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meeting

giovedì, 28 settembre 2006

IL TABU' INELIMINABILE

Di chi è la vita che viviamo? Nostra? La domanda essenziale da farsi sempre, specie in tempi come questi, in cui il centrosinistra al governo ha riacceso le speranze di alcuni di introdurre l'eutanasia nella nostra legislazione, è proprio questa.

Le argomentazioni di chi sostiene l'eutanasia, ma anche l'aborto, per esempio, si basano su un ritornello che, fino a prova contraria, è erroneo e falso: la vita è mia e sono libero di farne quello che voglio. Non è vero, non è assolutamente vero. Conoscete qualcuno che è stato in grado di chiamarsi alla vita da solo? Se esistesse, costui potrebbe dire, a ragione, "la vita è mia". Ma siccome non è mai esistito, il diritto di dire così non ce l'abbiamo. E non per una questione religiosa, ma proprio per una questione di elementare oggettività. Quindi, per favore, quando parliamo di uno che vuole il suicidio, "la vita è sua" non diciamolo più, perchè è una falsità.

Così come era un errore e una falsità lo slogan delle femministe che volevano l'aborto: "l'utero è mio". No, quando la donna concepisce, l'utero finisce di essere solo suo. Ce l'ha, come dire, in condominio con un'altra persona, che ha cominciato a metter su casa. Ne consegue che la vita di quella persona non può essere di proprietà di nessuno.

Il problema eutanasia, è questo che voglio dire, non è appena un problema relativo a questo o quel malato, a questa o quella situazione. Legalizzarla non è solo un venire incontro, in modo circoscritto, alla tragica richiesta di un essere umano che non ce la fa più. Approvare l'eutanasia, legalizzarla, consentirla per legge significa di fatto introdurre nella testa della gente l'idea che "la vita è mia e ne faccio quello che voglio": una convinzione erronea che produrrà uno spaventoso effetto domino.

Torniamo all'aborto? Siamo passati dai casi tragici (la ragazza stuprata, la ragazza madre emarginata, la coppia che non ce la fa economicamente a portare avanti un figlio) all'aborto di massa, ad una spaventosa indifferenza davanti ad un atto violento e lesivo della libertà e della vita di un'altra persona. Se faremo passare l'eutanasia, avverrà esattamente la stessa cosa. Non c'è ragione convincente per non crederlo.

C'è un altro problema. La cultura dell'eutanasia rischia di propagare un convincimento molto pericoloso: la vita è degna di essere vissuta solo quando il soggetto possiede integre tutte le sue facoltà. La vita di Welby e di quelli come lui è vita? La vita di un soggetto affetto da depressione cronica è vita? La vita di un bambino che ha la schiena bifida è vita? La vita di un handicappato è vita? Non facciamo finta che questo problema non esista. Quante volte avete sentito questo ragionamento: se per caso venissi a sapere che il figlio che aspetto nascerà malato, allora abortirei, perchè che razza di vita sarebbe la sua?

Nessuno gode nel vedere una persona nella situazione di Welby. Nessuno potrà mai seriamente sottoscrivere la frase "devi vivere e morire nel dolore". Ma la soluzione non è legalizzare l'eutanasia, la soluzione non è renderla accessibile a tutti, garantire a tutti la possibilità di "uscire quando si vuole". La vita non è nostra e noi non siamo affatto liberi di gestircela come ci pare e piace. E' bene che questa realtà (perchè di una realtà si tratta) sia sempre tenuta in considerazione. Insomma, che la vita umana resti un tabù, e possieda un suo statuto di sacralità.

La cosa triste del dibattito in corso è che, ancora una volta, si punti solo e soltanto sui casi tragici di persone come Welby, e si perda di vista quello che nella mani dell'uomo può diventare la libertà di fare quello che ci pare e piace.

Gianluca Zappa

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categoria: cultura, aborto, attualitĂ , eutanasia
martedì, 26 settembre 2006

ASPETTANDO IL CADAVERE...

Notizia del giorno: nella nuova finanziaria previsti tagli alla scuola. I sindacati protestano che si verificherà un aumento di alunni per classe, che non ci sarà l'immissione in ruolo dei precari e che probabilmente, oltre a ridursi i plessi scolastici, si ridurrà anche il numero degli insegnanti di sostegno. Ma guarda un po'! Ma non era la scuola, la formazione e bla bla bla un obiettivo primario del centrosinistra? E allora questi tagli che significano? Che la coperta, essendo corta, andrà a coprire da qualche altra parte? La questione dei precari: la Moratti non fece una bella infornata quando era Ministro dell'Istruzione? Questi invece tagliano. E bloccano tutto: niente più nuovi licei, niente anticipo scolastico, niente portfolio... Forse l'ennesima riformetta degli esami di stato, ma senza un disegno generale, navigando a vista, così come si è fatto per decenni.

