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venerdì, 30 ottobre 2009

DA SANTORO L'IMBARAZZO SU MARRAZZO

C’era del miele ieri sera nel salotto per antonomasia del moralismo televisivo a senso unico, e tanti buoni sentimenti. Quanti (i più “cattivi” o forse i più divertiti) speravano che Santoro portasse in studio il trans Natali, magari anche solo per par condicio, dopo la bella apparizione della D’Addario, sono rimasti delusi.

Un trans, in effetti c’era, ma stava lì per dire “guardate che Marrazzo non è l’unico politico che va con i trans. So di molti altri, di qualcuno che sta più in alto di Marrazzo e che a Milano va con i trans”. Chi vuole capisca. Maurizio Belpietro chiede all’ambiguo personaggio che faccia nomi, si dice disposto a pubblicare le scottanti rivelazioni. L’ambiguo personaggio ospite di Santoro glissa, fa finta di non aver capito. Intanto, però, il sasso nello stagno ce l’ha gettato.

Impressionante la faccia tosta di Santoro, sconcertante, anche divertente, se non fosse che tutta quell’impalcatura, quel pubblico, con gente pronta a spellarsi le mani sempre e rigorosamente a senso unico (cioè quando la battuta viene da un esponente della sinistra, da un Travaglio, contro Berlusconi) è proprio da vomito.

C’era il caso Marrazzo di cui parlare. E Santoro che ti fa? Come uno studentello alle prime armi ti va volutamente fuori tema, perché si sente preparato su un altro argomento. Come uno studentello un po’ paraculo si mette a parlare di quello che vuole lui. E così la puntata sulle dimissioni di Marrazzo diventa la puntata sulle necessarie dimissioni di Berlusconi.

Ora, Santoro è quello che è. Un guitto, un uomo di spettacolo. Non è un giornalista serio. E’ un intrattenitore, un imbonitore, al limite un mancato vignettista. Il problema è semmai Marco Travaglio, il guru dell’informazione onesta italiana, il pontefice della morale politica, quello che ha sempre ragione. Per la prima volta ho assistito al suo intervento in Alzo Zero. Sono rimasto affascinato da tanta geniale idiozia. Lui è al centro della scena. In faccia ha Santoro, che lo ascolta attento e concentrato. Lui si alza, apre il suo libretto, e fa una tirata che parte da Obama per arrivare a parlare, in modo ossessivo, di Berlusconi. Poi si rimette seduto. La messa è finita, andiamo in pace.

Il Messia ha parlato, la verità si è fatta carne. Dopo un faticoso travaglio, anche questa settimana il sacerdote della Morale ha partorito  il prodigio di cinque minuti di omelia. Ora può riposarsi, dopo aver sparso tanta saggezza. A pensarci bene, a guardare la scena con occhio distaccato è qualcosa di pazzesco. Questa strana, buffa, grottesca liturgia è qualcosa che, penso, succede solo in Italia, Paese notoriamente a scarsa libertà d’informazione.

Il salotto del moralismo nazionale ieri sera aveva un bel problema: si doveva riconoscere lo sbaglio di Marrazzo (non si può negare l’evidenza, anche se la tentazione è quella), ma senza pigiare troppo sull’acceleratore. Quindi doveva prevalere il miele e la comprensione. E, soprattutto, si doveva prendere spunto da Marrazzo per dare addosso a Berlusconi. E’ precisamente il “fuori tema” di Travaglio, tanto tirato per i capelli da far sentire lo stridio delle unghie che cercano di arrampicarsi sulla parete liscia dello specchio.

Va bene non infierire su Marrazzo (e da tutto il centrodestra, perfino da Emilio Fede, è arrivata sulla vicenda una memorabile lezione di stile), ma non va bene minimizzare, eccedere in senso opposto. Addirittura tentare un “non parliamone più”, un “meglio parlare di Berlusconi” che, obiettivamente, è davvero ridicolo. Maurizio Belpietro, di fronte ad un Santoro che evoca misteriosi complotti, riporta la vicenda al suo dato scarno: oggettivamente è stato imbarazzante vedere un personaggio di quel genere in quelle condizioni. Molti politici andranno a puttane e a trans, ma uno solo, finora, è stato filmato in quel modo. Avrebbe potuto non dimettersi, ma avrebbe fatto ancor più del male al suo partito. Inoltre c’è un altro aspetto inquietante, questo sì, evocato da Storace con una domanda: da quando Marrazzo ha scoperto di essere sotto ricatto (la scorsa estate) quali sono stati i suoi provvedimenti amministrativi in Regione Lazio? Saranno i magistrati ad indagare.

Il salotto di Santoro avrebbe dovuto ammettere quello che dicevamo in un post precedente, e cioè che questo ossessivo frugare nella vita privata dei politici, o meglio, di un solo politico, Berlusconi, è una tremenda arma a doppio taglio, che si riversa su chi la usa. Ma da quelle parti non sono così interiormente liberi da fare un bel mea culpa, dall’addossarsi la responsabilità di quel giornalismo canaglia che loro stessi alimentano. Al posto del mea culpa è andato in onda il solito attacco politico e personale contro Berlusconi, basato sui condizionali di Travaglio (peraltro non tutti efficaci perché non tutti appropriati) e sulle affermazioni sgangherate di un trans.

E’ l’arte di cadere sempre in piedi. Che riesce a fregare solo il fan di questo triste spettacolo, quel fan che è capace anche di esaltarsi e di godere con la performance del guitto Santoro, e di andare in vera e propria estasi quando parla Travaglio.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, attualitĂ , berlusconi, omosessualitĂ 
domenica, 11 ottobre 2009

GIOVANI E SLOGAN

Perdonate, ma questo è uno sfogo conseguente alla discussione con alcuni studenti sulla situazione politica italiana. E’ uno sfogo doloroso, perché da queste discussioni esco sempre affranto e anche molto preoccupato, perché mi rendo conto di come questi giovani ragionino per slogan e mostrino una supponenza e un pregiudizio sconfinati. Ultimamente, poi, sono sostenuti in questo atteggiamento dai loro nuovi maestri, che si chiamano Travaglio, Di Pietro, Grillo. E hanno una risposta su tutto, su tutto sono capaci di aggrapparsi ad un particolare che riduce la realtà delle cose (molto complessa e mai tutta bianca e tutta nera) ad una demenziale semplicità.

