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venerdì, 06 novembre 2009

I RETROSCENA DI QUELLA SENTENZA

Ma insomma, è vero o no che si vorrebbe, con l’aiuto di organismi sottratti al controllo popolare, scalzare una delle maggiori radici identitarie (la solita…) del nostro continente? Di certo un qualche sospetto appare giustificato alla luce della recente clamorosa sentenza della Corte europea che decreta l’espulsione del crocefisso (causa notoria di gravi danni psicologici e morali nei giovani) dallo spazio pubblico.

I giudici sono tutta una garanzia: uno è una vecchia conoscenza del partito radicale transnazionale; due rappresentano i paesi con i più alti tassi di suicidio del mondo; uno è stato nominato dalla Turchia che però non fa ancora parte della UE; un altro è il fratello di uno dei più noti columnnist del noto giornale anticattolico La Repubblica.

Hanno sparato la sentenza ignoranti del fatto che il crocifisso sta sui muri delle aule scolastiche italiane non dai tempi di Mussolini (si è sentito parlare infatti di Concordato e di Fascismo), ma di Cavour (essendovi stato appeso nel lontano 1859) e si sono dimostrati sprezzanti del fatto che una recente sentenza della nostra Corte di Stato definiva il crocifisso non un qualsiasi “oggetto di culto”, ma un simbolo civile, richiamo storico a quei valori di tolleranza, giustizia, rispetto degli altri e laicità che sono patrimonio comune di tutto il nostro popolo (credenti e non credenti).

Avranno sentenziato per amore delle altre religioni? Ma quando mai! Souad Sbai (mussulmana maghrebina) ci ha raccontato che il crocefisso in Marocco lo si trova esposto anche in abitazioni mussulmane accanto al Corano, mentre l’ebreo Giorgio Israel ha denunciato senza mezzi termini il tentativo delle istituzioni comunitarie di cancellare i tratti giudaico-cristiani dell’identità europea...

Colei che ha dato origine al ricorso, tal Soila Latsi, è stata presentata dai soliti giornaloni laicisti come una comune madre di famiglia preoccupata per l’educazione dei figli, portatrice per le sue origini finlandesi di una prospettiva culturale più emancipata (noi infatti non abbiamo gli occhi azzurri e siamo asserviti al secolare potere della Chiesa). I giornaloni laicisti hanno tuttavia trascurato il dettaglio che la suddetta è moglie di un noto militante radicale italiano e che la battaglia è stata organizzata e sostenuta dall’unione degli atei italiani.

I Finlandesi una richiesta simile la riterrebbero quantomeno pretestuosa: la Finlandia espone infatti il principale simbolo cristiano addirittura sulla propria bandiera nazionale. Si tratta della cosiddetta “Croce del Salvatore”, di colore celeste in campo bianco. La croce è pertanto presente in ogni spazio pubblico ed istituzionale di quel paese. Chissà se la signora aveva fatto mai qualche ricorso contro questo celeste vessillo, perturbatore della gioventù…

Pertanto, la nuova “scrociata” sembra trovare i suoi più accesi supporters (e suggeritori) non tanto nel nord-europa, quanto sui nostrani giornaloni laicisti, non pochi di area PD: l’altro ieri si levava il peana trionfalistico de La Repubblica (con parziale marcia indietro del giorno successivo), tutti i giorni il “dacci Barabba” de L’Unità, mentre Europa ha messo in pagina finora solo un assordante (ed imbarazzato) silenzio.

L’Unità soprattutto, ridotta a megafono dei salotti radical chic, si è resa protagonista di una gaffe clamorosa: ha dimenticato di aver affidato, in precedenza, nientepocodimenoché alla penna di Natalia Ginzburg una commossa difesa del crocifisso negli spazi pubblici! Se l’erano scordato? Non se lo rileggono quello che loro stessi scrivevano? Ma cosa volete che ne sappiano i “compagni” di oggi di Natalia Ginzburg o di una certa Italia pasoliniana dai “calzoni coi rattoppi / e rossi tramonti sui borghi / vuoti di macchine / pieni di povera gente / tornata da Torino o dalla Germania”? E poi, al di là delle odierne frequentazioni alto-borghesi, la memoria è sempre stata corta da quelle parti.

Ma per scoprire i cosiddetti “pensieri reconditi del loro cuore” basta dare un’occhiata all’ennesima ridicola provocazione reclamizzata dal quotidiano del PD: “Lai Cal, il calendario di Virus”, un tipo di calendario mirato a cancellare le memorie cristiane da tutti e trecentosessantacinque i giorni dell’anno. L’intento polemico è evidente già nel titolo. Sul piano pratico, al Santo del giorno verrebbe a sostituirsi un cosiddetto “laico del giorno”: Aldo Fabrizi (ma non era un cattolico pure lui?) entra al posto della festività di Ognissanti; Karl Marx (anche lui un laico ed un liberale?) sostituisce San Carlo Borromeo, e via di seguito…

Come si concilia un’operazione simile con la vocazione del giornale di partito a rappresentare con pari dignità le diverse “anime” presenti nel PD? A Concita il compito di chiarire perché L’Unità insista tanto nel dar voce solo alle istanze dell’area più spudoratamente laicista e continui a colpire con puerile stupidità i riferimenti più cari alla grande maggioranza dei cittadini-elettori italiani. Masochismo politico? E’ sul libro-paga di Berlusconi?

