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lunedì, 28 febbraio 2005

UN POMERIGGIO COI POVERI

UN POMERIGGIO CON DIO

 

Rosita mi fa vedere, con una certa civetteria, la sua maglietta nuova, mentre mi chiede insistentemente, biascicando le parole, "quando ritorni?". Non siamo ancora andati via e lei già pensa alla prossima volta. Piero mi chiama. Ha da poco cantato "Romagna mia" con quella sua voce grossa che riesce ad azzeccare solo qualche nota giusta. Mi chiede di recitare insieme una preghiera per sua madre. Diciamo un'Ave Maria: scandisce le parole con la tipica cantilena dei bambini. Avrà più di cinquant'anni, e sembra mio figlio di quattro. Clara è stata bene. "Non sono pazza, come questi", ripete, quasi vergognandosi di essere stata trovata in quell'ospizio. Canta bene, Clara, e le diamo volentieri il microfono (magari poi pentendoci di averlo fatto, perché non glielo togli più). Luca si aggira contento: ha tanti amici da salutare. Si esprime a versi, specie quando smetti di cantare e vuole che ricominci. "Via! Via!". Non si accontenta mai. Ma per il suo sorriso buono e per la sua semplicità staremmo a suonare tutto il giorno. Dire quello che invece passa per la testa di Sandrino è veramente impossibile. E' stato lì tutto il tempo a guardarci cantare, con gli occhi leggermente strabici e inespressivi e la bocca spalancata. Rapito dalla musica, è rimasto immobile e paziente, a contemplare la strana novità di questa domenica pomeriggio.

 

Sono solo alcuni dei volti incontrati in un istituto per persone con disturbi mentali, fondato e gestito da religiosi. Siamo andati in una quindicina a cantare e ballare per loro e con loro. E' solo una piccola goccia del nostro tempo libero che riusciamo a dedicare a queste persone. Ci andiamo per imparare a vivere, per imparare ad amare. Sappiamo di far parte di un grande popolo: saranno migliaia i giovani che appartengono a parrocchie o ad associazioni e movimenti ecclesiali che ogni settimana partono per questi luoghi di dolore e portano il calore di una compagnia; saranno centinaia i religiosi e le religiose che accudiscono con amore chi non riesce ad accudirsi da solo. E che testimoniano così che ogni vita umana è importante e degna di attenzione.

 

Penso, ad esempio, al grande Jean Vanier, fondatore, nel 1964, delle comunità dell’Arca, che attualmente offrono a persone con problemi psichici più di cento case con laboratori, sparse in trenta Paesi di tutto il mondo. Mi tornano in mente alcune sue frasi:

 “Il povero, l’handicappato mentale mi rivela la mia povertà e quando scopro la mia povertà ho più bisogno di Dio.

Nell’essere umano esiste un desiderio di aiutare, che si esplicita anche nei confronti delle persone handicappate, ma questo si scontra contemporaneamente con il desiderio di volersi sbarazzare di quella persona diversa.

E’ innegabile che le persone diverse ci danno fastidio e molti le affrontano internandole in istituzioni o uccidendole prima della nascita.

Ciò che conta non è chiedersi il motivo della sofferenza, ma mettersi in cammino per alleviarla. Ciò che conta non è chiedersi perché la morte, ma mettersi in cammino per accompagnare la gente a morire”.

Sono venute con noi anche alcune ragazzine di terza media. Sono felici. Per circa due ore hanno camminato più speditamente verso Dio. Non so quanto se ne rendano effettivamente conto. Per circa due ore sono state più "povere": di televisione, di cellulare, di miti. Sulla macchina ricominciano a parlare dei Blu, di Jessifer Lopez, di Luca Di Risio, di "Grandi domani", di tutte le piccole cose di questo piccolo mondo. Non ci può essere un "grande domani" se non c'è un grande oggi. Non ci può essere amore se non impari ad amare.

Non so quanto abbiano capito che oggi hanno veramente cominciato a costruire qualcosa. Non importa. L'importante è che il loro cuore abbia esultato, mentre camminavano verso Dio. "Un cammino di poveri - spiega Jan Vanier - perché per accogliere Gesù bisogna essere poveri".

Poveri dentro, oggi più che mai.

Gianluca Zappa

 
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domenica, 27 febbraio 2005

QUELL'EUGENETICA

IN MASCHERA

 

Sembra essere uno spettro lontano, morto e sepolto con la fine della Seconda Guerra mondiale, un’aberrazione fuoriuscita da un incubo. Parole come “superiorità della razza”, “sterilizzazione di massa” fanno inorridire alla sola pronuncia e fanno venire alla mente immagini raccapriccianti. Eppure non viene tutto sepolto con le macerie della guerra. L’eugenetica continua a vivere, ad esistere, ma in forme nuove, più subdole dei campi di sterminio, più sottili e demoniache.

 

Nel 1956 Frederick Osborn (1889-1981), il massimo esponente del movimento eugenetico americano del dopoguerra afferma, in Inghilterra all’annuale conferenza della Eugenics Society: ”…Io credo che abbiamo sottovalutato un tratto che è quasi universale e profondamente radicato in natura. Cioè le persone semplicemente non vogliono accettare chela base genetica che forma le loro caratteristiche è inferiore e non deve essere ripetuta nella prossima generazione…abbiamo chiesto di accettare questa idea…loro hanno costantemente rifiutato.

