva al vero nocciolo della questione, e recita così: “E’ necessario un riconoscimento istituzionale dell’ingiustizia che fu commessa a suo tempo, con l’espulsione in massa dei moriscos. (...) fu commessa per intolleranza religiosa, per quella politica di assimilazione plasmata sull’alternativa tra conversione ed esilio, per il risentimento della popolazione cristiana e per la pretesa di configurare un regno integrato nel cristianesimo, senza minoranze che potessero mettere in dubbio questa coesione”.

Eccoci dunque! Le motivazioni politico-economiche non c’entrano niente, in realtà! Si tratta invece di un gesto simbolico, di un altro passetto sulla strada della scristianizzazione che i socialisti portano avanti in Spagna. Per cui vale la pena di investire il denaro pubblico (anche se ce ne è poco) e di sparpagliarlo agli eredi dei moriscos, pur di procedere con la damnatio memoriae della storia cristiana.

Ma se gli spagnoli cristiani dell’epoca sbagliarono, se non si rassegnarono a vedere islamizzata e occupata da stranieri la propria terra, perché oggi questi socialisti progressisti chiudono le porte in faccia a coloro che su quella terra vorrebbero tornare a mettere le tende?

Valli a capire questi socialisti!

Gianluca Zappa

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categoria: storia, islam, razzismo, attualitĂ , cattolicesimo, zapatero, ideologia
giovedì, 19 novembre 2009

IL DALAI LAMA E IL CROCIFISSO

Apprendo con gioia che anche il Dalai Lama mette in campo tutta la sua autorità e il suo prestigio mondiale (fattosi più forte in un clima di odiose persecuzioni) per sostenere coloro che ritengono che l’Italia non debba fare a meno del crocifisso negli spazi pubblici. E’ sicuramente un pronunciamento significativo, “pesante”, che dovrebbe far riflettere i crociati del laicismo anticristiano, meglio, anticattolico.

Appurato che il problema della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, negli ospedali, negli spazi pubblici, non riguarda i musulmani, i buddisti o i Testimoni di Geova, ma solamente i fedeli di una religione nuova e strana, dai contorni fluidi, ma intransigente e settaria come il laicismo, dobbiamo cercare di individuare il nocciolo della questione.

Il laicista sostiene che uno spazio pubblico che espone il crocifisso diventa automaticamente uno spazio in qualche modo “violento” nei suoi confronti. Lasciate stare il privilegio dato ad una religione piuttosto che ad altre. Al laicista interessa solamente la propria religione, quella che dice che “tutte le religioni devono stare sullo stesso piano”. Ma lo sapete cosa si nasconde dietro questo ragionamento? Ecco: il concetto che nessuno si può permettere in uno spazio pubblico di esternare il proprio credo religioso. O qualsiasi altro credo che professa. Le conseguenze del divieto della Corte Europea potrebbero infatti diventare piuttosto paradossali.

Prendiamo la scuola. Se si stacca con quel principio il crocifisso dalle pareti, allora nessuno potrebbe più permettersi di entrare in un’aula portando un crocifisso al collo. Ma si potrebbe ricorrere contro coloro che se ne vanno in classe con la maglietta di Che Guevara; potrebbero diventare dei fuorilegge quelli che indossano la T-shirt di Obama o dei Led Zeppelin. Sinceramente la maglietta che inneggia ad Obama, o la sagoma del Che m’indispongono e molto. Perché dovrei stare in classe ed espormi giornalmente ad una vista per me odiosa? Senza contare che ho sempre preferito il rock progressivo all’hard rock. Insomma, potrei anch’io per questi motivi ricorrere alla Corte Europea. La quale potrebbe decretare che in uno spazio pubblico come la scuola è assolutamente vietato entrare con qualunque segno distintivo di una qualche preferenza religiosa, politica o artistica.

Avremmo delle classi grigie ed anonime, degli studenti grigi ed anonimi, un mondo grigio ed anonimo, come tristemente grigio ed anonimo è il laicista. Questo è quanto ci prospetta questa strana e totalitaria religione. Il cui dogmatismo è peggiore di qualsiasi altro dogmatismo perché è maledettamente astratto, ideologico, teorico, utopistico. Perché taglia in mille pezzi l’uomo, lo priva della passione, della cultura, della storia. Il laicista, nel suo odio iconoclasta, non è così umile né così intelligente da riconoscere che quel crocifisso vuol dire molto, veramente molto per la storia della sua terra.