Il succo della questione è semplice: tutti i politici sono corrotti (ovviamente il Demonio Berlusconi su tutti, ma , se vai a scavare, nessuno si salva, né a destra né a sinistra); gli unici che si salvano sono i tre di cui sopra, che hanno il vantaggio di non essere dei veri e propri politici (per Di Pietro si fa un’eccezione, ma si aggiunge subito che l’IDV non nasce come partito, ma come movimento e che se sta in Parlamento è solo per raggiungere il proprio scopo di moralizzazione della vita politica, una volta realizzata la quale potrà pure scomparire). Per giungere a questa conclusione si muovono continuamente tra giornali, libri, opinioni di chi passa la vita a scovare gli scheletri nell’armadio dei vari politici. Sono dei moralisti assoluti, nel senso che la morale (non tutta, si badi, perché, per esempio, sono magari a favore dell’aborto e dell’eutanasia), quella nei confronti dello Stato, esaurisce tutto l’universo della loro riflessione. Il resto non conta. Se uno, anche una sola volta, ha sbagliato qualcosa, deve togliersi di mezzo, perché non potrà mai fare niente di buono.

Ma faccio qualche esempio, per chiarire. Se tenti di scendere al loro livello, provi a citare l’opera del Ministro Brunetta: la sua riforma, appena approvata, ha proprio l’intento di portare moralità nella pubblica amministrazione, colpendo i fannulloni e premiando chi fa bene il proprio lavoro, con vantaggio per tutti, Stato e cittadini. E’ innegabile, è un fatto indiscutibile, che certi suoi interventi hanno compiuto il “miracolo” di guarire immediatamente molti dipendenti pubblici malati, che sono rientrati prontamente al lavoro. Che ti rispondono? A parte le facili battute sul personaggio (facili, ma stupide, perché non servono a niente), ti vanno a spulciare la vita di brunetta e ti dicono che anche lui è stato un assenteista sul lavoro. Come lo sanno? Glielo ha detto Travaglio. Punto, fine della discussione e della riflessione. La riforma di Brunetta non gli interessa.

Stessa cosa con la Gelmini. Ripetono il ritornello che la scuola è piena di precari, con conseguente pietà per tutta quei poveri insegnanti che restano senza lavoro, e non si degnano di riflettere che la mala pianta del precariato si può risolvere solo mettendo mano decisamente al sistema scuola per riformarlo, perché se tutto resta com’è il precariato sarà solo destinato a diventare eterno. Lo stesso dicasi per l’efficacia dei percorsi di studio, oggi dispersa nei rivoli di decine e decine di sperimentazioni. Lo stesso dicasi per i risultati globali, scarsissimi in Italia rispetto agli investimenti dello Stato. Cosa ti rispondono? Anche la Gelmini è stata assenteista. Glielo ha detto Travaglio. Fine del discorso, nel merito della riforma non si entra. Da una che è stata assenteista non può giungere niente di buono.

Il Ministro Maroni si affanna a sciorinare dati confortanti. La lotta alla mafia va avanti con risultati brillanti; non si ferma, anzi aumenta, la lotta all’evasione fiscale; l’ingresso di clandestini in Italia diminuisce. Niente, tutto questo non esiste. Alla guida del governo c’è un premier pidduista e mafioso, che lavora tutto il giorno solo per pararsi il di dietro. Lo dice Di Pietro e Travaglio. Quei fatti, quei dati non esistono. Caso mai esiste solo un fatto: lo scudo fiscale, che in Inghilterra e negli Stati Uniti si fa molto meglio e più moralmente che da noi. E poi Maroni è un leghista, uno di quelli che bruciano la bandiera dell’Italia e, per questo, è stato tolto anche il reato di vilipendio alla bandiera... Fine del discorso.

Si consegnano in tempo di record le case ai terremotati? Per forza: i soldi ce li ha messi il Trentino! In RAI quasi tutti i programmi di approfondimento politico sono in mano a uomini di sinistra, che poi passano inevitabilmente (Santoro compreso) a fare gli uomini politici? In Italia non c’è libertà di stampa, lo dice la classifica mondiale. Berlusconi s’impegna per ridare presto una casa ai messinesi? Lo fa solo per farsi bello e comunque quando promette qualcosa di buono bisogna sempre diffidare: sotto sotto ha qualche convenienza. Lo ripete sempre Di Pietro. Si fa il G8 in Abruzzo, portando il mondo a solidarizzare con l’Italia? Poveretti quelli della Maddalena, che gli hanno scippato il G8! In quell’occasione l’Italia e il suo premier fanno un’ottima figura a livello internazionale? Niente da fare: Berlusconi è sempre quello delle clamorose gaffe. Il Presidente della Bce Trichet dice che la ripresa economica è in corso e che la guideranno Italia e Francia e che l’Italia uscirà più forte di prima dalla crisi (avallando così quello che il premier ha sempre sostenuto)? Tutte boiate. Da noi è tutto nero, nel resto del mondo si vive felici.

Si potrebbe andare ancora avanti e avanti. Mi fermo qui. Volevo far capire cosa significa ragionare per slogan, ridurre la politica a tifoseria. Il livello generale è più o meno questo (con picchi più o meno alti di disinformazione). La realtà è complessa, difficile da capire, bisognosa di approfondimenti, di valutazioni attente e continue. Invece tutto è già capito e già deciso: abbiamo la peggiore classe politica della storia italiana. Non sanno quello che dicono. Ma sono pronti a sostenere con entusiasmo la dittatura di un nuovo grande utopista, un nuovo grande Robespierre.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, giovani, attualitĂ , berlusconi
mercoledì, 07 ottobre 2009

LODO ALFANO: UNA SENTENZA PREVEDIBILE (MA NON SCONTATA)

Lodo Alfano. Una bocciatura prevista e annunciata. Niente affatto scontata, però, perché la Corte Costituzionale poteva benissimo prendere un’altra decisione, seguendo un indirizzo già espresso nel 2004. Non ci fosse stato Berlusconi alla Presidenza del Consiglio (ci fosse stato, per esempio, Prodi) la decisione sarebbe stata probabilmente diversa. Questa è la sensazione generale, di popolo, direi. Che si creino distinzioni tra i cittadini (ma si parlava solo di quelli che ricoprono le alte cariche istituzionali) è inammissibile quando c’è di mezzo Berlusconi. Lo si sapeva, e le cose sono andate come era ovvio che andassero.