La gente invece accetterà l’idea di uno specifico difetto ereditario. Andranno ad una clinica per l’ereditarietà e chiederanno qual è il rischio di avere un bambino con qualche difetto. Calcoleranno il rischio rispetto alla possibilità di avere un bambino sano, e usciranno di solito con una sana decisione..

A certe condizioni la gente avrà figli in rapporto alla propria capacità di prendersi cura di loro…se non sono in grado di garantire il cibo ai propri figli, se hanno paura delle responsabilità, probabilmente non ne avranno molti. Se avranno metodi efficaci di pianificazione familiare certamente non ne avranno molti …su questa base è possibile costruire un sistema di selezione volontaria inconsapevole. Ma i motivi avanzati devono essere generalmente motivi accettabili”.

 

E' impressionante rilevare come questo programma di cinquant'anni fa si è attuato oggi con quella che chiamiamo “libertà di scelta”, incidendo così su leggi, costumi e introducendo un concetto molto subdolo: quello dei bambini “voluti”.

 

Nasce nel 1952 l’IPPF (International Planned Parenthood Federation) e il suo primo presidente è Margaret Sanger, donna che aveva costituito da legame tra eugenetica e femminismo. Ora si predica che “la pianificazione familiare sia un diritto umano fondamentale e che l’equilibrio tra la popolazione del mondo e le sue risorse naturali e la produttività sia una condizione necessaria per la felicità dell’uomo, per la prosperità e per la pace” (cito S.P.Johnson).

Qui si insinua un altro elemento: l’ecologismo. Pochi sanno che l’ecologismo nasce dall’eugenetica. Il termine ecologia lo conia un discepolo di Darwin, Ernst Haeckel, noto per essere un razzista (basta leggere il suo L’enigma della vita, 1904, dove il disprezzo per la vita di malati, disabili è sconcertante. Ma Haeckel crea anche il cosiddetto “monismo”, basato sulle teorie di Darwin, in base al quale uno “spirito è in tutto” e il mondo “esiste e si sviluppa secondo una logica fondamentale comune”. In questo modo però c’è solo una gran confusione tra i vari elementi della natura, non se ne trova la distinzione tra animali, piante, uomini. Il perfezionamento dell’uomo provoca il perfezionamento degli animali, come cani o cavalli, che sotto l’influenza della sua educazione sviluppano associazioni di idee più elevate. Ecco gettate le fondamenta teoriche del movimento animalista contemporaneo.

Il connubio allora è pronto. Ci sono le stesse radici tra i movimenti per la pianificazione familiare, femminismo radicale e ambientalismo. Il punto di incontro e il legante è un certo Hugh Moore che si impegna a convincere i grandi della terra delle necessità della pianificazione (come sostiene il “The Population Bomb”, pamphlet del fondo Moore che semina il terrore dell’esplosione demografica). L’apice lo si raggiunge con la prima Giornata della Terra nel 1970, dove si consolida l’idea che la crescita della popolazione sia la causa della scomparsa delle foreste, dell’erosione del suolo, del buco nell’ozono…Il problema quindi diventa l’uomo. Lui è il male, lui è il virus che distrugge il pianeta.

L’eugenetica c’è ancora: si è solo camuffata.

 

Paolo

 

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giovedì, 24 febbraio 2005

 Il NO è troppo poco: noi NON ANDIAMO A VOTARE

A breve gli italiani dovranno decidere come comportarsi nei confronti
dei quattro referendum abrogativi di alcune parti della legge 40/2004,
legge che disciplina la fecondazione medicalmente assistita e la
sperimentazione scientifica su cellule staminali.

E' opportuno chiarire alcuni punti:

1. Cosa sono le cellule staminali?
Sono cellule dalle quali è possibile ricavare ogni tipo di cellule del
corpo umano (cellule nervose, muscolari, del sangue, ecc--). E' come se
con un blocco di creta (la cellula staminale) io potessi riprodurre
tutte le forme e le sculture possibili (le varie cellule del corpo umano).
Con questo tipo di cellule si possono "riparare" tessuti e organi del
corpo umano in quanto, opportunamente trattate, esse sono in grado di
trasformarsi in cellule sane dell'organo da curare.

2. Di quali cellule staminali si parla?
Esistono due tipi di cellule staminali:
A) Cellule staminali ADULTE
Ricavabili dai muscoli, dal midollo osseo, dal sangue del cordone
ombelicale, e da altri tessuti di persone adulte.
B) Cellule staminali EMBRIONALI
Ricavabili dalla soppressione di embrioni umani creati in laboratorio.

3. Cosa dice la legge sulle staminali?
Confrontiamo le indicazioni per i due tipi di staminali:

A) Cellule staminali ADULTE.
Si possono utilizzare senza nessun limite e senza nessun problema
etico, perché si tratta di cellule dello stes-so paziente (e quindi senza
rischi di rigetto).
La ricerca scientifica già ha ottenuto dal loro uso cinquantasei
terapie, efficaci contro malattie come cancri ovarici, linfomi, mieloma,
leucemie, sclerosi multiple, talassemia, ecc.
B) Cellule staminali EMBRIONALI.
Non si possono utilizzare per la ricerca perché dal momento della
fecondazione, l'embrione è un individuo nuovo, dotato di un suo codice
genetico, e quindi la legge lo tutela.
Uccidere embrioni per fabbricare cellule staminali embrionali significa
uccidere persone che attendono di nascere a questa vita.
Inoltre non esiste a tutt'oggi (anche nei paesi che permettono questo
tipo di ricerche) alcuna cura efficace con staminali embrionali, in
quanto difficilmente controllabili nei loro processi di sviluppo.

