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meeting

lunedì, 31 ottobre 2005

GRAZIE!

 La Cittadella compie un anno. Iniziammo alle 15,44 del 2 novembre 2004, immettendo in Internet un breve messaggio d'apertura con il quale spiegavamo perché avevamo scelto quel nome. Oggi, che spegniamo la prima candelina, vogliamo rivolgere dei sentiti ringraziamenti ad alcuni persone che sono state e sono significative per tutti noi.

 

Grazie a Rossana Kaminskij di Pescevivo e a Nicola Currò di Censurarossa, che ci hanno spiegato cos'è un blog, come funziona e come fare per attivarlo.

Grazie ad Assuntina Morresi di Stranocristiano e a Mario Notari di Giona che con la loro presenza in Internet sono stati uno stimolo ad agire ed hanno reso possibili tanti incontri.

Grazie a Nerella Buggio e a don Gabriele Mangiarotti di Culturacattolica, tra i primi grandi amici che abbiamo incontrato.

Grazie a Vilma Bargiggia di Sguardoleale per la sua dedizione e a tutti gli amici di Samizdatonline.

 

 Grazie a don Luigi Mignani, il nostro padre spirituale che ci segue e ci sostiene con la sua presenza.

Grazie a don Luigi Giussani, per la gioia, la ragionevolezza e la bellezza dell'essere cristiani che ci ha testimoniato, fino al giorno in cui è tornato alla casa del Padre.

Grazie a Giovanni Paolo II il Grande, il Papa della nostra giovinezza, segno e strumento dell'amore di Dio per gli uomini, figura eroica e santa di una dedizione totale a Cristo.

Grazie a Benedetto XVI, voluto dallo Spirito Santo a guidare la Chiesa all'inizio del terzo millennio dell'era cristiana.

Grazie a tutti i fratelli cristiani che hanno perso la vita da un anno a questa parte, come le tre liceali indonesiane decapitate l'altro giorno da un gruppo di musulmani solo perché cristiane; grazie per la loro umile ma forte testimonianza di fedeltà alla croce di Cristo, anche quando si tratta di rischiare non solo il proprio benessere, ma la vita stessa.

 E grazie a tutti i cittadelliani, amici e collaboratori di questo blog. Grazie anche ai critici e agli oppositori, che coi loro commenti ci stimolano a chiarire e ad approfondire.

Grazie per questa bella avventura iniziata un anno fa.

LA CITTADELLA

 

 P.S.

 Vorrei aggiungere, ai precedenti, dei ringraziamenti personali.

Grazie all'on. Buttiglione, per la sua coraggiosa testimonianza di fronte ad un Parlamento europeo preda della lobby anticattolica.

Grazie ad Antonio Socci per la sua amicizia, per la forza e la chiarezza delle sue analisi e per il libro scritto sulle apparizioni della Madonna a Mediugorje.

Grazie a Giuliano Ferrara, esempio, col Presidente Pera, di una laicità aperta e critica, per avere riconosciuto onestamente che l'etica secolare del dubbio sistematico ha fatto il suo tempo e che è ora di "ricominciare a sapere per credere e a credere per sapere".

Grazie alla dottoressa Claudia Navarini per la sua amicizia, e a tutti quelli che come lei hanno combattuto per l'astensione al referendum sulla legge 40.

Grazie a Cicciobello Capezzone e a tutti quelli della banda di Pannella, che hanno fortemente contribuito alla sconfitta del fronte del sì.

Grazie all'on. Rutelli, che in quell'occasione ha avuto il coraggio di assumere una posizione seria, scomoda ed indipendente dagli schieramenti politici.

Grazie all'on. Boselli, che in questi giorni, con la proposta di abolizione del Concordato, oltre a portare allo scoperto l'ottuso anticlericalismo imperante in buona parte del centrosinistra, sta dando un grosso contributo alla futura sconfitta dell'Unione.

Grazie al premier Zapatero, perché non dimenticheremo le sue leggi altamente civili che, tra le altre cose, impongono ai nascituri una condizione di orfani di padre o di madre.

Grazie a Terri Schiavo, vittima indimenticabile di un'ideologia eugenista che elimina i "non adatti".

Grazie a Adriano Celentano, che con la sua trasmissione a senso unico ci sta facendo capire come da un dignitoso 77° posto nella classifica di Freedom House (peraltro non veritiera), potremo presto scendere oltre il centotrentesimo, a fianco magari della Corea o della Cina.

Gianluca Zappa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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sabato, 29 ottobre 2005

Tempo di persecuzione

Riceviamo dal blog amico Giona e pubblichiamo.

SABATO SCORSO A TORINO

 

Sabato scorso, 22 ottobre, a Torino, alle 18, nel corso si una manifestazione dei centri sociali, un gruppo di teppisti lanciava un petardo all'interno della Chiesa del Carmine, mentre i fedeli stavano assistendo alla messa prefestiva. Quindi festeggiava con un’orinata collettiva sulla facciata della Chiesa e - a futura memoria - lasciava scritto sui muri: CON LE BUDELLA DEI PRETI IMPICCHEREMO PISANU e NAZI-RATZINGER. Successivamente i manifestanti tentavano d'incendiare le sedi degli uffici di un parlamentare e del vicepresidente del consiglio regionale, entrambi diessini.