Lo vedi allora che un conto è stare all'opposizione a dire che tutto va male e un conto è governare questo misero Paese! Che poi tanto misero non deve essere, se alcuni indicatori sono stati molto positivi: la gente ha pagato più tasse, il Pil è in aumento, i conti pubblici sono andati meglio, la produzione anche, l'occupazione è cresciuta notevolmente. Tutti meriti che, evidentemente, non possono essere di Prodi, ma di quel Berlusconi e di quel periodo di governo del centrodestra che è stato dipinto come la notte della Repubblica.

Intanto il centrosinistra ha occupato (o sta cercando di occupare) tutto l'occupabile, è entrato in un più o meno palese conflitto d'interessi (la storia dei farmaci e delle Coop) e il suo leader non fa certo bella figura quando esterna (le dichiarazioni sulle guardie svizzere e quelle sulla vicenda Telecom non sono piaciute nemmeno ai suoi alleati). Mentre le bandiere arcobaleno sbiadiscono davanti ai nostri soldatoni sbarcati in Libano.

Capitolo opere pubbliche e infrastrutture viarie. Per adesso siamo sicuri che non si farà la TAV e non si farà il ponte sullo stretto (perdendo anche i finanziamenti europei). Quello che si farà non lo sappiamo. L'altro giorno tornavo in macchina sull'Autosole e mi sono goduto la bella infilata di nuove gallerie realizzate subito dopo Bologna. Poco prima, tra Modena e Bologna, le quattro comode corsie. Opere del governo Berlusconi, o sbaglio? Dalle nostre parti aspettiamo la realizzazione di due opere viarie necessarie come il pane: il completamento della superstrada Viterbo Civitavecchia (una manciata di chilometri) e il raddoppio della Cassia. Non si faranno.

Certo, ad onor del vero bisogna dire che in qualche caso la solerzia dei nostri governanti e la loro tempestività sono state degne di considerazione. Sul facilitare irresponsabilmente la cittadinanza agli extracomunitari (in un momento in cui invece la cautela sarebbe d'obbligo), sul consentire le ricerche sugli embrioni, sulla sperimentazione della pillola RU 486, sul togliere il riconoscimento dei diritti alla persona del nascituro non sono andati per il sottile, non ci hanno pensato due volte. Ed ora avremo anche il testamento biologico. Tutte priorità assolute, che cavolo! Tutte cose, queste ultime, che come cattolici non ci auguravamo di certo.

Chi mi preoccupa è Prodi. Temo per la sua salute, sul serio, per la sua stabilità psichico mentale. Ma se l'è voluta. Noi, invece, metà del Paese e, stando agli ultimi sondaggi, anche qualcosa di più, no, non credevamo per niente a questa gente che ora ci governa, e temevamo sinceramente l'ideologia di morte che la caratterizza.

E adesso, porca miseria, ci toccherà pure stare sulla riva del fiume, ad aspettare il macabro passaggio del cadavere.

Gianluca Zappa

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categoria: politica, attualitĂ 
martedì, 26 settembre 2006

L'EUTANASIA E' UN VASO DI PANDORA

Ogni tanto si fa esplodere un caso, ora è il tempo dell’eutanasia. Si invoca una discussione adeguata sul tema, ma tanto si sa dove si vuole arrivare senza troppe parole. Ora inizieranno i soliti discorsi sull’arretratezza dell’Italia rispetto alle “modernissime” leggi che ci sono in giro per l’Europa e per il mondo. Si parlerà del fatto che un olandese può decidere di morire e un italiano no, e che questo non è giusto e che da noi non si può continuare così. E poi se uno vuole morire perché glielo si dovrebbe impedire? Perché uno non può decidere liberamente della propria vita? Posso continuare ancora per molto; posso riportare tutte le obiezioni che sento in giro, ma che non vedono la realtà per quello che è ma per quello che si vorrebbe. Chi vuole introdurre l’eutanasia invoca la pietà per qualcuno e cita la progredita Olanda, salvo poi dimenticare che in Olanda si è partiti con l’eutanasia semplice per poi arrivare alla degenerazione attuale. L’eutanasia è un vaso di Pandora. Una volta aperto si cade irrevocabilmente. Una volta tolta la sacralità della vita si arriva inevitabilmente all’insignificanza della vita e all’arbitrio sulla vita. Si arriva all’eutanasia per i bambini sopra i dodici anni, ma poi perché fermarsi, i bambini soffrono anche prima dei dodici e allora eutanasia prima dei dodici col consenso di genitori e medici. Ma perché fermarsi. Nella moderna Olanda avviene questo, e perché non dovrebbe avvenire da noi una volta rotti gli argini della sacralità della vita. Chi dice che è inverosimile arrivare a tal punto può tranquillamente essere considerato un bigotto. Una volta introdotte leggi simili mi sentirei meno tranquillo a stare male. E non ditemi che il ragionamento è lontano dalla realtà, perché la volontà personale ecc ecc ecc. Si è iniziato, in altri “compassionevoli” Stati europei, con la storia della volontà personale per poi superarla in nome della pietà. La stessa pietà che aveva Hitler verso i malati incapaci di intendere e di volere. Quando l’allora ministro Giovanardi si indignò contro nuove leggi olandesi, qualcuno storse addirittura il naso perché in fondo siamo tutti europei e dobbiamo volerci bene. Attenzione, ripeto, attenzione. Rotti gli argini tutto va a rotoli senza possibilità di tornare indietro. In nome della pietà si introduce una disumanità. Sicuramente la croce da portare è pesante, alle volte sembra insostenibile, ma la soluzione non può essere: “Va bene, ti faccio morire”. La vita è sempre degna di essere vissuta, se certa vita non viene considerata degna, si arriva all’arbitrio e all’irreparabile. Si inzia col testamento biologico, poi introducendo varie midifiche, come un cavallo di Troia, si cercherà di andare sempre più in là, ma di sicuro non più avanti ma più in basso.