Comunque, due più due fanno quattro e qui vediamo che si inneggia alla sentenza della Corte europea e, nel medesimo tempo, si celebrano tutte le iniziative (anche le più ridicole) volte alla cancellazione dei segni della storia cristiana dalla civiltà europea. Non credo pertanto sia frutto del pregiudizio affermare a chiare lettere che si tratta di un tentativo non nuovo (ci avevano già provato Robespierre, Hitler, Stalin, Pol Pot…) e che questo desiderio di “guerra di sreligione” è rivelatore di quell’intima vocazione totalitaria che si annida ancora nell’animo di chi si riempie ogni giorno la bocca con una parola (laicità) di cui, evidentemente non conosce ancora bene (forse per i trascorsi marxisti-leninisti-maoisti…) il significato e tanto meno l’origine.

 

Stefano

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categoria: europa, attualitĂ , cattolicesimo, radici cristiane, pd
giovedì, 05 novembre 2009

EUROPA SENZA RADICI: ECCO CHE SI COMINCIA…

La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche italiane costituirebbe una "violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" ed una "violazione della libertà religiosa degli alunni". E’ ciò che ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo con una clamorosa sentenza che fa seguito al ricorso presentato da una cittadina italiana di origine finlandese.

I crocifissi si trovano sui muri delle aule italiane fin dai tempi di Cavour, ma solo nel 2002 Soile Lautsi se ne accorge e ne chiede la rimozione alla direzione dell'istituto "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (la scuola frequentata dai suoi due figli). La sua richiesta viene respinta, come pure sono respinti i vari ricorsi presentati davanti ai tribunali italiani.

Ma adesso i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione. La sentenza emessa dalla Corte europea dispone persino che il governo italiano paghi alla donna 5.000 euro a titolo di risarcimento per i danni morali subiti dai figli.

La sentenza, come è stato reso noto dall'ufficio stampa della Corte di Strasburgo, è la prima in assoluto pronunciata in materia di esposizione di simboli religiosi negli istituti scolastici dei paesi della UE.

La sentenza contraddice e sovverte i precedenti pronunciamenti del Tar del Veneto e del Consiglio di Stato che avevano invece riconosciuto nel crocifisso un simbolo della storia e della cultura italiana, un richiamo a quei principi di eguaglianza, libertà, tolleranza e laicità che proprio nel cristianesimo trovano il loro fondamento storico e che "hanno impregnato di sé tradizioni, modi di vivere e cultura del popolo italiano".

Ad un mese esatto dal superamento dello scoglio irlandese sulla via di Lisbona ecco pertanto che un inquietante messaggio arriva all’indirizzo del nostro distratto paese. Naturalmente, in nome dell’Europa. Ma l’Europa che ci parla attraverso una simile sentenza, purtroppo, ha ben poco a che vedere con l’Europa di cui ci sentiamo parte.

Quello cui oggi si assiste impotenti, infatti, è proprio lo scarto gravissimo tra l’UE dei trattati e delle regole (decise da chi?) e l’Europa della nostra storia, della nostra fede, della nostra cultura. Le due cose sempre meno coincidono ed il rischio è che la prima serva a seppellire la seconda.

Il rischio è che la UE sia consapevolmente utilizzata da alcune elite economiche e culturali per demolire un’identità cristiana che l’organocrazia dirigista e tecnocratica che guida il continente reputa ormai un intralcio da rimuovere se non addirittura uno scandalo non più tollerabile.

Sarebbe auspicabile che soprattutto i cristiani che militano nei diversi schieramenti politici fossero più attenti a questi aspetti e si sentissero finalmente coinvolti dall’accorato appello già rivolto da Giovanni Paolo II all’Europa per il riconoscimento delle radici cristiane del continente. Un appello che paradossalmente aveva trovato adesioni significative ed inattese tra personalità di spicco del mondo laico, ebraico e mussulmano, ma che aveva trovato invece non pochi cattolici distratti e tiepidi.

Stefano

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categoria: europa, laicismo, attualitĂ , radici cristiane, ideologia
sabato, 31 ottobre 2009

NOI CELEBRIAMO I SANTI

C'è chi stanotte evoca streghe, vampiri e demoni. Noi ci prepariamo a festeggiare i Santi.

C'è chi stanotte si traveste da zombie, da mostro, da morto vivente. Noi celebriamo uomini ancora oggi vivi per l'esempio e le opere che hanno lasciato nel loro breve ma intenso cammino su questa terra. e vorremmo essere rivestiti della stessa loro forza, del loro amore, del loro coraggio, della loro veste candida.

C'è chi stanotte getterà via ancora una volta il proprio tempo, in una distrazione che non dà alcun gusto duraturo, che non garantisce alcuna gioia vera. Noi ci prepariamo a celebrare uomini veri, che hanno saputo sperare perchè avevano nel cuore una gioia immensa. e hanno fatto del loro tempo una continua occasione per costruire.