 

La notizia non sarebbe apparsa sui giornali nazionali se Marcello Pera non avesse condannato il silenzio della città di Torino. Gli ha risposto il sindaco Sergio Chiamparino, definendo strumentali le accuse di Pera ed invitando ad ignorare i facinorosi. Di diverso avviso Gerardo Bianco: «Chi non li condanna duramente è connivente». Don Salvatore Vitiello, che risiede presso la Chiesa del Carmine ed ha assistito all'aggressione, chiede: «È questa la libertà di manifestare, calpestando i diritti altrui e oltraggiando il sentimento religioso del popolo? È sempre possibile il vilipendio al cattolicesimo, senza argine alcuno?».

 

Sembra che la risposta ad entrambe le domande sia SI’, ed intanto da parte di molti ci si affanna ad anestetizzare il fatto e vengono inviti ad ignorarlo. La parola d’ordine è: minimizzare. Tanto che in un pezzo del 26 ottobre titolato “Cattolici tiepidi Pera non sfonda” in cronaca di Torino, naturalmente  de “La Stampa”, si legge che “i toni di accusa alla Città di don Salvatore Vitiello, il prete di Cl testimone dei fatti, sono parsi ad alcuni eccessivi e non improntati al dialogo”. Ma dialogo con chi?

 

Non è giusto tacere, questo episodio si inserisce in un contesto intimidatorio che si trascina da mesi,  è importante esprimere il nostro pacato dissenso di cittadini, è importante farsi sentire.

 

Vi invitiamo a scrivere: a La Stampa, Telesubalpina, Il Nostro Tempo, e poi al Corriere della Sera e Avvenire, e ad esprimere il vostro appoggio a Don Salvatore, ed a segnalare a tutti questa iniziativa.

 

 

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sabato, 29 ottobre 2005

Contraddizioni laiciste

ANCORA DOMANDE...

UN ANNO DOPO

E’ quasi trascorso un anno da quando il primo comunicato della Cittadella apparve in rete. Da allora abbiamo detto la nostra, l’abbiamo difesa, abbiamo cercato anche di capire le posizioni e le idee dei nostri “avversari”. Molte domande sono rimaste però ancora senza una risposta convincente. Provo ad esplicitarne alcune, a partire da casi contingenti di cui ci siamo occupati.

 

Pena di morte

Sentiamo gridare intorno a noi “Nessuno tocchi Caino”, perché anche i colpevoli di gravissimi reati devono essere salvati dalla pena di morte. E’ giusto, è una prova di civiltà. Ma perché poi vengono spezzate tranquillamente milioni di vite nascenti ed innocenti? Perché si può condannare a morte con l’aborto? Perché è facile ed esaltante lottare per i diritti di Caino ed è così difficile e impopolare difendere quelli di Abele?

 

Diversi

Diritti per i gay, diritti per i diversi, perché siamo tutti uguali. OK, l’abbiamo capito. Ma chi grida così, non è spaventato dall’eutanasia, dall’aborto terapeutico, dall’eugenetica? Perché in questo caso i “diversi” (malati, handicappati, anziani) vanno eliminati senza tante tutele e senza troppi scrupoli?

 

Libertà d'espressione

I Santoro, i Biagi, i Cementano, hanno diritto di dire quello che vogliono in TV; questa è vera libertà d’espressione. Santoro ha diritto al “suo” microfono, al suo “pulpito” (anche se magari già sappiamo quanto sarà scorretto). Benissimo. Ma perché allora Ruini deve stare zitto, non deve dire la sua, non si deve pronunciare nemmeno? Perché vogliono togliere il bavaglio a Santoro e metterlo al Papa?

 

Guerre di religione

Dicono che le guerre di religione sono state tremende, una bruttissima pagina della storia dell’umanità. Non fatichiamo a dire che hanno ragione. Ma perché poi non ammettono che quelle odierne sono altrettanto brutte se non peggiori? Forse perché nessuno dei soggetti coinvolti brandisce la croce? Perché il crociato era per definizione un fanatico e un mascalzone, mentre il kamikaze che inneggia alla guerra santa, in fondo in fondo, è un tipo simpatico? Perché si condannano sempre e solo le guerre di religione fatte tanti secoli fa in nome della croce, e si tollerano o addirittura si giustificano quelle che avvengono oggi, che so, in nome della mezzaluna, della falce e martello o della religione del sesso libero?

 

Antisemitismo

Hitler era un pazzo e un barbaro, l’Olocausto è una macchia che non si laverà più etc. etc. D’accordissimo. Ma l’antisemitismo odierno e ritornante contro Israele è lecito? E’ giustificabile? Sono giustificabili i giovani occidentali di sinistra che bruciano la bandiera d’Israele nel corso delle loro “pacifiche” manifestazioni?

 

Esenzione fiscale

Dicono che gli immobili della Chiesa devono pagare l’ICI, anche se ospitano attività di volontariato e caritative, che molto spesso si sostengono con il contributo dei fedeli e arrivano dove lo Stato latita e non arriverà mai. Benissimo, è un’opinione lecita. Si può anche gravare di balzelli una casa famiglia gestita dai Giuseppini, o una scuola materna gestita da vecchie suore. Ma com’è che nessuno strepita e scalpita contro gli scandalosi privilegi e le scandalose esenzioni di cui godono, per esempio, le organizzazioni sindacali?

 

Così fan tutti?