Compassione, dono della propria vita per la salvezza degli altri, umiltà, forza del perdono, giudizio contro tutti coloro che ingiustamente perseguitano un innocente, speranza in una vita migliore e più giusta... quanto abbiamo costruito su questi valori? Da dove vengono gli ospedali, le opere assistenziali, la promozione dell’uomo e della donna, la stessa uguaglianza umana se non dalla croce di Cristo? Potevamo essere tutti islamici. L’Islam ora lo conosciamo, ora lo vediamo, sappiamo cos’è. Potevamo scannarci come barbari (e tutte le volte che ci siamo allontanati da quella croce siamo tornati alla barbarie). Possiamo ancora trasformarci in un mondo totalmente disumano, se non ci lasciamo giudicare da quella croce.

In Lituania, presso la città Šiauliai, c’è la famosa Collina delle croci. Ce ne sono circa 56.000, di ogni dimensione, foggia e materiale. Sono state piantate lì dal popolo lituano, che le ha moltiplicate durante la dominazione sovietica, quando i comunisti per ben tre volte le abbatterono completamente. Chi può permettersi di obiettare ai lituani questa loro invasione in uno “spazio pubblico”? Quale freddo, asettico tribunale internazionale potrebbe permettersi di chiuderla con un’ordinanza? Non ci sono riusciti i sovietici, figuriamoci se la Comunità Europea può permettersi una cosa simile! In ogni caso, vi sarebbe una rivoluzione!

Ma voglio fare un altro piccolo, più piccolo esempio. In occasione della gravidanza di mia moglie, ho frequentato con una certa assiduità il reparto di ostetricia dell’ospedale della mia città. C’è una specie di salottino per i visitatori, dove, in un angolo campeggia la statua di Sant’Anna con la piccola Maria. Davanti a quella statua non mancano mai i fiori freschi. Ora, capisco che una suscettibile laica finlandese potrebbe anche giudicare la cosa di un bigottismo da sud del mondo, ma c’è qualcuno disposta a scomodare il Tribunale Europeo per rimuovere quella statua da quello spazio pubblico?

Chi dice che i simboli religiosi cristiani non rappresentano il nostro Paese non pensa veramente, pensa in astratto. Ci vuole condurre tutti in un mondo grigio, triste e senza storia, dove tutti forse si sentiranno più liberi di copulare come, quando e con chi vogliono.

Molto meglio la croce, e tutto quello che significa. Il Dalai Lama l’ha capito. I laicisti no.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, scuola, storia, europa, laicismo, attualitĂ , societĂ , cattolicesimo, radici cristiane, persecuzioni anticristiane
domenica, 15 novembre 2009

SEMPRE MEGLIO STARCI SCOMODI NEI PARTITI

Con Bersani alla guida, il PD sembra aver ritrovato un punto di stabilità ed è possibile che possa trovare una conclusione la tumultuosa fase di transizione che si era aperta all’indomani della caduta di Prodi. La solida personalità di Bersani lascia sperare in un partito finalmente in grado di sottrarsi al pesante condizionamento esercitato dai giornali di area (La Repubblica) sulla vita interna. Inoltre, archiviato un confuso movimentismo, appare ormai inderogabile la definizione chiara di una stabile identità e di una coerente linea politica. Tramonta ovvero la stagione del cosiddetto “ulivo mondiale” e si apre la ben più concreta prospettiva di una piena adesione al gruppo socialista nel parlamento europeo. Il rischio, tuttavia, è che il partito torni a somigliare a quello di sempre, al vecchio PCI, anche se ora in salsa emiliana. Il rischio è che l’elettore più smaliziato interpreti la vittoria di Bersani come l’avvio del processo di sostanziale ritorno al passato. In questo senso, la fuoriuscita di nomi eccellenti come Rutelli o Calearo rischia di accreditare questo significato.