Paolo Tassoni

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domenica, 24 settembre 2006

AFFARI, ARMI, TAIWAN… E LA PACE?

Finalmente Prodi ed il suo numeroso seguito (si parla di oltre 500 persone tra businessmen e collaboratori vari) sono rientrati dal viaggio in Cina. A seguito degli accordi presi con il governo di Pechino, l’Italia si è impegnata a sostenere le ragioni della Cina nella sua richiesta di abrogazione dell’embargo che vieta la vendita di armi a quel paese. Nonostante guidi la coalizione che ha raccolto il voto pacifista e nonostante la promessa di mettere al centro dell’azione di governo la “cultura della pace”, Prodi apre ad una ripresa della vendita di sistemi d’arma di produzione europea (Italia e Francia sono in pool position…) al paese nel quale, da parte delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, si denunciano oltre 10.000 condanne a morte l’anno, e che oltretutto cede tecnologia militare all’Iran (i missili Silkworm sono di produzione cinese) e al Sudan. Il governo sostenuto da forze culturali e politiche che si dicono contrarie “per ragioni di principio” a qualunque commercio di armamenti, supporterà insomma le ragioni del riarmo di uno dei regimi meno presentabili del mondo. Della Cina e di quel che davvero avviene in quel paese abbiamo parlato molte volte, pertanto dico subito che c’è da restare esterrefatti. 

Ma non si può capire la reale portata (che lui se ne renda conto oppure no) della clamorosa affermazione di Prodi: “L'Italia è a favore della fine dell'embargo sulle armi alla Cina”, se non si presta attenzione all’altra tragica dichiarazione resa dal professore nel corso del suddetto viaggio: “ribadiamo la ferma adesione dell'Italia alla politica di una sola Cina”. Con questa frase, solo apparentemente innocua, l’Italia mostra di prostrarsi di fronte a tutti i desiderata del gruppo di potere che domina sul “celeste impero”. Perché dopo essersi dichiarato per la ripresa della vendita delle armi al governo di Pechino (tecnologia militare sofisticata dato che le armi più semplici i Cinesi ormai se le costruiscono da soli) incoraggia le ambizioni comuniste nei confronti della fiera Repubblica di Cina, ovvero Taiwan, abbandonata ormai quasi da tutti (ma non dalla Santa Sede) e stretta in una morsa asfissiante a causa dei continui cedimenti dei leaders dei paesi democratici alle richieste di Pechino. E’ solo del 30 agosto scorso la denuncia di Taipei relativa al dispiegamento di nuovi missili Dongfeng sulla costa cinese, missili in grado di raggiungere l’isola di Taiwan in soli 7 minuti. Pechino ha già schierato 784 di questi vettori (versione povera del Cruise), ma necessita di tecnologia avanzata per migliorare la precisione e l’efficacia delle proprie armi. Esperti militari sono dell’idea che Pechino sarà in grado, dal 2008, di lanciare un attacco devastante su quella che reputa una “provincia ribelle”. Anche la pressione aerea è andata aumentando e gli sconfinamenti da parte di jet militari della Repubblica Popolare Cinese nello spazio aereo della Repubblica di Cina sono lievitati da 1000 a 1700 l’anno. Infine, il riarmo cinese è un grave fattore di destabilizzazione per l’intera regione e sta spingendo anche paesi terzi (Giappone in primis) verso politiche di riarmo.