Ce l’hanno ripetuto fino alla nausea, a proposito di manipolazione genetica, di pillola abortiva, di coppie gay, di eutanasia. Lo fanno gli altri, perché noi non dovremmo? Gli altri sono più evoluti di noi; perchè dobbiamo restare indietro? Bene, ma io chiedo: perchè allora non rimettiamo in piedi le centrali nucleari? Lo fanno gli altri! Lo fa la Francia, lo fa la Svizzera che pratica l’eutanasia. Sono più evoluti, no? E allora cosa aspettiamo? Perché dobbiamo fare i verdi bigottoni ad ogni costo? E che dire degli OGM? Siamo forse meno evoluti degli altri Paesi che già li utilizzano? E’ meglio avere cibi artificiali in giro per il mondo, o uomini artificiali?

 

 

E fermiamoci qui. C’è abbastanza carne al fuoco. Attendiamo risposte convincenti. Perché l’umanità ha bisogno di risposte...

 

Gianluca Zappa

 

 

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martedì, 25 ottobre 2005

FECONDAZIONE IN VITRO

 

LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE

 

Un recente articolo pubblicato sul giornale canadese di Montreal “The Gazette” torna a sollevare inquietanti interrogativi sugli esiti imprevisti delle metodiche di fecondazione in vitro. Charlie Fidelmann, in data 18 Ottobre 2005, riferisce di un sorprendente incremento di anomalie embrionarie riscontrato in bambini concepiti da donne giovani ed in buona salute negli Stati Uniti ed in Canada (surprisingly high number of abnormal embryos produced by young healthy women in the prime of their reproductive lives). L’articolo riporta quanto è stato segnalato da numerose personalità del mondo medico e scientifico nel corso del recente congresso organizzato dalle prestigiose “American Society for Reproductive Medicine” e “Canadian Fertility and Andrology Society” nella capitale del Quebec.

Pur non disponendo ancora di evidenze conclusive sulle ragioni di questo grave ed inatteso fenomeno, si è riconosciuto da parte degli intervenuti che è proprio IL RICORSO SEMPRE PIU’ FREQUENTE A PROCEDIMENTI DI FERTILIZZAZIONE IN VITRO la causa più probabile di quanto viene osservato.

Per accrescere le probabilità di successo delle gravidanze che procedono da una fecondazione in vitro le maggiori cliniche nord-americane ricorrono all’effettuazione di un test genetico sull’embrione, il cosiddetto test pre-impianto (ne avevamo parlato a lungo in occasione dei referendum contro la Legge 40) ciò al fine di selezionare per il trasferimento in utero solo gli embrioni geneticamente “sani” scartando pertanto quelli che evidenzino, alle metodiche al momento disponibili, qualche anomalia sospetta. Ebbene, l’applicazione su larga scala della suddetta metodica ha evidenziato un’amplissimo numero di difetti genetici dei suddetti embrioni e ciò INDIPENDENTEMENTE DALL’ETA’ DELLE DONATRICI.

Nella ricerca presentata da Zsolt Peter Nagy, direttore scientifico della Reproductive Biology Associates Clinic di Atlanta (Georgia), addirittura  l’80% degli embrioni (su 300 esaminati) evidenziava anomalie di vario genere, nonostante che l’età delle donatrici risultasse inferiore ai 25 anni. In un altro studio, presentato da Jeffrey Nelson, dello Huntington Reproductive Centre di Pasadena (California) è stato dimostrato un 50% di anormalità embrionali nonostante che le donatrici di ovuli risultassero selezionate nella totalità dei casi tra giovani donne, in età fertile ed in buona salute. Nelson ha testualmente commentato: “queste qui sarebbero dovute essere delle uova ideali”; ed ha ancora affermato: “queste evidenze ribaltano l’opinione più diffusa che le anomalie genetiche sarebbero da collegarsi primariamente con l’età avanzata”.

Naturalmente le conclusioni dei ricercatori, gente impegnata (oltre che nella ricerca) anche nel far soldi in cliniche altamente specializzate nel soddisfare il sogno di maternità a qualsiasi costo di coppie e singles di ogni tipo, sono state differenti da quelle che potremmo trarre noi. Paulette Browne dello Shady Grove Centre di Rockville ha infatti osservato: “per tutti coloro che lavorano con coppie non fertili la diagnosi genetica pre-impianto è uno strumento necessario per accrescere la probabilità di successo di una gravidanza, poichè soltanto gli embrioni migliori (the best embryos) verranno trasferiti in utero”. Proprio come si sosteneva da parte nostra nel corso della scorsa campagna referendaria, l’eugenetica, ovvero la selezione del più forte (di colui che, a giudizio insindacabile dell’esperto, possiede le migliori caratteristiche e le migliori probabilità di sopravvivenza) è un contenuto implicito, ineliminabile e necessario delle moderne tecniche di procreazione assistita! Inoltre le casistiche portate in questo congresso da ricercatori non sospetti dimostrano ancor più (se ce ne fosse bisogno) la pericolosità intrinseca di tali tecniche sia per gli embrioni che per gli stessi bambini già nati.