Fossi un portavoce della maggioranza, proverei a distinguermi per signorilità. Direi (e dico) che la sentenza della Corte Costituzionale va accettata e rispettata, anche perché questa sentenza dimostra in modo palese che l’Italia non è un Paese succube del “dittatore”, anzi. Casomai è un Paese succube degli avversari del premier. Questa sentenza, se accettata con dignità e serenità, senza isterismi, non può che far bene proprio al Governo.

Certo, ora si scatenerà la sarabanda infernale. Ora assisteremo di nuovo all’accanimento giudiziario contro il premier. Figurarsi! L’hanno fatto in questi ultimi mesi, in cui avevano tra le mani solo i pettegolezzi e la voglia di video di qualche prostituta, e lo faranno a maggior ragione ora che possono di nuovo utilizzare la magistratura come arma per distruggere l’avversario. Ma c’è un problema: l’Italia non sembra d’accordo. Gli italiani stanno per la maggior parte con Berlusconi e non ci staranno a farsi scippare un governo che hanno eletto e che sembrano gradire.

Il Governo (lo speriamo vivamente) andrà avanti e farà le riforme che servono al Paese. Tutta la gioiosa macchina da guerra della sinistra (forze politiche, sindacali, stampa e magistratura) andrà ugualmente avanti, e ci romperà le scatole con la storia del conflitto di interessi e della questione morale. Insomma, concentrando i riflettori su Berlusconi. Che è poi il modo migliore per nascondere le proprie gravi malefatte. Perché la questione morale coinvolge tutti, anzi, molto di più coloro che rubano il denaro pubblico; che utilizzano il denaro pubblico per i loro interessi politici; che sprecano il denaro pubblico, concedendo favori a destra e a manca, favori che poi tutti dobbiamo pagare.

Il Sindaco di un paese della mia provincia (da poco eletto) mi confessava che tutte le sue energie se ne vanno per ripianare i debiti del Comune, che ha a libro paga ben 108 dipendenti, quando ne basterebbero la metà. Lui stesso confessa di non riuscire a capire nemmeno cosa fa tutta questa gente, non di rado fannulloni senza alcuna capacità. E’ solo un piccolo esempio di quello che voglio dire, una piccola goccia nel mare magnum della mala gestione del denaro pubblico che ha ingigantito il nostro debito.

E come non inorridire di fronte alle gravissime responsabilità della amministrazioni siciliane nel recente disastro di Messina? Dove vanno a finire i soldi pubblici? Come sono utilizzati i soldi pubblici? Costa ci stanno a fare sulle poltrone quegli amministratori? Si badi bene: si tratta di responsabilità trasversali, che coinvolgono tutti gli schieramenti politici. Come si dice dalle nostre parti, il più pulito cià la rogna.

Scusate, ma questa non è questione morale? Questo diffuso malcostume, questa distruzione della vita pubblica e della finanza pubblica (per la quale nessuno paga mai) che sarebbe? Come chiamarla?

Io non credo che nei prossimi giorni si tratteranno questi argomenti. Terrà ancora banco Berlusconi, con le sue vicende personali e giudiziarie. In fondo fa comodo a moltissimi che i riflettori siano accesi solo su quel palcoscenico. La questione morale sarà solo un problema del premier.

Prepariamoci ad un autunno ancor più triste e squallido e velenoso di questa calda, caldissima estate.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, attualitĂ , berlusconi, morale
giovedì, 01 ottobre 2009

STAMPA LIBERA E MORALE

Rapporto sullo stato della libertà di stampa in Italia, relativo alla giornata odierna.

Viene nominata direttore del TG3 Bianca Berlinguer, già insignita del mitico Tapiro d’oro per un servizio del 2002 nel corso del quale si dava una ricostruzione parziale dell’intervento di piazza di Nanni Moretti, cassando totalmente le pesanti critiche a Rutelli e Fassino. Berlinguer: un cognome che è tutto un programma.

Questa sera ennesima puntata di Alzo Zero contro Berlusconi. Da Santoro ci sarà la D’Addario. Stavolta se la canteranno e se la suoneranno totalmente da soli, senza contraddittorio. Come, del resto, vorrebbero fare sempre. E’ la libertà di stampa.

Sono rimbalzate su tutti i tiggì le inquadrature di Di Pietro versione picciotto. Questo non lo cassa nessuno.

Si viene a sapere che Stefano Ziantoni, il conduttore di UnoMattina che ha recentemente salutato Berlusconi con un “presidente, lei qui è a casa”, aveva fatto tempo fa la stessa battuta a Pier Luigi Bersani. Solo che con Berlusconi è scoppiato il solito “caso”, mentre con Bersani tutti zitti.

Striscia smonta la bufala di Videocracy, che attribuiva ad una emittente televisiva di Berlusconi la prima trasmissione con spogliarello in diretta di una casalinga. Peccato che l’emittente in questione non fosse di Berlusconi. In più, sempre Striscia dimostra come programmi con donne oggetto (spesso a seni nudi) siano andati in onda proprio sulla RAI, prima o agli inizi dell’era berlusconiana.

Eh già, siamo davvero una nazione dove la libertà di stampa è a rischio!

Gianluca Zappa

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categoria: politica, comunismo, media, televisione, attualitĂ , berlusconi
martedì, 29 settembre 2009

I SOVIETICI DELL'INFORMAZIONE

La signora è quasi commossa nel momento in cui, a pochi mesi dal terremoto, ha di nuovo una casa in cui vivere con la sua famiglia. Commossa e stupita sia per la velocità con cui questa casa è stata realizzata, sia per il fatto che la casa ci sia “e sia per noi”. Un’altra commenta sorpresa il fatto che, oltre ai mobili, ci siano anche tutta una serie di suppellettili e di beni di prima necessità.