E’ forse questa la ragione che ha spinto alcuni nomi di spicco di provenienza cattolica, già sostenitori di Bersani alla segreteria, a spendersi in questi giorni per tranquillizzare il popolo dei fedeli con contributi e lettere ai giornali di area cattolica. Il messaggio vuole essere rassicurante su tutta la linea: il nuovo partito è un partito nel quale ogni cattolico può sentirsi a casa sua. Colpisce in questo senso la lettera inviata giorni fa a L’Avvenire da Giovanni Bachelet. Racconta Giovanni della presenza davanti a lui, nella fila al seggio per le primarie del PD, di una coppia di suore… Sottolinea il ruolo di garanzia per i credenti che verrebbe dalla presenza nel partito di figure dai lunghi trascorsi ecclesiali come Rosy Bindi e Romano Prodi…. Ci consegna la chicca di un Bersani studioso del pensiero di San Leone Magno… Ci ragguaglia, infine, a proposito dell’intensa vita spirituale di Ignazio Marino, il quale sarebbe un assiduo frequentatore di messe (questa si che è una rivelazione!). Neppure un giudizio che sembri meno che entusiasta sul partito... Questa visione angelicata del PD mi ha ricordato uno slogan pubblicitario della COOP che recitava: “La COOP sei tu, chi può darti di più?”. Ed infatti Giovanni Bachelet chiude la sua lunga lettera con una nota personale che ha un po’ il sapore dello spot pubblicitario e che, comunque, si fonda su un dato che appare troppo soggettivo: “il PD è l’unico partito al quale mi sia mai iscritto, nel quale mi sento come a casa mia”.

Il problema è Giovanni sciorina una teoria di aneddoti rassicuranti ma alquanto impolitici e tocca assai superficialmente il tema degli indirizzi programmatici del nuovo partito. Come per molti “cattolici-democratici” dell’ultima generazione, anche per Bachelet dialogo e laicità sembrano essere non più i “mezzi”, ma i “contenuti” stessi della politica. Pertanto è da celebrare la sintesi maturata nel partito riguardo al testamento biologico non tanto per il contenuto (Giovanni, intimamente, lo condivide?) ma per il metodo con cui è stata conseguita. E, sembra di capire, se la risoluzione la votano in tanti ciò è garanzia del fatto che possa andar bene anche per la coscienza del credente. Non lo sfiora il sospetto che bene e male non possano essere definiti “a maggioranza”, tanto meno lo sfiora il dubbio che una risoluzione intrinsecamente malvagia resterebbe comunque non sostenibile anche se vi si riconoscesse l’intero gruppo dirigente del partito. E’ per questo che non solo è un diritto, ma talora un dovere, l’obiezione di coscienza, principio di libertà per il quale ci si rifiuta di collaborare a ciò che è intrinsecamente un male, e la soppressione diretta di una vita umana indifesa ed innocente sarà sempre un delitto per la coscienza umana e cristiana. Questo principio non riguarda solo qualche medico, riguarda anche una classe politica (di cui ora anche Giovanni Bachelet è parte) troppo spesso usa a sentirsi al di sopra del bene e del male.

Ma forse il problema è proprio in quel desiderio, umanamente comprensibile, di sentirsi in un partito come a casa propria… E’ umanamente gratificante avere il conforto degli amici di partito e l’incoraggiamento dei padri nobili (Bachelet scrive d’essere entrato in politica solo dietro particolare insistenza da parte di Prodi e di Bindi), e tanto più se un tale autorevole incoraggiamento ci rassicura nella convinzione di aver scelto la parte giusta, di esser parte della compagnia dei “buoni”. In un contesto simile il disarmo della coscienza diventa, a mio parere, un rischio concreto. Proprio Don Milani, nella celebre “Lettera a Pipetta”, descriveva questo rischio e ne traeva le dovute conseguenze: un Cristiano farebbe bene a non sentirsi a casa propria da alcuna parte! C’è, infine, il problema degli incredibili equivoci che gravano sul concetto di laicità. Proprio perché siamo cristiani crediamo nella laicità, ma proprio perché crediamo nella laicità ci interessa ben poco se le suore partecipano alla vita di partito o se Marino è un assiduo frequentatore di Chiese. Questi sono argomenti “clericali”, tutt’ al più  dovrebbero sollecitare l’attenzione dei pastori. Non noi abbiamo titolo per giudicare la fede o la coerenza di Marino. Anche se i dubbi sono tanti... A noi interessa capire quali spazi reali di proposta politica il PD lasci aperti a chi difende la vita dal concepimento al suo naturale tramonto ed a chi difende la famiglia quale definita dalla carta costituzionale. Ciò nella piena consapevolezza che questi aspetti sono a tutti gli effetti parte integrante di quel “bene comune” che, soprattutto a sinistra, si sostiene di voler promuovere e difendere.