Come infatti avevamo spiegato anche noi mesi fa, sulle pagine di questo blog, molte alterazioni genetiche non possono essere riconosciute (sono esaminati solo 11 cromosomi) e molte anomalie si traducono in evidenze di malattia solo in bambini già nati, talora anche due anni dal momento del parto. Non solo, la diagnosi genetica pre-impianto è essa stessa una potenziale causa di danno per l’embrione. Abbiamo cioè questo paradosso, che la metodica tanto invocata per garantirci dal rischio di impianto di un embrione malato è essa stessa significativa causa di morte o patologia del medesimo! Per i non esperti ricordo che per effettuare la diagnosi pre-impianto, ad un embrione di sole 8 cellule vengono sottratte ben 2 (pari al 25% del patrimonio complessivo) il che causa talora la morte del medesimo e talora crea il presupposto di patologie non immediatamente identificabili. 

Ma c’è un’altra osservazione che mi sembra interessante; sempre la Browne ha sostenuto: “dobbiamo cercare di ridurre il rischio di aborti spontanei e pertanto promuovere l’impianto di un solo embrione per gravidanza, la multi-parità conduce a rischi ancora più alti di serie complicazioni”. Vi ricordate quando avevamo difeso il principio di avere un limite di legge al numero di embrioni che possono essere prodotti e impiantati? In Inghilterra si stava introducendo il limite di 2 embrioni e non tanto per ragioni etiche, ma proprio per conseguire le migliori probabilità di successo della gravidanza; ecco che ora, dal nord-america, arriva addirittura il limite di 1 al fine di evitare rischi che gli operatori stessi definiscono ancor più grandi (higher risks of serious complications).

Le bugie hanno le gambe corte, ma chi vive con la mente ottenebrata dalle moderne superstizioni scientiste (che sono il contrario esatto della scienza) avrà il coraggio di rivedere la propria posizione, magari in nome di un principio di umanità e di bene comune che dovrebbe stare a cuore a tutti?

Stefano

 

 

 

 

 

 

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sabato, 22 ottobre 2005

CHE SCHIFO LE ZUCCHE DI HALLOWEEN

 

 

 

L’altro ieri 20 ottobre 2005, entrando all’IPERCOOP di Viterbo con un mio amico ho visto, tra i vari espositori, anche quelli dedicati alla famigerata festa di Halloween (che ci facesse simile ciarpame proprio dentro l’ipercoop lo ignoro; forse il comunismo è veramente una messinscena……); cappelli da strega, maschere da scheletro, pipistrelli finti, ragnatele ed altra spazzatura da affibbiare ai piccoli ed indifesi bambini che già in tenera età vengono allattati con simili boiate, con tanto di giovani mamme interessate all’acquisto. Tra quella roba i miei miseri occhi hanno visto l’incredibile: delle grandi e grosse zucche tonde di campo, quelle dolci buone per i risotti o le frittate, pronte da essere comprate e svuotate per poi essere illuminate dalla classica candela.

Ma fin qui, voi direte, cosa c’è di strano? Lo strano è che costavano 7 euro e 95 centesimi!! Cioè circa 15000 lire del vecchio conio!! Per una zucca…..

 Ma ciò che mi ha veramente sconvolto è stata un’altra cosa. Io lavoro nel settore agricolo e vivo tutti i giorni a contatto con gli agricoltori. Bene il settore agricolo sta attraversando una delle crisi più nere degli ultimi dieci anni.

Tra grano che non costa nulla, mais non ne parliamo, allevatori inferociti perché si abbassa il prezzo del latte, ecc. ecc. Bene, le colture cosiddette “orticole”, che nella nostra zona si producono in abbondanza tra Montalto di Castro, Tarquinia e Viterbo, sono tra quelle più redditizie. L’unico inconveniente è che sono legate all’andamento stagionale, ovvero, se fa caldo il cocomero, il melone ed il pomodoro vanno, quindi c’è prezzo e tutti contenti, ma se la stagione è fasulla succede come quest anno. I cocomeri a quattro centesimi al Kilo lasciati sul campo, meloni stessa sorte per non parlare dei pomodori ( e su questi stendiamo un velo pietosissimo).

 Chi ripaga i contadini delle spese? Ora dico: ma è possibile che per mangiare la roba debba essere buttata perché non costa nulla, e per queste scemenze si arrivi a pagare anche sette euro a zucca?? Ma vi pare che sia tutto normale? Con un campo di pomodori è possibile sfamare non so quante persone ed invece stanno ancora marcendo sul campo…….

 Ma dove stiamo andando a finire??

Il problema che ho sollevato è un goccia nel mare; tutto però coincide con la stessa causa: stiamo letteralmente perdendo il senso e la capacità del discernimento della realtà. Non siamo poi in grado di capire cosa è vero e cosa è falso, cosa è bene e cosa è male; togliendo di mezzo la Verità e sostituendola con surrogati umani ecco la fine che si fa. E’ il triste fenomeno del relativismo che sta inghiottendo noi ed i nostri figli, affogati dallo studio, dalla scuola calcio, dal telefonino……. Ma non scopro nulla di nuovo.

Lorenzo Ferrua

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venerdì, 21 ottobre 2005

SU ROCKPOLITIK

 

 Su una cosa Celentano ha avuto proprio ragione l'altra sera: è vero che siamo un Paese a libertà di stampa limitata. Siamo veramente degni di occupare il 77° posto nella classifica della Freedom House, insieme a Bulgaria e Mongolia. Se si possono fare programmi televisivi a senso unico come il suo, evidentemente da noi la libertà di stampa (intesa anche come libertà di contraddittorio) non esiste. L'inizio del Molleggiato è stato pessimo. Per noi che siamo suoi sinceri estimatori fin dal mitico "Fantastico" (quando fece un programma memorabile, che mandava completamente in tilt il varietà tradizionale ed apriva strade nuove), la delusione è stata grande. Sotto il profilo artistico (Celentano ormai ripete un clichè che oggi è solo noioso) sia sotto quello della correttezza ideologica.