La delegazione italiana si è poi mostrata incredibilmente distratta riguardo la grave questione della sistematica violazione dei diritti umani in Cina. Mentre venivano stipulati gli “storici” accordi il mondo apprendeva, a più riprese, dei brutali interventi da parte delle forze anti-sommossa contro i lavoratori in rivolta nel Guandong e del rapimento (di questo si è trattato) da parte della polizia dello Shaanxi del coraggioso vescovo cattolico Martino Wu Qinjing, verosimilmente reo di aver celebrato la messa senza l’autorizzazione delle autorità. Dalla delegazione italiana non una nota di protesta, non una parola ferma di contestazione. Solo un generico richiamo da parte della Bonino, cui il regime ha risposto con i soliti vaghi auspici cui siamo ormai da tempo abituati. Prodi tuttavia non può far finta di non sapere. Poco prima della partenza era stato il destinatario di un accorato appello rivoltogli, tramite l’agenzia missionaria Asianews, da cittadini cinesi di fede cattolica, i quali lo invitavano a chiedere, nel corso del suo imminente incontro con le autorità di Pechino, il rilascio dei vescovi imprigionati come segno di buona volontà, oppure, in via subordinata, notizie sullo stato di salute di esponenti cattolici scomparsi ormai da molti anni. Uno dei casi più emblematici è quello del vescovo di Baoding, Giacomo Su Zhimin, sequestrato dalla polizia oltre 10 anni fa e di cui non si sa più nulla. Per un appello del genere qualcuno in Cina ha rischiato (e rischia) gravissime conseguenze. Ma a quanto pare si è trattato di fatica sprecata.

Stefano

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venerdì, 22 settembre 2006

ADERITE, GENTE, ADERITE

Durante la lezione tenuta presso l’Aula Magna dell’Università di Regensburg il SANTO PADRE, traendo spunto da un dialogo su cristianesimo e islam, e sulla verità di ambedue, avvenuto tra l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un persiano, ha posto degli interrogativi a livello razionale. Si è chiesto se sia ragionevole non poter professare liberamente il proprio credo religioso e se sia ragionevole la diffusione della fede mediante la violenza. Incomprensibilmente le parole pronunciate dal Papa hanno provocato la reazione negativa del mondo islamico. L’Associazione SamizdatOnLine ritiene che questa reazione sia del tutto ingiustificata:

“Noi stiamo con il Papa”.

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giovedì, 21 settembre 2006

CONTRO LA DITTATURA CULTURALE

Leggo oggi su Il Giornale una cosa di cui non ero a conoscenza: all’Acquario di Genova c’è un bel pannello esplicativo che mostra un delfino che si trasforma in cane. E i bambini che ci vanno (ma anche gli adulti) si sorbiscono il loro bel catechismo darwinista. Le moderne “bibbie dei poveri” inoculano convincimenti “scientifici”che però non hanno il conforto di uno straccetto di prova. E quindi, forse, non sarebbe bene darli in pasto alla massa.

Allora è successo che un insegnante elementare di storia, tale Enrico Demme, si sia preso la briga di spiegare poi ai suoi ragazzini (rimasti evidentemente un po’ scossi dal delfino-cane) che le cose non stanno proprio come nell’illustrazione, che quella specie intermedia non è documentata dai fossili e che insomma l’evoluzione non è la sola ipotesi per spiegare quello che vediamo. Gli ha detto che la spiegazione evoluzionista è molto lacunosa e che l’ipotesi che sia stato invece un Essere intelligente a creare il cosmo (Dio) resta sempre in piedi. Apriti cielo! Tre mamme (tre!) hanno protestato e hanno chiesto la testa dell’insegnante. Il quale non solo è stato tranquillamente trasferito ad altre classi, ma ad insegnare inglese e non storia.

Ditemi se questa non è una dittatura culturale. Ditemi se questa non è una vicenda da regime totalitario.

La considerazione del Demme è più che mai lecita: “Leggo come non si possano allontanare dalle classi gli insegnanti riconosciuti pedofili, ma quelli cattolici sì”. Posso confermare la cosa. Una mia collega è presente con tanto di foto in un sito che invita alla pornografia. A scuola lo sanno tutti e più di una persona mi ha invitato a verificare. Io non l’ho fatto mai, ma non è escluso che prima o poi ci faccia un salto. Non dirò di più, per carità cristiana e per umana tutela della privacy. Ma come verrebbe presa l’opposizione di tre mamme che chiedessero per i loro figli un’insegnante diversa da quella? Io credo che scoppierebbe lo scandalo nazionale e le tre donne sarebbero dipinte come retrive e oscurantiste.

Eppure, a ben pensarci, fa molto più male a dei giovani una donna dalla dubbia moralità che un uomo che svela gli anelli deboli della catena darwinista. Dovrebbe essere così, invece non lo è. Perché il problema è che ciò che non deve essere reintrodotto nella coscienza comune è la realtà, o anche solo la possibilità, dell’esistenza di Dio. “Se Dio non esiste, tutto è permesso”, dice il Kirilliov di Dostoevskij, e a questa libertà non si può più rinunciare. Per cui il singor Demme è un paria, uno scandalo vivente.

Personalmente sono un agnostico in tema di evoluzione. Credo che l’evoluzione sia possibile, non credo che l’evoluzionismo abbia ragione. Così come credo in Dio Creatore, ma non mi convince affatto il Creazionismo, che prende alla lettera i primi capitoli della Genesi. Ritengo il creazionismo dannoso, e l’evoluzionismo ottocentesco padre di tutte le manipolazioni sull’uomo e perfino delle mostruosità dei totalitarismi del Novecento.