I promotori del referendum hanno così creato confusione nella gente
attribuendo alle cellule staminali embrionali i successi che invece sono
stati ottenuti, esclusivamente, con cellule staminali ricavate da
persone adulte (su cui è permesso fare ricerca dalla legge 40).

4. Cosa c'è dietro ai referendum?
Tanti soldi. Soprattutto dei brevetti per ricerche sugli embrioni,
ricerche che fanno gola a tante case farmaceutiche.
Tanto egoismo. Quando si vuole un figlio a tutti i costi o si vuole
"usare" l'embrione (una persona) come materiale da laboratorio, si
danneggia il diritto alla vita di un essere umano indifeso.
I promotori del referendum dicono che la legge vuole bloccare la
ricerca medica sulle cellule staminali: non è vero! La ricerca va avanti,
ma
nel rispetto del concepito (l'embrione) e dei suoi diritti.

5. La legge 40/2004 non è cattolica, ma va ugualmente difesa
La legge sulla fecondazione medicalmente assistita (n.40/2004) non è
una legge cattolica (perché contempla la fecondazione in laboratorio, in
vitro), ma cerca di regolamentare la possibilità per le coppie sterili
di ricorrere alla fecondazione in laboratorio e al successivo impianto
nell'utero materno degli embrioni così prodotti.
Inoltre disciplina la ricerca scientifica sulle cellule staminali
impedendo che si possano uccidere degli embrioni per ricavarne staminali.

6. Noi non andiamo a votare perché:
- Un referendum NON prevede il diritto-dovere di andare a votare:
possiamo anche astenerci dal voto. Se la maggioranza degli aventi diritto
non vota, il referendum viene annullato, lasciando la legge inalterata;
- La legge 40 (anche se non è la miglior legge possibile) va
salvaguardata così com'è perché stabilisce delle regole chiare a un
ambito di
ricerca che rischia di danneggiare i diritti fondamentali dell'essere
umano fin dal suo concepimento.

7. I vescovi italiani chiedono ai cattolici di NON VOTARE NESSUNO DEI
QUATTRO REFERENDUM
Il Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, il comitato "Scienza e
Vita per la legge 40/2004", (formato da 110 personalità) ha l'obiettivo
di far fallire il referendum invitando tutti a non andare a votare.
L'intenzione è quindi quella di mantenere la legge 40/2004 così com'è.

Emiliano Pancaldi
(redazione "Sacro Cuore" di Bologna)

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giovedì, 24 febbraio 2005

SU FATIMA, O DEL MISTERO DELLA STORIA

Prurigini da mistero. Ora che suor Lucia è morta, l'attenzione si è di nuovo concentrata sulle possibili interpretazioni dei segreti di Fatima o su possibili segreti ancora non svelati. E' la sindrome da Codice da Vinci, molto bene illustrata lo scorso 16 febbraio, sul Giornale, dal solito Antonio Socci.

Prurigini da mistero, dicevo, o fame di mistero; metteteci anche un pizzico di sensazionalismo (serve a vendere), e, con tutti questi ingredienti, il bel minestrone è pronto. Ma è minestra riscaldata.

Meglio tentare di guardare un altro mistero, che è quello che a tratti è già trapelato dall'arazzo della storia e che lungo i secoli si è palesato nel nome di Maria. Quasi a ricordarci che non siamo noi i padroni del tempo (come, titanicamente, le ideologie e i totalitarismi degli ultimi secoli hanno invece voluto affermare). Ripercorriamo in breve alcuni fatti, alcune straordinarie coincidenze.

Corre l'anno 1797. Napoleone Bonaparte (quello che detronizzerà la Vergine Maria dalla festa del 15 agosto a lei dedicata, per sostituirla con la commemorazione del proprio giorno di nascita) arriva da conquistatore ad Ancona. L'11 febbraio, venuto a sapere dello strano prodigio dell'immagine mariana nel duomo della città, che, si dice, muove gli occhi e sembra viva, si fa portare il quadro. Nota un nastrino di perle che la pietà popolare ha attaccato intorno al collo dell'immagine, allunga la mano per staccarlo ("Questo sarà venduto e il ricavato andrà in beneficenza", dice - che "buoni" questi dittatori!), ma si ferma improvvisamente e cambia espressione del viso, gli occhi fissi sul dipinto. Lascia tutto come si trova e prende la saggia decisione di non distruggere il quadro (come aveva pensato in un primo momento), ma di lasciarlo, coperto e ben custodito, nel duomo.

Esattamente l'11 febbraio di sessant'anni dopo, a Bernardette Subirous appare per la prima volta la Madonna a Lourdes.

Andiamo avanti. A Fatima, nella primavera del 1917, la Madonna parla a tre pastorelli e fa profezie sconcertanti: riguardano la Russia (che "diffonderà i propri errori in tutto il mondo" - notare che la rivoluzione bolscevica non è ancora avvenuta e lo zar non è ancora stato ammazzato), la prossima fine della guerra, ma l'arrivo di un'altra guerra, il montare della persecuzione anticristiana (Stalin e il suo piano quinquennale dell'ateismo sono ancora di là da venire), fino all'attentato alla vita del Papa.

L'attentato puntualmente si verifica: è il 13 maggio 1981, proprio il giorno della Madonna di Fatima.

Poche settimane dopo cominciano le apparizioni di Medjugorje (tra l'altro, è proprio da Medjiugorje che proviene la statuina di Civitavecchia che ha lacrimato sangue).