Ma, del resto, che in Italia la libertà di stampa fosse dimezzata non era per noi una cosa nuova, e non per i motivi apportati da Celentano. Anzi, per motivi opposti.

Nomi importanti del nostro giornalismo televisivo (Santoro, Gruber, Marrazzo) hanno fatto la campagna elettorale per la sinistra e sono stati eletti. In precedenza un altro giornalista (Badaloni) aveva fatto il Presidente della Regione Lazio, sempre per il centro sinistra, poi è tornato a fare il giornalista alla corte Europea di Prodi. Abbiamo visto, in occasione dell'ultimo referendum, che posizioni imparziali hanno assunto giornali importanti quali Repubblica e Il Corriere della sera!

C'è da chiedersi che fine abbia fatto il buon Socci, boicottato e poi sbattuto fuori dai palinsesti RAI, perchè evidentemente troppo libero, poco schierato da una certa parte (e infatti Celentano non l'ha invitato).

Dunque il Molleggiato aveva proprio ragione, per certi versi, ma per altri aveva proprio torto.

Come quando ci ha fatto credere che basti la comparsa di Michele Santoro sul piccolo schermo per riportarci primi nella classifica della libertà di stampa. Ma dico, ci siamo scordati che razza di programmi faceva il suddetto? Samarcanda, Il Rosso e il Nero e compagnia bella, erano un vero e proprio modello di televisione parziale, scorretta, violenta, settaria. Santoro regnava incontrastato sulla TV di Stato, dava e toglieva la parola quando, come e a chi voleva lui; provocava l'applauso o lo sberleffo; si riservava l'angolino finale per il suo bel predicozzo; a chi lo contraddiceva faceva fare la figura del cretino o del minus habens.

Signori, spacciare Santoro per un campione dell'informazione libera e corretta è veramente una bestemmia. Santoro è un pessimo esempio, è giornalismo ideologico, cattivo, ottuso. E' molto più intelligente (sebbene ugualmente fazioso) il suo erede di Ballarò. Sentire un Santoro che dichiara "la libertà d'espressione è una cosa sacra" è come sentire una iena che dice "ho sempre rispettato le carogne degli animali".

Diciamocelo chiaramente: Celentano ha toppato alla grande. Lo scusiamo perché è all'inizio del nuovo ciclo, ma se il buon giorno si vede dal mattino, è proprio un pessimo giorno.

Ma c'è ancora un altro aspetto da sottolineare. E' quel delirio di onnipotenza, del "faccio tutto io", "sono tutto io", che il Santoro condivide con lo stesso Celentano. Il Molleggiato becca un sacco di soldi per sputare sul piatto in cui mangia; pretende di fare come gli pare e piace, come se la TV fosse cosa sua. La stessa pretesa ce l'ha Santoro, che ha dichiarato di volere il "suo" microfono, la "sua" scenografia, il "suo" programma, le "sue" luci per trattare la realtà come la vede lui, secondo la sua interpretazione. Ora, quali meriti abbiano questi due signori in faccia all'umanità, per ottenere privilegi tanto grandi, è ancora tutto da spiegare.

A questo punto anche Pupo potrebbe pretendere di avere il suo "speaker's corner" sulle reti televisive.

E perché non potrei pretenderlo io, che ho fatto per tanti anni il giornalista televisivo e che di sicuro me la caverei egregiamente? Libertà di stampa è questa totale licenza consentita a certi personaggi, questo essere a priori "al di là del bene e del male". Questa "intoccabilità" anche di fronte a settarismo, parzialità o addirittura incapacità?

Sì, pretendo anch'io il mio spazio in TV. Insieme a Pupo. Sicuramente riporteremmo l'Italia al primo posto nella classifica sulla libertà d'informazione.

Pupo e Zappa in prima serata, e sai cosa vedi! Viva la fratellanza, viva l'uguaglianza, viva la cultura, viva la libertà! (eccheccavolo!)

Gianluca Zappa

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                              

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giovedì, 20 ottobre 2005

SULLA SOGLIA DELLA MORTE

Mia nonna se ne sta andando. Alla veneranda età di 92 anni. Scrivo questi appunti di getto, di ritorno dalla clinica dove l’abbiamo ricoverata. Non è proprio allo stadio terminale, ma vi si sta incamminando speditamente. Sono stato di fronte a quel corpo stanco, avvizzito, inerme, per quasi un’ora.

 

 

E’ stata dura, come un’ora di adorazione eucaristica. “La realtà è Cristo”, ha detto una volta don Giussani, con una di quelle sue geniali e lapidarie affermazioni. Ho vegliato davanti a Cristo per un’ora, con un senso di impotenza, con una commozione che mi serrava la gola.

 

 

Quella donna così riservata, così aristocratica, così difficile, anche, era lì davanti a me, abbandonata su un letto di clinica, la bocca spalancata, gli occhi chiusi. In sottofondo le battute delle infermiere, la televisione accesa con Magalli, l’irritante suono di un telefonino o quello sgraziato del campanello della clinica. Entra un’infermiera, porta il pranzo alle altre due ricoverate della stanza (una terza è più terminale di mia nonna) e il carrello stride. Ma perché non li oliano?