Ciò che però mi ripugna è proprio una vicenda come quella di Enrico Demme, è questo ostracismo, questa dittatura culturale presente e viva nella nostra povera scuola italiana. E’ questa nuova discriminazione, che crea una specie protetta di persone (l’omosessuale, il pedofilo, l’erotomane, il rivoluzionario comunista e perfino il kamikaze palestinese) e mette al bando i propri oppositori.

Questo, vi assicuro, lo si respira quotidianamente. E chi,come me, fa esperienza di un tale clima non può rassegnarsi a far spallucce come se niente fosse. C’è una dittatura dalla quale dobbiamo liberarci. Ci vuole pazienza e costanza, per liberare da nuovi pregiudizi le nuove generazioni. Sono solidale col prof. Demme.

Gianluca Zappa

 

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mercoledì, 20 settembre 2006

QUELLO CHE RATZINGER HA DETTO DAVVERO

LA VERA CROCIATA E' CONTRO IL NEO-POSITIVISMO

Il can can messo su dai regimi totalitari islamici, ha messo completamente in ombra quello che era il vero succo del discorso di benedetto XVI e, se volete proprio, la sua nuova crociata (sulla stessa, identica scia del suo grande predecessore). I giornali, evidentemente, si sono buttati sull'aspetto più "appetitoso". Quelli che avevano la coscienza sporca (vedi Scalfari su repubblica), si sono ben guardati da analizzare in toto il discorso di Ratisbona.

A rileggerlo con attenzione, emerge che dall'inizio alla fine è in realtà una forte critica all'Occidente razionalista e positivista, a questo Occidente che, schiavo di una mentalità che riduce la ragione, non è nemmeno in grado di capire una cultura come quella dell'Islam. Il concetto conclusivo è chiarissimo (e ci piace molto, anche perchè l'abbiamo sostenuto anche noi tempo fa su questo blog): "Nel mondo occidentale domina largamente l'opinione che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall'universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture".

Lo sottoscriviamo in pieno e notiamo che, da questo punto di vista, Cristianesimo e Islam non sono affatto concorrenti tra loro, ma casomai alleati contro un Occidente razionalista e positivista che non li capisce e anzi li ridicolizza (chi non lo fa di solito, vada a leggersi certi commenti su questo blog e vedrà se quanto dice il Papa non è vero).

Da dove era partita tutta l'argomentazione del Papa? Dal fatto che uno dei suoi colleghi all'Università di Ratisbona "aveva detto che nella nostra università c'era una stranezza: due facoltà che si occupavano di una cosa che non esisteva". E parlava della facoltà di teologia. Il discorso del Papa è stato circolare: è partito da qui, poi ha parlato del Dio logos e ha concluso (riservando a questo punto più di metà del discorso) con un forte richiamo all'Occidente, a partire da una prospettiva religiosa, che accomuna e non divide cattolici e islamici.

Ciò che è inaccettabile è che su questo vero contenuto si sia sorvolato. La "crociata" non è contro l'Islam, ma contro la riduzione della ragione e del sapere umano a una dimensione orizzontale, logico-matematica-empirica; contro questo ributtare la religione nella dimensione dell'irrazionale, della favoletta per bambini; contro questa riduzione dell'uomo e dei suoi interrogativi fondamentali ("da dove" e verso dove"), gli interrogativi della religione e dell'ethos, che "non possono trovare posto nello spazio della comune ragione descritta dalla "scienza" e devono essere spostati nell'ambito del soggettivo".

Questo è il vero male e il vero problema, anche perchè "ciò che rimane dei tentativi di costruire un'etica partendo dalle regole dell'evoluzione o dalla psicologia o dalla sociologia è semplicemente insufficiente".

Da questa serrata argomentazione, l'invito finale a coltivare il "coraggio di aprirsi all'ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza".

Un invito rivolto all'Occidente razionalista (che oltre a non cogliere tutto l'uomo, impone un modello troppo stretto ed angusto, nel quale l'uomo religioso non riesce a riconoscersi); ma anche a noi cristiani e ai nostri fratelli islamici.

Per favore, allora,  lasciamo da parte i titoli dei giornali e le pubbliche sceneggiate dei totalitarismi islamici e confrontiamoci su quello che il Papa ha veramente voluto dirci.