Il Governo oggi ha consegnato altri 400 alloggi realizzati a tempo di record a L’Aquila. Case completamente arredate e, soprattutto, costruite in modo innovativo, per resistere alle aggressioni di nuove scosse di terremoto. E non si tratta di un’eccezione o di un privilegio riservato a pochi: da oggi inizia un piano settimanale di consegna che presto sistemerà migliaia di terremotati in condizioni forse anche migliori di quelle precedenti.

Una ventina di giorni fa si irrideva Berlusconi, e quella cerimonia di consegna di alcuni nuovi alloggi di cui, si diceva, il premier si prendeva tutto il merito, quando invece erano stati costruiti coi soldi del Trentino. Adesso cosa si dirà? Si ammetterà finalmente che il premier sta mantenendo tutte le promesse che aveva fatto solo pochi mesi fa? Si darà atto a quest’uomo e al suo governo del coraggio, dell’impegno, della sensibilità dimostrati? Si riconoscerà che l’emergenza è stata gestita con grande capacità ed efficacia di provvedimenti? Sarebbe leale farlo, anche da parte dei nemici.

Ci pensavo questa sera, aspettando con una certa curiosità l’inizio di Ballarò. Vai Floris, che stavolta hai in mano la notizia! Dai, manda qualcuno a L’Aquila, a sentire che dice la gente che entra in una casa tutta arredata ed accessoriata! Mandaci un tuo inviato nei sotterranei di quei palazzi, a vedere da vicino quella strana piattaforma che è in grado di muoversi senza muovere il palazzo, assecondando le oscillazioni del sisma! Dai, Floris, tu che sei un giornalista serio, uno super partes, uno di quelli che possono andare per strada a testa alta a inneggiare alla libertà di stampa! Ricordi quando ti hanno spostato il programma? Era un giorno di consegna alloggi, come questo. Prenditi la tua rivincita! Ambienta la puntata a L’Aquila!

Parte la sigla, inizia il programma... delusione! Il primo servizio parla ancora una volta, l’ennesima volta, della politica del “nemico”. Le immagini scorrono e Berlusconi fa la figura del cretino, che parla di un Paese felice, mentre per strada la vecchietta piange perché non ce la fa ad andare avanti. Poi si prende la frase di Berlusconi sulla moralità e la si taglia (Blob ha fatto scuola, e che scuola!), omettendo a bella posta la seconda parte del discorso, quella in cui Berlusconi chiarisce che la nuova moralità che ha introdotto lui in politica è quella del fare, del mantenere quello che si promette agli elettori. Ma questa parte non si sente, non si deve sentire. Anche perché proprio oggi il premier ha dimostrato di saper mantenere le promesse.

Questa, signori, è la disinformazione della TV italiana. Ieri sera, alla vigilia di un evento così importante e significativo, anche perché dimostra coi fatti la capacità non solo del governo italiano, ma di tutto il Paese, anche Gad Lerner si è autocensurato. Sapete di cosa si parlava all’Infedele? Non è difficile immaginarlo: del personaggio Berlusconi e delle sue storie private. C’era Niki Vendola che, tanto per cambiare, parlava di Berlusconi, del suo ego e del suo invecchiamento, ed una nonsochi rispondeva che il Cavaliere è un grand’uomo, un uomo vero (becca su, Vendola!) che ha tutta una concezione cavalleresca della donna e che quindi piace alle donne... Dico, ma Lerner non era un giornalista serio? Io, veramente, non l’ho mai creduto, ma c’è qualcuno che lo sostiene.

Il giorno dopo si consegnano quattrocento, diconsi quattrocento nuovi alloggi ai terremotati dell’Abruzzo e Lerner non trova di meglio che parlare di... puttanate! Tutto ciò sarebbe veramente triste e ridicolo, se non fosse frutto di una strategia precisa: alla vigilia di un evento che costituisce un vero e proprio momento di gloria per il premier, bisogna inventarsi qualcosa per rovinargli la festa e l’immagine. Questa è l’informazione che si fa in Italia.

Noto che la puntata di Ballarò di sette giorni fa parlava sempre dello stesso argomento. Poi abbiamo avuto Alzo Zero. In più arriva la notizia che la Dandini sta per realizzare (col denaro pubblico e sulla TV pubblica) una specie di nuova fiction. Indovinate su chi? La domanda è retorica.

Se vogliamo parlare di morale, allora dobbiamo cominciare a vedere quanta immoralità ci sia nel mondo della cosiddetta informazione. Se vogliamo parlare di morale, affrontiamo il discorso a trecentosessanta gradi. Occultare volutamente, non dare l’adeguato spazio ad una notizia, ad un evento importante come quello di oggi a L’Aquila è da criminali. Abbiamo una televisione dai metodi sovietici.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, media, attualitĂ , berlusconi
giovedì, 24 settembre 2009

LEGGE SUL FINE VITA: LA RIVINCITA DELL'ETICA

Chi nel mondo cattolico pensa che Berlusconi si stia comprando l’appoggio della gerarchia ecclesiastica con una certa politica sulle questioni etiche, o meglio, di bioetica, dimentica una cosa semplicissima, ma fondamentale: nell’ultima campagna elettorale Berlusconi non ha mai parlato di questo tipo di problemi, li ha completamente evitati, cosciente che nella società italiana (e le polemiche suscitate dal governo Prodi ne erano state la palese dimostrazione) su questi temi c’è una profonda divisione. Quindi, nessuna promessa, niente sbilanciamenti. Il futuro premier era apparso quasi cinico nel suo affermare che Forza Italia era un partito moralmente neutro.

Ma l’etica, messa fuori dalla porta, è rientrata fragorosamente dalla finestra. E in fondo è normale. Non si può evitare di chiedersi cosa è bene e cosa è male, specie quando la realtà stessa ti provoca ad un giudizio e a delle risposte, nonché a degli interventi. La vicenda di Eluana si è abbattuta come un ciclone su chi voleva svisare il discorso morale e ha spazzato via tutto quel tranquillo cinismo che voleva occuparsi solo di economia, rilancio, risanamento del sistema Italia.

