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venerdì, 28 marzo 2008

LA TURCO, LE BUFALE ED IL RICHIAMO DELLA FORESTA

Il caso internazionale che si è aperto sulla mozzarella di bufala rischia di essere l’ennesima tegola che cade sull’operato, per troppi aspetti insoddisfacente, del governo Prodi.

 Partito con un programma prolisso e velleitario, il governo dei “buoni” ha avuto difficoltà nel gestire persino la routine. Ieri sera, la maggior parte di noi (qualcuno con la mozzarella già nel piatto) apprendeva che le garanzie fornite dal governo italiano sul popolare alimento erano state rigettate come inattendibili o insufficienti dall’Unione Europea. Queste le parole della portavoce del Commissario della UE, Nina Papadoulaki:

Abbiamo ricevuto le informazioni delle autorità italiane ieri sera ed erano incomplete, per questo il commissario ha chiesto di indagare meglio sul caso ed ha inviato una lettera al ministero della Salute chiedendo di agire in modo appropriato. In particolare, sono richieste informazioni complete sulla chiusura degli stabilimenti, sulla distribuzione dei prodotti contaminati che vengono dagli stabilimenti chiusi. Si richiede inoltre il richiamo immediato dal mercato di tutti i prodotti contaminati e il controllo di tutti gli stabilimenti che potrebbero essere contaminati per verificare se i prodotti sono in regola con le norme europee. Infine, sono state richieste garanzie affinché siano prese misure immediate per assicurare che tutta la mozzarella sul mercato rispetti i limiti per la quantità di diossina e Pcb”.

Ancora oggi (28/03/08), il governo giura che tutto è a posto e che non c’è alcun allarme diossina, ma la situazione è oggettivamente grave. Esportiamo alimenti contaminati?

Un’intervista del Messaggero al prof. Stefano Cinotti (ISS) conferma tutti i dubbi:

finora sono state rilevate tracce di diossina in 2 campioni su 10, ma  i laboratori – lamenta – sono pochi”.

Vale a dire: non solo la diossina ogni tanto c’è, ma neppure è possibile fidarsi dei pochi controlli effettuati… Non per nulla alcuni paesi europei hanno bloccato le importazioni. L’Italia insomma è sul banco degli imputati e la patata bollente è nelle mani del ministro della Salute Livia Turco. Una Livia Turco fino a ieri fittamente occupata in tutt’altre faccende:

 la revisione dei regolamenti applicativi della L. 40 (il governo vorrebbe aprire alla soppressione degli embrioni malati o presunti tali…); le linee guida per l’applicazione della L. 194 (il governo sembra ricercare più la prevenzione della maternità che la prevenzione dell’aborto…). Insomma, la mente del ministro sembra attratta, non dalle tragedie nazionali, ma dalle “storiche battaglie” tanto care a certa sinistra radical-chic…

Ma se pure la questione delle mozzarelle appare una causa assai meno nobile per cui spendersi, è proprio questa la grana che ora riporta i nostri leaders a misurarsi con “l’arido vero” e che esige un doveroso supplemento di riflessione sulle conseguenze del disastro ambientale campano.

Allo stesso modo, ben altra attenzione si sarebbe dovuta prestare al tema della diffusione delle droghe e degli alcolici tra i giovanissimi. Anche questo è infatti una grave questione di salute pubblica.

Le strade si sono riempite in questi anni di apparecchi che calcolano la velocità delle auto in circolazione, ma si dice solo ora che la gran parte degli incidenti avviene perché il giovane che guida è imbottito di stupefacenti ed alcol...

Le contromisure sono parse risibili: bevete e fatevi pure le canne, ma (ecco il consiglio di nonna Livia…) viaggiate insieme, con almeno uno sobrio che vi riporti sani e salvi a casa! Le scelte operate e le dichiarazioni più volte rese dai ministri Turco e Ferrero hanno offerto in realtà segnali molto contraddittori ai giovani. Qualcuno ricorderà il raddoppio della “dose minima consentita” di marijuana…

Ricordo in proposito l’appropriato e caustico commento di Beatrice Lorenzin:

dalla proposta dei ministri di depenalizzare il consumo e reintrodurre la distinzione tra droghe ‘pesanti’ e ‘leggere’ emerge chiaramente il messaggio: drogarsi fa male, ma non più di tanto”.

 Temo poi che siamo l’unico paese d’Europa il cui governo prende ordini dai discotecari della riviera e dove un negoziante può vendere cassette intere di birra ad adolescenti che si attrezzano a passare la notte in una discoteca o in un rave-party.

Anche le tragedie di questi giorni (il ragazzo di Varese morto dopo 12 ore di agonia) hanno pertanto il sapore amaro di un duro richiamo alla realtà, tanto più che le notizie di cronaca trovano puntuali conferme nei dati statistici divulgati pochi giorni or sono dalla Direzione Centrale del Servizio Antidroga della Polizia di Stato (DCSA), che indicano ormai in quello italiano il secondo mercato dell’eroina del mondo ed uno tra i primi per la cocaina (http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=1.0.2005791418).

Sempre la DCSA segnala pure la crescita dei morti per droga nel corso del 2007 (+ 7%).  

Il problema, secondo me, di questo governo è stato soprattutto questo: il divorzio dalla realtà, la presenza nella maggioranza e nella compagine ministeriale di numerose personalità (Livia Turco ad esempio…) più o meno sensibili a richiami utopistici e tardo-ideologici, ricchi forse di fascino per chi proviene da certe esperienze, ma pericolosamente vuoti di contenuto rispetto alle esigenze reali del paese. Un vero e proprio “richiamo della foresta” cui sembra difficile sottrarsi anche nella stagione della fine delle ideologie.