 

 

Mia nonna continua a dormire. Ogni tanto muove le mani, si tocca la camicia da notte; ogni tanto uno spasimo, un movimento delle dita.

 

Dicono che fosse una delle donne più belle della città. Era veramente bella, per quel che ho potuto vedere dalle fotografie in bianco e nero dell’epoca. Era una “signora”, e mi ha voluto un bene immenso, tanto da sbagliarsi spesso e chiamare suo figlio col mio nome.

 

Adesso è sulla soglia della morte. Adesso è come un bambino che spinge sul collo dell’utero della madre per venire alla luce. Anche lei sta bussando alla porta stretta, dopo la quale si entra nella luce. E quando sarà passata e si sarà liberata del fardello di questo misero corpo che ormai le va stretto, tornerà immediatamente giovane e bella, molto più di quanto non lo sia stata.

 

 

Le parlo, l’accarezzo, le stringo la mano. Reagisce, mi sorride. Com’è importante stringere la mano a chi se ne sta andando! Penso a tutte quelle anime di Dio che hanno aiutato la gente a morire. A Madre Teresa di Calcutta e a tante suore che prima, tempo addietro, erano presenti negli ospedali, che vedevano Cristo in ogni persona e non solo un paziente. Che magari non riuscivano a non commuoversi di fronte anche ad una vecchietta sconosciuta ed entravano in punta di piedi e sussurravano dentro la stanza del moribondo.

 

Sì, facevano il servizio più grande che si possa fare: aiutavano a morire. Non con un’iniezione, ma con il calore della propria voce, con gesti d’amore, con l’offerta di una compagnia.

 

 

Sulla soglia della morte, in queste ore, c’è mia nonna e ci siamo tutti noi che la amiamo. Tutti guardiamo in faccia la morte. E’ lo spettacolo più duro per gente che non fa normalmente questo tipo di esperienza, che vive come se dovesse vivere per sempre, che non incontra il dolore. E’ uno spettacolo cui l’uomo dell’Occidente ricco ed opulento non è più abituato. E’ ciò che vorremmo rimuovere. Ma non si può. E si vorrebbe più tempo, e si vorrebbe fermare tutto e dimenticarsi di tutto, per essere presenti nel momento del passaggio di quella persona, perché ella passi attraverso la porta, attraverso il muro d’ombra, con la mano nella nostra.

 

 

Siamo tutti sulla soglia della morte, del grande Mistero. Quello che nessuna ideologia umana ha potuto ancora dominare. E’ un momento terribile e bello; siamo piccoli e fragili, ma guardiamo oltre la miseria che si vede e si tocca. Sulla soglia della morte, attendiamo il “dies natalis”.

 

 

Gianluca Zappa

 

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lunedì, 17 ottobre 2005

LE PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA

HA VINTO IL VESCOVO

 

E così la montagna ha partorito il topolino. Anzi, il topolone. Anzi, il provolone. A quanto lo danno il provolone? Al 75%. Un plebiscito per il buon Prodi, il più gettonato dagli elettori del centrosinistra. Romano Prodi, il faccione tondo e rassicurante; il mortadella che t’immagini vestito da vescovo, con tanto di crocione d’oro e pastorale, nel bel mezzo di un sinodo diocesano; la voce melliflua e suadente del pacifico assistente di Azione Cattolica, che anche quando s’arrabbia fa tenerezza; il vaso di coccio tra vasi di ferro, il punching-ball, il salvatelecomando della Meliconi, resistente agli urti.

 

Il centrosinistra si presenta alle prossime elezioni con la corte dei miracoli di questo re fisicamente ingombrante. Al suo fianco lo smunto e funereo Fassino (come dire, osso e ciccia, gioia e fatica del vivere: un ossimoro imbarazzante); l’ondivago ed ambiguo Rutelli (anche un po’ catastrofista); il supponente e insopportabile Pecoraio Scanio (ma da dov’è uscito? Ma che vuole? Ma chi rappresenta?); il pulcinella napoletano Di Pietro (quello di mani pulite, per chi ancora non l’avesse capito); lo sbuffante e democristianissimo Mastella (che ci fa in quella compagnia è ancora un mistero). E poi il Bertinotti, che da solo si è pur sempre beccato il suo bel 15% di gradimento.

 

Su costui vorrei soffermarmi un attimo, a rievocare i tempi gloriosi del comunismo italiano. Quando per esempio sull’Unità si glorificava l’URSS, della quale, con entusiasmo e ammirazione, si descrivevano le mirabolanti conquiste: “Su ogni casa in costruzione l’effige del miglior operaio” (giugno 1950); “Il corso del Volga sbarrato e piegato al servizio dell’uomo” (novembre ’55); “I bimbi di Mosca inneggiano a Papà Stalin” (gennaio 1950); “Ogni due minuti un autocarro nasce nelle officine Stalin” (aprile 1950); “Con le mani posate sul petto Lenin riposa della sua fatica” (aprile 1950); “Uno straordinario esperimento compiuto dalla scienza sovietica: il cane a due teste capolavoro della chirurgia” (gennaio ’55). Quelli erano bei tempi, caro Fausto!