Sì, l’etica tiene banco: il malessere di Fini, a mio modesto parere, aumenta di giorno in giorno non tanto perché il premier decide tutto lui o perché non c’è democrazia all’interno del PDL. Fini sa chi è Berlusconi e sono anni ed anni che ci convive. No. Il Presidente della Camera sta andando in fibrillazione perché è un laico con una visione della vita che con un eufemismo si potrebbe definire molto problematica e che si può riassumere con uno slogan: “l’unica certezza è che non c’è certezza”. Davanti alle gravi sfide che ci vengono dalla realtà (stati vegetativi, aborto e mentalità eugenetica sempre più diffusi, manipolazione degli embrioni e fecondazione artificiale, sfaldamento di ogni vincolo tra le persone), Fini risponde, come molti altri, che l’unica bussola non sono dei principi saldi (che non ha e che non riesce ad agganciare a nulla), ma quello che la gente riesce a fare. Non una condivisione sui principi, ma sulla pratica. Comanda la piazza. In pratica comandano le debolezze umane. E’ il solito ragionamento che fa la gente comune: “personalmente sono contro l’aborto, ma se una donna non ce la fa a garantire un futuro decente a suo figlio? E se il figlio nasce handicappato?”... Comanda la debolezza, comanda la paura.

Di Fini colpisce la continuità quasi ossessiva con cui interviene su questi argomenti. La sua definizione del DDL Calabrò sul fine vita come un testo “più da stato etico che da stato laico” è una condanna senza mezzi termini. L’ultima iniziativa è quella di chiedere che sia rispettata la libertà di coscienza al momento della prossima votazione, libertà che nessuno, per la verità, sembra mai aver messo in dubbio. Per inciso, anche il PD è alle prese con gli stessi problemi, ora che l’on. Dorina Bianchi ha votato a favore di una commissione d’inchiesta sulla pillola Ru486. Etica e ancora etica. Per essa si può essere espulsi da un partito o si può anche mettere in crisi una coalizione di governo.

L’ideale sarebbe non parlare di queste cose, evitare che la politica si metta a decidere e che tutto venga lasciato alla sfera intima e personale della gente. Ma dopo il caso Eluana abbiamo potuto renderci conto di come se non decide la politica decide qualcun altro. Chi ha utilizzato la vicenda della povera ragazza come un grimaldello per i propri scopi ideologici, ha fatto un grave errore di valutazione. La morte procurata di Eluana (non chiamiamola omicidio sennò qualcuno si offende, ma non si può evitare di constatare come la ragazza è sopravvissuta per anni alla sua malattia ed è invece rapidamente crollata quando è stata trasferita in una ormai famosa clinica), quella sentenza di morte decisa dai giudici, ha palesato lo spaventoso vuoto normativo su questa materia. E finalmente la politica si è data una mossa. Il caso di Eluana ha creato un punto di non ritorno.

Strana Italia! Prima tutti a rimproverare i politici di non avere mai legiferato in materia. Ora che si sta legiferando, ecco chi fa marcia indietro. Come i venti deputati che hanno scritto a Berlusconi chiedendogli di “cambiare strada, non fare una legge che costringa i parlamentari e gli italiani a scontrarsi su ciò che più li divide”. Un modo per lavarsi le mani ancora una volta, fin quando un nuovo caso Eluana non dividerà ancora gli italiani e i parlamentari come è già capitato. Si chiede, nella stessa lettera, il “riconoscimento dei limiti del legislatore e della sua incapacità di ordinare la complessità delle relazioni terapeutiche e di stabilire una disciplina più giusta”. Benissimo, ma il problema è che sono stati i giudici a non riconoscere i propri limiti e le proprie incapacità, nel momento in cui emettevano la loro sentenza di morte. E allora come la mettiamo?

Lino Duilio del PD ha detto che “Il ricorso alla legge quale strumento per disciplinare un momento così importante e così peculiare della vita qual è quello della sua fine, costituisce la spia di una pretesa velleitaria, frutto di razionalismo e illuminismo”. D’accordo. Ma il problema è: come evitare che questo razionalismo illuminista s’impossessi di un giudice?

Vorrebbero quella che definiscono una soft-law. Anch’io pensavo, un tempo, che la cosa migliore era non legiferare in materia o dare solo delle vaghe indicazioni. Poi sono arrivate le sentenze dei giudici e quella specie di condanna a morte. Ora non è più possibile. L’etica si è presa la sua rivincita.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, laicismo, attualitĂ , berlusconi, eutanasia, eugenetica, morale, eluana
domenica, 13 settembre 2009

UNA POLITICA PER LE MADRI

Parto stavolta da un fatto positivo, un particolare che mi trovo a notare ora che mia moglie è in gravidanza e, col suo pancione, fatica non poco a fare quello che una donna in condizioni normali fa senza problemi.

Ho notato che in alcuni supermercati comincia ad esserci la corsia preferenziale che non è più solo riservata alle persone con handicap, ma anche alle donne incinte. E in certi parcheggi, accanto alle note strisce gialle, cominciano a fare la loro comparsa anche le strisce rosa, che segnalano i posti auto (vicini all’ingresso del supermercato o del centro commerciale) riservate alle mamme in attesa.

Questo, se permettete, è un gran bel segnale, che evidenzia una certa sana attenzione per la maternità, una valorizzazione della maternità. Grazie alla quale anche il nostro Paese si avvia a diventare civile. Certo, c’è ancora molto da fare affinché questa particolare attenzione si diffonda sempre di più, come è avvenuto a proposito dei portatori di handicap, per i quali ci sono molte più facilitazioni.

Recentemente nella mia città ci sono stati due eventi che hanno richiamato grande folla: la festa patronale e la visita di Benedetto XVI. In entrambi i casi si sono mobilitate decine di migliaia di persone. In entrambi i casi notavo che sono state predisposte apposite pedane o riservati posti speciali per i portatori di handicap, mentre nulla è stato fatto per le donne in avanzato stato di gravidanza, che hanno oggettivi problemi a muoversi e a sostenere la fatica di lunghe attese.