 Stefano

 

 

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categoria: politica, comunismo, attualitĂ 
mercoledì, 26 marzo 2008

SINDONE: IL MISTERO RESTA (LO DICE PURE LA BBC...)

 In Inghilterra ha fatto scalpore la notizia che finalmente anche negli ambienti della ricerca scientifica qualcuno comincia a mettere in dubbio l'attendibilità dei risultati forniti dall'analisi al carbonio 14 sul telo della Sacra Sindone di Torino. La BBC ha realizzato un proprio documentario-inchiesta, mandato in onda in prima serata e riproposto l'altra sera a Porta a Porta.

Dallo stesso laboratorio che nel 1988 decretò (grazie anche alla dabbenaggine del Cardinal Ballestrero) l'incontrovertibile dogma scientifico, secondo il quale la Sindone altro non sarebbe che un falso medievale, risalente alla metà del XIV secolo, adesso arriva un prudente dietro front; adesso si dice che non ci sarebbe da stupirsi se un nuovo esame desse un verdetto molto diverso; adesso si afferma giustamente che gli esami scientifici possono essere sbagliati e che non vanno presi come oro colato.

Ci sono voluti vent'anni, ma, come si dice, meglio tardi che mai.

Certo, nel frattempo quella famigerata conferenza stampa del 1988 ha liquidato e chiuso definitivamente, per molti, il problema Sindone. Un falso, un falso medievale, certo, senza ombra di dubbio. L'hanno detto gli scienziati! L'uomo della strada, quello che le sue poche certezze le mutua dagli organi d'informazione, con quell'annuncio ha risolto il problema. Peccato, perché invece tutto il problema, cioè il mistero della Sindone, resta intatto.

Con piacere apprendiamo che dopo vent'anni anche alla BBC se ne sono accorti.

Noi, che ci siamo un po' documentati sulla cosa e che abbiamo l'onore di essere amici della prof.ssa Emanuela Marinelli, un'esperta in materia, sono vent'anni che sappiamo tutto quello che è stato detto nel documentario inglese. In quell'inchiesta non c'è niente di veramente nuovo per chi conosce la storia e la realtà della Sindone. Sono vent'anni che sosteniamo che l'esame al carbonio 14 fu una vera e propria bufala, in quanto effettuato (ripeto, grazie alla dabbenaggine dell'allora vescovo di Torino e di tutti i suoi collaboratori) su un reperto che nel corso della sua storia non è rimasto sotto terra, come un osso di mammut, ma è stato esposto agli agenti atmosferici, e a un continuo inquinamento. E' stato inquinato in mille modi, toccato dai fedeli, incensato, illuminato da candele e, è cosa nota, sottoposto ad un calore violentissimo durante il famoso incendio del XVI secolo.

Tra l'altro gli "scienziati" prelevarono dei campioni proprio nelle zone più inquinate del lenzuolo. Emanuela Marinelli ci ha sempre scherzato su in questo modo: è come andarsi a fare l'esame del sangue subito dopo aver mangiato un bel babbà. Ecco, questo tipo di esame è stato fatto nel 1988.

Ovviamente la sentenza era già pronunciata prima ancora di fornirla alla stampa. La Sindone DOVEVA risalire alla metà del sec. XIV, epoca in cui, ma guarda un po' che strana coincidenza, comparve in Europa.

Ma non c'erano solo questi argomenti a farci ritenere, già vent'anni fa, che quella datazione fosse del tutto erronea. Sulla Sindone, infatti, si era già sviluppata una interessantissima ricerca pluridisciplinare, che coinvolgeva fisici, chimici, esperti di botanica, esperti di storia del tessuto, esperti di storia antica, storici dell'arte, teologi, esperti di antiche tradizioni ebraiche, perfino criminologi. E la maggior parte di questi studiosi non erano cattolici, anzi. E i risultati di tutte le loro ricerche andavano immancabilmente nella stessa direzione: la Sindone veniva davvero dalle parti della Palestina, e in quel lenzuolo era stato davvero avvolto il cadavere di un uomo crocifisso secondo la tradizione romana; corrispondeva a quella tradizione anche la flagellazione cui era stato sottoposto l'uomo; sul telo si trovavano tracce di sangue vero, sia di carattere arterioso che venoso… e si potrebbe continuare ancora. In più c'erano evidenti attestazioni documentarie e iconografiche che la Sindone era già conosciuta e venerata nel Basso medio Evo in Asia minore.

E poi restava il mistero dei misteri: com'è si è impressa l'immagine sul lenzuolo? Ancora oggi non lo sappiamo. Ma una cosa sapevamo già vent'anni fa: se la Sindone era un falso medievale, allora era un manufatto prodigioso solo per questo. Il misterioso falsario, infatti, avrebbe dovuto essere in possesso di conoscenze e competenze relative non solo all'antico, ma anche al futuro (l'immagine è impressa come un negativo fotografico, tanto per dire…) inconcepibili per un uomo di quell'epoca.

Di tutto ciò ha fatto un sommario resoconto il documentario della BBC. Non c'era niente di nuovo per noi. Ma spero che molti possano aprire finalmente gli occhi e mettere da parte certe comode convinzioni acquisite.

Quel misterioso telo reca un'immagine misteriosa e circola in giro per il Mediterraneo dai primi secoli dopo Cristo. E su quel lenzuolo è riportata l'atroce storia di un tremendo supplizio che in tutto e per tutto collima con la narrazione evangelica.