C'è chi stanotte giocherà con la morte e con la vita. Noi celebriamo chi ha avuto in grande onore sia la vita che la morte.

La notte del 31 ottobre è la notte di un mondo vecchio, morto, funereo, che arriva ad eccitarsi con le tombe ed i cimiteri, Che si esalta nel buio. Noi celebriamo la luce di un mondo nuovo, di una nuova creazione. Noi celebriamo i testimoni di Cristo risorto, vincitore della morte e del peccato.

Il primo novembre, festa dei Santi, è la gioia del Paradiso che si spalanca su questa terra.

Gianluca Zappa
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categoria: chiesa, esoterismo, santi, attualitĂ , cattolicesimo, radici cristiane, feste cristiane
sabato, 31 ottobre 2009

RUTELLI LASCIA IL PD? UN COMMENTO A CHI COMMENTA

Coccodrilloni come Beppe Fioroni

 

“Trattare la vicenda di Rutelli come se si trattasse di una pra­tica da archiviare, sarebbe un errore, una mancanza di in­telligenza. Se Rutelli se ne va dal Pd è una sconfitta per il Pd, perché lo considero una ener­gia positiva e perché credo in un partito che deve avere al suo interno molte aree cultu­rali” (Beppe Fioroni).

 

Caro Beppe, vedi un po’ se Dario ti presta il fazzoletto ed asciugati i lacrimoni… Ma quando persino il candidato segretario che tu hai sostenuto censurava Dorina Bianchi e minacciava d’espulsione Paola Binetti, perchè rivendicavano libertà di coscienza, tu dove eri? Perché non ti sei preoccupato per tempo della sorte di quella specifica area culturale (la tua) che, a dire il vero, è l’unica ad essere a rischio d’estinzione nel tuo partito?

 

 

Parenti serpenti come Ignazio Marino

 

“La situazione di Rutelli mi sem­bra come quella di un bambi­no che quando gioca a calcio porta via il pallone pensando che poi nessuno giochi, credo che Francesco non riesca neanche a portare via il pallo­ne. Noi continueremo a gio­care e lo faremo bene” (Ignazio Marino).

 

Caro Ignazio, evidentemente a te piacciono le dipartite più delle partite. In pochi si giocherà pure meglio, ma almeno ti toccherà giocare col tuo pallone, quello bucato che tenevi nascosto, quello della tecnocrazia scientista e del fondamentalismo nichilista che sono l’unico orizzonte culturale che davvero ti appartiene. Non ci tediare più con stucchevoli riferimenti alla “casa del padre”, non ci stordire più con forbiti (e furbeschi)  “dialoghi” coi quali ti dilettavi di tirar la giacchetta (pro domo tua) alla personalità cattolica di grido del momento… 

 

 

Semafori immobili… imperturbabili… come Romano Prodi

 

“Se qualcuno se ne va non succede niente” (Romano Prodi).

 

Caro Romano, già Bob Dylan si chiedeva tanti anni fa “quante volte possa sbagliare un uomo prima di rendersi conto di aver sbagliato”. Forse non te ne sei ancora accorto, ma non c’è stato governo da te presieduto che non sia caduto all’indomani di una qualche tua dichiarazione di spocchiosa autosufficienza. E’ come un disco rotto: tanto non succede niente… tanto non succede niente… tanto non succede niente…

 

 

Stefano

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categoria: politica, attualitĂ , pd
venerdì, 30 ottobre 2009

DA SANTORO L'IMBARAZZO SU MARRAZZO

C’era del miele ieri sera nel salotto per antonomasia del moralismo televisivo a senso unico, e tanti buoni sentimenti. Quanti (i più “cattivi” o forse i più divertiti) speravano che Santoro portasse in studio il trans Natali, magari anche solo per par condicio, dopo la bella apparizione della D’Addario, sono rimasti delusi.

Un trans, in effetti c’era, ma stava lì per dire “guardate che Marrazzo non è l’unico politico che va con i trans. So di molti altri, di qualcuno che sta più in alto di Marrazzo e che a Milano va con i trans”. Chi vuole capisca. Maurizio Belpietro chiede all’ambiguo personaggio che faccia nomi, si dice disposto a pubblicare le scottanti rivelazioni. L’ambiguo personaggio ospite di Santoro glissa, fa finta di non aver capito. Intanto, però, il sasso nello stagno ce l’ha gettato.

Impressionante la faccia tosta di Santoro, sconcertante, anche divertente, se non fosse che tutta quell’impalcatura, quel pubblico, con gente pronta a spellarsi le mani sempre e rigorosamente a senso unico (cioè quando la battuta viene da un esponente della sinistra, da un Travaglio, contro Berlusconi) è proprio da vomito.

C’era il caso Marrazzo di cui parlare. E Santoro che ti fa? Come uno studentello alle prime armi ti va volutamente fuori tema, perché si sente preparato su un altro argomento. Come uno studentello un po’ paraculo si mette a parlare di quello che vuole lui. E così la puntata sulle dimissioni di Marrazzo diventa la puntata sulle necessarie dimissioni di Berlusconi.

