O’NEILL A ROMA
C’è una chiesa a Roma che molti non conoscono, quella di S. Pietro in Montorio, in una splendida posizione sul Gianicolo. Il luogo è uno dei più belli della città. La chiesa e le strutture conventuali annesse (oggi “Accademia di Spagna”) devono la propria attuale sistemazione alla presenza dei francescani (dal 1472) e all’interessamento dei re di Spagna Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Non è un luogo frequentatissimo e non sono tanti quelli che, entrati in Chiesa per una visita, hanno l’idea di andare a spostare la guida rossa che copre parte del pavimento. Se lo facessero troverebbero, di fronte all’altar maggiore, le sepolture di quattro “ribelli” irlandesi: Hugh O'Neill, signore di Tyrone (1540-1616), il figlio Hugh, Ruair O’Donnell, signore di Tyrconnell e suo fratello Cathbarr. Figure storiche di notevole importanza per la storia d’Irlanda, anche se poco conosciute dalla maggior parte di noi italiani. Quante canzoni e poesie ricordano “the flight of the earls”! Presso le loro corti si parlava latino e gaelico. Nelle loro case erano accolti e protetti, secondo le antiche leggi, i poeti, gli arpisti e gli ultimi amanuensi (come gli estensori degli “annali dei 4 maestri”), quelli che ancora comprendevano le antiche storie, e la storia degli O’Neill affonda nella notte dei tempi. O’Neill (da un più antico Ui Niall) significa “stirpe di Niall”, ovvero i discendenti del leggendario “Niall dei Nove Ostaggi”, che aveva regnato sul paese mille anni prima. Questo antichissimo retaggio spiega per quale ragione Hugh O’Neill, signore di quel che poi sarebbe divenuto l’Ulster lealista, era ritenuto l’ultimo principe con il carisma sufficiente a guidare, se necessario, un’insurrezione di vasta portata contro gli invasori inglesi. Educato in Inghilterra, all’inizio si guardò a lui come ad un alleato della Corona. Non era incline alla guerra e tuttavia vi fu costretto. I metodi crudeli del Conte di Essex, Luogotenente di Elisabetta, ebbero qualche parte in questo cambiamento d’animo e di partito. Guidò pertanto la sua gente nella “Guerra dei Nove Anni”, riportò sul Conte di Essex la grande vittoria di Yellow Ford, ma ai successi iniziali seguì la sfortunata spedizione conclusasi con la sconfitta di Kinsale. Ogni Irlandese sa che “l’Irlanda gaelica muore a Kinsale”, luogo in cui fallisce l’audace tentativo dei clan del nord di congiungersi con gli alleati spagnoli sbarcati nel sud. A questo sfortunato esito il poeta contemporaneo John Montague dedica, ne “Il Campo Abbandonato”, i seguenti drammatici versi: “Tir Eoghain: Terra di Owen (Tyrone), territorio degli O’Neill; spettrale il passo dei Gallowglass (i guerrieri scelti dell’Irlanda del XVI secolo), scalzi, degli O’Hagan, in marcia per riunire le forze a Dun Geanainn (il castello degli O’Neill a Dungannon). Avanti verso il sud, verso Kinsale! Il sonoro grido di guerra è presto reinghiottito in spirali di pioggia nera e nebbia. L’orgoglio dell’Ulster, i nemici di Elisabetta, affondano nella torba del Munster…”. Dopo Kinsale sarebbe venuto il tempo del disincanto e dell’esilio. Hugh O’Neill, trattato in un primo momento con prudente indulgenza dai vincitori, ricevette in seguito l’ordine di lasciare la sua residenza per presentarsi al cospetto del nuovo re, Giacomo Stuart. Sapeva bene che se l’avesse fatto sarebbe stato arrestato con false accuse, imprigionato nella Torre di Londra e ucciso. Se non fosse andato, invece, la sua sarebbe stata comunque una prova evidente di slealtà. Privo di alternative, O’Neill, che ora sperava di poter rientrare alla testa di un’armata per liberare il paese, finse di obbedire e si imbarcò invece per

