Teniamoci stretto questo bel mistero e auguriamoci che la ricerca scientifica, quella seria, riesca ad illuminarcelo sempre meglio.

Ma se qualcuno osa dire che si tratta di un falsa medievale… bè, penso che oltre ad un mesto sorriso di commiserazione per tanta ignoranza, siamo autorizzati a non porgere l'altra guancia.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, religione, storia, cattolicesimo, radici cristiane
domenica, 23 marzo 2008

BUONA PASQUA CRISTIANO

Buona Pasqua a tutti: ricevere il Battesimo dal Papa nel Giorno della Risurrezione è il dono più grande della vita!

Il racconto del percorso interiore che mi ha portato a scegliere la religione cattolica dopo una approfondita riflessione sull'islam
autore: 
Magdi Cristiano Allam

Cari Amici,
Sono particolarmente lieto di condividere con voi la mia immensa gioia per questa Pasqua di Resurrezione che mi ha portato il dono della fede cristiana. Vi propongo volentieri la lettera da me inviata al Direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, in cui racconto il percorso interiore che mi ha portato alla scelta della conversione al cattolicesimo. Questa è la versione integrale della lettera che è stata pubblicata, solo parzialmente, oggi dal Corriere della Sera.

Caro Direttore,
Ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino.
Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima e Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: “Cristiano”. Da ieri sera dunque mi chiamo Magdi Cristiano Allam.

Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del “diverso”, condannato acriticamente quale “nemico”, primeggiano sull’amore e il rispetto del “prossimo” che è sempre e comunque “persona”; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come “nemico dell’islam”, “ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare all’islam”, “bugiardo e diffamatore dell’islam”, legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un “islam moderato”, assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.
Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.
Il mio è un percorso che inizia da quando all’età di quattro anni, mia madre Safeya – musulmana credente e praticante – per il primo della serie di “casi” che si riveleranno essere tutt’altro che fortuiti bensì parte integrante di un destino divino a cui tutti noi siamo assegnati –mi affidò alle cure amorevoli di suor Lavinia dell’Ordine dei Comboniani, convinta della bontà dell’educazione che mi avrebbero impartito delle religiose italiane e cattoliche trapiantate al Cairo, la mia città natale, per testimoniare la loro fede cristiana tramite un’opera volta a realizzare il bene comune. Ho così iniziato un’esperienza di vita in collegio, proseguita dai salesiani dell’Istituto Don Bosco alle medie e al liceo, che mi ha complessivamente trasmesso non solo la scienza del sapere ma soprattutto la coscienza dei valori. E’ grazie ai religiosi cattolici che io ho acquisito una concezione profondamente e essenzialmente etica della vita, dove la persona creata a immagine e somiglianza di Dio è chiamata a svolgere una missione che s’inserisce nel quadro di un disegno universale ed eterno volto alla risurrezione interiore dei singoli su questa terra e dell’insieme dell’umanità nel Giorno del Giudizio, che si fonda nella fede in Dio e nel primato dei valori, che si basa sul senso della responsabilità individuale e sul senso del dovere nei confronti della collettività. E’ in virtù dell’educazione cristiana e della condivisione dell’esperienza della vita con dei religiosi cattolici che io ho sempre coltivato una profonda fede nella dimensione trascendentale, così come ho sempre ricercato la certezza della verità nei valori assoluti e universali.
Ho avuto una stagione in cui la presenza amorevole e lo zelo religioso di mia madre mi hanno avvicinato all’islam, che ho periodicamente praticato sul piano cultuale e a cui ho creduto sul piano spirituale secondo un’interpretazione che all’epoca, erano gli anni Sessanta, corrispondeva sommariamente a una fede rispettosa della persona e tollerante nei confronti del prossimo, in un contesto – quello del regime nasseriano – dove prevaleva il principio laico della separazione della sfera religiosa da quella secolare. Del tutto laico era mio padre Mahmoud al pari di una maggioranza di egiziani che avevano l’Occidente come modello sul piano della libertà individuale, del costume sociale e delle mode culturali ed artistiche, anche se purtroppo il totalitarismo politico di Nasser e l’ideologia bellicosa del panarabismo che mirò all’eliminazione fisica di Israele portarono alla catastrofe l’Egitto e spianarono la strada alla riesumazione del panislamismo, all’ascesa al potere degli estremisti islamici e all’esplosione del terrorismo islamico globalizzato.
I lunghi anni in collegio mi hanno anche consentito di conoscere bene e da vicino la realtà del cattolicesimo e delle donne e degli uomini che hanno dedicato la loro vita per servire Dio in seno alla Chiesa. Già da allora leggevo la Bibbia e i Vangeli ed ero particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ho avuto modo di assistere alla santa messa ed è anche capitato che, una sola volta, mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità religiosa cattolica.
Successivamente, al mio arrivo in Italia all’inizio degli anni Settanta tra i fumi delle rivolte studentesche e le difficoltà all’integrazione, ho vissuto la stagione dell’ateismo sventolato come fede, che tuttavia si fondava anch’esso sul primato dei valori assoluti e universali. Non sono mai stato indifferente alla presenza di Dio anche se solo ora sento che il Dio dell’Amore, della Fede e della Ragione si concilia pienamente con il patrimonio di valori che si radicano in me.
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei “casi” che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava “Le nuove catacombe degli islamici convertiti”. Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani in Italia che denunciano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, la culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura. Buona Pasqua a tutti.
Cari amici, andiamo avanti sulla via della verità, della vita e della libertà con i miei migliori auguri di successo e di ogni bene.
Magdi Allam

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sabato, 22 marzo 2008

CRISTO E' LA PORTA

Questo stupendo brano di Romano Guardini dice quale novità è entrata nel mondo con la resurrezione di Cristo.