Ora, Santoro è quello che è. Un guitto, un uomo di spettacolo. Non è un giornalista serio. E’ un intrattenitore, un imbonitore, al limite un mancato vignettista. Il problema è semmai Marco Travaglio, il guru dell’informazione onesta italiana, il pontefice della morale politica, quello che ha sempre ragione. Per la prima volta ho assistito al suo intervento in Alzo Zero. Sono rimasto affascinato da tanta geniale idiozia. Lui è al centro della scena. In faccia ha Santoro, che lo ascolta attento e concentrato. Lui si alza, apre il suo libretto, e fa una tirata che parte da Obama per arrivare a parlare, in modo ossessivo, di Berlusconi. Poi si rimette seduto. La messa è finita, andiamo in pace.

Il Messia ha parlato, la verità si è fatta carne. Dopo un faticoso travaglio, anche questa settimana il sacerdote della Morale ha partorito  il prodigio di cinque minuti di omelia. Ora può riposarsi, dopo aver sparso tanta saggezza. A pensarci bene, a guardare la scena con occhio distaccato è qualcosa di pazzesco. Questa strana, buffa, grottesca liturgia è qualcosa che, penso, succede solo in Italia, Paese notoriamente a scarsa libertà d’informazione.

Il salotto del moralismo nazionale ieri sera aveva un bel problema: si doveva riconoscere lo sbaglio di Marrazzo (non si può negare l’evidenza, anche se la tentazione è quella), ma senza pigiare troppo sull’acceleratore. Quindi doveva prevalere il miele e la comprensione. E, soprattutto, si doveva prendere spunto da Marrazzo per dare addosso a Berlusconi. E’ precisamente il “fuori tema” di Travaglio, tanto tirato per i capelli da far sentire lo stridio delle unghie che cercano di arrampicarsi sulla parete liscia dello specchio.

Va bene non infierire su Marrazzo (e da tutto il centrodestra, perfino da Emilio Fede, è arrivata sulla vicenda una memorabile lezione di stile), ma non va bene minimizzare, eccedere in senso opposto. Addirittura tentare un “non parliamone più”, un “meglio parlare di Berlusconi” che, obiettivamente, è davvero ridicolo. Maurizio Belpietro, di fronte ad un Santoro che evoca misteriosi complotti, riporta la vicenda al suo dato scarno: oggettivamente è stato imbarazzante vedere un personaggio di quel genere in quelle condizioni. Molti politici andranno a puttane e a trans, ma uno solo, finora, è stato filmato in quel modo. Avrebbe potuto non dimettersi, ma avrebbe fatto ancor più del male al suo partito. Inoltre c’è un altro aspetto inquietante, questo sì, evocato da Storace con una domanda: da quando Marrazzo ha scoperto di essere sotto ricatto (la scorsa estate) quali sono stati i suoi provvedimenti amministrativi in Regione Lazio? Saranno i magistrati ad indagare.

Il salotto di Santoro avrebbe dovuto ammettere quello che dicevamo in un post precedente, e cioè che questo ossessivo frugare nella vita privata dei politici, o meglio, di un solo politico, Berlusconi, è una tremenda arma a doppio taglio, che si riversa su chi la usa. Ma da quelle parti non sono così interiormente liberi da fare un bel mea culpa, dall’addossarsi la responsabilità di quel giornalismo canaglia che loro stessi alimentano. Al posto del mea culpa è andato in onda il solito attacco politico e personale contro Berlusconi, basato sui condizionali di Travaglio (peraltro non tutti efficaci perché non tutti appropriati) e sulle affermazioni sgangherate di un trans.

E’ l’arte di cadere sempre in piedi. Che riesce a fregare solo il fan di questo triste spettacolo, quel fan che è capace anche di esaltarsi e di godere con la performance del guitto Santoro, e di andare in vera e propria estasi quando parla Travaglio.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, attualitĂ , berlusconi, omosessualitĂ 
mercoledì, 28 ottobre 2009

HALLOWEEN E L'IRRAZIONALITA' DEL NUOVO PAGANESIMO

Un nostro lettore, commentando il post sull’ora di Islam, che fatalmente ha portato con sé commenti sull’ora di religione cattolica, si chiedeva in sostanza quale beneficio abbia portato agli studenti l’insegnamento della religione a scuola, se poi tutti si bevono le cretinate di Dan Brown. Secondo il lettore, questo fatto, e cioè la supina accettazione delle fantasmagoriche tesi del Codice da Vinci, sarebbe la dimostrazione che non è stata fatta un’adeguata formazione religiosa. Un’ora scolastica di Storia delle religioni risolverebbe ogni problema.

Magari fosse così semplice, diciamo noi! Magari bastasse una solida preparazione culturale per non cadere nelle trappole dei nuovi mistificatori! In realtà siamo di fronte ad un problema molto più complesso e di difficile soluzione.