Dei posti riservati alle donne in attesa di un bimbo oltre ad avere un effettivo valore pratico, ne avrebbero anche un altro strettamente simbolico: significherebbero che il nostro popolo rispetta, onora, valorizza la maternità. Il fatto che invece ci sia da stupirsi quando questo avviene, dice molto di un Paese dove le politiche in favore della maternità e della famiglia in generale sono tragicamente inesistenti.

In Italia si spendono fondi pubblici nelle strutture sanitarie per le interruzioni di gravidanza, quindi per una pratica che è il rifiuto della maternità, mentre non ci sono soldi a disposizione per chi la vita la protegge e la genera. Veramente si spendono anche molti fondi pubblici per la tutela della vita animale, mentre chi tutela la vita umana è lasciato completamente solo.

Mi colpiva una notizia di cronaca dello scorso giugno, trattata con una certa ampiezza solo dal quotidiano Avvenire, relativa al CAV (Centro di aiuto alla vita) della città di Albenga. Questo Centro, animato da volontari, è stato fatto oggetto di un’aggressione di ignoti vandali, che hanno distrutto la “culla per la vita”, una delle ventiquattro attualmente presenti in Italia. Si tratta di strutture in cui le madri possono lasciare il figlio nel completo anonimato e in assoluta sicurezza per il piccolo. Una specie di riedizione moderna della ruota degli esposti. I vandali hanno completamente distrutto la struttura (costata 7.000 euro) e hanno imbrattato la sede del CAV.

Sembra che la motivazione dell’atto vandalico sia nel fatto che gli esponenti locali del Movimento della Vita abbiano criticato l’amministrazione comunale di Albenga, capace di riservare ai cani trenta metri di spiaggia e di stanziare oltre 55mila euro per il monitoraggio dei piccioni e per il canile municipale (!). Niente, neppure un euro, ovviamente, è stato mai dato al Centro di Aiuto alla Vita. Ecco un caso in cui le donne incinte sono considerate meno di cani e piccioni.

Inutile dire che ci attendiamo molto da questo Governo. Berlusconi in campagna elettorale ha fatto delle promesse precise in termini di aiuto alle famiglie, a cominciare dal quoziente familiare, che introdurrebbe un fisco più equo eliminando così un’altra grave ingiustizia (oggi non c’è un criterio diverso di tassazione tra un single e una famiglia con figli). L’attuale Governo avrebbe tutto da guadagnare nell’imboccare con decisione la strada di aiuto alle famiglie e di incentivazione della maternità e, tra l’altro, avrebbe il sicuro appoggio trasversale anche di molti parlamentari che attualmente si trovano all’opposizione.

Ecco un altro c concreto intervento grazie al quale Berlusconi potrebbe passare alla storia del nostro Paese. Perché qualcuno che frequenta i piani alti non gli ha ancora suggerito di darsi una mossa?

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, politica, famiglia, aborto, attualitĂ , berlusconi
mercoledì, 08 luglio 2009

IL G8 E QUELLI CHE MASTICANO AMARO

Spiace dirlo, ma è così: qualcuno sta veramente masticando amaro. Che il G8 de L’Aquila si stia rivelando quel grande evento che si prevedeva, proprio non va giù a quelli che ci tengono a dipingere un’Italia in perenne emergenza democratica, governata da gente incapace ed inaffidabile.

Le panzane raccontate da The Guardian assomigliano tanto a quelle raccontate da Repubblica nell’ultimo mese e mezzo. Sembra che ci sia una regia unica, un’unica strategia. E un’unica volontà: far fare una pessima figura al nostro Paese.

Purtroppo per costoro, le istantanee che ci giungono da L’Aquila, e che faranno il giro del mondo, ci dicono ben altro. Vedere il premier italiano con Obama nel centro storico danneggiato del capoluogo abruzzese, o con la Merkel tra le rovine di Onna, vederli congratularsi con i nostri tecnici, i nostri vigili del fuoco, i nostri uomini della protezione civile e complimentarsi per l’ottimo lavoro eseguito, ci dovrebbe rendere orgogliosi e perfino grati a chi ci ha dato la possibilità, inventandosi questo G8 qui, di dare dell’Italia l’immagine di un Paese sì ferito da una calamità, ma coraggioso, forte e capace di risollevarsi.

Sentire il presidente degli Stati Uniti che definisce l’Italia come una Nazione fondamentale all’interno del G8, che ha portato avanti con una forte leadership i temi fondamentali in agenda; ricevere il plauso generale per la perfetta organizzazione dell’evento; vedere riconosciuta, in tema d’economia, l’impostazione data dal Ministro Tremonti, dovrebbe farci concludere che chi ci governa sta facendo due cose: lavora per il Paese e lavora bene.

In ogni caso le istantanee e le dichiarazioni di oggi spazzano via tutta la spazzatura riversata da certi giornali inglesi. E’ rimasto solo Di Pietro a garantire solidarietà a questi giornalisti da strapazzo, ma lo si può capire. A Di Pietro interessa soprattutto distruggere Berlusconi. Dell’Italia e di quello che questo grande evento può rappresentare per la nostra nazione, non gliene frega proprio niente. Di Pietro mastica amaro più di tutti. Avrà un’ulcera grossa così.

Gli altri leader dell’opposizione anche. Franceschini fa il signore: non commenta, tiene i bassi i toni, dice lui, seguendo l’indicazione del Presidente della Repubblica. E in questo modo se la cava benissimo, non fa dichiarazioni, anche perché non saprebbe sinceramente cosa dichiarare. Casini rosica. Fa il panegirico dell’Italia, e non del suo governo attuale, perché "i governi passano, l’Italia resta". Un bravo sincero a Berlusconi non glielo strappi nemmeno se l’ammazzi.

Insomma, questi signori fanno tutti, chi più chi meno, una magra figura. Farebbero bene ad inchinarsi davanti a chi dimostra non solo di avere delle idee geniali, ma anche l’entusiasmo, la determinazione, la voglia di realizzarle. Berlusconi lancia l’idea di un nuovo G8, stavolta più tecnico, sulle emergenze dei disastri naturali. Magari sempre lì, a L’Aquila, la città del dolore. E subito può annunciare che è stato trovato un accordo per ridurre l’inquinamento ambientale.