Il Signore risorto incontra ogni uomo nei suoi desideri più profondi e lo cambia, lo trasforma.

E' un'esperienza che non si può dire a parole.

La si può solo vivere, o contemplare nell'incontro con chi già la vive.

E' grazie a quest'esperienza che il Cristianesimo si è miracolosamente propagato nel mondo antico e miracolosamente continua a propagarsi anche oggi.

Cristo è la "porta" che ci rende più veri e intensi nella vita.

L'augurio è che questo divenga sempre più storia, per noi e per tutti.

Buona Pasqua!

 

"In realtà noi abbiamo un'obiezione contro la nostra esistenza. Abbiamo l'aspirazione a uscire da noi stessi, a diventare altri. Sappiamo esattamente: solo quando riuscissimo a staccarci interamente da noi stessi, raggiungeremmo il nostro vero io. Tutto il fantasticare, il favoleggiare non è un avvio a diventare un altro, forse anche soltanto nel condividere la vita di figure sognate?

Ma, ovviamente, non è cosa che aiuti molto; in realtà tutto è solo sogno, così come non giova il mascheramento e la rappresentazione teatrale, in cui l'uomo cerca di infilarsi in altre figure…Infatti non appena l'istante dell'incantamento è trascorso, tutta la vecchia realtà torna a ricadere sull'uomo, ed egli è al punto di prima… Lo stesso avviene nella spinta verso il godimento, verso la grande esperienza di vita, verso l'eccitazione della lotta.

Solo in un unico punto il mondo è aperto: in Gesù Cristo. Egli è la "porta" che conduce fuori dal mondo.

Tutto il resto appartiene a quell'inganno con cui la vita si illude sui propri limiti e ritiene, poiché è in grado momentaneamente di sconfinare con la sua fantasia oltre il possibile, di poter pervenire al di là anche realmente.

Credere significa porsi rispetto a Cristo in modo tale che Egli divenga fondamento della propria esistenza, principio e fine del movimento della vita, criterio e forza. Nella misura in cui ciò si realizza, si apre all'uomo la porta dell'esistenza. Egli viene coinvolto da quel trapasso, da quel movimento verso l'alto, che si compie costantemente in Cristo.

Con ciò non s'intende nulla che sappia d'incantesimo: nessuna dissoluzione della realtà. Tutto rimane nella sua realtà, e tuttavia si apre la porta.

L'uomo diviene diverso, orientato nella direzione dove è Cristo. Il credente rimane anche nel suo lavoro quotidiano il medesimo commerciante o impiegato delle poste o medico. Restano da fare le stesse cose. La macchina non diventa nella sua mano più robusta che in quella che in quella di un altro, e il caso clinico non risulta più facile di quanto sarebbe in altre circostanze.

Ma quando egli svolge il suo lavoro e contemporaneamente vive con Cristo, la materia della vita rimane la medesima, e tuttavia qualcosa cambia, solo che sfugge alla parola".

(nostra sintesi da: Romano Guardini, "Il rinnovamento", in Il Signore, Morcelliana)

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categoria: religione, radici cristiane, feste cristiane
sabato, 22 marzo 2008

UN PROBLEMA DI CULTURA

Con un'ammirevole capacità di girare la frittata, il mondo laicista radicale (perché c'è anche un altro mondo laico, che non approva) ha sfruttato il caso Genova (quello degli aborti clandestini operati da un ginecologo mascalzone, una sorta di Dr. Jekill, su richiesta di donne che volevano nascondere ai mariti i compromettenti risultati dei loro flirt) in un trampolino di lancio per una campagna contro l'obiezione di coscienza in Italia.

L'aborto clandestino non sarebbe dovuto alla volontà di farsi poca pubblicità, di evitare tutte quelle ingombranti procedure pubbliche previste dalla legge, insomma, di farlo di nascosto. No. Sarebbe la conseguenza del fatto che in giro vi sono pochi medici che fanno aborti, e che quindi ci sono lunghe liste d'attesa. Insomma, in Italia quello di abortire non è un "diritto" tutelato.

E quelli della sinistra arcobaleno sono andati anche a lamentarsi dalla "mamma", la pomposa Commissione pari opportunità dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, la quale ha subito risposto che "la mancanza di dottori disposti a praticare l'interruzione di gravidanza, i ripetuti consulti medici richiesti, i lunghi tempi di attesa" sono motivi che non consentono di effettuare l'aborto, anche laddove è legale.

Osservo che se tanti medici ed infermieri fanno obiezione di coscienza, un motivo ci sarà. E il motivo principale penso sia questo: la professione del medico e dell'infermiere è ancora vista e pensata come una missione che tende a fare del bene al paziente. E' connessa con la vita.

Ora, infilare nell'utero di una donna prima una cannula di aspirazione e fare a pezzi un corpicino, poi un forcipe per frantumare una testolina (con tutti gli annessi e connessi: brandelli di carne ed ossa, sangue e quant'altro) è più un lavoro da macellai che da medici. Normale che molti facciano obiezione di coscienza. E che i medici abortisti (che hanno anche loro una coscienza) tendano ad introdurre la famosa pillola Ru486, grazie alla quale possono tornare a fare un lavoro più pulito, più professionale, dietro la scrivania a scrivere una ricetta. Il sangue e il feto espulso se lo cuccano le donne a casa loro.