Quello che sta succedendo è stato già previsto: mentre si crede sempre meno in Dio, si è sempre più disposti a “credere a tutto”. Una società di credenti viene rimpiazzata da una società di creduloni. L’irrazionale ha fatto pesante irruzione nella coscienza collettiva, propagato e veicolato dalla stampa, dal mondo dei media, dal cinema. L’umanità è in preda a prurigini da mistero, ma un mistero tornato inquietante, oscuro, impenetrabile. Una mentalità neo pagana ha preso il posto della salda coscienza cristiana e perfino certi grandi santi della fede cattolica (si prenda, per esempio, Padre Pio) vengono strumentalizzati e inseriti in un contesto che predilige il miracolistico, il portentoso, il superstizioso.

Niente di più facile, allora, che un Dan Brown riesca meglio del Catechismo della Chiesa cattolica  ad intercettare, affascinare e, quindi, plasmare le coscienze delle persone. Per un pubblico che ha perso ogni capacità di giudizio, che inghiotte tutto senza farsi domande, che vive solo di stimoli e sensazioni forti, ambigue, erotiche, la vicenda del Codice da Vinci è molto più stimolante dalla parabola del figliol prodigo.

L’aggressione dell’irrazionale alla filosofia cristiana (che invece sempre ha fatto di tutto per valorizzare la ragione) è evidente e continua. Ci prepariamo alla nuova carnevalata di Halloween, questa festa pagana che mette in scena morti viventi, streghe e fattucchiere, amuleti, magia, superstizioni pagane, simboli satanici. La morte (quella morte che San Francesco chiamava “sorella”, in quanto passaggio ad una nuova vita, anzi, alla vera vita della comunione con Dio) torna ad essere un che di inquietante ed indefinibile, una sorta di divinità. Le tenebre tornano sulla terra a contrapporsi minacciose al tempo degli uomini. Nulla di più anticristiano della festa di Halloween, ma nelle parrocchie si affittano tranquillamente gli spazi perché i ragazzini festeggino la macabra carnevalata.

E dopo Halloween, ci prepariamo al tradimento di un Natale sfigurato, svuotato di ogni significato. I nostri bambini vengono educati dai cartoni animati di Walt Disney alla venerazione di un fantasmagorico “spirito natalizio”, fatto di amore e di bontà, ma del tutto slegato dalla sua vera origine. Il Natale diventa una festa di stagione, fatta di simboli solo lontanamente cristiani (come il commercialissimo Santa Claus), che non dicono più con chiarezza che alla base di tutto c’è la nascita del Figlio di Dio. Questa elementare verità non è più comunicabile, non è sentita come corretta. Non sta bene presentare un Natale cristiano, come se il Natale potesse essere qualcosa d’altro.

Il sonno della ragione genera mostri, e questa nostra è l’epoca della ragione addormentata. Il Cristianesimo esalta e valorizza la ragione, senza negare il Mistero, ma è evidentemente troppo razionale per un’umanità che ormai vive solo di sentimenti incontrollati, lasciati correre a briglia sciolta.

E per risollevare l’umanità basterebbe una striminzita ora scolastica di storia delle religioni? Chi lo crede e lo afferma è davvero ingenuo, o forse non ha valutato bene la gravità della situazione.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, scuola, antropologia, televisione, attualitĂ , tradizione, cattolicesimo
sabato, 24 ottobre 2009

POVERO MARRAZZO!

Quel vecchio e saggio proverbio diceva che chi di spada ferisce di spada perisce. Se al posto della spada mettete la parola moralismo, avete quello che è sotto gli occhi di tutti con il caso Marrazzo.

Devo dire che fanno un po’ tenerezza questi poveracci del PD, che mentre celebravano in pompa magna le loro primarie, si sono ritrovati tra le mani la patata bollente. Marrazzo, suo malgrado, ha rotto a Bersani, Franceschini e Marino le uova nel paniere, li ha messi... a nudo, e mi si passi la battutaccia. Ma guarda un po’ se dopo un’intera estate passata a moralizzare su Berlusconi e le sue improbabili escort, ora dovevano proprio fare i conti con Marrazzo e il suo trans! Sesso e politica anche nel tempio della moralità italiana! Probabilmente della cosa gode solo Di Pietro.

Quello che è triste, veramente triste, è che Marrazzo abbia dovuto sospendersi per una cosa del genere. E’ la vendetta della storia, è il maledetto tunnel creato dal moralismo di sinistra e cattocomunista, che non ammette debolezze nell’uomo, che utopisticamente prevede l’esistenza di un essere incorruttibile e disumano. Uno sbaglio personale, una debolezza della carne, vissuta nel privato, diventa occasione per distruggere la carriera politica di un uomo. Lasciatemi dire chiaro e tondo che assurdo non è lo sbaglio di Marrazzo: assurdi sono i tre concorrenti per la poltrona di segretario del PD che ne hanno chiesto le dimissioni. E tra i tre il più assurdo è Franceschini.

Dal mondo politico sono arrivato commenti di grande saggezza ed equilibrio. Signorile, come sempre, il Ministro Gelmini. Concreto, come sempre, l’on. Lupi, che ha sottolineato come il politico va giudicato non per le sue “cadute” nel privato, ma per quello che fa, per quello che concretamente realizza.