A noi non fa scandalo l’impegno del cattolico “a sinistra”, a noi fa scandalo l’accettazione supina da parte del cattolico di sinistra di posizioni tanto contrarie al diritto naturale e al bene comune in nome di un malinteso senso della laicità. A noi fa scandalo la sostanziale subordinazione di taluni credenti ad un’antropologia nichilista e ai suoi esiti.

A noi fanno problema certi silenzi… Quando nella Germania nazista cominciò a farsi avanti un orientamento culturale eugenista e, di seguito, anche una legislazione eutanasica, i giovani universitari della Rosa Bianca non restarono in silenzio.

Stefano

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venerdì, 06 novembre 2009

I RETROSCENA DI QUELLA SENTENZA

Ma insomma, è vero o no che si vorrebbe, con l’aiuto di organismi sottratti al controllo popolare, scalzare una delle maggiori radici identitarie (la solita…) del nostro continente? Di certo un qualche sospetto appare giustificato alla luce della recente clamorosa sentenza della Corte europea che decreta l’espulsione del crocefisso (causa notoria di gravi danni psicologici e morali nei giovani) dallo spazio pubblico.

I giudici sono tutta una garanzia: uno è una vecchia conoscenza del partito radicale transnazionale; due rappresentano i paesi con i più alti tassi di suicidio del mondo; uno è stato nominato dalla Turchia che però non fa ancora parte della UE; un altro è il fratello di uno dei più noti columnnist del noto giornale anticattolico La Repubblica.

Hanno sparato la sentenza ignoranti del fatto che il crocifisso sta sui muri delle aule scolastiche italiane non dai tempi di Mussolini (si è sentito parlare infatti di Concordato e di Fascismo), ma di Cavour (essendovi stato appeso nel lontano 1859) e si sono dimostrati sprezzanti del fatto che una recente sentenza della nostra Corte di Stato definiva il crocifisso non un qualsiasi “oggetto di culto”, ma un simbolo civile, richiamo storico a quei valori di tolleranza, giustizia, rispetto degli altri e laicità che sono patrimonio comune di tutto il nostro popolo (credenti e non credenti).

Avranno sentenziato per amore delle altre religioni? Ma quando mai! Souad Sbai (mussulmana maghrebina) ci ha raccontato che il crocefisso in Marocco lo si trova esposto anche in abitazioni mussulmane accanto al Corano, mentre l’ebreo Giorgio Israel ha denunciato senza mezzi termini il tentativo delle istituzioni comunitarie di cancellare i tratti giudaico-cristiani dell’identità europea...

Colei che ha dato origine al ricorso, tal Soila Latsi, è stata presentata dai soliti giornaloni laicisti come una comune madre di famiglia preoccupata per l’educazione dei figli, portatrice per le sue origini finlandesi di una prospettiva culturale più emancipata (noi infatti non abbiamo gli occhi azzurri e siamo asserviti al secolare potere della Chiesa). I giornaloni laicisti hanno tuttavia trascurato il dettaglio che la suddetta è moglie di un noto militante radicale italiano e che la battaglia è stata organizzata e sostenuta dall’unione degli atei italiani.

I Finlandesi una richiesta simile la riterrebbero quantomeno pretestuosa: la Finlandia espone infatti il principale simbolo cristiano addirittura sulla propria bandiera nazionale. Si tratta della cosiddetta “Croce del Salvatore”, di colore celeste in campo bianco. La croce è pertanto presente in ogni spazio pubblico ed istituzionale di quel paese. Chissà se la signora aveva fatto mai qualche ricorso contro questo celeste vessillo, perturbatore della gioventù…

Pertanto, la nuova “scrociata” sembra trovare i suoi più accesi supporters (e suggeritori) non tanto nel nord-europa, quanto sui nostrani giornaloni laicisti, non pochi di area PD: l’altro ieri si levava il peana trionfalistico de La Repubblica (con parziale marcia indietro del giorno successivo), tutti i giorni il “dacci Barabba” de L’Unità, mentre Europa ha messo in pagina finora solo un assordante (ed imbarazzato) silenzio.