La verità è che le leggi che consentono l'aborto sono profondamente disumane. E, come tali, creano gravissimi conflitti di coscienza. Ha voglia la Commissione Europea a sgolarsi: in giro, evidentemente, ci sono poche persone disposte a fare il boia. Ed è ovvio e sacrosanto che non si può imporre ad un medico di andare contro le proprie personali remore, tra l'altro giustificatissime.

Allora la strada qual è? Cambiare atteggiamento di fronte al problema e sostenere a più non posso la cultura della vita, l'alternativa all'aborto. Smetterla di rappresentare tutte le donne che vi ricorrono come vittime, perché esistono, esistono davvero, delle donne molto disinvolte, che vanno ad abortire come si va a farsi togliere un neo. Lo sappiamo, le abbiamo viste. Allegre, incuranti. E per giunta recidive! E quanto a quelle che sono vittime, smetterla di presentare loro come unica via possibile quella dell'aborto. E fare spot in TV (pubblicità progresso) che dicano quanto l'aborto sia grave e negativo per la salute fisica e psichica (vedere un'ultima ricerca pubblicata in Inghilterra) della donna. Cioè che propaghino la verità. E contestualmente informino sulle alternative esistenti o da creare.

Smettere di ripetere che il diritto all'aborto è una conquista di civiltà, e presentarlo invece come una toppaccia messa su una grande sconfitta dell'umanità. Perché quando una sola donna abortisce è tutta l'umanità che perde.

Far capire a una come Emma Bonino (questo lo so che è difficilissimo) che quando ripete come un'ossessa che "non si può decidere per gli altri" (cioè per le donne) cade in una tremenda contraddizione, perché è proprio la donna che abortisce che decide per un altro che dovrebbe venire al mondo.

Il problema non è "più aborto", ma "meno aborto". Il problema non è come fare perché le liste di attesa siano meno lunghe, ma perché scompaiano dalla faccia della terra delle donne che si iscrivono in quelle liste.

Il problema è quello di recuperare una posizione culturale che percepisca come orribile l'aborto, senza ma e senza se. E di avviare una politica che prenda sul serio il problema e aiuti le donne a non andarsi a infognare dentro un orribile dramma.

Gianluca Zappa

 

 

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categoria: cultura, aborto, attualitĂ 
giovedì, 20 marzo 2008

LA FIERA DELL’IPOCRISIA: IL CASO CINA

Per la gran parte della nostra classe politica, a chiacchiere, l’ar­ma più pressante per far ces­sare la repressione del go­verno cinese in Tibet è la mi­naccia del boicottaggio delle prossime O­limpiadi. A chiacchiere però, perché (vedrete…) non un solo atleta italiano se ne resterà a casa in conseguenza dei morti di questi giorni.

 Non mancano infatti segnali in questa direzione. Il governo u­scente, pur chiedendo in accordo con l’Unione europea “di porre fine alle uccisioni e di avviare il dialogo”, frena riguardo all’eventuale applicazione di una tale misura. Spiega il ministro D’Alema: “è un’idea che serve so­lo a dividerci e a fare confu­sione”.

Anche se poi ammette: “chi sta per organizzare una manifestazione del genere non può macchiarsi della re­pressione di cittadini iner­mi”. Il punto però è che la repressione è già in atto da 50 anni e che il sangue di inermi cittadini (alcune fonti parlano di oltre 100 morti) già bagna le strade di Lhasa. Come la mettiamo su questo? Facciamo finta di niente?

E’ la solita posizione dell’Italia e dell’Europa di fronte ad un qualsiasi dramma internazionale: la politica dei banchieri e della salvaguardia degli interessi economici, la persistente indisponibilità a puntare i piedi su qualsiasi cosa e ad andare oltre le proteste moralistiche condite qua e là di solenni e vuoti richiami ai grandi principi.

E non si salva neppure l’opposizione. Gianfranco Fini da tempo ha capito quale cifra di realismo politico si deve assumere per far carriera in Europa e così anche da questa sponda arrivano le lezioni di realismo politico.

Cosa si nasconde dietro a questi atteggiamenti lo capiamo subito se diamo un’occhiata alle recenti dichiarazioni di Federico Vitali (raccolte dal sito missionario “Asianews”), presidente di Confindustria-Marche e dal 1996 in buoni affari con la Cina: “libertà e rispetto dell’uomo per noi restano al primo posto. Ma con la Cina dobbiamo stare attenti a evitare ingerenze che non ci competono, altrimenti rischiamo di peggiorare le cose”. Si noti innanzitutto la contraddizione: per Vitali libertà e rispetto sarebbero al primo posto (i grandi principi sono con ciò onorati…) e tuttavia il suo è un chiarissimo invito a non immischiarci nelle sporche faccende del gigante asiatico (…il business è salvo).

Proprio il Vitali ha uno stabilimento con 40 dipendenti nella provincia di Jiangsu, i suoi prodotti saranno presenti ai Giochi olimpici di Pechino e serviranno per il trasporto degli atleti all’interno del villaggio olimpico…
Ma torniamo alla politica. Sorprende in questo coro di difensori a chiacchiere dei diritti umani la voce roboante della Sinistra-Arcobale­no: il candidato premier Fausto Bertinotti ha chiesto che “le responsabili istanze del Dalai Lama vengano assun­te dalla comunità interna­zionale”. Farebbe bene a mettersi prima d’accordo con il compagno Oliviero Diliberto il quale, meno di un anno fa, additava la Cina agli imprenditori quale paese-modello per sviluppo economico e pianificazione socialista:

 “Ai mercati vorrei dire che il Paese con la crescita economica maggiore è la Cina comunista (Corriere 10/08/2007).