Suor Lucia di Fatima chiede insistentemente al Papa di consacrare il mondo, e in particolare la Russia, al Cuore Immacolato di Maria. La consacrazione viene fatta nel 1984. Una formula, una preghiera, niente più. Nel volgere di pochi mesi, tra lo stupore generale, si dissolve come neve al sole il più grande regime totalitario della storia.

In un'intervista del 1993, suor Lucia ha sostenuto che la Consacrazione del 1984 "ha evitato la guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985". In effetti quelli furono gli anni della massima tensione per il controllo delle armi nucleari. Senonchè, dopo l'atto di Consacrazione, muore il presidente Andropov e il 25 marzo dello stesso anno (altra festa mariana) muore anche il successore Cernenko.

Il 13 maggio (anniversario dell'attentato al Papa e festa della Madonna di Fatima), salta in aria l'arsenale di Severomorsk: l'Urss perde ogni speranza di prevalere sul piano militare e percorrerà un'altra strada, quella della riforma del sistema, tentata da Gorbaciov. L'atto di morte dell'URSS risale all' 8 dicembre 1991 (festa dell'Immacolata Concezione - dogma di fede confermato dalla Madonna stessa alla pastorella ignorante di Lourdes). La bandiera rossa viene ammainata sul Cremlino il successivo 25 dicembre, Natale di Gesù.

Non si tratta di interpretazioni, ma di fatti e di tempi, di coincidenze impressionanti. Qual è dunque il mistero di cui vogliamo parlare? Quello - come spiega bene Socci nel citato articolo - che l'uomo non è solo nella storia, e che anche le creature più piccole e umili, con la preghiera e l'offerta amorosa della propria sofferenza, possono decidere addirittura le sorti dell'umanità. Nel nome di Maria, anche lei una ragazzina umile e sconosciuta alla periferia dell'Impero, che ebbe a magnificare il Dio che "rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili".

Gianluca Zappa

 

 
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mercoledì, 23 febbraio 2005

L’ASSASSINIO DI PAT FINUCANE

Il 12 Febbraio cadevano 16 anni esatti dal giorno dell’assassinio, a Belfast, dell’avvocato cattolico Patrick Finucane, uno degli eventi più controversi nella storia recente dell’Ulster. Finucane veniva ucciso da paramilitari lealisti, nel corso di una vera e propria esecuzione, con 14 colpi di arma da fuoco, sparati a bruciapelo davanti agli occhi della moglie Geraldine (anche lei ferita) e dei tre bambini. L’omicidio era rivendicato dall’UFF (Ulster Freedom Fighters) famigerata milizia lealista e presunto braccio armato dell’Ulster Democratic Party, il partito del “reverendo” Ian Paisley. Ciò che rende questa vicenda politico-criminale una delle più importanti della storia recente d’Irlanda è il fatto che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, in modo eclatante, prove consistenti della complicità tra la polizia nord-irlandese (formata esclusivamente da elementi protestanti) e gli “squadroni della morte” dei lealisti nell’Ulster.

Pat Finucane aveva conosciuto sua moglie Geraldine frequentando il Trinity College di Dublino. La scelta della più prestigiosa università protestante d’Irlanda era normale nel caso di Geraldine, figlia di un’agiata famiglia protestante del Nord, era invece un fatto insolito in quegli anni nel caso di Pat, cattolico e cresciuto in un quartiere popolare di Belfast. Ma la famiglia Finucane desiderava tenere Pat lontano dai disordini degli anni ’60 e Pat era un ragazzo aperto, senza pregiudizi politici o religiosi. I due si sposarono nel 1970 e si stabilirono a Belfast, facendo fronte insieme alla tradizionale ostilità protestante per le famiglie miste che li costrinse a cambiare più volte domicilio. Nel 1979 Finucane apriva con Peter Madden uno studio legale dal quale erano difesi, senza alcuna pregiudiziale religiosa o politica, gli interessi di clienti appartenenti ad entrambe le comunità.

Lo studio Madden & Finucane balzò agli onori della cronaca vincendo inaspettatamente la causa a  favore di alcuni clienti detenuti senza processo e torturati dalle forze di sicurezza. I risarcimenti ottenuti alle vittime misero in forte imbarazzo le autorità ed alimentarono l’odio degli “Orangisti” nei confronti di Pat. Si moltiplicarono allora le minacce anonime e le intimidazioni nei confronti della famiglia dei Finucane. Nel corso del “processo McGeown”, emerse la grave circostanza di alcuni ufficiali della polizia nord-irlandese i quali si erano lasciati sfuggire, in presenza di testimoni, minacce di morte nei confronti di Finucane, in quanto legale di alcuni degli arrestati: “il tuo avvocato è un teppista con la cravatta… un bastardo ribelle… presto farà anche lui la fine che si merita”. Infine, la falsa informazione che Finucane fosse un uomo dell’IRA fu lasciata filtrare negli ambienti dei paramilitari protestanti. La condanna a morte di Finucane era stata firmata.