E mentre i no-global fanno casino per le strade e terrorizzano la gente (compresi gli aquilani, che prudentemente hanno in massa chiuso le attività e se la sono svignata, per non subire una seconda devastazione), Berlusconi lancia l’idea di una de-tax per l’Africa, in modo da favorire progetti di cooperazione internazionale a favore di quel continente.

Gli aquilani sono contenti di questi riflettori accesi sulla loro tragedia. Nuova solidarietà, nuovi fondi arriveranno per le loro città. Il patrimonio artistico italiano, così duramente segnato dal terremoto, ma allo stesso tempo reso ancor più importante nella sua unicità, sarà presto restaurato. Alcune strutture strategiche sono state già ricostruite, mentre proseguono, febbrili e concreti, i lavori per rimettere in piedi le abitazioni sulla base di criteri costruttivi antisismici.

Di Pietro mastica amaro. La lobby dei repubblichini pure. Qui c’è il rischio che invece di gossip si parli di cose concrete e che l’immagine dell’Italia esca più forte, più efficiente, perfino più autorevole. C'è il rischio che la domanda "Ma questo governo che cosa ha fatto di buono?" divenga improponibile. C’è il rischio serio che la stampa estera cominci a capire perché il premier ha il consenso che ha.

Chissà cosa s’inventeranno adesso per farci apparire di nuovo come la repubblica delle banane?

Gianluca Zappa

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venerdì, 26 giugno 2009

QUESTIONE MORALE: ATTUALITA' O STRUMENTALIZZAZIONE?

In un precedente intervento, prendendo spunto da un fatto di cronaca -i cui echi ad onor del vero tardano a spegnersi- mi è occorso di sfiorare una tematica che per la sua attualità, per i risvolti socio-politici evidenziatisi, ad esempio, anche nell’ultima tornata elettorale, e per la sua rilevanza assoluta, merita qualche riflessione più approfondita.

 

La cosiddetta “questione morale” -sintagma di conio berlingueriano, ma in verità presente in varie sfumature in tutto l’arco della storia italiana…dalla polemica anti-giolittiana di Salvemini, alla desistenza elettorale antifascista- è da molti anni (almeno da quelli controversi e freschi nella memoria di tanti, di Tangentopoli) uno dei topoi ideologici più sbandierati da intellettuali e politici, soprattutto e forse per vocazione, ma non solo, da quelli di sinistra. Onestà intellettuale impone infatti di ricordare che alla succitata stagione giustizialista d’inizio anni Novanta, parteciparono attivamente anche le formazioni di destra. In questa convergenza si potrà certo vedere un connotato fisiologico di quegli schieramenti politici (nella recente storia italiana appunto la Destra missina e la Sinistra comunista) che, esclusi dal governo della cosa pubblica, hanno fatto leva su una presunta purezza, preservatasi dal contatto pregiudizievole con il potere, per muovere il consenso elettorale. Il giudizio su Tangentopoli invero è lontano dal venire, forse anche per la compromissione a vario titolo di molti attori che calcano ancora le scene della cultura e della politica, ma la versione ‘romantica’ dei fatti è ormai in ogni dove caduta in disgrazia, e almeno l’idea che Tangentopoli sia stata la ‘febbre di crescita’ di un sistema deviante di gestione del potere, che non ha escluso appunto la persistenza di taluni mali di quel sistema, è ormai sdoganata e -forse ipocritamente- anch’essa accolta in ogni dove. Le varie crociate contro le ‘caste’ (sulla cui fondatezza non è mia intenzione disquisire in questo luogo) ne sono una versione riveduta e corretta.

 

Tuttavia, se ci si dà la pena di recuperare l’intervista (facilmente rintracciabile in rete) che Berlinguer concesse nel lontano 1981 ad Eugenio Scalfari, non si faticherà a notare -a parte la piaggeria del buon Direttore- l’aspetto inattuale di quella impostazione, oltre che la sua vaga coloritura demagogica. Ciò che Berlinguer denunciava, la gestione clientelare dell’elettorato, la lottizzazione della cosa pubblica, la disarticolazione del sistema partitico dalla società civile… la storia recente del nostro Paese, ci ha abituato a considerarlo nota distintiva tanto dei partiti di Destra quanto di quelli di Sinistra (i media pubblici ne siano un esempio, uno dei tanti…). La nuova versione, attualizzata e rinvigorita, della questione morale, nasce paradossalmente proprio dalla sconfessione della impostazione antica della stessa. Nasce con la strumentalizzazione di uno dei poteri dello Stato (il giudiziario) da parte della politica, cui ha fatto seguito un’altrettanto evidente strumentalizzazione -il tanto discusso ad personam- del potere legislativo, difficilmente spiegabile al di fuori di questa funzione apologetica. L’aspetto probabilmente più preoccupante -in ordine al grado di civiltà della Nazione s’intende- è che l’eredità politica di quella stagione di esacerbato giustizialismo, è stata raccolta da personaggi la cui statura e la cui preparazione è incomparabilmente minore di quella della vecchia classe dirigenziale, mentre ne è del tutto simile l’azione e la pratica di gestione del potere. Antonio di Pietro è forse l’epitome di questa generazione. L’aspetto demagogico, risentito e confusionario della politica del fu Magistrato, ha il sapore della banalizzazione di un principio che pure, come s’è visto, vanta un lignaggio assai nobile. Solo che si guardi alla storia, l’atteggiamento apparrà non nuovo: è la stessa decadenza che colpì la Chiesa controriformista degli ‘intransigenti’ e l’anticomunismo maccarthista nell’America vittoriosa degli anni cinquanta.

 

Che la questione morale debba essere il metro, sul quale giudicare l’azione di un politico, è principio del resto nient’affatto scontato. Non lo era, ad esempio, agli albori della scienza politica, quando Platone rivendicava la ‘vocazione’ (e cioè una ‘virtù’, una qualità innata che rende leader, non semplicemente una condotta) come discrimine per il governo, non lo era per Aristotele, nella cui enciclopedia delle scienze, la morale occupava un gradino più basso rispetto alla politica. In genere, tale assunto non è condiviso neanche da quei sistemi (ad esempio gli anglosassoni) in cui il principio contrattualista, pone in primo piano la ‘funzione’ del governante, e dunque preserva il consenso a coloro che hanno tenuto fede ad un patto con l’elettore. Rileggere Locke è in fondo utile per capire gli scandali recenti nei quali è incappato il governo Brown. La nostra cultura è assai più figlia di Sallustio (che senza frutto si continua a far tradurre nei Licei) e di un’oratoria moralista e strumentale (il “pro domo sua”) della quale, almeno in apparenza, non sa fare a meno.