C’è poi il battage pubblicitario che i Radicali stanno mettendo in scena, per lo più a proprio vantaggio: il tema all’ordine del giorno su Radio Radicale è infatti che Marco Pannella ha iniziato lo sciopero della fame per il Tibet (ma per due posti in più nella lista del PD aveva fatto lo sciopero della sete…) e che il Dalai Lama lo ha ricordato nelle sue preghiere (il leader radicale ne ha certamente bisogno…).

 Meno di due anni fa però, il Presidente del Consiglio Romano Prodi ed il ministro per il Commercio Estero Emma Bonino, in visita di stato in Cina, avevano garantito al governo di Pechino l’impegno italiano per l’abrogazione di quell’embargo alla vendita di armi imposto dalla UE a seguito della strage di piazza Tien-An-Men! Ricordiamo le parole pronunciate dal nostro Presidente del Consiglio, con Emma Bonino al fianco, di fronte ai massimi dirigenti del Celeste Impero:

L'Italia è a favore della fine dell'embargo sulle armi alla Cina”, e poi ancora: “ribadiamo la ferma adesione dell'Italia alla politica di una sola Cina”.

Con quest’ultima gravissima affermazione, musica alle orecchie dei dirigenti cinesi, si erano legittimate contemporaneamente sia l’occupazione (illegale) del Tibet che le ambizioni di Pechino nei confronti della Repubblica di Cina (Taiwan) che da anni è minacciata di annessione manu militari. Si deve infatti sapere che i dirigenti cinesi le considerano entrambe province della Repubblica Popolare Cinese.

 Allora, non potevano sollevare in quel momento il grave tema della questione del Tibet (e di tante altre questioni…) piuttosto che indignarsi ora che il sangue degli innocenti è stato versato?

 Il Dalai Lama ha di recente detto

E’ importante che la comunità internazionale chieda alla Cina (che cosa accade in Tibet) e faccia pressioni perché Pechino ascolti le richieste dei tibetani”.

 Avevano fatto questo Emma e Romano nel corso della “storica” visita del settembre 2006?

 

Stefano

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mercoledì, 19 marzo 2008

NO A PECHINO!

Tutti prudenti con la Cina. Una strana prudenza. Siamo in affari, d'accordo, ma fino a che punto possiamo accettare che i nostri affari vengano prima della vita delle persone? Stiamo facendo ponti d'oro a quel Paese, e al regime che lo governa. In altri casi ci si straccia le vesti, si grida, si tiene alta la tensione dell'opinione pubblica. Con la Cina è tutto un po' più soft.

Prendiamo la questione delle Olimpiadi. La proposta di boicottarli sembra più che lecita. Ma ecco, subito, i molti distinguo, ecco i troppi timori, le troppe remore, i "sensati" ragionamenti. Ma come si fa a stringere la mano insanguinata di un regime con il sorriso sulla bocca, come se niente stesse accadendo?

Qualcuno ha ricordato le famigerate Olimpiadi berlinesi del 1936. Lì le nazioni democratiche strinsero la mano ad Hitler, che aveva già iniziato la sua politica persecutoria nei confronti degli ebrei, che stava riarmando la Germania senza nascondere i suoi progetti bellici di espansione, che aveva lanciato un programma di sterminio di handicappati e malati di mente. Lì gli atleti delle nazioni libere si dovettero esibire in uno stadio in cui tutti si alzavano a salutare a mano tesa il Capo Supremo. Se c'è una differenza con l'oggi, questa è a nostro completo sfavore. Nel 1936 la gente non sapeva, non ri rendeva nemmeno del tutto conto, anche perchè per la prima volta nella storia si trovava alle prese con uno stato totalitario. Noi invece sappiamo, noi abbiamo studiato e conosciuto. Noi abbiamo la storia a nostro sfavore.

Distinguo, dunque, cautela, perchè ci sono troppi interessi da salvare. Ma gli atleti e le varie federazioni sportive, ma il mondo dello sport... almeno da lì potrebbero arrivare dei segnali. Che bello sarebbe se proprio dallo sport venisse il buon esempio, giungesse una sdegnosa e coraggiosa e ferma opposizione a questa ennesima, pessima performance di quella che pomposamente si definisce "Repubblica Popolare"! Invece pare che non desti nessun problema alla coscienza il fare da scorta al cupo terrore del regime cinese.

La Chiesa, infine. Anche il Vaticano si sta muovendo con cautela. Ma chi lo accusa di troppo silenzio o non sa o fa finta di non sapere che razza di vita fanno da quelle parti, da anni e anni, i fedeli cattolici della Chiesa cinese. Schedati, perseguitati, ricattati, imprigionati. Subiscono violenze di tutti i tipi. E questo, ripeto, non da oggi. Nel silenzio e nell'indifferenza mondiale. La Chiesa li ha difesi usando tutta la diplomazia di cui è capace. Dovrebbe mettere ulteriormente a rischio la vita di quella povera gente? Chi lo sostiene, davvero, o è un superficiale o non sa.

E comunque la Chiesa si muove, e si appresta ad un gesto rivoluzionario, che ha una forte incidenza, anche se sembra insignificante. In piazza San Pietro si è pregato in cinese. La Via Crucis di Venerdì stata affidata, per il commento, al cardinale di Hong Kong. Una delle preghiere dice: "Signore, rendici perseveranti nello stare accanto alla Chiesa del silenzio e nell'accettare di scomparire e morire come il chicco di grano". Le illustrazioni della Via Crucis sono in stile cinese, e anche  Cristo ha il volto a mandorla. Chi vuol capire capisca. Il segnale è comunque forte e significativo.