Gianluca Zappa

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lunedì, 18 settembre 2006

MORTE DI UN PERICOLOSO CROCIATO

Ieri l’agenzia missionaria Misna ha diffuso la notizia del barbaro assassinio di una suora italiana avvenuto in Somalia. Si chiamava Leonella Sgorbati, era nata a Gazzola (Piacenza) ed aveva 66 anni. Oltre ad occuparsi della gente povera di quel martoriato paese, insegnava in una scuola per infermieri a ragazzi di fede mussulmana…  Quando è stata uccisa attraversava una strada di Mogadiscio che divide il quartiere “malfamato” di Waharadde dall’ospedale pediatrico gestito da una ONG dove prestava il proprio contributo. Suor Marzia, una consorella testimone dell’agguato teso alla religiosa, ha detto dei suoi aggressori: "Erano due uomini e sono sbucati all'improvviso, aprendo contemporaneamente il fuoco contro suor Leonella e la guardia che, come di consueto, fa da scorta quando attraversiamo la strada". Si viene anche a sapere che Suor Leonella lavorava di domenica, il suo giorno di riposo era infatti il venerdì, il medesimo dei suoi studenti musulmani. Ovvero, pur se la domenica è il giorno di festa dei Cristiani, per rispetto alla fede dei propri allievi, lei riposava di venerdì. L’hanno colpita per ben sette volte di seguito. Ciò nonostante era ancora viva quando è stata portata dal chirurgo, ma aveva perso così tanto sangue che, sembra, non ci fosse più niente da fare. Ancora Suor Marzia, presente nel momento della morte, ha ricordato i suoi ultimi istanti: “Suor Leonella era ancora viva, sudava freddo. Ci siamo prese per mano, ci siamo guardate e, prima di spegnersi come una candelina, per tre volte mi ha ripetuto la parola perdono. Perdono, perdono, perdono... Queste sono state le sue ultime parole”.

Yusuf Mohamed Siad, responsabile per la “sicurezza” a Mogadiscio per conto delle Corti Islamiche (i Talebani locali che hanno vinto l’ennesima guerra civile) ha detto: “potrebbero essere state persone che si sono seccate per il discorso del Papa”. Sarà stato qualche poliglotta che uscito “seccato” dall’aula magna dell’Università di Ratisbona ha pensato bene di andare in Somalia a uccidere il pericoloso crociato locale, Suor Leonella? O non sarà stato piuttosto qualche fanatico affiliato alle Corti Islamiche il quale, digiuno di tedesco, ma ben attrezzato a recepire i rozzi slogan di al-Jazeera, ha pensato bene di compiere la propria santa missione contro la bieca provocatrice? Io temo si tratti del secondo caso. Proprio in questi giorni, il simpatico capo di stato iraniano, Ahmadinejad, ha definito l'Islam: “la religione più perfetta, la più bella, la migliore per l'Umanità, una benedizione e un bene per l'Umanità”. A quelli come Ahmadinejad chiediamo allora le prove: le prove, le prove, le prove di quanto affermano, perché noi riconosceremo l’albero buono soltanto dai suoi (eventuali) buoni frutti. Che stentiamo ancora a vedere. Dove sono le vostre Suor Leonelle? Che ne fate dei vostri poveri? Ce li sbattete a carrettate, al prezzo di centinaia di morti affogati, sulle nostre spiagge! Per farli partire avete così tanti soldi… Mentre per far funzionare un ospedale pediatrico a Mogadiscio neanche un centesimo! Noi vediamo solo le vostre bugie (come la frase girata su al-Jazeera che asseriva che Benedetto XVI avrebbe inteso offendere il profeta Maometto) e la vostra vigliaccheria nell’assassinare premeditatamente (erano in due e hanno sparato sette volte di seguito…) una povera donna indifesa, buona ed innocente. Ma una richiesta la facciamo anche ai nostri ecumenici governanti. Quando l’affollatissima missione italiana si sarà ripresa dalle vacanze in Cina (dove nessuno sembra essersi accorto dell’ondata di nuovi arresti che non ha risparmiato l’anziano e coraggiosissimo vescovo cattolico Martino Wu Qinjing), sarebbe bene che fosse fatto qualche consistente e credibile passo diplomatico. Suo Leonella non era solo una missionaria cattolica della Consolata, ma anche una benemerita, coraggiosa, cittadina italiana. Era un’Italiana! Sarebbe bene che il governo non se lo dimenticasse ed invece di chiedere ai calciatori di cantare l’Inno di Mameli prima delle partite, chiedesse l’identificazione e la consegna dei responsabili da parte delle nuove autorità della Somalia, nonchè le scuse formali o qualche gesto di riparazione per non aver protetto adeguatamente una persona straordinaria che i diseredati di Mogadiscio chiamavano “l’angelo dei poveri”. Anche in questo caso sarà opportuno giudicare l’albero dai suoi (eventuali) buoni frutti. Vedremo.