Il canale di raccordo tra polizia nord-irlandese e paramilitari lealisti fu poi identificato nella figura di Brian Nelson, agente di polizia ed affiliato di una milizia lealista. Nelson aveva compilato, dietro ordine dei superiori, un rapporto diffamatorio su Patrick Finucane, e questo dossier includeva la foto che fu poi usata dagli assassini per pedinarlo ed ucciderlo. Quando emersero le prove di questo legame, dietro pressione dell’opinione pubblica, fu aperta una nuova inchiesta, affidata al capo della Polizia di Londra Sir John Stevens. La polizia nord-irlandese non era più considerata affidabile. Esito dell’indagine fu l’arresto di William Stobie, altro agente di polizia, infiltrato per conto dei servizi nelle fila dei paramilitari protestanti. Stobie ammise di aver fornito l’arma per l’omicidio, ma negò di conoscere l’identità dell’uomo alla cui esecuzione l’arma era destinata. Stobie era un testimone scomodo e nel novembre 2001 fu anche lui assassinato da paramilitari lealisti. Ciò causò l’insabbiamento dell’inchiesta. I superiori di Stobie negarono allora ogni coinvolgimento e negarono persino di essere mai stati a conoscenza del duplice ruolo e delle sue attività clandestine. A proposito di Stobie, Michael Finucane (figlio minore di Pat e Geraldine, anche lui avvocato) ha di recente dichiarato: “lo avevano addestrato, lo avevano infiltrato, lo avevano protetto e controllavano strettamente le sue attività, attività che si protraevano da molti anni. Non posso credere alla storia che non sapevano neanche la metà di quel che Stobie faceva”.

Il 2 novembre 2004, al termine di un colloquio tra il primo ministro britannico Tony Blair e la famiglia Finucane, venivano rilasciate alla stampa, da parte di Geraldine e Michael, le seguenti dichiarazioni: “Ci sono ancora troppi lati oscuri e questo è irritante dopo un attesa di 15 anni… Noi crediamo di aver diritto ad un’indagine pubblica sotto garanzia internazionale, solo un indagine che possa finalmente giungere alla verità rappresenterà una conclusione adeguata per tutti noi" .

Stefano

 
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martedì, 22 febbraio 2005

GRAZIE DON GIUS!

All’alba di oggi è morto don Luigi Giussani.

Confesso che subito dopo lo sgomento provocatomi dalla notizia improvvisa, mi è scappato un “che bello!”, quando ho considerato che questa morte coincide con la festa della Cattedra di San Pietro. Mi sembra davvero bello che un uomo così se ne sia andato in cielo in un giorno dedicato alla “roccia”, a colui al quale Gesù ha dato l’esplicito incarico di “confermare nella fede” tutti i fratelli.

Giussani è stato proprio questo, per me e per moltissimi altri: uno che, nella confusione e nella disperazione del post-concilio, ha superato di slancio tutte le analisi sociologiche in cui la povera Chiesa cattolica si andava impastoiando, annunciando di nuovo la bellezza e la grandezza del fatto cristiano. Ci ha svelato (a molti che magari se ne erano dimenticati lo ha “risvelato”) che l’incontro con il Verbo fatto carne era la cosa più grande che ci poteva capitare nella vita e che ci stava capitando adesso, che stava raggiungendo noi, con le nostre esigenze, con le nostre difficoltà di ogni giorno, con il nostro desiderio di gioia e di speranza.

La stessa Chiesa acquistava per noi un’immagine più bella e vera. Giussani ci ha testimoniato Cristo non “nonostante la Chiesa” (come molti che volevano uccidere la nostra fede andavano e vanno predicando), ma vivo nella Chiesa, in quella esperienza di comunione (fatta di nomi, di volti, di gesti concreti) che andavamo facendo e che, grazie a Dio, continua. La Chiesa, dunque, non come struttura opprimente, ma come lo strumento, il mezzo che Cristo stesso ha pensato per incontrare gli uomini attraverso il tempo, la storia. La Chiesa come Comunione, attraverso la quale l’uomo è liberato dalla propria disperazione, dalla propria insignificanza.

Questa consapevolezza ha generato un incredibile slancio missionario, che si è calato ovunque, in tutti i paesi del mondo, in tutti gli ambienti, tra tutte le classi sociali, tra tutte le generazioni. Vocazioni, giovani e adulte; vite consacrate; attività missionarie e di carità; famiglie che accolgono i ragazzi abbandonati; cooperative ed associazioni che aiutano gli uomini a cercare lavoro o a espandere la propria attività; iniziative scolastiche, culturali, artistiche; persone che si sono impegnate in politica riportandovi l’ideale di un servizio all’uomo; un Movimento che è presente in non so più quanti Paesi della terra… si fa fatica a stare appresso a tutte le cose grandi che lo Spirito ha suscitato attraverso la voce, l’umanità, perfino i limiti di un semplice prete.

Giussani è, con la sua vita, la prova evidente che Dio esiste e che opera cose grandi nella storia degli uomini. E’ stato un segno e uno strumento di Dio, come tutti i grandi Santi. Come Pio da Petrelcina, Teresa di Calcutta, Escrivà de Balaguer, Lucia di Fatima, per citare quelli più vicini a noi.

Ricordo di avere avuto l’onore di ospitarlo a casa mia. Ero troppo giovane per gustare fino in fondo quella presenza, ma ricordo che tutta la mia famiglia era in subbuglio per quell’ospite, quel prete dalla voce un po’ roca, dai modi bruschi, ma cortesi. Oggi ci restano le molte pagine che ha scritto, quelle sue fantastiche parole che hanno l’andamento della poesia e che hanno il potere di diventare vere quando ne fai esperienza. E prima o poi ti capita di farne esperienza, perché Giussani ha toccato veramente la profondità dell’Essere.

Abbiamo un amico in più in Paradiso.

Grazie don Gius, per averci confermato nella fede dei nostri padri.

