NEL NOME DELLA RAGIONE
Nel nostro "delirio cattolico", andiamo avidamente cercando ragioni laiche che, oltre la cortina delle frasi fatte o dei facili slogan, reggano alla prova dell'esistenza. E andiamo mendicando dai detentori del pensiero laico tali ragioni. Ma costantemente ci imbattiamo in ragionamenti che non sono ragioni, in quanto sono sempre costretti a dimenticare qualcosa, sono condannati a non abbracciare la realtà nella totalità dei suoi fattori.
Prendiamo ad esempio quanto dichiarato dal vice presidente della Fondazione Einaudi Franco Chiarenza, che è intervenuto sul Foglio nella discussione che si è sviluppata sull'opportunità di rivedere la legge sull'aborto. Giustificando l'aborto terapeutico (per intenderci e chiamare le cose col loro nome, la soppressione di un figlio che si sa con certezza "destinato a divenire un essere umano condannato a menomazioni e sofferenze"), Chiarenza lo definisce come "un dovere della donna nei confronti di suo figlio". E all'obiezione che si sta scegliendo del destino di un uomo a prescindere dalla sua volontà, risponde che anche quella di farlo nascere è una scelta, e allora bisognerebbe conservare a quell'essere umano, una volta nato e consapevole, il diritto-libertà di decidere il proprio suicidio.
E' interessante il passaggio successivo, che cito integralmente: "L'idea che l'imperfezione umana vada comunque accettata perché mandata da Dio appartiene ad alcune religioni, tra cui quella cristiana, e da essa deriva la concezione della sofferenza come valore; assolutamente rispettabile, a condizione che non si pretenda di imporla a chi non può esprimere la sua volontà".
Qui noto, innanzi tutto, la solita, disinvolta attitudine a parlare di religione senza sapere di cosa si sta parlando. Per la religione ebraica e cristiana l'imperfezione umana non è affatto "mandata da Dio", ma una conseguenza del peccato originale, cioè della ribellione a Dio da parte dell'uomo. Questo cristianesimo masochista e votato all'imperfezione è solo nell'interpretazione del Chiarenza. L'imperfezione umana è un dato di fatto, è la realtà. E' vero che il Cristianesimo aiuta ad accettare questa imperfezione, ad accoglierla, a non far finta che non esista. In questo un cristiano ha una marcia in più, e Chiarenza sembra onestamente riconoscerlo. Di fronte alla realtà del dolore e dell'imperfezione, il cristiano non chiude gli occhi (e in questo è molto diverso dalla mistica buddista, per esempio), ma li tiene bene aperti e risponde con una forza che non viene da lui, ma dal suo Dio, morto in croce. Di fronte alla realtà della croce, al cristiano viene data la straordinaria possibilità di assomigliare al suo Dio. Scusate se è poco.
Ma io vorrei per un attimo concentrarmi, come dicevo all'inizio, sulle ragioni di Chiarenza e di quelli che la pensano come lui. A me sembra che troppo sbrigativamente si dimentichi che "imperfezione umana" non è che un sinonimo di "condizione umana". Qui non si tratta di imporre niente a nessuno; si tratta solo di saper guardare in faccia la realtà delle cose. Ed è importante farlo, perché altrimenti ci si lancia in folli voli pindarici, con tutti i gravi rischi connessi.
I totalitarismi e le ideologie totalitarie, e tutte le utopie di cui è piena la storia, non sono forse sogni di un futuro senza imperfezione? Il pensiero eugenetico, non è forse un progetto di perfezione? E per costruire questi futuri perfetti, quali costi abbiamo dovuto pagare, quali costi stiamo pagando?
Si eliminano i non adatti o gli sgraditi, quelli che, secondo l'ideologia, sono d'intralcio all'idea di perfezione perseguita. Si calpesta la vita umana, con un'indifferenza sorprendente. E a chi protesta, si risponde, "abbi pazienza, noi stiamo lavorando per un futuro migliore!".
Entriamo proprio nello specifico dell'aborto terapeutico. Con una tranquilla indifferenza si cancella una vita perché non ha i requisiti adatti. E' la tranquilla e allegra indifferenza che mi spaventa. E' la tranquillità con cui si è deciso che l'imperfezione (alla quale non si sa dare un senso e un significato, davanti alla quale insomma si è deboli, consapevolmente deboli) non deve esistere.
E se un figlio, nato sano, cioè perfetto, poi entra in depressione, poi (a causa di quell'imperfezione umana sempre in agguato) risulta inadeguato, che si fa? Lo si mette a dormire, ovvio! Con l'eutanasia. Selezione eugenetica ed eutanasia: biglietto d'ingresso e di uscita dalla vita. Questa è la soluzione di chi dimentica, o fa finta di dimenticare, che l'imperfezione è la realtà.
E' troppo pretendere da chi ci propina tali ricette che si fermi a pensare un attimo, e seriamente, a quello che sta dicendo? Una domanda che un umile cristiano non si stancherà mai di porre, nel tentativo di incontrare l'altro sul piano della ragione. O delle ragioni.
Gianluca Zappa