Ma sono arrivati anche giudici trancianti, come quello di Pierferdi Casini, secondo il quale un politico che cede ad un ricatto non può più fare il politico. Il che, in linea di massima, non fa una piega. Ma il fatto è che non è questo il problema. Il problema vero è che si possa mettere sotto ricatto un uomo per una scappatella con un trans. Il problema è il giornalismo gogna, il giornalismo spettacolo, il dibattito politico ridotto a gossip. Il problema è tutto quello che abbiamo sentito e letto su Repubblica, contro Berlusconi. E’ quella campagna di stampa che ha fatto del moralismo il proprio cavallo di battaglia e che ha inaugurato un clima tale per cui un uomo politico diventa ricattabile anche, me lo si lasci dire, per una cretinata di questo genere.

Una cretinata, quella di Marrazzo, e forse neanche. Comunque una sua personale e privatissima questione, della quale a nessuno dovrebbe interessare alcunché. Invece quest’uomo ha capito che da questa scivolata poteva dipendere tutto il suo futuro, ed ha avuto paura, una paura tremenda. Non stiamo parlando di mazzette, di appalti truccati. Il trucco, in questo caso, è di un altro tipo.

Ecco quello che succede, quando si fa una crociata moralista, bieca e squallida. Poveraccio Marrazzo, perché la sua carriera è finita. La parola fine gliel’hanno appioppata i suoi compagni di partito. Vittime del loro stesso gioco, del loro preteso perfettismo, del loro essere dei sepolcri imbiancati. In fin dei conti, poveracci anche loro.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, attualitĂ , morale, pd , dario franceschini
giovedì, 22 ottobre 2009

UN'ORA D'ISLAM

Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico, con la crisi economica in atto, avrebbe cose molto importanti e serie cui dedicarsi. E invece cosa ti fa? Ti tira fuori una proposta che ci azzecca come i cavoli a merenda, quella dell’ora di Islam nelle scuole pubbliche. Urso non è un isolato pensatore: il suo gruppo di riferimento è quello della Fondazione culturale che fa capo a Gianfranco Fini. E questo già dice molte cose.

Io ho una mia personalissima tesi, che non riesco a togliermi dalla testa. Molte iniziative e pronunciamenti dell’on. Fini, l’uomo di destra più amato dalle sinistre italiane, hanno uno scopo ben preciso: colpire la Chiesa cattolica, indebolirla e modificare in senso laicista la cultura e le leggi di questo Paese. Cercherò di spiegare come la proposta dell’ora di Islam risponde a questa strategia.

Innanzi tutto va detto che di questa proposta i primi a non sentirne il bisogno sono proprio gli islamici. Lo spiegava bene l’altro giorno sul Corriere Paolo Branca, islamista e docente di arabo alla Cattolica di Milano: le comunità islamiche sono alla ricerca di luoghi di preghiera e di incontro, quello è il loro bisogno concreto, e tra l’altro preferiscono insegnare la religione ai loro giovani dentro le moschee.

Sergio Romano (che sempre sul Corriere si è occupato del problema concludendo lapidariamente “o si cancella l’ora di religione o la si permette anche ai musulmani”) ha riportato a sostegno della propria tesi un esempio che però la contraddice. Il caso di un sedicenne musulmano che in Germania si è rivolto al tribunale amministrativo per essere autorizzato a pregare a scuola, per osservare il precetto coranico delle cinque preghiere musulmane. Ecco, un islamico chiede non tanto di essere “istruito” a scuola sull’Islam, quanto piuttosto di poter “pregare” anche a scuola. C’è una sostanziale, abissale differenza.

Colpisce nella proposta Urso-Fini questa incapacità di cogliere e capire l’esigenza reale dell’uomo religioso islamico (ma anche cattolico) e questo muoversi in un astratto concetto della fede. Ho sentito Fini dire che “certo, non dovrà trattarsi di un’ora di catechismo”. Ma quale islamico sarebbe interessato ad un’ora generica di istruzione religiosa (non catechistica) che lui ha in mente? E’ sinceramente inquietante questo ragionare in base ai propri schemi mentali e ideologici, credendo di poterli applicare, imporre ad una realtà che non si comprende appieno.

La proposta di Urso appare astratta e insensata anche perché non sembra tener conto di problemi reali che esistono, come la mancanza di una’autorità centrale islamica con cui concordare la materia, l’impreparazione stessa degli islamici e degli imam, la mancanza di professori islamici e così via... Di nuovo i sintomi di un’ideologica astrattezza.

Infine, l’argomento più gettonato, più evidente, che sintetizzo con le parole di Alberto Melloni: “semmai sarebbe utile fare proprio il contrario. Nessuno come i ragazzini islamici avrebbe bisogno di imparare cos’è il cristianesimo”; o con quelle dell’on. Casini: “questa non è la terra di nessuno. E’ un Paese che ha una sua identità cristiana che va studiata e rispettata”. E si potrebbero aggiungere gli argomenti a favore di un’ora di buddismo o di ebraismo. Insomma, grande confusione e grandi problemi.