Noi non possiamo che esprimere solidarietà piena ai perseguitati di Lhasa e a tutti i perseguitati dal regime di Pechino. E ribadiamo dei profondi dubbi sull'opportunità di favorire quel regime con la nostra presenza ai Giochi Olimpici.

Gianluca Zappa

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martedì, 18 marzo 2008

NUNTIO VOBIS

E' nato un nuovo blog. Con una buona dose d'ironia è stato chiamato dai miei studenti Zappa&Friends.

Lo trovate all'indirizzo www.zappa.splinder.com.

Vi pubblicheremo quello che i ragazzi scrivono e creano e speriamo che possa diventare un punto d'incontro.

Già, d'incontro, perchè tutto è nato da un incontro, dal nostro incontro quotidiano, dalla bella avventura che fiorisce dialogando in un'aula scolastica.

Per iniziare, abbiamo pubblicato il testo integrale del lavoro di ricerca su Italo Calvino.

Buon viaggio!

G.Z.

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domenica, 16 marzo 2008

I VERDI COME IN GERMANIA

Come è noto, lo scienziato giapponese Shinya Yama­naka ha recentemente ottenuto staminali pluripotenti riprogrammando cellule adul­te.

Dopo la pubblicazione dello studio, Ian Wilmut, creatore della pecora Dolly e tra i maggiori esperti mondiali nel campo, ha deciso di  abbandonare la ricerca sulle embrionarie affermando esser quella indicata da Yamanaka la strada da seguire.

La cosa sta avendo una certa eco anche presso il Parlamento Europeo. Negli scorsi giorni è stato ascoltato lo scienziato tedesco Bodo-Eckehard Strauer, cardiologo di fama internazionale, che ha illustrato gli straordinari risultati ottenuti dalla sua équipe, presso la clinica cardiologica dell’Università di Dusseldorf, con cellule staminali adulte che Strauer ha utilizzato per riparare il cuore di un uomo di 46 anni colpito da un grave infarto.

L’applicazione di staminali ricavate dal midollo osseo del paziente medesimo (il che evita ogni problema di compatibilità) ha consentito un recupero altrimenti impossibile.

Questo particolare caso illustra una circostanza ben più generale che abbiamo più volte sottolineato: le staminali adulte si prestano, già ora, a numerose applicazioni terapeutiche; le staminali embrionarie, ricavate dalla distruzione di migliaia e migliaia di embrioni, non evidenziano alcuno sbocco concreto. Eppure è quest’ultimo tipo di ricerche che l’Unione Europea, complice il colpo di mano del ministro Mussi, si ostina a voler finanziare. Perché?

Lasciamo sospesa la domanda ed andiamo a vedere chi in Europa si batte contro questo spreco irragionevole di enormi risorse finanziarie ed umane.

 E’ Hiltrud Breyer, nata a Saarbrücken 51 anni fa, sposata con due figli, tra i fondatori del Bündnis 90/Die Grünen, vale a dire il partito dei Verdi tedesco. La Breyer è parlamentare europea da più di 15 anni ed è noto il suo impegno nelle campagne in difesa della salute e dei diritti delle donne; a Strasburgo ha fondato l’ “intergruppo di bioetica”, realtà trasversale che si riunisce periodicamente per discutere, tra le altre cose, di embrioni…

Porta la sua firma, accanto a quelle degli italiani Mario Mauro e Carlo Casini, l’interrogazione di 2 mesi fa, che invitava la Commissione Europea, preso atto dell’e­voluzione della ricerca interna­zionale, a privilegiare il finanziamento degli studi sulle stami­nali adulte piuttosto che quelli che implicano la distruzione degli embrioni.

 Ecco qualcosa di cui i media nazionali non ci parlano mai: la comune battaglia nel Parlamento Europeo tra deputati cattolici e deputati ambientalisti del nord-europa in difesa della vita umana e della dignità della donna. Già perchè anche la dignità e la salute della donna fanno parte della posta in gioco. Hiltrud Breyer, intervistata da Andrea Galli sulle ragioni del suo impegno in questa battaglia, non a caso, aveva risposto:

“La verità è che questa via (quella della clonazione) si è dimostrata un flop: sia per la mancanza di risultati sia per le gravi implicazioni etiche. E non mi riferisco solo agli embrioni in quanto tali, ma anche alle modalità per reperirli. Si ha un bel dire: ‘ci sono gli embrioni soprannumerari’, quelli avanzati dalla fecondazione artificiale e congelati. La realtà è che i ricercatori preferiscono gli embrioni freschi, e ciò comporta il reperimento di ovuli che, come si sa, non cadono dal cielo. Si ricordi il caso dello scienziato coreano Hwang che utilizzò ben 1.600 ovuli, senza peraltro riuscire a ottenere le linee di staminali da lui volute, ovuli in parte estorti anche da sue collaboratrici! Questo porta a derive facilmente immaginabili. Abbiamo casi documentati in Gran Bretagna di donne sottoposte a iperstimolazione ovarica per ottenere anche 40 ovuli per ciclo! La stessa Gran Bretagna dove sono morte negli ultimi anni tre donne proprio a causa della iperstimolazione ovarica”.

Tra i firmatari dell’interrogazione c’è anche Sepp Kusstacher, “politicamente” un italiano, in quanto nato a Chiusa, ma “etnicamente” un austriaco in quanto originario del Tirolo. Alla domanda della giornalista di Avvenire Marina Corradi sul perché un ambientalista avesse firmato un documento pro-life, aveva risposto:

 “i Verdi italiani risentono fortemente dell’influenza dei Radicali, mentre quelli tedeschi ritengono inve­ce che anche la vita umana, e non solo l’am­biente, meriti tutela. In effetti non capisco perché la protezione che chiediamo per gli animali non debba riguardare anche l’uo­mo”.