Gianluca Zappa e La Cittadella

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lunedì, 21 febbraio 2005

 

I NIPOTINI DI HITLER

 

Pare che Hitler, salito al potere nel 1933, abbia subito vietato la vivisezione degli animali. Tanta sensibilità non gli impedì di "vivisezionare" esseri umani. Alcuni dei quali evidentemente erano per lui, nella sua folle graduatoria del diritto all'esistenza, al di sotto degli animali.

Oggi in Olanda pare che sia vietata la pesca col verme vivo. Ma è legale l'eutanasia, anche  sui bimbi  sotto i 12 anni.

Parlo con uno studente a scuola. E' d'accordo con gli esperimenti sull'embrione: "se li facciamo con gli animali, non vedo perché non possiamo farli con gli embrioni".

Durante le festività natalizie, ad una ragazza che, all'uscita di un supermercato, chiedeva sostegni alimentari per i poveri, una donna distinta e facoltosa rispondeva che non poteva dare niente, perché aveva già fatto la sua offerta ad un canile.

 

Nella mentalità giudaico-cristiana l'uomo è il centro dell'universo, dove lo ha posto Dio stesso perché vi eserciti il proprio dominio. Nella nostra mentalità post-tutto, al centro ci sono gli animali : l'uomo è un accessorio scomodo.

Non c'è da stupirsi: da Darwin in poi l'uomo non è altro che un animale più complesso, ha perso lo status di somma dignità conferitogli dall'essere stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. Ha perso il suo carattere divino ed è stato ridotto unicamente a materia. Più complessa, sì, ma sempre materia.

Ora, si dà il caso che questo uomo sia anche un gran rompiscatole, un essere grande, ma nel bene e nel male; può raggiungere le vette della santità e l'abiezione più completa. Può modificare e in qualche modo migliorare la propria natura, ma può anche autodistruggersi. Ha delle potenzialità immense, ma spesso le usa male: contro i suoi simili e contro la stessa natura.

Per noi giudaico-cristiani, queste strane contraddizioni sono svelate nel dogma del peccato originale, una realtà così a portata di mano e sperimentabile, che è molto più evidente della fotosintesi clorofilliana. E' una verità rivelata che salva la dignità dell'uomo, anche del più abbietto, perché c'è sempre la possibilità di combattere contro quel peccato, di riportarsi alla vera statura umana (risalita che del resto non è infrequente nella storia dell'umanità).

Ma se togli Dio Creatore e se togli la verità della Sua rivelazione, cosa resta dell'uomo? Un animale malato, pericoloso e inaffidabile.

Ecco perché la gente "di cuore" gli preferisce le umili ed innocue bestioline: il verme, la cavietta, il cagnolino, il gattino, il canarino, il koala… Questi non fanno male.

La pietà verso tali animaletti (protetti da leggi, difesi da servizi giornalistici, idolatrati da associazioni naturaliste) convive tranquillamente, nella coscienza di molti, con l'indifferenza totale di fronte allo sterminio dei figli degli uomini.  In Italia è passata, con un referendum popolare, una legge che consente di uccidere un figlio. Non credo che passerebbe una legge che consentisse lo sterminio degli ermellini.

E dobbiamo, ahimè, rilevare che Hitler ha fatto scuola e che la sua eredità è ben salda e vitale: siamo contro la vivisezione, ma gli esseri umani "inferiori" (come gli handicappati o i vecchi o i feti) e quelli "soprannumerari" possono benissimo esser tolti di mezzo.

Il tutto condito dalle buone intenzioni (sia che si tratti di povere cavie animali, sia che si tratti di mezzi uomini che faranno una vita dolorosa). Ma anche il buon Hitler aveva le sue buone intenzioni (non stava lavorando, forse, alla creazione di un'umanità perfetta?).

Nipotini di Hitler, che si sono buttati alle spalle l'antropologia giudaico-cristiana ed hanno adottato un'antropologia neopagana, nel senso peggiore del termine.

Nipotini di Hitler, anche se quello, per carità, è stato un mostro.

Nipotini di Hitler che godono dello speciale privilegio di prendere le distanze da loro zio, pur comportandosi e, a volte, addirittura pensandola esattamente come lui.

Gianluca Zappa

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lunedì, 21 febbraio 2005

 

IL RITORNO DI SARUMAN

 

Si è svolto Sabato 19 Febbraio, presso la Sala dei Cavalieri di Palazzo Santoro a Viterbo, l’ultimo di una serie di incontri che hanno fatto seguito alla celebrazione della “Giornata per la Vita”. Devo dire che è stata forse l’iniziativa più partecipata ed interessante tra le diverse programmate. A quanto pare ha contribuito al buon esito proprio il carattere insolito o singolare del tema: “Sarete come dei… Da Saruman all’Eugenetica” perché non sono state poche le persone, incontrate nel corso dei giorni precedenti, che, incuriosite, ci hanno fermato per una spiegazione al riguardo. Anche questa mattina, da parte di alcuni amici che non erano riusciti ad essere presenti, mi è accaduto di essere interpellato in proposito. Evidentemente, questo titolo non è passato inosservato.