L’Unità soprattutto, ridotta a megafono dei salotti radical chic, si è resa protagonista di una gaffe clamorosa: ha dimenticato di aver affidato, in precedenza, nientepocodimenoché alla penna di Natalia Ginzburg una commossa difesa del crocifisso negli spazi pubblici! Se l’erano scordato? Non se lo rileggono quello che loro stessi scrivevano? Ma cosa volete che ne sappiano i “compagni” di oggi di Natalia Ginzburg o di una certa Italia pasoliniana dai “calzoni coi rattoppi / e rossi tramonti sui borghi / vuoti di macchine / pieni di povera gente / tornata da Torino o dalla Germania”? E poi, al di là delle odierne frequentazioni alto-borghesi, la memoria è sempre stata corta da quelle parti.

Ma per scoprire i cosiddetti “pensieri reconditi del loro cuore” basta dare un’occhiata all’ennesima ridicola provocazione reclamizzata dal quotidiano del PD: “Lai Cal, il calendario di Virus”, un tipo di calendario mirato a cancellare le memorie cristiane da tutti e trecentosessantacinque i giorni dell’anno. L’intento polemico è evidente già nel titolo. Sul piano pratico, al Santo del giorno verrebbe a sostituirsi un cosiddetto “laico del giorno”: Aldo Fabrizi (ma non era un cattolico pure lui?) entra al posto della festività di Ognissanti; Karl Marx (anche lui un laico ed un liberale?) sostituisce San Carlo Borromeo, e via di seguito…

Come si concilia un’operazione simile con la vocazione del giornale di partito a rappresentare con pari dignità le diverse “anime” presenti nel PD? A Concita il compito di chiarire perché L’Unità insista tanto nel dar voce solo alle istanze dell’area più spudoratamente laicista e continui a colpire con puerile stupidità i riferimenti più cari alla grande maggioranza dei cittadini-elettori italiani. Masochismo politico? E’ sul libro-paga di Berlusconi?

Comunque, due più due fanno quattro e qui vediamo che si inneggia alla sentenza della Corte europea e, nel medesimo tempo, si celebrano tutte le iniziative (anche le più ridicole) volte alla cancellazione dei segni della storia cristiana dalla civiltà europea. Non credo pertanto sia frutto del pregiudizio affermare a chiare lettere che si tratta di un tentativo non nuovo (ci avevano già provato Robespierre, Hitler, Stalin, Pol Pot…) e che questo desiderio di “guerra di sreligione” è rivelatore di quell’intima vocazione totalitaria che si annida ancora nell’animo di chi si riempie ogni giorno la bocca con una parola (laicità) di cui, evidentemente non conosce ancora bene (forse per i trascorsi marxisti-leninisti-maoisti…) il significato e tanto meno l’origine.

 

Stefano

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sabato, 31 ottobre 2009

NOI CELEBRIAMO I SANTI

C'è chi stanotte evoca streghe, vampiri e demoni. Noi ci prepariamo a festeggiare i Santi.

C'è chi stanotte si traveste da zombie, da mostro, da morto vivente. Noi celebriamo uomini ancora oggi vivi per l'esempio e le opere che hanno lasciato nel loro breve ma intenso cammino su questa terra. e vorremmo essere rivestiti della stessa loro forza, del loro amore, del loro coraggio, della loro veste candida.

C'è chi stanotte getterà via ancora una volta il proprio tempo, in una distrazione che non dà alcun gusto duraturo, che non garantisce alcuna gioia vera. Noi ci prepariamo a celebrare uomini veri, che hanno saputo sperare perchè avevano nel cuore una gioia immensa. e hanno fatto del loro tempo una continua occasione per costruire.

C'è chi stanotte giocherà con la morte e con la vita. Noi celebriamo chi ha avuto in grande onore sia la vita che la morte.

La notte del 31 ottobre è la notte di un mondo vecchio, morto, funereo, che arriva ad eccitarsi con le tombe ed i cimiteri, Che si esalta nel buio. Noi celebriamo la luce di un mondo nuovo, di una nuova creazione. Noi celebriamo i testimoni di Cristo risorto, vincitore della morte e del peccato.

Il primo novembre, festa dei Santi, è la gioia del Paradiso che si spalanca su questa terra.