A questo punto sorge un dubbio: possibile che Urso e Fini non si rendano conto di tutto ciò? E sorge una risposta: se ne rendono conto, ma è proprio il loro scopo quello di far sorgere questo tipo di problemi. Perchè, alla fin fine, la loro proposta (astratta, cioè campata in aria, ideologica, lontana dalla realtà e dalle esigenze reali dei credenti) ha sortito l’effetto di ridare vita al partito di coloro che sostengono di abolire l’ora facoltativa di religione cattolica (in base al principio o tutti o nessuno), sostituendola con un’ora, obbligatoria, di “storia delle religioni”. Cioè un’altra, aggiuntiva pallosissima ora di inculturazione, magari gestita da docenti “laici”, messa sullo stesso piano di un’ora di educazione civica.

Alla fin fine, Urso e Fini, con la loro strampalata iniziativa, tendono a mettere in discussione proprio l’esistenza, nella scuola, di uno spazio “confessionale”, nel momento stesso in cui sembrano passare per dei nobili paladini di una minoranza religiosa. L’obiettivo è sempre quello: minare l’esistenza dell’ora di religione cattolica (liberamente scelta e gradita alla maggioranza degli studenti italiani) all’interno della scuola. In favore di un approccio laico, astratto, disincarnato, generico, gelidamente “scientifico” alla “storia delle religioni”. Di cui un cattolico, e soprattutto un islamico, non sentono proprio il bisogno.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, politica, scuola, religione, educazione, laicismo, islam, attualitĂ 
martedì, 20 ottobre 2009

CROCIFISSI DUE VOLTE

Pubblico questo editoriale di Cultura Cattolica, ripreso anche dal sito di SOL, per dare visibilità ad una tragica notizia, resa ancor più tragica dall'uso che se ne è fatto. E questo in un momento in cui ferve un'assurda discussione sull'ora di religione islamica, mentre il Papa mette in evidenza ancora una volta che la carta europea misconosce le nostre origini religiose.
G.Z.


Ho appreso la terribile notizia della crocifissione di sette cristiani sudanesi e ho trovato sul sito degli Atei, Agnostici, ecc… questo commento: «korova scrive: 17 Ottobre 2009 alle 9:08 “crocifissi sette cristiani”??? ERA ANCHE ORA!!!! have a anice (sic!) day!!!», ancora non ripreso da alcuno, e mi sembra gravissimo: i visitatori commentano ogni cosa, attaccano con parole volgari chi crede, si dicono difensori del libero pensiero, ma mi pare che qui la libertà sia solo quella del disprezzo, rivestito da uno sciocco e presuntuoso senso di superiorità.

[Per la cronaca, questa notizia è stata postata il 16 Ottobre 2009 alle 16:29, e l’ultimo commento, ora che scrivo, è del 17 Ottobre 2009 alle 10:49].
Ho sempre pensato alla laicità come vera umiltà, senso del proprio limite e di rispetto per gli altri. E questo l’ho imparato da mio papà, presidente diocesano di Azione Cattolica, che mi ha dato da leggere, già da piccolo, il «Dialogo sopra i massimi sistemi» di Galileo, che lui possedeva da quando aveva 26 anni. Brutti tempi questi in cui, per odio e livore ideologico, non si riesce a solidarizzare, a indignarsi, per chi è ingiustamente offeso, maltrattato, ucciso! Credo che se vogliamo che l’uomo viva nella libertà e nel rispetto, dentro un mondo dove tutti possano vivere e cercare ciò che rende bella la vita, sarebbe anche ora di guardare avanti, e di smettere di recriminare sul passato degli altri (perché sempre di questo si tratta, mai del proprio – noi per definizione siamo innocenti). Solo la Chiesa ha saputo, con il grande Giovanni Paolo II, chiedere perdono, e questo gesto è stato forse uno dei più grandi del suo grandissimo pontificato. Che cosa aspettiamo per imparare? Sempre in quel sito si diceva di non dimenticarsi della sfida che l’Islam rappresenta. Ma è una sfida che non va superata ripetendo le solite frasi sulla religione e sulle religioni come fonte di discriminazione, violenza, ecc. Gli scheletri negli armadi li hanno in tanti, anche se non si vuole vedere, si fa finta di niente, si accusa l’altro per allontanare lo sguardo da sé.

Credo sia giunto il momento di raccogliere l’invito ad un cammino che sia, per tutti, carico di verità e di amore: non sottovalutiamo l’enciclica che già nel titolo apre la prospettiva di straordinaria bellezza: «Caritas in veritate». La verità che tutti aspettiamo è quella sull’uomo, sulla sua dignità e sul suo destino, sulla sua libertà, che non può essere quella di negare la vita, propria o altrui. Per questo siamo grati a chi, per difendere la libertà e la dignità – propria e altrui –, ha saputo dare la vita. Sono semi di speranza!