Stefano

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sabato, 16 settembre 2006

RATZINGER NEL MIRINO DEI FONDAMENTALISTI

Il fanatismo islamico-fondamentalista ha preso ora di mira il nostro caro Papa. Hanno bisogno di unire e far sfogare la plebaglia additando un nemico e nel mirino finisce Joseph Ratzinger. Camille Eid ha ben spiegato su Avvenire in che modo le masse arabe, tele-dipendenti (passano davanti al piccolo schermo il 36% del loro tempo), subiscono la manipolazione della mente grazie ai faziosi ed approssimativi proclami che al-Jazeera passa e ripassa sullo schermo. Dice Eid: “Una scritta che in queste ore scorre in continuazione: “il Papa critica l’Islam ed offende il suo Profeta”, fornisce da sé quella breve sintesi che il cittadino arabo-musulmano chiede per pretendere di aver capito tutto”.  Una frase che fornisce un’irresponsabile semplificazione di quanto avvenuto a Ratisbona, evidentemente al preciso scopo di fomentare l’odio. E la nota televisione del Qatar (78% di share) ha già sulla coscienza un velenoso e pericoloso precedente “quando, all’elezione di Benedetto XVI, sottolineava come nel suo primo discorso il Papa avesse parlato dell’immensa eredità comune tra Ebrei e Cristiani ignorando l’Islam e i Mussulmani”.

Sempre su Avvenire, Samir Kahlil Samir ci aiuta a collocare il travisamento fondamentalista delle parole del Pontefice nel suo corretto contesto: “Ci si domanda: perché tanto chiasso, da parte dell'islam, a proposito di un discorso di 3.600 parole che quasi nessuno ha letto integralmente? La risposta a mio avviso è: per cercare una valvola di sfogo ai problemi politici ed economici e per alimentare una nuova polemica con l'Occidente, rafforzando artificialmente il vittimismo, ma ottenendo un risultato esattamente opposto”. Continua Samir, entrando nel merito di quanto realmente è stato affermato dal Papa: “Ma cosa ha detto il Papa sull'islam? Ha ricordato un solo versetto coranico, quello più citato dai musulmani in Occidente: “nessuna costrizione nelle cose della fede”, per dire che lo spirito autentico del Corano è la libertà di coscienza. Ha aggiunto che, secondo gli esperti, esso risale al periodo in cui Maometto era ancora senza potere e minacciato da nemici; affermazione in perfetta conformità con la tradizione musulmana, che classifica quella sura come la prima proclamata subito dopo la sua fuga dalla Mecca. E in questo piccolo spazio, viene citato un brano del futuro imperatore Manuele II Paleologo, là dove critica i Mussulmani (nel periodo successivo alla morte di Maometto) per il ricorso alla violenza nel convertire gli altri, dicendo che: “la violenza è cosa irragionevole, la violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell’anima”. È questa frase di Manuele che aveva colpito il Papa in rapporto all'argomento che egli voleva trattare nel suo discorso. Tant'è che diventa il leit-motiv del suo intervento, lo ripete 5 volte: “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. È partito da questo brano per poi approfondire il discorso: criticando l'uso della violenza per scopi religiosi, come farebbe ogni intellettuale musulmano consapevole e responsabile. La vera critica del Papa infatti è indirizzata all'Occidente, che ha allontanato la ragione da Dio”.

Altre osservazioni forse un po’ più dure, per chi crede alla pace facile del “volemosi bene” e della svendita dei certificati di cittadinanza, arrivano puntuali da Magdi Allam. In un suo editoriale sul Corriere della Sera scrive: “È desolante e preoccupante l'immagine dei Mussulmani che hanno dato vita a un fronte internazionale unitario per attaccare il Papa ed esigere delle scuse pubbliche. Da Bin Laden ai Fratelli Mussulmani, dal Pakistan alla Turchia, da Al Jazeera a Al Arabiya, si è riesumata quell'alleanza trasversale e universale già emersa in occasione della vicenda delle vignette su Maometto. E che attesta, in modo inequivoco, che la radice del male è una cieca ideologia dell'odio imperante tra i Mussulmani che violenta la fede e ottenebra la mente. Perché mai i Mussulmani, soprattutto i cosiddetti moderati, non si sollevano con altrettanta foga contro i veri ed eterni profanatori dell'Islam, i terroristi islamici che massacrano gli stessi Mussulmani nel nome del medesimo Dio (…) mentre ora si sentono in dovere di promuovere una sorta di guerra santa islamica contro il capo della Chiesa cattolica che legittimamente esprime le sue valutazioni sull'Islam, con rispetto ma anche altrettanta chiarezza della diversità che naturalmente esiste tra le due religioni? (…) La lezione da trarre è che l'Occidente e la Cristianità la smettano di considerarsi la causa di tutto ciò che succede, nel bene e nel male, in seno all'Islam e nel resto del mondo. L'ideologia dell'odio è una realtà ancestrale che esiste in seno all'Islam sin dai suoi esordi, per il rifiuto di riconoscere e di rispettare la pluralità delle comunità religiose che sono fisiologiche data la soggettività del rapporto tra il fedele e Dio e l'assenza di un unico referente spirituale che incarna l'assolutezza dei dogmi della fede”. Queste parole, soprattutto le ultime, dette da un Mussulmano, colpiscono e non poco riguardo al significato reale di quanto è avvenuto. Ho sempre pensato che l’odio scaturisse dall’infelicità. Quanta infelicità umana devono alimentare quei sistemi politico-religiosi per scatenare un odio così cieco, un odio così facile... Davvero anche lì ci sarebbe bisogno della parola liberante di Gesù, ma un malinteso senso di rispetto per l’altro ci ha convinti che esistano popoli immuni dalle conseguenze del peccato originale, popoli che non hanno necessità di essere salvati… E’ sempre più evidente che ciò non è vero. Ma adesso che si apprende, così inaspettatamente, che anche il papa è nel mirino, è urgente forse soprattutto pregare. Non credo possa dirsi fuori dalla realtà che un qualche spostato, da quelle parti, non pensi ora di guadagnarsi il paradiso passando dalle parole ai fatti, e tra meno di due mesi Ratzinger sarà in Turchia, paese di nebbie e di intrighi, dal quale già venne tal Ali Agca con la missione di uccidere il precedente pontefice.