 

Ma quando la questione morale si trasforma, come ormai stabilmente avviene, in moralismo, essa è il sintomo di una decadenza più profonda. Quando all’esame dell’uso che un governante fa del potere affidatogli (esame da condursi comunque nei seggi elettorali e non sulle pagine dei giornali) si sostituisce quello dell’uso che fa della propria libertà, della persona e della proprietà sue, ergendosi a giudici di un ambito sul quale non si hanno diritti; allora si mostra di fraintendere la natura stessa della convivenza civile e di non aver appreso la lezione della pagliuzza e della trave. E che si tratti di Berlusconi poco importa, visto che quella lezione era stata appresa anche da un padre riconosciuto della Sinistra italiana, quel Pietro Nenni, che era solito dire: “a sinistra c’è sempre qualcuno più puro che ti epura”.

                                                          

Michel de Seingalt

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mercoledì, 24 giugno 2009

IMBARAZZI CATTOLICI

Lui si chiama Maria Josè Rico Llorca e vive ad Alicante, ridente località di villeggiatura sul Mediterraneo valenciano. E’ azionista di controllo della Rainbow Tourism (TurismoArcobaleno), un’agenzia “gay-friendly” che, grazie ad una joint-venture con l’Istituto Bernabeu, nota clinica di inseminazione, promette “sole, mare e fecondazione artificiale per coppie di lesbiche”. Insomma, la lesbica va, si gode la vacanza, e torna col pancione. Un business che guarda soprattutto al mercato italiano, dove le norme in materia sono molto più restrittive che in Spagna.

Lui, Maria Josè Rico Llorca, non è uno qualsiasi. E’ stato assessore al Turismo nelle file dei Popolari, il partito “cattolico” spagnolo. Oggi mercanteggia vendendo figli a coppie omosessuali.

In Italia abbiamo il caso di Silvio Berlusconi: corruttore e corrotto, pedopornografo, pidduista, mafioso, favoreggiatore della prostituzione, in perenne conflitto d’interessi e chi più ne ha più ne metta. Sempre al centro di inchieste più o meno cialtrone. Personaggio da gossip. Non proviene dalla sagrestia, né dalle fila del cattolicesimo politico italiano. Non è nemmeno completamente in regola con le leggi di Santa Romana Chiesa. Ma c’è una differenza: se in Italia c’è una Legge 40 che limita il far west della fecondazione assistita e riconosce i diritti dell’embrione, è grazie a lui; se in Italia si sta facendo una legge che eviterà il ripetersi di uccisioni barbare come quella di Eluana Englaro, lo si deve a lui; se in Italia da qualche anno c’è una legge che consente di destinare il 5 per mille a chi s’impegna nel sociale è perché lui se l’è inventata; se oggi non è a tema una legge sul matrimonio gay (sulla quale la cattolicissima Bindi aveva annunciato significative aperture) è perché quest’uomo riesce a tenere duro.

Questo personaggio così scomodo, ingombrante, secondo alcuni impresentabile, è l’unico capo di Stato ad aver difeso Papa Benedetto XVI dall’immonda campagna di stampa montata estrapolando una frase a proposito di Aids e preservativi. Laddove cattolici rinomati italiani, tedeschi, inglesi e spagnoli, prendevano prudentemente le distanze.

Domanda: meglio il popolare Llosa o Silvio Berlusconi? Meglio la cattolica Bindi o Berlusconi? Meglio il cattolico adulto Prodi (che fu capace di ironizzare perfino sulle guardie svizzere) o il figliodiputtana Berlusconi?

La domanda andrebbe girata a don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, e a tutti quei cattolici (ce ne sono molti) che continuano a votare a sinistra senza tanti problemi di coscienza. Ma loro la risposta ce l’hanno: quel che conta supremamente in un uomo politico è la sua “credibilità”. Se un uomo politico è “pulito”, è “moralmente ineccepibile”, è “virtuoso”, insomma, ha le “mani pulite”, può pure firmare o proporre o sostenere una legge anticristiana, cioè antiumana (perché è lo stesso). Nessuno gli chiederà conto della sua attività politica e della cultura che attraverso quell’attività contribuisce a diffondere. E’ la tragica eredità che ci ha lasciato l’intellighenzia cattolica (soprattutto di Azione Cattolica e Fuci) degli anni Settanta.

Il caso di Llosa mi pare emblematico. Fatico sinceramente a capire come quest’uomo abbia potuto fare l’assessore per conto del Partito Popolare spagnolo. Spero che ne sia stato radiato, ma non ne sono certo. Come non sono certo che certi cattolici italiani arrivino a percepire la contraddizione e l’orrore di un politico cattolico che diventa manager di un’impresa di turismo procreativo per coppie lesbiche.

E’ divertente, in questi giorni, leggere alcune lettere al quotidiano Avvenire. Vi si trova il parere di cattolici evidentemente imbarazzati, spiazzati da questo premier che oggettivamente appare molto amico della Chiesa. E non sono contenti, perché odiano Berlusconi, non ne possono nemmeno sentire il nome e non riescono ad ammettere che in pochi anni i governi presieduti da quest’uomo hanno fatto molto di più che quarant’anni di Democrazia Cristiana. Sminuiscono questo contributo, dicono, per esempio, che la Chiesa non è un’agenzia di bioetica. Hanno ragione, ma il problema è che loro vorrebbero che fosse un’agenzia etica. Il cane si morde la coda.

La storia è piena di uomini moralmente a posto, che hanno sterminato l’umanità. Berlusconi non sarà moralmente a posto, ha molti difetti e dovrebbe sicuramente migliorare certi aspetti della sua immagine e del suo comportamento pubblico, ma non condivide l'ideologia di uno Llosa. E non è poco.

Gianluca Zappa

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