Navigando in Internet, per capire quello che viene detto su questo fatto, mi sono imbattuto in testi, commenti, riflessioni che mi fanno pensare che siamo ben lontani da quella «civiltà della verità e dell’amore» tanto auspicata dalla Chiesa. Forse è giunto il momento di riprendere l’insegnamento della lettera a Diogneto: «A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. La carne odia l’anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. L’anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. L’anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l’anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare».

Cultura Cattolica  socio di  SamizdatOnLine

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categoria: chiesa, storia, mondo, attualitĂ , cattolicesimo
sabato, 17 ottobre 2009

I POTENTI E LA STAMPA (ALL'ESTERO)

Adoro il mio Direttore - vabbè… il titolare del Blog - quando serve su un piatto d’argento codeste vexatae quaestiones… e siccome sono più irresponsabilmente puntiglioso e caustico, rincaro la dose.

 

 

Del caso Obama s’è già detto, anche se varrebbe la pena di rimarcare come la stampa nostrana si sia ben guardata dal dare il dovuto risalto al fatto che l’uomo più potente del mondo - dopo Berlusconi s’intende - abbia – testuale - dichiarato di voler trattare da “nemico politico” un network dell’informazione (e dell’intrattenimento e del cinema…) come la gloriosa Fox. Ma come?! -diranno i miei piccoli lettori di sinistra - Il pacifista, il democratico afroamericano, colui dal quale si pretendeva una formale dichiarazione di guerra per essere stato bonariamente (e poco elegantemente - sic! -) definito “ragazzo abbronzato” dal Capo di uno Stato alleato, l’idolo longilineo di un progressismo chic che vale quanto un’idea platonica a petto delle sue brutte copie materiali? Ebbene sì, proprio lui…

 

 

Tuttavia - fatto meno roboante ma altrettanto notevole - stesse traversie hanno riguardato un altro campione del’internazionalismo progressista: José Luis Rodríguez Zapatero. Mangiapreti, novello Cid di una finalmente non più ‘cattolicissima’ Spagna, ora caciarona e burlesque, variopinta meta di vacanzieri e ricettacolo di unioni fantasiose consumate sotto l’egida dello Stato. Ebbene Zapatero, in crollo verticale di consensi, attaccato violentemente da El Pais… Ma come?! - mi interromperanno i soliti affezionatissimi lettori di sinistra - El Pais? Quel manipolo di coraggiosi che ha avuto l’ardire di pubblicare le compromettenti foto di – ignari - ospiti di una ben nota villa –privata - che esponevano le giovani pudenda al sole estivo, flagrante prova della incompatibilità morale del Cavaliere con il ruolo istituzionale che ricopre? Ebbene si, proprio El Pais, dopo le dure critiche ha dovuto subire una reprimenda certo di non alta lega, da parte del laicissimo Zapatero, il quale ha insinuato che dietro quel trattamento si celasse una volgare difesa del Grupo Prisa, danneggiato economicamente dalla riforma dell'editoria voluta dal governo socialista in nome della pluralità.

 

 

E non basta. Lo stesso Zapatero, in visita ufficiale negli States, ha avuto modo di dolersi a mezzo di un comunicato ufficiale, del trattamento subito - udite udite - da nientepopodimenoche l’ufficio stampa della Casa Bianca, rea di aver diffuso una foto che ritraeva le due famiglie governanti in visita al Metropolitan Museum. E con l’occasione - denunciandone la violazione - si è venuto a scoprire una sorta di tacito patto con il quale la famiglia Zapatero, aveva da tempo chiesto alla stampa nazionale di risparmiare – legittimamente - le luci della ribalta alla signora Sonsoles ed alle figlie del premier.

 

 

Ma c’è di più. Negli ultimi tempi neanche Sarkozy se la passa troppo bene. Ma come?! - e non sto a dirvi chi proromperà in manifestazioni di incredulità - Sarkozy? Il President francese di destra più ‘gauche’ che ci sia, che ha avuto il coraggio di divorziare - ed era la seconda - in diretta nazionale, il compagno consolato della reginetta indiscussa - altro che qualche volgare putt… escort! - del radical snob franco-savoiardo, ascesa per amore, novella principessa Raperonzolo, all’Eliseo? Ebbene sì, Sarko ha violentemente attaccato alcune importanti testate ree di aver parlato di ‘nepotismo’ di fronte alla notizia - peraltro apparentemente degna di nota - che il figlio Jean si sarebbe candidato alla direzione di un importante distretto industriale parigino: “gettato in pasto ai lupi”... testuali parole di Monsieur le President…

 

 

Credo possa bastare…

 

 

La mia domanda è: perché a tali attacchi diretti ai mezzi d’informazione, non ha fatto seguito in terra straniera una fiera manifestazione per la libertà di stampa? Perché sui nostrani mezzi d’informazione, così poche righe sono state spese per queste controversie che - a guardar bene - presentavano pari, se non più sostanza delle rimostranze del cavaliere? Ma come?! - …sic! - soltanto due domande? E le altre otto? Cominciamo col rispondere a queste…

 

 

Michel de Seingalt

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categoria: politica, media, televisione, attualitĂ , giornali, zapatero, obama