Gianluca Zappa
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mercoledì, 28 ottobre 2009

HALLOWEEN E L'IRRAZIONALITA' DEL NUOVO PAGANESIMO

Un nostro lettore, commentando il post sull’ora di Islam, che fatalmente ha portato con sé commenti sull’ora di religione cattolica, si chiedeva in sostanza quale beneficio abbia portato agli studenti l’insegnamento della religione a scuola, se poi tutti si bevono le cretinate di Dan Brown. Secondo il lettore, questo fatto, e cioè la supina accettazione delle fantasmagoriche tesi del Codice da Vinci, sarebbe la dimostrazione che non è stata fatta un’adeguata formazione religiosa. Un’ora scolastica di Storia delle religioni risolverebbe ogni problema.

Magari fosse così semplice, diciamo noi! Magari bastasse una solida preparazione culturale per non cadere nelle trappole dei nuovi mistificatori! In realtà siamo di fronte ad un problema molto più complesso e di difficile soluzione.

Quello che sta succedendo è stato già previsto: mentre si crede sempre meno in Dio, si è sempre più disposti a “credere a tutto”. Una società di credenti viene rimpiazzata da una società di creduloni. L’irrazionale ha fatto pesante irruzione nella coscienza collettiva, propagato e veicolato dalla stampa, dal mondo dei media, dal cinema. L’umanità è in preda a prurigini da mistero, ma un mistero tornato inquietante, oscuro, impenetrabile. Una mentalità neo pagana ha preso il posto della salda coscienza cristiana e perfino certi grandi santi della fede cattolica (si prenda, per esempio, Padre Pio) vengono strumentalizzati e inseriti in un contesto che predilige il miracolistico, il portentoso, il superstizioso.

Niente di più facile, allora, che un Dan Brown riesca meglio del Catechismo della Chiesa cattolica  ad intercettare, affascinare e, quindi, plasmare le coscienze delle persone. Per un pubblico che ha perso ogni capacità di giudizio, che inghiotte tutto senza farsi domande, che vive solo di stimoli e sensazioni forti, ambigue, erotiche, la vicenda del Codice da Vinci è molto più stimolante dalla parabola del figliol prodigo.

L’aggressione dell’irrazionale alla filosofia cristiana (che invece sempre ha fatto di tutto per valorizzare la ragione) è evidente e continua. Ci prepariamo alla nuova carnevalata di Halloween, questa festa pagana che mette in scena morti viventi, streghe e fattucchiere, amuleti, magia, superstizioni pagane, simboli satanici. La morte (quella morte che San Francesco chiamava “sorella”, in quanto passaggio ad una nuova vita, anzi, alla vera vita della comunione con Dio) torna ad essere un che di inquietante ed indefinibile, una sorta di divinità. Le tenebre tornano sulla terra a contrapporsi minacciose al tempo degli uomini. Nulla di più anticristiano della festa di Halloween, ma nelle parrocchie si affittano tranquillamente gli spazi perché i ragazzini festeggino la macabra carnevalata.

E dopo Halloween, ci prepariamo al tradimento di un Natale sfigurato, svuotato di ogni significato. I nostri bambini vengono educati dai cartoni animati di Walt Disney alla venerazione di un fantasmagorico “spirito natalizio”, fatto di amore e di bontà, ma del tutto slegato dalla sua vera origine. Il Natale diventa una festa di stagione, fatta di simboli solo lontanamente cristiani (come il commercialissimo Santa Claus), che non dicono più con chiarezza che alla base di tutto c’è la nascita del Figlio di Dio. Questa elementare verità non è più comunicabile, non è sentita come corretta. Non sta bene presentare un Natale cristiano, come se il Natale potesse essere qualcosa d’altro.

Il sonno della ragione genera mostri, e questa nostra è l’epoca della ragione addormentata. Il Cristianesimo esalta e valorizza la ragione, senza negare il Mistero, ma è evidentemente troppo razionale per un’umanità che ormai vive solo di sentimenti incontrollati, lasciati correre a briglia sciolta.

E per risollevare l’umanità basterebbe una striminzita ora scolastica di storia delle religioni? Chi lo crede e lo afferma è davvero ingenuo, o forse non ha valutato bene la gravità della situazione.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, scuola, antropologia, televisione, attualitĂ , tradizione, cattolicesimo