 

Quando Maria Antonietta Ma ciocchi su Vie Nuove andava in brodo di giuggiole: “I bambini dal canto loro salutano Stalin agitando le mani, gli sorridono, gli gridano amorevoli saluti. Ognuno di loro si è portato appresso il giocattolo preferito per mostrarlo a Stalin. Chi la bambola, chi un agnellino, chi un treno. E Stalin scherza coi bambini, li abbraccia tutti con il volto illuminato dal sorriso”. E più avanti: “Oh, il colloquio d’amore tra Stalin e il suo popolo. Oh il buon volto di Stalin, la sua semplicità senza limiti. La tenerezza, l’affetto che traspaiono da lui…”.

 

Questo si scriveva in Italia, questo si leggeva, questo si raccontava. E tu Fausto sei cresciuto sicuramente sognando Stalin che ti regala il trenino. Quante volte ti sarai immaginato il suo “volto illuminato dal sorriso”!

 

Adesso ti tocca invece il faccione di Romano Prodi. Tanta fede, tante glorie, tante speranze, si sono volatilizzate. Questi non sono più i tempi in cui si glorifica e si giustifica il partito unico sovietico (quando sul Calendario del Popolo, al militante che aveva osato porre la domanda un po’ eretica “perché in URSS c’è un solo partito?” si rispondeva: “Quando, attuandosi il socialismo, viene abolito l’antagonismo delle classi non c’è più ragione dell’esistenza di diversi partiti”). Adesso devi fare le primarie con Prodi e poi andare a braccetto con un mezzo prete, pacioso e sussurrante. Magari fosse almeno uno stile Wojtyla! Magari si avvicinasse alla lucidità del segaligno Ruini!

 

Ebbene sì: il centrosinistra ha bisogno di una rassicurante figura semiclericale.

 

Cosa riuscirà a fare questa corte dei miracoli nel caso di una vittoria alle prossime elezioni, è il punto interrogativo più grosso degli ultimi cinquant’anni di storia italiana. Cosa avrebbe fatto negli ultimi quattro anni (tra crisi economica e politica internazionale seguita all’11 settembre, introduzione dell’euro, alleato americano che chiama a schierarsi contro il terrorismo internazionale, Comunità Europea che chiede segnali forti e riforme strutturali) è invece il punto interrogativo più grosso degli ultimi 100.000 anni di storia umana (più o meno dall’avvento dell’Homo sapiens sapiens).

 

Ha vinto Prodi, viva Prodi! Se Atene (il centrodestra) piange, Sparta (il centrosinistra) ha ben poco da ridere.

 

 

Gianluca Zappa

 

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categoria: politica
domenica, 16 ottobre 2005

POVERI CRISTI

SENZA PIÙ CRISTO

 

Non si sa davvero se ridere o piangere. Veniamo da una settimana in cui le tivvù (tutte, indistintamente), i giornali, le riviste, le radio, non hanno fatto altro che parlare dei casi (o dei casini) di Lapo Elkann e della coppia Albano-Lecciso. Abbiamo dovuto subire una sorta di full-immersion in un mondo di povertà umana, di fallimenti, di tristezze…Perché di questo si tratta. Forse ci hanno perfino beffati con scandali programmati (magari per tirare su gli ascolti della languente "Isola dei famosi").

Abbiamo sorbito nuovamente il chiacchiericcio, il bla bla mediatico, le colonne e colonne di giornali a parlare del nulla. Abbiamo assistito alla penosa contrapposizione (particolarmente forte nel caso di Lapo) tra colpevolisti e indulgenti. Abbiamo notato che perfino il tiggì uno ormai dedica tempo prezioso al gossip, il che significa mettere da parte problemi e tematiche importanti per scendere al livello di una Novella 2000.

E insomma, non ne possiamo veramente più di questo mondo-spazzatura che periodicamente ci caga addosso. Sì, è un mondo di spazzatura, un mondo di poveri disgraziati, di poveri cristi. Gente debole, gente triste, disorientata, persa. Vittime, nonostante i miliardi, i conti in banca, le mille opportunità a portata di mano. Se non fossimo divenuti una società di scettici che vivono di un ateismo pratico, riconosceremmo senza esitazioni che si tratta di poveri schiavi del demonio; al pari di Faust, servitori di un potere che li distrugge mentre gli dà l'illusione di renderli felici.

Il successo, la celebrità, il mito di arrivare ad ogni costo. Siamo figli dell'età moderna, quella che sostituì il Santo con il Divo, quella che propose e impose un ideale d'uomo in lotta contro tutto e contro tutti (anche contro Dio), pur di affermare se stesso. Bene, cosa rimane?

Da Maradona a Michael Jackson, da Kate Moss a Calissano, a Lapo… rimane lo squallore di una vita che non si realizza affatto e che anzi, tragicamente, si tramuta in un inferno. Queste vittime ci fanno veramente compassione, nel senso buono della parola.

Lo sdegno è invece tutto per questo schifo di società e per gli pseudo valori che propaga, per il sistematico lavaggio del cervello cui ci sottopone. La modella famosa che è su tutte le riviste e che diventa punto di riferimento delle ragazzine (ma che schifo di vita faccia quella donna, quali e quanti sacrifici innaturali per mantenersi in linea, a chi interessa realmente?); la rock star con milioni di fans e dischi venduti (e poi vai a scavare e trovi una larva d'uomo, complessato e confuso); il manager affermato, l'erede di una casta di grandi padroni (che pippa come un ossesso, fino quasi a lasciarci la pelle); il transessuale ospite di Costanzo, l'oggetto del desiderio, il protagonista dei reportage delle Iene (solo, triste, anche lui cocainomane)… E' una galleria di poveri cristi.