Di cosa si tratta lo andiamo presto a dire, traendo spunto da qualche parola rubata proprio a J.R.R. Tolkien, autore com’è noto de “Il Signore degli Anelli”, l’opera letteraria dalla quale è stato tratto il personaggio di Saruman, menzionato nel titolo dell’incontro. Saruman, per inciso, non è stato scelto a caso. Non è neppure, nel racconto, il “cattivo” principale, ma a noi appassionati tolkieniani è sembrata una figura straordinariamente attuale, perché dietro le apparenze magico-fiabesche delle sue bianche vesti (o piuttosto multi-colorate come ci ha spiegato Andrea Monda svelandocene il significato) si cela in fondo il moderno tecnocrate, l’uomo freddo e manipolatore, l’ideologo, lo studioso che si pone al di sopra del bene e del male, e che soggiace alla tentazione di porre la propria conoscenza al servizio di un potere del quale conosce certo il carattere malvagio, ma che tuttavia si illude di poter controllare ed usare per fini “buoni”. La grande visione che si è impossessata della sua mente lo rende cieco, non gli consente di cogliere i dettagli, di riconoscere il  valore delle cose (o degli esseri) più piccole, la sua sostanziale amoralità lo rende inadeguato a capire il senso reale di ciò che accade. Sappiamo come va a finire, questo potere malvagio non perdona e travolgerà inesorabilmente Saruman per primo.

Ebbene, per tornare a J.R.R. Tolkien, ad una delle tante richieste di chiarimento sul significato della sua opera, che gli giungevano numerose per via epistolare, lo scrittore inglese così aveva risposto un giorno: “Potrei dire che se il racconto tratta di qualcosa, questo qualcosa non è semplicemente, come tutti sembrano supporre, il potere. La ricerca del potere è la motivazione che mette in moto gli avvenimenti… ma il racconto riguarda piuttosto, e principalmente, la morte e l’immortalità e le scappatoie…”. C’è allora questo tema del potere al centro della nostra attenzione, ma dietro a questo si svela il tema decisivo dell’eterna questione della morte e dell’immortalità, con il sogno di una vita infinita, sia pure espresso oggi (a differenza che nel passato) in un modo che sembra ben più congeniale per una società stanca e disincantata come la nostra, ovvero in termini di malattia e salute: la ricerca di una medicina assoluta (pensate alle staminali…), il sogno di una definitiva vittoria sul dolore fisico e sull’infermità, che per l’uomo di oggi spesso equivalgono alla morte.

L’illusione di vincere l’infelicità con il potere della tecnica, meglio se si abbandonano antichi scrupoli, irritanti prudenze, se si deroga a qualche principio... Si capisce allora il senso concreto, o le ricadute anche pratiche, di questo discorso. E si intravedono i legami con la cultura e la mentalità eugenetica, che subdolamente si riaffaccia alla ribalta degli stati europei dopo la condanna morale conseguente alla sconfitta del nazismo nella II guerra mondiale. Su questi legami notevole il contributo, per ampiezza e profondità di conoscenze, del Prof. Antonio Gaspari, un amico che non manca mai di portare oltre che la sua indiscussa competenza e preparazione, il suo formidabile ottimismo cristiano. Si coglie bene infine l’intreccio di questi temi con la sfida, urgente, per la difesa di quei paletti che la legge 40 aveva previsto in difesa della vita, dell’integrità fisica, dell’identità genetica degli esseri umani più piccoli.

Dietro la filantropia apparente di tanti discorsi, dietro le seduzioni del potere mondano (la notorietà scientifica, i soldi da guadagnare magari illudendo la gente semplice), dietro tutto questo c’è probabilmente una ragione più profonda, una tentazione più radicale, quella medesima suggestione di sempre che è ben riassunta, all’inizio delle Scritture, nelle parole che il serpente rivolge alla coppia primordiale nel paradiso terrestre: “Non morirete affatto… Sarete come dei…”.