E’ la stessa domanda che ci facciamo da tanti anni anche noi: perché il principio di precauzione si dovrebbe applicare nel caso degli OGM e non piuttosto nel caso delle manipolazioni distruttive dell’embrione umano? In questi giorni, mentre i sedicenti Verdi (o Rossi?) nostrani sono praticamente scomparsi dalla scena pubblica (dopo il disastro della Campania la Sinistra-Arcobaleno deve aver cura di nascondere bene Pecoraro Scanio…) i deputati ambientalisti a Strasburgo Hiltrud Breyer e Peter Liese stanno tornando alla carica con le loro domande e con le loro richieste, spalleggiati da una pattuglia (i cattolici veri evidentemente sono purtroppo pochi…) di eurodeputati del PPE.

 Stefano

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sabato, 15 marzo 2008

COLLOQUI FIORENTINI

QUELLA SCUOLA VERA, CHE NESSUNO VALORIZZA

E adesso, per favore, lasciate che dedichi un post ad una grande gioia umana e professionale che ho vissuto in questi giorni. Ho portato con me cinque studenti di terza liceo linguistico a partecipare al concorso nazionale su Italo Calvino, organizzato da Diesse Firenze (centro per la didattica e l'innovazione scolastica) nell'ambito della VII edizione de "I colloqui fiorentini".

Voglio qui anche riportare i nomi dei cinque coraggiosi che si sono coinvolti in questa avventura, perché meritano di essere conosciuti: Giulia Artemi, Martina Balzano, Ilaria Conti, Angelo Deiana e Roberta Guerrini. Grazie al loro impegno, alla loro disponibilità e al loro entusiasmo, è nato un gruppo affiatato, che ha raccolto la sfida di un lavoro di ricerca su Calvino a partire da una frase dello scrittore, contenuta nelle Città invisibili: "Cercare chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno".

Nonostante la giovane età, questi cinque hanno prodotto un lavoro di ricerca che si è imposto su tutti gli altri, battendo la concorrenza dei circa ottocento partecipanti al concorso.

"Sanza speme in disio, il limbo illuminato sospeso di Italo Calvino", questo il titolo della tesina, ha ricevuto l'apprezzamento del Presidente della giuria esaminatrice, il noto critico letterario Elio Gioanola, docente all'Università di Genova, che ha sottolineato la coerenza e la lucidità con cui il lavoro di ricerca ha affrontato il tema proposto, la ricca serie di riferimenti a tutta l'opera dello scrittore e il linguaggio limpido e accattivante.

Devo confessarvi che il momento della premiazione, con la tensione dell'attesa e la gioia della proclamazione a vincitori, è stato uno dei momenti più belli ed emozionanti della mia vita. E così per i miei ragazzi. Ma devo anche aggiungere che si è trattato della classica ciliegina sulla torta, perché il cammino fatto insieme, quel lavoro diretto sui testi senza mediazioni di critica letteraria, nel tentativo di cogliere lo spirito e le esigenze di Calvino, quel lavoro di confronto con le esigenze così vere ed umane di ciascuno di noi, ci aveva già dato tanto. Ci aveva dato la possibilità di stare un po' insieme a confrontarci, a discutere, a dirci cosa pensiamo della vita, della felicità, della verità, di Dio.

"Intraprendere questo lavoro - hanno scritto i miei ragazzi - è stato per noi come scalare una montagna, passo dopo passo, fiocco di neve dopo fiocco di neve, con un’attrezzatura fatta di attenzione, intuito, passione, pazienza, voglia di fare e tanta curiosità. Per noi questa vetta, comunque vada, è già raggiunta, perché ora vediamo il mondo con occhi diversi".

Questo è fare scuola. Solo così un classico può vivere, entrare in circolazione dentro la testa e il cuore di uno studente. E bisogna essere veramente grati a Diesse Firenze per aver creato dal nulla un'iniziativa che chiama i ragazzi ad un lavoro serio e faticosa, ma estremamente affascinante; e nello stesso tempo consente ai docenti di vivere un'esperienza innovativa e di grande coinvolgimento umano.

Ed ora una riflessione più in generale: i miei ragazzi hanno partecipato al convegno-concorso a loro spese. Contemporaneamente, nella nostra scuola si stanno svolgendo i corsi di recupero, divenuti in pratica obbligatori grazie alle ultime disposizioni del Ministro Fioroni in tema di debito formativo. Solo per questa tornata di corsi, il mio Liceo spende qualcosa come 60.000 euro! Una spesa che dissangua il bilancio dell'Istituto. E non ci sono 700 euro per aiutare cinque ragazzi meritevoli che s'impegnano in un lavoro di ricerca e approfondimento!

Ci stiamo trasformando nella "scuola dei prerequisiti", che butta denaro pubblico per turare le falle di un sistema scolastico inefficiente e in crisi e per "costringere" al lavoro studenti che non ne hanno voglia, perché attirati da ben altre sirene. E' l'ideologica scuola di massa, quella dell'obbligo formativo e del sei politico, che si trasforma in un costosissimo parcheggio di gente demotivata, dove i bravi, i volenterosi, quelli che insomma vogliono davvero crescere, sono sistematicamente ignorati, se non scoraggiati. La scuola dei prerequisiti non investe in cultura, in ricerca, in creatività. Non produce niente di nuovo. Recupera, male, quello che non è stato