Droga, sesso e rock 'n roll: la sacra trimurti giovanile, la promessa di liberazione e di felicità. Il grande inganno. Li vedi, questi giovani, girare con il coniglietto di Playboy sulle magliette, sui cappellini, sui calzoni. In alternativa c'è la fogliolina di marijuana, con tanto di slogan che incita al consumo. Come mai tutti uguali? Chi glielo fa il lavaggio del cervello? Questi poveri ragazzi (che sognano il successo, anche solo un'apparizione dalla De Filippi, come l'unico traguardo che realmente conta nella vita) sono già potenzialmente dei poveri cristi anche loro.

Non c'è dunque da starsi a scandalizzare davanti a casi come quello di Lapo Elkann. I colpevolisti hanno magari anche loro qualche bello scheletro nell'armadio. Gli indulgenti sono invece degli imbecilli e basta. Non c'è da scandalizzarsi, ma da criticare in modo corrosivo la cultura al potere, questa filosofia del piacere, del sesso e del successo che ammazza e annulla l'uomo.

Cosa ci si può aspettare da dei poveri cristi che hanno perso Cristo? Cosa ci si può aspettare da chi mediamente viaggia con lo sguardo al livello dei propri genitali? Cosa rimproverare a chi ha perso la capacità e la forza di guardare oltre quello che vede e tocca?

Sono vittime, solo vittime. Lasciateli in pace!

Gianluca Zappa

 

 

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giovedì, 13 ottobre 2005

IL LEONE DI MÜNSTER

 

“La fede non si riduce a sentimento privato, magari da nascondere quando diventa scomoda, ma implica la coerenza e la testimonianza anche in ambito pubblico in favore dell’uomo, della giustizia, della verità”.

Nonostante il clamore polemico che si solleva ad ogni pronunciamento della Chiesa su questioni fondamentali della vita dell'uomo, Papa Benedetto XVI non si fa intimorire e va tranquillamente avanti per la sua strada, richiamando il popolo cattolico alla speciale missione di testimonianza che è propria di ogni cristiano. E lo fa nel giorno in cui viene iscritto nell’albo dei Beati il Servo di Dio Clemens August von Galen (1878-1946).

Lo chiamavano il "leone di Münster", città tedesca di cui era vescovo. Quest'uomo ebbe il coraggio di sfidare Hitler; ebbe l'ardire, già nella sua prima lettera pastorale, durante la Quaresima del 1934, di smascherare l’ideologia neopagana del nazionalsocialismo arrivando poi, nella primavera del 1936, durante una predica tenuta nel duomo di Xanten, ad accusare apertamente il regime nazionalsocialista di discriminare, di gettare in prigione e addirittura di uccidere i cristiani a causa del loro credo.

Non solo: Von Galen, come ha ricordato il Santo Padre, protesse “gli ebrei e le persone più deboli, che il regime considerava rifiuti da eliminare”.

Sono rimaste famose, in particolare, le sue tre prediche pronunciate con forza ed autorità nel 1941, mentre il regime non sapeva letteralmente che pesci pigliare, perché quell'uomo aveva troppo prestigio in Germania, e i nazisti non osavano né arrestarlo né ucciderlo. Pare che Hitler pensasse ad un regolamento di conti con lui solo dopo aver vinto la guerra.

Per il suo esempio, il suo coraggio, la sua testimonianza, Pio XII (l'esecrato "papa di Hitler") lo creò cardinale nel 1946.

La Chiesa oggi lo proclama beato per lo stesso motivo, per quel “coraggio eroico per difendere i diritti di Dio, della Chiesa e dell’uomo, che il regime nazionalsocialista violava in modo così grave e sistematico, in nome di un’aberrante ideologia neopagana”. Parole di un Papa tedesco.

Quando Von Galen divenne vescovo di Münster scelse come motto: “Nec Laudibus, Nec Timore” (non con le lodi né con la minaccia io devio dalle vie di Dio). Potremmo dire che questo dovrebbe essere il programma di vita di ogni cristiano; e in effetti lo è, se pensiamo ai molti cristiani che ancora oggi subiscono discriminazioni, persecuzioni, carcere, torture e morte solo perché non vogliono rinunciare a testimoniare la loro appartenenza a Cristo, o anche solo perché non vogliono "deviare dalle vie di Dio".

Ancora oggi essere vescovo o cardinale, o prete, in certe zone del mondo, significa essere destinato a una qualche forma di martirio. Sta accadendo in Cina, per esempio, dove il Governo ha impedito a quattro vescovi, invitati dal Papa, di prendere parte al Sinodo della Chiesa universale. Quattro posti vuoti al Sinodo sono stati riservati proprio a loro, anche se non li potranno occupare.

Una vicenda di eroismo e di santità, quella del "leone di Münster", che cercherete invano sui libri di storia, come molte altre storie di eroismo e di santità scritte da grandi figli della Chiesa cattolica.

Ed è significativo ed importante, oggi più che mai, che il Papa ci ricordi che la fede non si può ridurre ad un pio sentimento da relegare nella sfera privata, ma che implica sempre una coraggiosa testimonianza in favore dell'uomo, della giustizia e della verità.

Senza curarsi dello sdegno, del livore e dell'opposizione degli esponenti dell'ideologia al potere.

 

Gianluca Zappa

 

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