Stefano

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lunedì, 21 febbraio 2005

STORIE DI MARKETING

E DI TURISMO RIPRODUTTIVO

Mentre noi, piccola provincia del grande Impero, stiamo qui ad accapigliarci
sul prossimo referendum made in radicals, in giro per il mondo (per l’Impero,
appunto) accadono cose tali e in quantità tale, che le nostre dispute appaiono
veramente misere.
Storie di marketing e di turismo riproduttivo: ve ne daremo un saggio, con
dati che abbiamo tratto dall’articolo di Giulio Meotti pubblicato recentemente
su Il Foglio. Pronti per l?abbuffata? Via!
”Make me a mum” è il nome del format che partirà presto negli Stati Uniti:
i partecipanti si contendono il titolo di sperma più potente; ci sarà un
solo vincitore e donatore per una donna in cerca di un figlio. E noi che
siamo ancora all’isola dei famosi!
In Inghilterra, sconti nei trattamenti di fecondazione in vitro, in cambio
della donazione di ovuli e sperma. Qualcosa di simile al baratto.
Stato di Washington D.C.: le donatrici e le madri in affitto, pagate rispettivamente
7.500 e 20.000 dollari, sono reclutate nei campus. Gli ovuli sono diventati
merce.
La prestigiosa rivista medica Human Reproduction spiega che solo un decimo
delle coppie che ricorre all’eterologa ha pensato all’adozione. Dicono che
il figlio “deve essere almeno per metà biologicamente loro”. Quando si dice
”fatti un figlio”.
A Shangai è stata creata una Municipality Human Sperm Bank. L’evoluzione
del welfare.
Intanto aumentano negli States le vendite delle grandi banche del seme (ce
ne sono in tutto 110). Secondo Newsweek, gli americani hanno speso 45 milioni
di dollari nell’acquisto online di sperma congelato. Tre miliardi di dollari
è la spesa totale per i trattamenti di fecondazione artificiale, 40.000
i bambini concepiti in provetta ogni anno. La clientela? Principalmente
coppie lesbiche e donne single. Si può anche scegliere il donatore, in base
all’etnia, al colore dei capelli e occhi, all’altezza e al peso.
Il business della vita in provetta s’inventa anche nuove attività imprenditoriali.
Come quella di Sper Shipper, che ti aiuta a collezionare lo sperma per l’inseminazione.
E per chi volesse conservarlo sul comodino, niente paura, c’è lo Sperm-Embryo
Storage Tank; costo, 600 dollari. In Italia al massimo si conserva l’urina
per le analisi.
Turismo procreativo. Va di moda il viaggio di piacere in Sud Africa, Israele,
Libano, Canada, Columbia, Francia, Malesia e Singapore. Lì la FIV la fanno
a prezzi buoni. In Ungheria e Slovenia paghi 1.600 sterline quello che a
Londra ne costa 4.000. C’è pure chi si specializza, come lo Stato d’Israele
che si avvia a diventare la “patria delle lesbiche”, dopo che il 10 gennaio
la Corte Suprema ha deciso che gli omosessuali possono adottare figli nati
da donatori anonimi. Sodoma e Gomorra, versione secolo XXI. E due centri
londinesi, il Bridge Clinic e il Bupa Roding Hospital, organizzano proprio
viaggi procreativi. Se poi hai problemi con le leggi del tuo paese, c’è
chi ti aiuta ad eluderle: il Global Egg Donation Resource. L’Azzeccagarbugli
procreatico.
Intanto le autostrade si riempiono di un nuovo traffico. Il Bridge Centre
di Londra spediva a Bucarest container di sperma per fertilizzare gli ovuli
rumeni. Gli embrioni tornavano indietro per impianti negli uteri inglesi.
Nei paesi dell’est la manodopera costa sempre di meno?
”Si sta trasformando la procreazione in produzione, nella disumanizzazione
del concepimento”, parola di Leon Kass, presidente del Consiglio nazionale
di bioetica del Massachusetts.
Si potrebbe continuare, ma per ora basta così. Penso che siate già sufficientemente
nauseati.
Libertà di scienza e libertà di business: ecco in buona sostanza per che
cosa andremo a votare col referendum. Il cui quesito riassuntivo potrebbe
essere: noi, piccola provincia dell’Impero, ce ne staremo fuori dalla spartizione
della nuova, grande torta che è cominciata nel mondo?
Pensate che impatto sull’opinione mondiale provocherebbe la piccola Italia
che dicesse “no” a questi traffici indegni o che, non andando a votare,
mantenesse in vita una legge che, in apertura, mette per iscritto i diritti
dell’embrione! Sarebbe il segnale di una cultura diversa, di una possibilità
diversa per il mondo. Potremmo essere i profeti di un percorso più umano.
Noi, piccola provincia del grande Impero.
Gianluca Zappa

 
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venerdì, 18 febbraio 2005

GIOVANNI PAOLO II:

LO "SCANDALO" DELLA SOFFERENZA

Ormai ho quasi timore ad aprire un giornale per paura di ritrovarmi davanti articoli come questo. Apro il Corriere della sera del 16 febbraio e trovo un pezzo di Margherita De Bac intitolato:” Eutanasia, troppe morti decise solo dai medici”, riguardo al Belgio e all’Olanda. All’inizio mi sono sentito sollevato, perché mi sono detto”finalmente qualcuno se ne accorge e fa qualcosa” (infatti in merito sta uscendo il dossier del Consiglio d’Europa); poi mi addentro nei dettagli e mi imbatto in dati agghiaccianti. Ma non è tanto questo quello che mi ha colpito, anche perché i dati sono manipolabili, opinabili, insomma “dipende” da chi li fa e li presenta; piuttosto sono stato rancorosamente colpito dall’ennesimo dibattito che si sta diffondendo tra la comunità scientifica di Amsterdam. Bocciata l’ipotesi di intervenire con tale pratica sui bambini, l’ “interesse” adesso si sposta sugli anziani. La chiamano “eutanasia geriatrica”, cioè il “supposto diritto” a interrompere, su iniziativa di terzi (il che è tutto dire), la vita di anziani con malattie neurodegenerative. Non preoccupatevi signore e signori, in Belgio e Olanda siamo all’avanguardia e, come alcuni dicono, abbiamo tutto da imparare (?!).

La Provvidenza però mi è venuta in soccorso e nella mente mi ha mostrato un’immagine: Giovanni Paolo II. Sì, proprio il Santo Padre: il Papa sofferente, dolorante, sfinito, sfiancato, eppure una quercia, un arbusto centenario, un’ icona scandalosa per questo secolo di plastiche rassodanti ed elisir di eterna giovinezza. Mi è venuto in mente lo scandalo del dolore, della sofferenza. Ecco cosa si vuole cancellare dalla vista di tutti: la sofferenza. Sopprimiamo pure vecchi decrepiti, bambini malati, selezioniamo gli embrioni che hanno qualche difetto, impiantiamo quelli sani e forti, togliamoci dalla vista queste aberrazioni che sono un po’ grottesche e che, diciamola tutta, ci costano anche parecchio…. Ecco cosa si vuole fare: creare un mondo di “sani”, di “uomini veri” e per prima cosa si nasconde, visto che non si può togliere, una delle caratteristiche della vita umana: la sofferenza. Eutanasia mi ricorda molto Eugenetica in questo contesto.

Guardiamo quindi all’insegnamento del Papa, un Papa sofferente che con il suo corpo scandaloso per gli occhi di oggi, ci mostra la croce di Gesù e riflettiamo sul fatto che ogni vita merita di essere vissuta.

Paolo

 
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