Stefano

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giovedì, 14 settembre 2006

IL PAPA A RATISBONA

DIO NON SI COMPIACE DEL SANGUE

Quando si parla di Cristianesimo è piuttosto usuale fare riferimento a un centone di luoghi comuni, sempre quelli, tutti prevedibili. Il malcostume è piuttosto diffuso, soprattutto tra i giovani, quelli almeno "impegnati". La scuola ha fatto molto per buttare su secoli gloriosi di storia cristiana tutto il discredito possibile e immaginabile. Se scavi, scopri poi che chi critica lo fa con una superficialità disarmante, a partire da quelle quattro nozioncelle che ha in testa e che non si è mai peritato di andare ad approfondire l'argomento.

Il passato è ormai sputtanato. Ci vorrà molto tempo perchè ci si possa disintossicare dall'infezione inoculata nelle menti umane dall'illuminismo in poi. Ma se il passato è faticosamente recuperabile nella sua intierezza, il presente, invece, lo conosciamo tutti, ce l'abbiamo sotto gli occhi.

E il presente è, per esempio, lo splendido discorso che Papa Benedetto XVI (pastore universale della Chiesa cattolica) ha tenuto ultimamente a Ratisbona. In quel discorso vi sono passaggi che ci impegnano come cattolici e che esprimono un chiaro giudizio su quanto accade oggi. Non tenerne conto sarebbe ottundimento ideologico.

Papa ratzinger ha citato il dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. Quando si tocca il tema della guerra santa, l'Imperatore giudica irragionevole la diffusione della fede mediante la violenza. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima.  "Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione (συĚ€ν λĎŚγω) è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte…".

Mica male eh? Pensieri sorprendentemente moderni e "illuminati", per un cristiano di fine Trecento! Perchè non le riportano sui libri di storia queste cosette?

Ma, a parte questo, credo che sia doveroso sottolineare come nel momento storico difficilissimo che stiamo vivendo, la Chiesa cattolica, tramite il suo capo, lanci al mondo un messaggio inequivocabile: con la violenza non si converte nessuno. La violenza è contraria al metodo di Dio.

Il Papa è andato avanti, sottolineando come il pensiero greco e quello cristiano si siano storicamente incontrati su un punto fondamentale, e cioè che "agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio". Non a caso - ha detto ancora il papa -  San Giovanni  ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: "In principio era il λĎŚγος". È questa proprio la stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce con logos. E' proprio questa visione che manca al mondo musulmano, che invece proclama l'assoluta trascendenza di Dio e quindi, ipoteticamente, anche la possibilità che si comporti in modo del tutto irragionevole.

Pensiero greco e pensiero cristiano si sono dunque incontrati. Del resto, ha giustamente rilevato il Papa, c'erano i presupposti per questo incontro: "Già il nome misterioso di Dio dal roveto ardente, che distacca questo Dio dall'insieme delle divinità con molteplici nomi affermando soltanto il suo essere, è, nei confronti del mito, una contestazione con la quale sta in intima analogia il tentativo di Socrate di vincere e superare il mito stesso. Il processo iniziato presso il roveto raggiunge, all'interno dell'Antico Testamento, una nuova maturità durante l'esilio, dove il Dio d'Israele, ora privo della Terra e del culto, si annuncia come il Dio del cielo e della terra, presentandosi con una semplice formula che prolunga la parola del roveto: "Io sono".

Il pensiero giudaico-cristiano si è incontrato con quanto di meglio era riuscito ad intuire il pensiero greco. Da questa miscela dipende la nostra tradizione culturale. E la Chiesa, che allora seppe ascoltare e valorizzare la ricerca "a tentoni" di quel mondo, resta fedele oggi al "Dio che agisce con logos" e che non ammette che si usi la violenza per convincere un'anima ragionevole.

Questo è il nostro passato. Questo è il nostro presente.

Gianluca Zappa

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